{"id":3040,"date":"2011-12-19T10:15:54","date_gmt":"2011-12-19T10:15:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=3040"},"modified":"2020-06-22T09:22:58","modified_gmt":"2020-06-22T09:22:58","slug":"centroamerica-le-morti-misteriose-nelle-piantagioni-di-canna-da-zucchero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=3040","title":{"rendered":"Centroamerica: le morti misteriose nelle piantagioni di canna da zucchero"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_3041\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/centroamerica11.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3041\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/centroamerica11-300x283.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"283\" class=\"size-medium wp-image-3041\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3041\" class=\"wp-caption-text\">cartina del Centroamerica<\/p><\/div>\n<p>Si muore di un male silenzioso nelle piantagioni di canna da zucchero del Centroamerica.<\/p>\n<p>Nel caldo umido del sole di dicembre, con temperature che superano i trenta gradi, la \u00a8zafra\u00a8, la raccolta della canna da zucchero si fa ancora in forma tradizionale. Gli uomini, chini e sudati, strappano a colpi di machete le piante alla terra e stanno l\u00ec per ore, da mattina a sera, perch\u00e8 qui non si riceve uno stipendio, ma una paga in relazione alla quantit\u00e0 di canna tagliata. L&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 febbrile, perch\u00e8 come in tutti i lavori agricoli, si lotta contro il tempo. Poche settimane per immagazzinare migliaia di tonnellate da inviare alle raffinerie o ai porti, per l&#8217;esportazione. El Salvador e il Nicaragua sono i principali produttori di zucchero della regione: quasi un milione di tonnellate dirette all&#8217;estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Sudamerica. In Europa no, perch\u00e8 non c&#8217;\u00e8 mercato: le tasse di importazione sono trecento volte pi\u00f9 alte del valore del prodotto, un&#8217;esagerazione per proteggere le economie delle ex colonie britanniche e francesi.<br \/>\nIl lavoro \u00e8 duro e pericoloso: i giornalieri devono sapersi districare tra le insidie che occultano le piante (serpenti, tarantole, insetti velenosi) e la costante esposizione all&#8217;insolazione o alla disidratazione. Chi si dedica a questa occupazione, conosce benissimo questi rischi, che impara a prevenire. Da qualche anno, per\u00f2, esiste un pericolo che non si pu\u00f2 evitare e che agisce subdolo, che attacca i reni ed i sistemi di difesa dell&#8217;organismo. Uno studio dell&#8217;Organizzazione mondiale per la salute ha reso infine ufficiale quello che nelle piantagioni gi\u00e0 sapevano, che esiste un nemico silenzioso che uccide dopo mesi di dolenze ai reni. Migliaia di persone (una stima parla di 3000, altre portano i decessi fino a diecimila) sono morte in Centroamerica tra il 2005 ed il 2009 per insufficienza renale: tutti uomini e tutti giornalieri della zafra. La coincidenza \u00e8 emersa dai dati offerti dagli ospedali, che sono stati i primi ad avvisare la relazione di quella che in pochi anni \u00e8 diventata una delle maggiori cause di decessi di tutta la regione (nel Salvador la Irc \u00e8 addirittura al secondo posto).<br \/>\nGli esperti non sanno o non vogliono dare una risposta sicura all&#8217;emergenza. Qualcuno d\u00e0 la colpa ad una tossina sconosciuta, altri semplicemente alla fatica, ma non si scarta nemmeno l&#8217;uso indiscriminato di pesticidi, della cui origine i lavoratori sono all&#8217;oscuro. La tragedia del Nemagon, che per decenni venne irrorato sulle piantagioni di banane avvelenando la terra e la salute di migliaia di agricoltori e contadini \u00e8 ancora viva nella memoria ed \u00e8 una ferita che non si \u00e8 rimarginata, che ha dimostrato alla gente delle campagne come gli interessi delle compagnie risultino pi\u00f9 importanti di ogni altra cosa. Ed \u00e8 proprio la diffidenza a dividere le opinioni dei lavoratori, che puntano l&#8217;indice contro le compagnie e queste, che invece, rifiutano ogni addebito ed ordinano studi e ricerche alle universit\u00e0 per liberarsi dalle accuse.<br \/>\nLa malattia colpisce indistintamente uomini di tutte le et\u00e0, adulti e ragazzi poco pi\u00f9 che adolescenti, che si presentano alla raccolta sani e ne escono con i reni a pezzi ed i giorni contati. Differenti relazioni degli ospedali nicaraguensi hanno attribuito in passato la malattia all&#8217;esposizione ai pesticidi, ma non si \u00e8 stati ancora in grado di determinare con esattezza cosa stia succedendo nei campi, tra gli alti ed agili fusti della canna da zucchero. Proprio in Nicaragua, gi\u00e0 nell&#8217;ottobre di tre anni fa la Anairc (Asociaci\u00f3n Nicaraguense de Afectados por Insuficiencia Renal Cr\u00f3nica) aveva portato il potente gruppo Pellas -proprietario delle principali piantagioni di canna da zucchero del paese- in tribunale senza troppa fortuna.<br \/>\nResta infatti da definire come lavoratori di differenti imprese situate in differenti paesi, a centinaia di chilometri di distanza tra loro, presentino gli stessi sintomi. A Liberia, capoluogo del Guanacaste, una delle zone agricole della Costa Rica, l&#8217;ospedale ha dovuto inaugurare recentemente un reparto di dialisi per poter attendere le decine di richieste per lenire le sofferenze dell&#8217;insufficienza renale. Tra Liberia e Chichigalpa -cuore della zafra nicaraguense- ci sono almeno 500 chilometri ed altri cinquecento ce ne sono per giungere a La Libertad e alle coltivazioni salvadoregne. Sorge cos\u00ec la teoria di un mix di cause: le alte temperature (fino a 35 gradi), le lunghe ore sotto il sole, la disidratazione, i pesticidi, cos\u00ec come l&#8217;etilismo frequente tra i lavoratori della canna, tutti fattori di alto rischio che, se sommati insieme, conducono i reni al collasso. Risposte, insomma, al momento non ce ne sono: resta solo il silenzio che fa crescere l&#8217;angoscia ed il dramma.<\/p>\n<p>Maurizio Campisi                 17\/12\/2011                 Peace Reporter<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si muore di un male silenzioso nelle piantagioni di canna da zucchero del Centroamerica. Nel caldo umido del sole di dicembre, con temperature che superano i trenta gradi, la \u00a8zafra\u00a8, la raccolta della canna da zucchero si fa ancora in forma tradizionale. Gli uomini, chini e sudati, strappano a colpi di machete le piante alla terra e stanno l\u00ec per ore, da mattina a sera, perch\u00e8 qui non si riceve uno stipendio, ma una paga in relazione alla quantit\u00e0 di canna tagliata. L&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 febbrile, perch\u00e8 come in tutti i lavori agricoli, si lotta contro il tempo. 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