{"id":30023,"date":"2025-09-23T09:50:27","date_gmt":"2025-09-23T09:50:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=30023"},"modified":"2025-09-25T15:45:38","modified_gmt":"2025-09-25T15:45:38","slug":"con-chi-si-fa-la-pace-con-chi-si-ferma-la-barbarie-del-genocidio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=30023","title":{"rendered":"Con chi si fa la pace? Con chi si ferma la barbarie del genocidio?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Savino Pezzotta, punto pace di Bergamo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono domande spiazzanti: dobbiamo parlare con il nostro principale nemico? Con chi sta compiendo un genocidio a Gaza? Con chi si fa la pace? Con chi si ferma il genocidio? La risposta non \u00e8 n\u00e9 semplice n\u00e9 indolore, ma \u00e8 necessaria per comprendere la complessit\u00e0 della situazione attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia insegna che i conflitti pi\u00f9 sanguinosi finiscono solo quando le parti si parlano. Parlare non significa giustificare n\u00e9 legittimare le azioni del nemico: significa riconoscere che senza un canale di comunicazione la guerra diventa infinita. Ogni processo di pace \u2013 dall\u2019Irlanda del Nord al Sudafrica, dai Balcani al Medio Oriente stesso negli anni \u201990 \u2013 ha avuto un punto di svolta quando si \u00e8 aperto un dialogo, anche minimo, tra chi sembrava inconciliabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il caso di Gaza e la parola \u201cgenocidio\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se chiamiamo genocidio quanto avviene a Gaza (e l\u2019uso di questa parola \u00e8 oggi dibattuto anche a livello giuridico e internazionale), la domanda diventa ancora pi\u00f9 lacerante: come si pu\u00f2 dialogare con chi annienta un popolo? La risposta non \u00e8 n\u00e9 semplice n\u00e9 indolore: il dialogo non assolve i crimini, n\u00e9 toglie responsabilit\u00e0, ma \u00e8 l\u2019unico strumento per fermare la violenza e aprire spazi di sopravvivenza e dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Con chi si fa la pace?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pace non si fa con gli amici, ma con i nemici. \u00c8 un paradosso duro da accettare: la pace non nasce dal consenso, ma dal compromesso. Non c\u2019\u00e8 pace vera se non include proprio coloro che si combattono. Si fa pace con chi ha potere di fermare la guerra, si ferma il genocidio con chi ha il potere di fermarlo, anche se quel potere \u00e8 stato usato per distruggere. Si fa pace nel nome delle vittime, non dei carnefici. Il dialogo \u00e8 un atto di responsabilit\u00e0 verso i civili che subiscono la guerra, per i bambini e la popolazione di Gaza, non un premio ai responsabili. La pace non \u00e8 mai \u201cpulita\u201d. \u00c8 sempre segnata da ferite, concessioni, silenzi, ma \u00e8 l\u2019unica alternativa al perpetuarsi della violenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dimensione etica e profetica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti pensatori religiosi e laici insistono su questo punto: la pace non \u00e8 mai \u201cpulita\u201d. \u00c8 sempre segnata da ferite, concessioni, silenzi, ma \u00e8 l\u2019unica alternativa al perpetuarsi della violenza. Papa Leone XIV afferma: \u201cLa guerra \u00e8 una sconfitta dell\u2019umanit\u00e0\u201d. Ed \u00e8 proprio per questo che il dialogo, pur doloroso, \u00e8 il primo passo per uscire dalla sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;incontro tra Papa Leone XIV e il presidente israeliano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recentemente, Papa Leone XIV ha incontrato il presidente israeliano Isaac Herzog in Vaticano. Durante l&#8217;incontro, il Papa ha sollevato la &#8220;tragica situazione a Gaza&#8221;, chiedendo un cessate il fuoco permanente, la liberazione degli ostaggi e l&#8217;accesso sicuro agli aiuti umanitari. Ha anche riaffermato il sostegno della Santa Sede per una soluzione a due Stati e ha sottolineato l&#8217;importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Herzog ha ringraziato il Papa per l&#8217;accoglienza e ha sottolineato il ruolo dei leader religiosi nel promuovere la pace e nel chiedere la liberazione degli ostaggi. Tuttavia, l&#8217;incontro non \u00e8 stato privo di polemiche. In precedenza, ci sono state divergenze su chi avesse richiesto l&#8217;incontro, con la presidenza israeliana che affermava di essere stata invitata dal Papa, mentre il Vaticano ha chiarito che solitamente accoglie le richieste di udienza da parte dei capi di Stato e di governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Reazioni e critiche internazionali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;incontro ha suscitato diverse reazioni a livello internazionale. Alcuni osservatori hanno elogiato l\u2019iniziativa di Papa Leone XIV come un passo importante verso la pace, mentre altri hanno criticato la Santa Sede per non aver preso una posizione pi\u00f9 ferma contro le azioni israeliane a Gaza. Inoltre, le dichiarazioni precedenti del Papa, in cui ha parlato di &#8220;genocidio&#8221; in relazione alla situazione a Gaza, hanno suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che le hanno considerate eccessive e altri che le hanno viste come una denuncia necessaria delle atrocit\u00e0 in corso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pace non si fa con gli amici, ma con i nemici. \u00c8 un paradosso duro da accettare: la pace non nasce dal consenso, ma dal compromesso. Non c\u2019\u00e8 pace vera se non include proprio coloro che si combattono. Non si fa pace con chi ci \u00e8 vicino, ma con chi ci \u00e8 distante e ostile. Non si fa pace con chi gi\u00e0 condivide i nostri valori, ma con chi li nega e li calpesta. \u00c8 un paradosso durissimo, ma inevitabile: ogni processo di pace vero, dall\u2019Irlanda del Nord al Sudafrica, \u00e8 nato quando il nemico ha smesso di essere un\u2019entit\u00e0 demonica e si \u00e8 dovuto sedere al tavolo delle trattative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il dialogo non \u00e8 resa<\/strong>. \u00c8 l\u2019esercizio concreto della nonviolenza. Dialogare non elimina la responsabilit\u00e0, n\u00e9 ferma la richiesta di giustizia. <strong>Il dialogo serve alle vittime<\/strong>. Perch\u00e9 la fine della violenza \u00e8 l\u2019unico modo per salvare vite e aprire spazi di sopravvivenza e dignit\u00e0. <strong>Il dialogo non \u00e8 resa, \u00e8 strategia.<\/strong> L\u2019alternativa \u00e8 la distruzione reciproca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso risuona potente la frase dello stesso Papa Leone XIV :<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>La pace non \u00e8 l\u2019arte di dimenticare il male, ma la forza di costruire giustizia parlando anche a chi ci ha ferito.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco il punto: il <strong>dialogo non cancella le responsabilit\u00e0<\/strong>. Non chiude i conti con la storia, <strong>ma apre un varco alla speranza<\/strong>. Senza memoria, senza riconoscimento del male compiuto, senza riparazioni, ogni trattato rischia di essere una tregua fragile. Ma senza il coraggio di parlare con chi ha fatto del male, non ci sar\u00e0 mai neppure la possibilit\u00e0 di fermare la spirale della violenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savino Pezzotta, punto pace di Bergamo Sono domande spiazzanti: dobbiamo parlare con il nostro principale nemico? Con chi sta compiendo un genocidio a Gaza? Con chi si fa la pace? Con chi si ferma il genocidio? La risposta non \u00e8 n\u00e9 semplice n\u00e9 indolore, ma \u00e8 necessaria per comprendere la complessit\u00e0 della situazione attuale. La storia insegna che i conflitti pi\u00f9 sanguinosi finiscono solo quando le parti si parlano. Parlare non significa giustificare n\u00e9 legittimare le azioni del nemico: significa riconoscere che senza un canale di comunicazione la guerra diventa infinita. 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