{"id":29515,"date":"2025-06-24T06:21:00","date_gmt":"2025-06-24T06:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=29515"},"modified":"2025-06-24T06:21:05","modified_gmt":"2025-06-24T06:21:05","slug":"lezioni-palestinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=29515","title":{"rendered":"Lezioni palestinesi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Letizia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando nel 2009 mi proposero una missione a Gaza ed il mio ospedale mi rifiut\u00f2 un\u2019aspettativa, mi licenziai senza ripensamenti. Rimasi 9 mesi; il mio team di fisioterapisti, medici e infermieri divenne la mia famiglia; mi insegnarono moltissimo sulla riabilitazione, sul dolore, sulla Resilienza. Pi\u00f9 di tutto, in quei mesi a Gaza, imparai la non violenza. Mai, in quasi un anno, mi capit\u00f2 di sentire un abitante di Gaza arrabbiato, vendicativo, rancoroso verso Israele. Mi dicevano sempre: noi non vogliamo niente, vogliamo solo essere liberi. Liberi di andare a fare un master all\u2019estero, di viaggiare e studiare. Io rimanevo stordita da bagni di umilt\u00e0 continui, dalla tolleranza, dalla capacit\u00e0 di non odiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lasciai Gaza nel 2010. Da allora, ad ogni attacco di Israele, ho vissuto nel terrore. Perch\u00e9 ora non stavo pi\u00f9 in pensiero per una popolazione in generale. Ora erano Ahmed, Rafat, Momo, Ramy, Sana\u2019a, Nariman\u2026 ora erano gli amici che rischiavano di morire sotto i bombardamenti. Il dolore e il panico erano lancinanti. Ad ogni attacco, era un continuo controllare che le persone che amavo fossero vive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 7 ottobre ha aperto due lunghi anni di angoscia. Ora, oltre a sperare per la sopravvivenza dei colleghi, convivo col dolore quotidiano di sapere che hanno perso tutto: le loro case, i libri su cui studiavano, i giocattoli comprati con sacrificio ai loro figli. Sapere degli amici costretti a vivere in tende di fortuna e a fare la fame, fa malissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Iniziai subito a cercare qualsiasi modo per raggiungere Gaza, perch\u00e9 per quanto potesse far paura, nulla appariva (e tuttora appare) pi\u00f9 sensato che essere l\u00e0 con loro. Quando arriv\u00f2 una telefonata e mi fu chiesto se fossi disposta ad andare a Gaza, non mi sembr\u00f2 vero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dissi s\u00ec immediatamente. Con il cuore molto pesante: lasciavo a casa una famiglia che avrebbe avuto paura per me. Quella stessa paura che avevo provato io per anni, sapendo amici in pericolo. Ma non potevo non andare. Dovevo essere a Gaza. Per portare il mio contributo tecnico, ma anche per dire loro: non siete soli. Siamo qui. Siamo qui con voi sotto queste bombe. Siamo qui e restiamo aggrappati alla vita insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio di essere rifiutata era altissimo. Il controllo \u00e8 totale e strettissimo; Israele decide chi entra e chi no. A volte a caso, a volte in modo crudele e calcolato. Si scopre la sera prima della partenza se si \u00e8 accettati o no. Quando, alle 20.30 di un luned\u00ec sera, arriv\u00f2 la conferma che il giorno dopo sarei in effetti entrata a Gaza, ero frastornata, incredula.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immensamente felice all\u2019idea di entrare. Terrorizzata da quello che mi aspettava. Temevo l\u2019impatto emotivo di vedere Gaza distrutta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo un interminabile viaggio da Amman di 12 ore, entrai a Gaza. Il piccolo pulmino sgangherato si muoveva lento, tra campi abbandonati ed edifici disintegrati. Bambini inspiegabilmente sorridenti ci salutavano dalle cime di cumuli di macerie. Gruppetti di uomini rassegnati ci guardavano passare, silenziosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho trascorso a Gaza 6 settimane. Coordinavo un team medico che gestiva un posto medico di primo livello (ambulatori, primo soccorso, salute materno-infantile di base), un ospedale da campo e il pronto soccorso del pi\u00f9 grande ospedale della zona (gi\u00e0 vandalizzato dai soldati israeliani e rimesso in sesto con tanta fatica).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di queste 6 settimane potrei raccontarvi un sacco di dettagli medici, della mancanza di farmaci e di farina, degli spostamenti continui a cui \u00e8 obbligata la popolazione, o delle piogge di bombe ininterrotte che cadono ovunque. Potrei raccontarvi dei drammi umani inspiegabili che abbiamo incontrato, del dolore immenso a cui abbiamo assistito. Ma spero che, a questo punto, tutto ci\u00f2 sia ormai cosa nota.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi racconter\u00f2 degli asinelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 nessuno vi racconter\u00e0 che a Gaza, con i bombardamenti e la devastazione, anche spostarsi \u00e8 un\u2019impresa eroica. Bench\u00e9 ci siano attacchi continui, la vita non si ferma. Perch\u00e9 i palestinesi non li fermerete mai. Continuano a lavorare, bench\u00e9 esausti; soprattutto lo staff che ancora fa funzionare gli ospedali, nonostante tutto. Ma per raggiungere gli ospedali non ci sono strade, non ci sono pi\u00f9 macchine, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 trasporto pubblico: tutto \u00e8 stato sistematicamente distrutto e vandalizzato. E cos\u00ec, sono gli asinelli che a Gaza muovono il mondo. Scheletrici, ormai denutriti da mesi, asinelli instancabili tirano carretti con decine di persone sopra e li portano al lavoro, o a cercare cibo, o a cercare cure mediche. Le famiglie in fuga si muovono su carri colmi del poco che \u00e8 rimasto delle loro case distrutte. Se non ci fossero gli asinelli, Gaza sarebbe paralizzata. Le poche auto non basterebbero per continuare a far proseguire la vita a Gaza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una mattina la mia vice rideva, mentre mi raccontava che era appena stata a un meeting con le Nazioni Unite. Ci era arrivata su un carretto tirato da un asino. Rideva e mi diceva: \u201cMa ci pensi\u2026 ora vado ai meeting con le Nazioni Unite su un carretto.\u201d Ci siamo fatte una dissacrante risata insieme: Dio benedica gli asinelli di Gaza. E i gazawi che non si fermano mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi racconter\u00f2 delle tende.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di come ormai chiunque, ricco o povero, laureato o no, viva in una tenda. Da questo punto di vista, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 disuguaglianza sociale. A quasi nessuno \u00e8 rimasta una casa e quasi tutti ormai vivono in una tenda. I pi\u00f9 fortunati ne hanno ottenuta una vera. Moltissimi hanno dovuto costruirsi un riparo con mezzi di fortuna. Mohammed un giorno mi ha fatto vedere le foto di casa sua: una elegante villa bianca su due piani. Ora vivono in una baracca creata con legni trovati per caso e teli di plastica donati dalle organizzazioni umanitarie. Il direttore di uno degli ospedali pi\u00f9 grandi della Striscia \u00e8 arrivato in ritardo a un meeting un giorno. Si \u00e8 scusato, spiegando che aveva dovuto spostare la sua tenda e la sua famiglia prima di venire al lavoro, perch\u00e9 le IDF stavano avvicinandosi troppo e avrebbero raso tutto al suolo presto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, bench\u00e9 direttori d\u2019ospedale, medici, vice-direttori di organizzazioni umanitarie, insegnanti, \u2026 vivano ora in tende precarie, nessuno si presenta affranto o in disordine. Tenda o no, ognuno \u00e8 sempre ben vestito, ordinato, dignitoso. \u00c8 qualcosa che non si pu\u00f2 spiegare: la dignit\u00e0 del popolo palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di nuovo, per 6 settimane, ho avuto l\u2019onore immenso di servire questa Popolazione che Resiste. Di nuovo, ho visto donne e uomini che nonostante siano vittime di un tentativo sistematico di sterminio da mesi, si ergono al di sopra di macerie e morte e continuano a Vivere. Continuano a studiare come possono, a lavorare e a far funzionare un sistema disintegrato. Continuano instancabili a far funzionare ospedali e a prendersi cura dei loro feriti. Seppelliscono con dignit\u00e0 e contegno i loro morti. In tutto questo, mai una parola d\u2019odio, desiderio di vendetta, rancore. I Palestinesi vogliono solo vivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Letizia Quando nel 2009 mi proposero una missione a Gaza ed il mio ospedale mi rifiut\u00f2 un\u2019aspettativa, mi licenziai senza ripensamenti. Rimasi 9 mesi; il mio team di fisioterapisti, medici e infermieri divenne la mia famiglia; mi insegnarono moltissimo sulla riabilitazione, sul dolore, sulla Resilienza. Pi\u00f9 di tutto, in quei mesi a Gaza, imparai la non violenza. Mai, in quasi un anno, mi capit\u00f2 di sentire un abitante di Gaza arrabbiato, vendicativo, rancoroso verso Israele. Mi dicevano sempre: noi non vogliamo niente, vogliamo solo essere liberi. Liberi di andare a fare un master all\u2019estero, di viaggiare e studiare. 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