{"id":30206,"date":"2025-10-22T13:01:51","date_gmt":"2025-10-22T13:01:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=30206"},"modified":"2025-10-22T13:01:52","modified_gmt":"2025-10-22T13:01:52","slug":"fari-di-pace-pax-christi-aderisce-allosservatorio-sulle-armi-nei-porti-europei-e-del-mediterraneo-proposto-da-weapon-watch","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=30206","title":{"rendered":"Fari di pace: Pax Christi aderisce all&#8217;Osservatorio sulle armi nei porti europei e del Mediterraneo proposto da Weapon Watch"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Norberto Julini<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I Fari di Pace sono stati e continuano ad essere l\u2019itinerario fra i porti italiani per fare luce su caricamento e transito di armamenti in violazione della legge 185 del 1990 che vieta simili commerci con paesi in guerra od in cui non si rispettano i diritti umani. La loro novit\u00e0 promossa da Pax Christi d\u2019intesa con Weapon Watch\u00a0\u00e8 la collaborazione fra i lavoratori portuali e le loro rappresentanze con le organizzazioni cattoliche e gli uffici diocesani.<\/strong> <strong>Ora ecco una buona notizia da accogliere in continuit\u00e0 con quell\u2019impegno. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ci giunge un messaggio dall\u2019associazione <\/strong><em><strong>The Weapon Watch<\/strong> con la quale abbiamo camminato in compagnia particolarmente del suo Presidente Carlo Tombola. Si tratta di costituire a Genova, citt\u00e0 da cui siamo partiti,<\/em> <em>Tombola scrive che esso risponde<\/em><strong><em> <\/em>a una necessit\u00e0 ed \u00e8 una conseguenza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201c\u00c8 una conseguenza del caso della nave saudita \u00abBahri Yanbu\u00bb, che ha fatto il giro del mondo. Ed \u00e8 una necessit\u00e0, perch\u00e9 il sistema dei media ha poche occasioni di venire a conoscenza della realt\u00e0 dell\u2019economia di guerra, realt\u00e0 pervasiva e quotidiana ma ampiamente rimossa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Cosa abbiamo imparato<\/em><\/strong><em>. Del blocco della \u00abBahri Yanbu\u00bb si sono occupate anche testate importanti come<\/em><em>&nbsp;Le Monde Diplomatique<\/em><em>&nbsp;e<\/em><em>&nbsp;Jacobin<\/em><em>. Qui basta ricordare che all\u2019origine vi \u00e8 stata la pubblicazione di un rapporto segreto dei servizi d\u2019informazione militari francesi da parte del sito di giornalismo investigativo&nbsp;<\/em><em>Disclose<\/em><em>. Pi\u00f9 rilevante ancora \u00e8 stata la mobilitazione transfrontaliera che ha coinvolto diversi soggetti indipendenti in Belgio, Francia, Spagna, Italia, che hanno seguito i movimenti della \u201cnave delle armi\u201d, fino al blocco sulle banchine del porto di Genova.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sullo sfondo la guerra dimenticata del Yemen, asimmetrica e soprattutto criminale, condotta dall\u2019Arabia Saudita e sostenuta dai suoi alleati nel Golfo e in Occidente in violazione delle Convenzioni di Ginevra, della Carta dell\u2019ONU, del Trattato sulle armi convenzionali, firmati dagli stessi paesi che non hanno cessato di fornire armi e bombe usate contro i civili yemeniti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Cosa abbiamo attorno.<\/em><\/strong><em>&nbsp;Mentre i governi dell\u2019Unione Europea si palleggiano il problema dei migranti \u2013 vero fattore di dis-integrazione europea \u2013, le guerre senza fine innescate dagli Stati Uniti stanno producendo effetti socio-economici permanenti. I bilanci degli Stati spostano risorse verso le spese militari, le opinioni pubbliche sono assuefatte alle immagini e alla cultura della guerra, le liste della destra radicale e identitaria progrediscono quasi ovunque nel mondo occidentale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>A 70 anni dalla fondazione della NATO, pensiamo sia ormai chiaro che lo scopo difensivo originario \u2013 se mai ci fu \u2013 \u00e8 stato palesemente contraddetto da numerose guerre, condotte con armi, soldati e intelligence \u201catlantici\u201d per scopi di dominio violento, dalla Iugoslavia al Kurdistan recentemente invaso dall\u2019esercito turco.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Su cosa dobbiamo puntare l\u2019attenzione.&nbsp;<\/em><\/strong><em>Senza altre armi che non siano la conoscenza, l\u2019informazione, l\u2019internazionalismo, la solidariet\u00e0; senza altri strumenti che non siano quelli digitali; il nostro programma \u00e8 costruire reti che oltrepassino muri e frontiere e svelino ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 evidente: tutto il sistema produttivo globale opera come un gigantesco macchinario militare e militarizza i rapporti di produzione al ritmo forsennato di<\/em><em>&nbsp;\u201c<\/em><em>The World on Time<\/em><em>\u201d&nbsp;<\/em><em>(il vecchio slogan di FedEx), mentre d\u2019altra parte gli eserciti vengono ormai gestiti come aziende, come industrie che producono guerra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>I porti sono al cuore del sistema militare-industriale mondiale, le supply chain lo innervano, la logistica lo organizza. Se \u00e8 vero che tutte le merci collaborano allo sforzo della \u201cterza guerra a pezzi\u201d \u2013 dal petrolio al coltan, dalle automobili all\u2019elettronica, dalle scorie radioattive ai generatori&nbsp; \u2013, le armi per\u00f2 rappresentano immediatamente il campionario di morte offerto sul mercato globale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dobbiamo e vogliamo osservare le armi che transitano nei porti, sia perch\u00e9 l\u00ec diventano meno nascoste, sia perch\u00e9 i lavoratori dei porti e i marittimi sulle navi non amano maneggiare queste merci mortifere, che passano sempre indisturbate anche laddove ai migranti \u2013 prime vittime delle armi esportate dai nostri ai loro paesi \u2013 viene impedito di sbarcare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019unica speranza che viene offerta alle masse dei poveri \u00e8 la cooptazione nel mondo dei ricchi, ovviamente alle condizioni di questi ultimi, e per pochi fortunati. Per gli altri, la risposta \u00e8 il \u201csistema Gaza\u201d (controllo e repressione dei ghetti), che le aziende israeliane stanno felicemente esportando come&nbsp;<\/em><em>combat-tested<\/em><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Vogliamo e dobbiamo conoscere meglio i prodotti e le tecnologie che le nostre imprese dicono di fabbricare per l\u2019esportazione, ma che in realt\u00e0 sono gi\u00e0 rivolte contro di noi (ricordate&nbsp;<\/em><em>L\u2019Abic\u00ec della guerra&nbsp;<\/em><em>di Bertolt Brecht?). Rendere pubblico il discorso sul lavoro che produce armi \u00e8 gi\u00e0 riconvertirlo, \u00e8 gi\u00e0 metterlo in discussione, non darlo pi\u00f9 per scontato n\u00e9 accettarlo a tempo indeterminato.\u201d<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Norberto Julini I Fari di Pace sono stati e continuano ad essere l\u2019itinerario fra i porti italiani per fare luce su caricamento e transito di armamenti in violazione della legge 185 del 1990 che vieta simili commerci con paesi in guerra od in cui non si rispettano i diritti umani. La loro novit\u00e0 promossa da Pax Christi d\u2019intesa con Weapon Watch\u00a0\u00e8 la collaborazione fra i lavoratori portuali e le loro rappresentanze con le organizzazioni cattoliche e gli uffici diocesani. Ora ecco una buona notizia da accogliere in continuit\u00e0 con quell\u2019impegno. 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