{"id":30512,"date":"2025-11-27T09:16:15","date_gmt":"2025-11-27T09:16:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=30512"},"modified":"2025-11-27T09:16:18","modified_gmt":"2025-11-27T09:16:18","slug":"il-viaggio-per-uscire-dalla-logica-infernale-della-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=30512","title":{"rendered":"Il viaggio per uscire dalla logica infernale della violenza"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.aggiornamentisociali.it\/autori\/giuseppe-riggio\/\"><strong>Giuseppe RIGGIO<\/strong><\/a> sj , direttore di Aggiornamenti Sociali<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTutto \u00e8 inutile, se l\u2019ultimo approdo non pu\u00f2 essere che la citt\u00e0 infernale, ed \u00e8 l\u00e0 in fondo che, in una spirale sempre pi\u00f9 stretta, ci risucchia la corrente\u00bb. Questo amaro commento \u00e8 pronunciato nelle ultime pagine del libro&nbsp;<em>Le citt\u00e0 invisibili&nbsp;<\/em>di Italo Calvino (Einaudi, Torino 1972) da uno sconsolato Gran Kan, mentre osserva sul suo atlante Enoch, Babilonia e le altre citt\u00e0, che minacciose annunciano incubi e maledizioni. A distanza di decenni, queste parole possono risuonare attuali agli orecchi di tanti: ci riconosciamo in esse perch\u00e9 danno voce al senso di impotenza, intrecciato con la rassegnazione e la paura, che si sperimenta di fronte alle notizie di guerre, violenze, ingiustizie e sopraffazioni che quotidianamente avvengono e di cui veniamo a conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma siamo interpellati anche dalla risposta al Gran Kan che lo scrittore italiano fa pronunciare a Marco Polo a proposito di questo inferno dei viventi, \u00abche abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme\u00bb, e con il quale siamo chiamati a confrontarci. Vi \u00e8 una strada facile, dice il viaggiatore veneziano: \u00abAccettare l\u2019inferno\u00bb, assuefarsi ad esso al punto di non riconoscerlo pi\u00f9 come tale e alla fine assumerne la logica. Ma c\u2019\u00e8 anche un\u2019alternativa, certamente pi\u00f9 rischiosa ed esigente perch\u00e9 richiede attenzione e un apprendimento continuo: \u00ab<strong>Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, e dargli spazio<\/strong>\u00bb. Il messaggio contenuto in questa frase non \u00e8 certo un\u2019affermazione nuova o isolata, visto che riecheggia in numerosi scritti tanto cristiani, quanto di altre fedi o tradizioni di pensiero. \u00c8 l\u2019espressione di una ferma convinzione: anche nei tempi pi\u00f9 bui, quando \u00e8 difficile trovare motivi per sperare e impegnarsi, ci sono esempi di ci\u00f2 che non \u00e8 inferno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso, le parole conclusive de&nbsp;<em>Le citt\u00e0 invisibili&nbsp;<\/em>sono un invito che non invecchia e che chiede di non essere lasciato cadere nel vuoto: aguzzare tutti i nostri sensi perch\u00e9 non passino inosservate quelle esperienze che incarnano un\u2019alternativa radicale e possibile, che sono una forma di resistenza a ci\u00f2 che sfigura l\u2019umanit\u00e0 e la creazione. La gravit\u00e0 di questo tempo, in cui le voci di pace e fraternit\u00e0 sembrano schiacciate da quelle che esaltano la violenza e la vendetta, ci fa prendere sul serio questo invito. Fare l\u2019esercizio di&nbsp;<strong>riflettere su un\u2019iniziativa che si oppone al pensiero sempre pi\u00f9 pervasivo di un\u2019ineluttabile conflittualit\u00e0 ci pare un contributo di senso da offrire in questo momento di spaesamento<\/strong>. Abbiamo scelto un esempio, che per quanto imperfetto, in divenire e non privo di contraddizioni, ci sembra che offra uno stimolo a quanti leggeranno questo testo per osservare la realt\u00e0 con uno sguardo diverso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una flotta anomala<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dagli ultimi giorni di agosto il Mediterraneo \u00e8 solcato da una quarantina di natanti che fanno parte di una flotta particolare. Non sono grandi navi mercantili o da crociera, e nemmeno le barche, spesso in condizioni precarie, utilizzate dai migranti che tentano di raggiungere le coste europee. Si tratta di imbarcazioni per lo pi\u00f9 piccole e a vela messe insieme dalla&nbsp;<strong>Global Sumud Flotilla<\/strong>, una coalizione internazionale di organizzazioni non governative e altre realt\u00e0 della societ\u00e0 civile, che ha promosso&nbsp;<strong>una campagna nonviolenta per portare via mare alla popolazione palestinese cibo e medicine<\/strong>, raccolti grazie alla generosit\u00e0 di migliaia di persone,&nbsp;<strong>e richiamare l\u2019attenzione mediatica su quanto sta accadendo<\/strong>. La campagna mira ad aggirare il blocco navale imposto da Israele dal 2009, ulteriormente inasprito dopo il 7 ottobre 2023, che impedisce a qualsiasi nave di entrare nelle acque territoriali di Gaza o di approdarvi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I porti di partenza sono diversi e si trovano su entrambe le sponde del Mediterraneo<\/strong>, quella europea (Barcellona, Catania, Genova e alcune piccole citt\u00e0 greche) e quella maghrebina (Tunisi),&nbsp;<strong>mostrando cos\u00ec che questo mare non \u00e8 naturalmente destinato a essere una frontiera che divide<\/strong>, ma pu\u00f2 essere uno spazio in cui prende forma una sfera pubblica mediterranea, in grado di \u00abgenerare nuove forme di mobilitazione transnazionale, capaci di colmare i vuoti lasciati dall\u2019inazione o dall\u2019incapacit\u00e0 degli Stati\u00bb (Simoncini&nbsp;G. \u2013&nbsp;Trenz&nbsp;H.-J., \u00abLa sfera pubblica mediterranea verso Gaza\u00bb, in &lt;<a href=\"http:\/\/www.jacobinitalia.it\/\">www.jacobinitalia.it<\/a>&gt;, 19 giugno 2025).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli equipaggi, in tutto circa seicento persone, non sono composti solo da marinai e skipper, ma anche da attivisti, intellettuali e politici di quarantaquattro Paesi, tra cui quattro parlamentari italiani di diversi partiti. Tutti loro hanno preso parte a corsi di formazione per far s\u00ec che la missione si svolga secondo i principi della nonviolenza e del rispetto del diritto internazionale, ben sapendo che andranno incontro all\u2019opposizione di Israele, le cui autorit\u00e0 hanno gi\u00e0 dichiarato che tratteranno i partecipanti come terroristi.&nbsp;<strong>Non \u00e8 la prima volta che le ONG tentano di realizzare operazioni simili e nel passato le reazioni israeliane sono state dure<\/strong>. Maria Elena Delia, coordinatrice italiana della Global Sumud Flotilla, ha dichiarato che \u00abse [gli israeliani] ci chiederanno di non proseguire ci fermeremo, ma se ci diranno di tornare indietro rimarremo fermi\u00bb. La stessa scelta di utilizzare barche piccole \u00e8 stata fatta per apparire meno aggressivi. Tanti sono gli aspetti in gioco in questa campagna, di cui non conosciamo l\u2019esito finale nel momento in cui scriviamo. Lo intuiamo considerando le reazioni che ha suscitato, da quelle di adesione e sostegno, agli sguardi pi\u00f9 scettici di chi la considera donchisciottesca e anacronistica, all\u2019aperta ostilit\u00e0 di chi come Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d\u2019Italia, l\u2019ha definita un\u2019operazione vergognosa in cui sono strumentalizzati i morti di Gaza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Davide contro Golia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019iniziativa della Global Sumud Flotilla sembra inevitabilmente destinata a concludersi con un fallimento: troppo grande \u00e8 la sproporzione delle forze in campo per ipotizzare che possa esserci un esito diverso. Siamo apparentemente lontani dall\u2019episodio biblico che ha per protagonisti il giovane pastore ebreo Davide e il gigante filisteo Golia (<em>Primo libro di Samuele&nbsp;<\/em>17), eppure proprio quel brano ci suggerisce che \u00e8 necessario uscire da comprensioni ristrette, per cui l\u2019aspetto esteriore determina, ad esempio, le possibilit\u00e0 di riuscita o una fionda non \u00e8 considerata adatta a un duello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da lettori del brano biblico corriamo il rischio di concentrare l\u2019attenzione su quanto accade quando i due uomini si trovano l\u2019uno di fronte all\u2019altro nel campo di battaglia, non riconoscendo che l\u2019esito che l\u00ec si realizza \u00e8 stato preparato dalle scelte di campo compiute da Davide in precedenza.&nbsp;<strong>Tra Davide e Golia, ancor prima dello scontro sul terreno, vi \u00e8 un confronto tra due logiche diverse e tra loro distanti di pensarsi come singolo e di pensare le relazioni con gli altri<\/strong>, che siano membri della stessa comunit\u00e0 o avversari, nonch\u00e9 il valore della vita pi\u00f9 in generale. Questa dialettica la ritroviamo anche nella storia, come nel caso della lotta nonviolenta per l\u2019indipendenza indiana, dove le azioni ideate da Gandhi a partire dalla protesta del sale non mirano a eliminare l\u2019avversario, ma sono uno strumento per ottenere rispetto e riconoscimento. A partire da questa lettura, allora si pu\u00f2 interpretare in modo diverso la sproporzione che esiste tra la Global Sumud Flotilla e lo Stato di Israele e proiettare verso il futuro il potenziale lascito di un\u2019iniziativa che sembra al momento solo velleitaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La testimonianza di una partecipazione collettiva<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo aspetto, evidente e fondamentale \u00e8 la scelta radicale a favore della nonviolenza e della solidariet\u00e0. Questo distingue quanti hanno aderito alla Global Sumud Flotilla tanto dalle decisioni del Governo Netanyahu quanto dalle azioni di Hamas, nemici che pur essendo ben diversi dal punto di vista del diritto (uno Stato da una parte e un\u2019organizzazione terroristica dall\u2019altra), alla fine sono accomunati dal ricorso alla violenza e dalla volont\u00e0, pi\u00f9 o meno esplicita, di continuare ad alimentarne la spirale distruttiva. Questa violenza si abbatte sui corpi di quanti sono coinvolti, ostaggi o vittime senza possibilit\u00e0 di scelta. Anche&nbsp;<strong>quanti hanno scelto di salire sulle imbarcazioni della Flotilla hanno accettato volontariamente di mettere in gioco i loro corpi<\/strong>: si sono esposti non solo con le parole \u2013 che sono comunque importanti \u2013 ma con un gesto impegnativo, che mette a repentaglio la loro stessa sicurezza, come dimostrano gli attacchi con droni subiti da due natanti a largo di Tunisi. Con i loro corpi, i loro nomi e le loro storie, quanti stanno navigando verso Gaza ci ricordano i corpi, i nomi e le storie di quanti vivono a Gaza, ma anche di quanti sono coinvolti nella guerra da una parte e dall\u2019altra, cercando di superare quell\u2019anonimato che disumanizza e finisce con il cancellare il senso di responsabilit\u00e0 verso di s\u00e9 e gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra conseguenza di quanto appena detto, del tutto spiazzante e controcorrente rispetto al clima politico attuale, \u00e8 di richiamarsi continuamente al diritto internazionale e al rispetto dei diritti umani. I membri della Sumud Flotilla non sono certo gli unici a farlo: gli appelli in tal senso si moltiplicano a livello di istituzioni internazionali e di figure come quella di papa Leone, ma la realt\u00e0 sembra andare in tutt\u2019altra direzione. Perch\u00e9 allora continuare a riferirsi a un sistema la cui credibilit\u00e0 ed efficacia sembra essere stata azzerata dalle decisioni di chi,&nbsp;<em>in primis&nbsp;<\/em>i Governi, dovrebbe osservarlo e farlo osservare? Le parole dell\u2019attivista Boris Vitla\u010dil fanno cogliere meglio il senso di questo impegno: \u00ab<strong>Il mio imbarco sulla flottiglia non \u00e8 un atto di sfida, ma di dovere: il dovere di sostenere gli obblighi internazionali quando l\u2019applicazione vacilla<\/strong>, il dovere di affermare principi quando le istituzioni falliscono. L\u2019azione civile nonviolenta non \u00e8 una catena di approvvigionamento alternativa; \u00e8 un accelerante etico alla legalit\u00e0\u00bb (Vitla\u010dil B., \u00abDa Sarajevo a Gaza, dai ricordi dell\u2019assedio all\u2019appello all\u2019azione: ecco perch\u00e9 parto con la Sumud Flotilla\u00bb, in &lt;<a href=\"http:\/\/www.vita.it\/\">www.vita.it<\/a>&gt;, 29 agosto 2025). C\u2019\u00e8 una dimensione di testimonianza che viene evocata: qualcosa di essenziale, in questo caso il percorso che ci ha portato a elaborare i principi del diritto internazionale, che va custodito e riaffermato. Si tratta di una posizione che pu\u00f2 essere sminuita o risultare incomprensibile, ma il cui valore consiste nel far riemergere interrogativi che in un tempo di violenza si preferisce rimuovere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altronde,&nbsp;<strong>l\u2019intera iniziativa della Global Sumud Flotilla ha il sapore di una testimonianza, in cui l\u2019accento cade soprattutto sulla partecipazione collettiva<\/strong>. Di fronte a quanto sta accadendo nella striscia di Gaza, tanti uomini e donne della societ\u00e0 civile decidono di fare un passo in pi\u00f9, alla protesta fanno seguire un\u2019azione concreta che va incontro ai bisogni essenziali, un\u2019azione diretta che intende contestare il blocco navale israeliano. Non si punta a risolvere il conflitto, ma a venire in soccorso di chi non ha cibo o medicine, ad attirare l\u2019attenzione, creando una narrazione diversa da quella dominante. Pu\u00f2 sembra poco, ma risponde a una necessit\u00e0 oggettiva e fa interrogare su quali sono le priorit\u00e0 da perseguire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soprattutto&nbsp;<strong>decidono di portare avanti questa iniziativa non in modo isolato, ma convergendo su un medesimo progetto<\/strong>. Gi\u00e0 a giugno alcune delle organizzazioni oggi impegnate nella Global Sumud Flotilla avevano cercato di portare aiuti alla Striscia di Gaza per terra o per mare senza riuscirvi. Dopo questi eventi hanno deciso di unire le forze, costruendo cos\u00ec in poco tempo una rete ampia, che condivide un obiettivo concreto e la modalit\u00e0 scelta per realizzarlo.&nbsp;<strong>La stessa raccolta degli aiuti<\/strong>, che ha raggiunto le 300 tonnellate, ben oltre quanto era stato ipotizzato,&nbsp;<strong>si ispira a questa logica partecipativa<\/strong>, come si ritrova nelle parole di Stefano Rebora, fondatore dell\u2019organizzazione genovese Music for Peace: \u00abL\u2019importanza del materiale che distribuiamo non \u00e8 solo il cibo che momentaneamente elimina il problema della fame, dato che \u00e8 un aiuto parziale, non una soluzione. Ma \u00e8 il fatto che rappresenta migliaia e migliaia di persone che sono state coinvolte: hanno pensato, hanno fatto la spesa, sono venute da noi e ce l\u2019hanno consegnata\u00bb (\u00abCome si gestiscono 300 tonnellate di cibo per aiuti umanitari\u00bb, &lt;<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/\">www.ilpost.it<\/a>&gt;, 1\u00ba settembre 2025). Allo stesso modo si pu\u00f2 ricordare il sostegno finanziario che \u00e8 stato necessario per rendere possibile la partenza delle imbarcazioni e che \u00e8 giunto da numerosi donatori di tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chiamati a scegliere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel momento in cui andiamo in stampa le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla attraversano il Canale di Sicilia, ancora lontane da Gaza. In un\u2019epoca di viaggi sempre pi\u00f9 rapidi,&nbsp;<strong>la scelta di affidarsi al vento come \u201ccarburante\u201d \u00e8 l\u2019ulteriore aspetto anacronistico di un\u2019iniziativa che sembra aver scelto come principio guida quello dello spreco&nbsp;<\/strong>(cfr Reginato A., \u00ab<a href=\"https:\/\/www.aggiornamentisociali.it\/articoli\/inciampare-nella-follia-della-speranza\/\">Inciampare nella follia della speranza<\/a>\u00bb, a pp. 540-545): spreco di tempo, di risorse, di possibilit\u00e0 di successo. Forse \u00e8 proprio in questo elemento che risiede la chiave per comprendere la Global Sumud Flotilla. Per quanti ne fanno parte, la sostengono o simpatizzano con essa, questo spreco ha un senso diverso da quello che generalmente gli \u00e8 attribuito: \u00e8 un di pi\u00f9, una testimonianza in favore della vita, un\u2019opera collettiva che \u00abin mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno\u00bb, per cui \u00e8 importante impegnarsi, per farla \u00abdurare e dargli spazio\u00bb, per riprendere le parole di Calvino. Scegliere di spenderci per questo spreco, capire con chi farlo e perch\u00e9, sono le domande che ci vengono rilanciate dalle testimonianze come quella della Global Sumud Flotilla; le risposte che diamo come singoli e collettivit\u00e0 rivelano chi siamo e chi vogliamo essere, e che mondo vogliamo costruire e lasciare in eredit\u00e0 alle generazioni future.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe RIGGIO sj , direttore di Aggiornamenti Sociali \u00abTutto \u00e8 inutile, se l\u2019ultimo approdo non pu\u00f2 essere che la citt\u00e0 infernale, ed \u00e8 l\u00e0 in fondo che, in una spirale sempre pi\u00f9 stretta, ci risucchia la corrente\u00bb. Questo amaro commento \u00e8 pronunciato nelle ultime pagine del libro&nbsp;Le citt\u00e0 invisibili&nbsp;di Italo Calvino (Einaudi, Torino 1972) da uno sconsolato Gran Kan, mentre osserva sul suo atlante Enoch, Babilonia e le altre citt\u00e0, che minacciose annunciano incubi e maledizioni. 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