{"id":3086,"date":"2011-12-29T18:52:22","date_gmt":"2011-12-29T18:52:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=3086"},"modified":"2020-06-22T09:22:57","modified_gmt":"2020-06-22T09:22:57","slug":"balcani-20-anni-dopo-convegno-promosso-da-osservatorio-balcani-e-caucaso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=3086","title":{"rendered":"&#8220;Balcani, 20 anni dopo&#8221; Convegno promosso da Osservatorio Balcani e Caucaso"},"content":{"rendered":"<div>\n<p><em><em><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Balcani-20-anni-dopo_medium.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Balcani-20-anni-dopo_medium.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"129\" \/><\/a><\/em>Si \u00e8 tenuto sabato 17 dicembre a Brescia il convegno \u201c<strong><a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Italia\/La-pace-20-anni-dopo-109683\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Balcani, 20 anni dopo<\/a><\/strong>\u201d, promosso da <\/em><a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Osservatorio Balcani e Caucaso<\/em><\/a><em> e dall&#8217;associazione \u201c<\/em><a href=\"http:\/\/www.lda-zavidovici.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Ambasciata della Democrazia Locale a Zavidovi\u0107i<\/em><\/a><em>\u201d nel quadro delle iniziative per ricordare il ventennale dell&#8217;inizio dei conflitti in ex Jugoslavia. Ecco la sintesi del dibattito e i materiali.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Negli anni &#8217;90, all&#8217;interno del movimento per la pace italiano, si sono affermate nuove pratiche e modalit\u00e0 di intervento che, in un convegno del 1993 a Verona, Alexander Langer aveva descritto nei termini di \u201cpacifismo concreto\u201d. A seguito dell&#8217;inizio dei conflitti nella ex Jugoslavia, in tutto il nostro Paese sono nate iniziative di accoglienza di profughi, scambi, esperienze di diplomazia delle comunit\u00e0 locali e azioni di solidariet\u00e0 che hanno prodotto un cambiamento profondo nella storia del movimento pacifista, le cui conseguenze continuano ancora oggi.<\/p>\n<p>Lo ha ricordato sabato a Brescia Giulio Marcon, presidente di Lunaria e portavoce della campagna \u201cSbilanciamoci!\u201d, aprendo il convegno \u201cBalcani, 20 anni dopo\u201d nelle sale del Museo Ken Damy. Questa nuova prospettiva, che ha significato anche la trasformazione della cultura politica di un&#8217;intera generazione, ha favorito secondo Marcon la nascita di buone pratiche che sono proseguite in altre zone di conflitto e nel campo dell&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>L&#8217;eredit\u00e0 del pacifismo concreto<\/h4>\n<p>Questo pacifismo \u201cconcreto\u201d, promosso da centinaia di gruppi locali provenienti dagli ambiti pi\u00f9 diversi, dagli scout al sindacato, si \u00e8 progressivamente affermato sostituendo altre prospettive quali, per riprendere la schematizzazione di Langer, quella del pacifismo \u201cdogmatico\u201d, tanto puro quanto staccato dalla realt\u00e0, o del pacifismo \u201ctifoso\u201d, cio\u00e8 ancorato alla necessit\u00e0 di avere un nemico da denunciare. Questa trasformazione ha prodotto cambiamenti importanti anche nel mondo della cooperazione, che ha visto nascere nuove forme di intervento, che fissavano come proprio orizzonte quello della sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Cogliere l&#8217;eredit\u00e0 di questo movimento, diviso in passato da dibattiti per certi versi ancora aperti quali quello sull&#8217;uso della forza o sul diritto dei popoli all&#8217;autodeterminazione, significa oggi secondo Marcon costruire un quadro di impegno nuovo, allargato ad un&#8217;area euromediterranea e sostenuto da una societ\u00e0 civile che non pu\u00f2 che essere transnazionale e non pi\u00f9 statocentrica, limitata dai confini.<\/p>\n<p>A questo proposito Nicole Corritore, moderatrice della prima parte del dibattito, ha ricordato le fasi salienti della Campagna contro la Guerra svoltasi in Croazia per tutto il corso degli anni &#8217;90 (Anti Ratna Kampanja) e il lavoro che oggi, a Zagabria, viene svolto con l&#8217;obiettivo di ricostruire sotto il profilo documentario e analizzare quanto avvenuto nel Paese in quegli anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>La solidariet\u00e0 dei genovesi<\/h4>\n<p>La sociologa Anna Cossetta ha invece introdotto una dimensione scientifica nella discussione sul movimento di solidariet\u00e0 con i Balcani, presentando i risultati di una ricerca commissionata nel 2009 dalla Caritas di Genova, \u201cLa solidariet\u00e0 dei genovesi: l&#8217;esperienza dei Balcani\u201d (<a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/content\/download\/78232\/665516\/file\/report%20gebalcani.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">in .pdf<\/a>).<\/p>\n<p>Il progetto di ricerca, basato su interviste qualitative e quantitative rivolte a 1.000 volontari di Genova che, tra il 1992 e il 2007, si sono impegnati per la solidariet\u00e0 con i Balcani, ha prodotto un identikit sufficientemente preciso dei protagonisti e delle forme della partecipazione. Nella stragrande maggioranza (91,5%), chi ha preso parte a questo movimento \u00e8 andato direttamente nei Balcani, partendo \u201cper rendersi utile e vedere da vicino l&#8217;esperienza del conflitto\u201d. Gli intervistati \u2013 mediamente in possesso di un titolo di studio molto alto \u2013 sono stati colpiti soprattutto \u201cdalla crudelt\u00e0 della guerra\u201d, \u201cdal senso di accoglienza delle persone\u201d e dalla \u201cindifferenza dei nostri mezzi di comunicazione\u201d.<\/p>\n<p>Le persone coinvolte da quest&#8217;esperienza, infine, hanno dichiarato (oltre il 90%) di voler tornare nei Balcani, e continuano a richiedere strumenti di formazione e comunicazione adeguati per comprendere quanto sta avvenendo al di l\u00e0 dell&#8217;Adriatico. Tuttavia secondo Cossetta, che ritiene \u201cfondamentale riflettere su questa pagina della nostra vita\u201d, l&#8217;azione di questi volontari a Genova \u00e8 rimasta silente, e non ha prodotto un&#8217;esperienza di solidariet\u00e0 continuativa nel tempo, diversamente da quanto avvenuto in altre zone d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>La forza lieve<\/h4>\n<p>Anche per Mimmo Cortese, autore insieme a Roberto Cucchini del libro \u201c<a href=\"http:\/\/www.lameridiana.it\/SchedeDettaglio\/DettaglioPubblicazione\/tabid\/61\/Default.aspx?isbn=9788887507465\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La forza lieve<\/a>\u201d (La Meridiana, 2001), gli anni &#8217;90 hanno rappresentato un punto di svolta fondamentale nella storia del movimento italiano per la pace. Alla base della mobilitazione in solidariet\u00e0 con le vittime dei conflitti in ex Jugoslavia, secondo Cortese (<a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/content\/download\/78233\/665522\/file\/Relazione%20Mimmo%20Cortese.doc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">in .doc<\/a>), c&#8217;era un \u201csentimento cocente di sconfitta\u201d per quanto avvenuto in Iraq con la prima guerra del Golfo. Nel nuovo contesto internazionale \u00e8 maturato un dibattito importante in particolare sul rapporto tra mezzi e fini \u2013 dunque sulla nonviolenza \u2013 e sull&#8217;azione diretta, intesa come essere presenti nei luoghi del conflitto. Per questo movimento, secondo Cortese, ha avuto un&#8217;enorme importanza <a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/A-Sarajevo-in-500-per-la-diplomazia-dei-Popoli-108973\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la marcia dei 500 a Sarajevo<\/a> nel dicembre del 1992, sorta di riscatto del popolo della pace.<\/p>\n<p>Altre tappe fondamentali per il movimento, e per la citt\u00e0 di Brescia in particolare, sono state la strage di Gornj Vakuf il <a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Un-giorno-lungo-una-vita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">29 maggio del 1993<\/a> , con la morte di <a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Tutte-le-notizie\/Brescia-Via-Guido-Puletti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Guido Puletti<\/a>, Sergio Lana e Fabio Moreni, e pochi mesi pi\u00f9 tardi l&#8217;assassinio di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gabriele_Moreno_Locatelli\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Gabriele Moreno Locatelli<\/a> a Sarajevo, sul ponte di Vrbanja. Per la prima volta la morte colpiva chi si prodigava per la solidariet\u00e0, e Cortese ha ricordato anche le polemiche che avevano attraversato il movimento a seguito dell&#8217;azione dei Beati Costruttori di Pace nel corso della quale, il 3 ottobre 1993, Moreno Locatelli era stato ucciso. Restando legittime le critiche, ha detto Cortese, \u00e8 importante ricordare che Moreno era un uomo \u201cconsapevole delle proprie azioni\u201d.<\/p>\n<p>La relazione si \u00e8 poi soffermata sui tre episodi descritti ne \u201cLa forza lieve\u201d, e cio\u00e8 il successo dei pacifisti italiani nel rendere possibile il viaggio di un convoglio di aiuti umanitari per Tuzla, bloccato da mesi a Spalato, nel 1993, che ha dimostrato \u201cla possibilit\u00e0 di intervenire, al di l\u00e0 del sentimento di impotenza\u201d; il gemellaggio avviato in quegli anni tra la cittadina bresciana di Castenedolo e il comune bosniaco di Grada\u010dac, attivo ancora oggi, e infine l&#8217;intervento dei pacifisti bresciani nei campi profughi di Spalato, che ha portato nel tempo a realizzare centinaia di adozioni a distanza. Episodi che hanno descritto un nuovo modo di fare politica, tendente ad avvicinare mezzi e fini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Guerre e pace<\/h4>\n<p>Nel pomeriggio, Agostino Zanotti ha introdotto il dibattito parlando di cooperazione come pratica volta a \u201ccreare libert\u00e0, non nuove dipendenze\u201d. Martina Iannizzotto, a partire dalla propria esperienza di cooperante, ha descritto le pulsioni contraddittorie del mondo della cooperazione e affrontato criticamente il tema degli aiuti umanitari, parlando di aiuti che servono appositamente a \u201cnon risolvere\u201d situazioni di crisi. Marco Deriu, sociologo, \u00e8 ripartito dall&#8217;assassinio dei volontari bresciani e del giornalista Guido Puletti nel 1993 per sottolineare come, nelle cosiddette \u201cnuove guerre\u201d, gli operatori umanitari siano diventati un vero e proprio obiettivo, citando una lunga serie di episodi avvenuti negli ultimi 20 anni che mostrano come non sia possibile parlare di casi isolati, ma di attacchi sistematici.<\/p>\n<p>La neutralit\u00e0, spazio un tempo riconosciuto agli operatori umanitari e a istituzioni come la Croce Rossa, oggi \u2013 secondo Deriu &#8211; non esiste pi\u00f9. Il ruolo dei cooperanti e degli operatori umanitari \u00e8 mutato, cos\u00ec come sono cambiate le strategie militari mentre il rapporto tra pace e guerra, tra civile e militare diviene pi\u00f9 confuso. L&#8217;animato dibattito conclusivo, per\u00f2, evidenzia che \u2013 a fronte di una generale condivisione rispetto alla quantit\u00e0 dei cambiamenti avvenuti in questi 20 anni \u2013 mancano ancora strumenti teorici e di analisi sufficienti per comprendere a fondo la qualit\u00e0 di questi cambiamenti e interpretarne i possibili sviluppi.<\/p>\n<p><em><strong>Andrea Rossini<\/strong><\/em><br \/>\n<em>Fonte: www.unimondo.org<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 tenuto sabato 17 dicembre a Brescia il convegno \u201cBalcani, 20 anni dopo\u201d, promosso da Osservatorio Balcani e Caucaso e dall&#8217;associazione \u201cAmbasciata della Democrazia Locale a Zavidovi\u0107i\u201d nel quadro delle iniziative per ricordare il ventennale dell&#8217;inizio dei conflitti in ex Jugoslavia. 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