{"id":31848,"date":"2026-06-16T16:12:54","date_gmt":"2026-06-16T16:12:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=31848"},"modified":"2026-06-16T16:12:56","modified_gmt":"2026-06-16T16:12:56","slug":"escursioni-formative-storico-pacifiste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=31848","title":{"rendered":"Escursioni Formative Storico-Pacifiste"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Ai partecipanti alle &#8220;Escursioni Formative Storico-Pacifiste&#8221;:<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>DA LEGGERE DA PARTE DI TUTTI!<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Maurizio<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>*************************<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dalla Grande Guerra alla Guerra Grande. La militarizzazione della cultura e della societ\u00e0 da un secolo all\u2019altro<\/strong><br><strong>di Salvatore Cingari &#8211; 10 Giugno 2026<\/strong><br><br>&nbsp; Il 22 maggio 2026, al Cinema Postmodernissimo di Perugia, la sezione locale dell\u2019Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell\u2019universit\u00e0 ha organizzato una proiezione del docufilm &#8220;Innocence&#8221;, del regista israeliano, ora residente in Svezia, &#8220;Guy Davidi&#8221; (2022). La sala era riboccante di docenti e studenti di scuola, universitari e dottorandi. Alla fine \u00e8 stato intervistato in collegamento Antonio Mazzeo, insegnante, saggista e attivista, reduce della Freedom Flottilla. Il film, attraverso diari e documentazioni video, racconta il tradimento dell\u2019innocenza giovanile dei giovani israeliani, ormai destinati a crescere in una societ\u00e0 distopica: il nuovo apartheid \u00e8 legittimato da un mix di integralismo religioso e cultura militarista inoculata nei ragazzi fin dalle scuole. Fra le sequenze pi\u00f9 impressionanti una gita scolastica in cui anche a una studentessa cieca non \u00e8 risparmiata la prova di tiro con un fucile di precisione e neppure alla pi\u00f9 emotiva di tutte che piange spaventata dal rinculo dell\u2019arma.<br><br>Mentre esplodono le bombe a Gaza, frantumando i palazzi, una capretta dispersa, con espressione di angoscia e terrore, si volge verso la cinepresa, indecisa sulla direzione da prendere e sembrando dire: \u201cMa cosa succede? Ma siete matti?\u201d. Il racconto non getta una luce sinistra soltanto sulla deriva di quel paese, ma sulla nostra stessa esperienza di riarmo: un\u2019israelizzazione della societ\u00e0 italiana. La risonanza \u00e8 lampante quando in una scena del film si chiede a una ragazza se fosse disposta a morire per la patria e lei risponde: \u201cdipende\u201d. Il pensiero corre infatti al garante italiano per l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza, nominato dai presidenti di camera e senato, che qualche mese fa ha somministrato agli studenti fra i 14 e i 18 anni un questionario di 32 domande di cui la principale \u00e8 questa:&nbsp; \u201cSe il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d\u2019accordo con questa affermazione? \u201d. Nella domanda non si specificava il motivo dell\u2019entrata in guerra del proprio paese.<br><br>Non si diceva se si trattasse della difesa della patria, considerato un dovere dall\u2019articolo 52 della Costituzione, n\u00e9 se fossero in gioco valori legati alla lotta alle ingiustizie e allo sfruttamento. Si chiedeva \u2013 senza alcuna specificazione \u2013 se vi fosse una prontezza a rispondere alla chiamata alle armi per la patria in se stessa, qualunque interesse o ragione fosse chiamata a difendere: come se non ci fosse l\u2019articolo 11, principio fondamentale sovraordinato al 52, a ricordarci che l\u2019Italia ripudia la guerra sia come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli, sia come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Ci\u00f2 non stupisce dato il carattere variamente nazionalista e postfascista della cultura dei presidenti di camera e senato e del governo.&nbsp;<strong><em>U<\/em><em>na cultura, questa, che riporta la macchina del tempo a prima della Repubblica, anzi a prima del fascismo stesso, nell\u2019Italia lanciata verso l\u2019inutile strage della Grande Guerra.<\/em><\/strong><br><br>&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Allora come ora:<\/em><\/strong>&nbsp;le potenze occidentali coprono con un\u2019ideologia \u201cdemocratica\u201d il colonialismo un secolo fa e lo sfruttamento ed espropriazione neocapitalistici oggi; e altre, come la Germania di allora e la Russia di oggi, senza ammantarsi di narrazioni politicamente corrette, dichiarano e perseguono il loro interesse nazionale con esplicita brutalit\u00e0. Grandi capolavori come &#8220;Niente di nuovo sul fronte occidentale&#8221; (1928), raccontano bene come la scuola in Germania fosse dominata dalla religione della patria e della guerra, proiettando gli studenti alle trincee nell\u2019idea che fosse una festa. Ma anche nel campo dell\u2019intesa la situazione non era molto diversa. Aldo Capitini, nelle sue memorie (&#8220;Antifascismo fra i giovani&#8221;, 1966), parlava della scuola frequentata da ragazzo come egemonizzata da una cultura variamente nazionalistica di cui persino lui era permeato fino ai diciotto anni: soltanto un periodo di malattia e sofferenza lo aiut\u00f2 a demistificare l\u2019inganno, come spieg\u00f2 nella sua opera pi\u00f9 importante, gli &#8220;Elementi di un\u2019esperienza religiosa&#8221; (1937). Nella mia ricostruzione della storia del liceo Dante di Firenze (&#8220;Un\u2019ideologia per il ceto dirigente. Pensiero e politica al Liceo Dante di Firenze. 1852-1945&#8221;, Olskchi, 2012) ho potuto vedere, nelle carte d\u2019archivio, montare fin dalla fine dell\u2019Ottocento la cultura di guerra a scuola, ad esempio con il ripristino, a partire dal 1882, del tiro a segno, pratica voluta da Garibaldi e a suo tempo abolita essendo in odore di insurrezionalismo repubblicano e ripristinata appunto quando i tamburi di guerra \u2013 non proprio repubblicani \u2013 ripresero a rullare.<br><br>Ma anche il rilancio della ginnastica, resa obbligatoria da De Sanctis nel 1878, \u00e8 intrecciata all\u2019idea di diffondere una prestanza fisica utile in guerra. L\u2019idea di uno studente pronto a obbedire in patria e a battersi per essa all\u2019esterno, la ritroviamo gi\u00e0 nel pedagogista Raffaello Lambruschini negli anni sessanta dell\u2019Ottocento, nel discorso di Stradella di Depretis del 1875 e in Vittorio Emanuele Orlando ministro dell\u2019istruzione nel 1905. Queste tendenze esplodono con la guerra di Libia, in cui la scuola \u00e8 cassa di risonanza della guerra, un anno dopo della fondazione del partito nazionalista italiano di Enrico Corradini (1910). E qui siamo a un passo dall\u2019interventismo che vide uniti docenti e studenti dei licei contro il neutralismo dei giovani proletari.<br><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Nel grande libro di Fabio Fabbri &#8220;Le origini della guerra civile. L\u2019Italia dalla guerra al fascismo. 1918 -1921&#8221; (Utet, 2009), si sottolineava come il fascismo sia in realt\u00e0 iniziato durante la guerra, data la compressione della libert\u00e0 di parola e altre restrizioni alle libert\u00e0 civili. Le camerate delle trincee, con i letti a castello in cui si assiepavano i soldati pronti al macello, non hanno del resto anticipato l\u2019universo concentrazionario di alcuni anni dopo? Ma anche l\u2019antifascismo popolare (l\u2019ANPI oggi ne sta rinnovando coraggiosamente lo spirito), per certi versi, nasce contro la guerra, che in Italia fu imposta al paese riluttante da un parlamento dominato da un corto circuito di interventismo democratico e nazionalismo imperialistico.<br><br>&nbsp; E\u2019 noto che in guerra muore la verit\u00e0 (\u00e8 tornato sul tema di recente Raul Mordenti: &#8220;Per un\u2019onotologia della menzogna. Informazione e guerra&#8221;, Asterios, 2023). Cos\u00ec nel 1914 tutti gli stati iniziarono un processo di asservimento non solo della scuola ma anche della cultura, in cui veniva criminalizzato il nemico. Forse non tutti sanno che buona parte della storia dell\u2019antisemitismo trae origine all\u2019unisono con la tedescofobia della Grande Guerra, dato che la cultura germanica era piena di figure di origine ebraica.<br><br>&nbsp; &nbsp;Come \u00e8 noto in Francia Julien Benda (1927) protest\u00f2 contro il tradimento dei chierici e Romain Rolland (1915) invit\u00f2 gli intellettuali a stare fuori dalla mischia. L\u2019Italia fece tutt\u2019altro che eccezione in termini di tradimento e di mischia, attingendo peraltro a un archetipo nazionale che dalle lotte comunali contro il Barbarossa arrivava al Risorgimento, nonostante il \u201cripassate l\u2019Alpi e tornerem fratelli\u201d. Le &#8220;Pagine sulla guerra&#8221; di Benedetto Croce, che per altri versi documentano la sua fase di massima torsione conservatrice, elevarono una dura protesta sulla contaminazione nazionalistica fra il conflitto politico e quello di civilt\u00e0, che legittimava la guerra con la criminalizzazione del nemico e della sua cultura. Gramsci, dal canto suo, invitava gli italiani ad abbandonare il sentimentalismo nazionalistico legato alle sorti dei soldati italiani nelle trincee per gettare uno sguardo pi\u00f9 alto sulle cause e le ragioni del conflitto in generale, estranee agli interessi delle classi subalterne. Se Croce dopo la vittoria esortava a evitare i trionfalismi cari anche a Giovanni Gentile e a rispettare il nemico sconfitto guardando alle rovine lasciate dalla guerra; ancora di pi\u00f9 Gramsci, nelle sue cronache teatrali, fotografava suggestivamente il momento in cui un soldato mutilato entrava in sala a rompere per un attimo, con la sua tragica presenza, l\u2019atmosfera di divertimento e superficialit\u00e0 di una rappresentazione ridanciana commerciale. Pensate a cosa succede oggi: un talk show, un mondiale di calcio (magari in Qatar oppure negli USA), un festival di San Remo, un programma tv spazzatura, mentre crolla Gaza e russi e ucraini si scannano:<br><br>&#8220;Negli intervalli \u2013 scriveva il leader sardo -, aggruppati nella breve saletta dei fumatori, ammutoliscono, impietriscono, si schiacciano contro le pareti per lasciare che un giovane passeggi, con gli occhiali neri, in divisa, barcollante al braccio di unamico, incerto delle relazioni di spazio, come lo \u00e8 ancora chi \u00e8 sprofondato nel buio da poco, con le pupille abbruciate da uno scoppio di gas esplodenti, da un soffio di gas velenosi. Un velo di melanconia impallidisce questi spettatori, essi possono sentire l\u2019umanit\u00e0, possono comprendere il dolore, possono atteggiare il volto alla seriet\u00e0, possono sentirsi velare gli occhi di cupa tristezza. Eppure, quando il velario si apre, e le ridicole caricature di uomini e di donne del palcoscenico riprendono ad agire la loro macchina, i volti si distendono alla gaiezza ebete, e l\u2019atmosfera di bestialit\u00e0 si aggrava e appesantisce&#8221;.<br><br>&nbsp; &nbsp;Dopo la pace, non trionf\u00f2 la democrazia. La Germania, umiliata dai trattati, partor\u00ec i mostri del nazismo e l\u2019Italia fu laboratorio globale del fascismo. A proposito, il 68 per cento dei giovani italiani interpellati dal garante per l\u2019infanzia, hanno detto che non si arruolerebbero se l\u2019Italia entrasse in guerra. Oggi come allora il sentimento popolare \u00e8 contrario alle guerre, specie se nazionalistiche. A differenza di allora gli studenti e in generale i giovani stanno dando segno di un risveglio di consapevolezza: li ha scossi il superamento della soglia dell\u2019orrore, le minacce portate dal riarmo e dalla cultura bellicista, la catastrofe climatica rimossa per continuare a soddisfare il cannibalismo delle oligarchie economiche che muovono gli stati, fra cui spiccano i proprietari del digitale, la cui tecno-utopia prometteva di liberarci per sempre. Nancy Fraser ha scritto che il neocapitalismo va in crisi perch\u00e9 divora le condizioni che lo rendono possibile: le relazioni di cura, le istituzioni pubbliche, l\u2019ambiente. Ora sta per fagocitare la vita stessa, trascinando tutti nel suo tracollo. Ma non \u00e8 detto che vi riesca se facciamo leva collettivamente sulle sue contraddizioni.<br><br>(* Pubblicato su Micropolis del maggio 2026 \u2013 inserto mensile umbro del Manifesto)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai partecipanti alle &#8220;Escursioni Formative Storico-Pacifiste&#8221;: DA LEGGERE DA PARTE DI TUTTI! Maurizio ************************* Dalla Grande Guerra alla Guerra Grande. La militarizzazione della cultura e della societ\u00e0 da un secolo all\u2019altrodi Salvatore Cingari &#8211; 10 Giugno 2026 &nbsp; Il 22 maggio 2026, al Cinema Postmodernissimo di Perugia, la sezione locale dell\u2019Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell\u2019universit\u00e0 ha organizzato una proiezione del docufilm &#8220;Innocence&#8221;, del regista israeliano, ora residente in Svezia, &#8220;Guy Davidi&#8221; (2022). La sala era riboccante di docenti e studenti di scuola, universitari e dottorandi. 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