{"id":29275,"date":"2025-05-27T12:54:49","date_gmt":"2025-05-27T12:54:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=29275"},"modified":"2025-05-27T12:54:56","modified_gmt":"2025-05-27T12:54:56","slug":"cambiare-la-rotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=29275","title":{"rendered":"Cambiare la Rotta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Antonio De Lellis<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Debito Pubblico italiano e Re-Arm Europe<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia ad oggi il debito pubblico \u00e8 aumentato molto ed oggi ha superato i 3000 miliardi con un rapporto debito\/Pil che attualmente si aggira intorno 135% (Banca d\u2019Italia). Il debito pubblico italiano \u00e8 uno dei pi\u00f9 alti al mondo se paragonato al PIL e al numero di abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il debito pubblico pro capite in Italia \u00e8 attualmente di circa \u20ac 46.900. In termini di dollari, questo ammonta a $ 62.667, rendendo l&#8217;Italia il terzo paese pi\u00f9 indebitato al mondo, dopo il Giappone e gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia del debito pubblico italiano \u00e8 fatta soprattutto di deficit di bilancio che si sommano nei vari anni, creando aumento del debito pubblico, nonostante lunghi periodi recenti di avanzi primari. E questo aspetto, in particolare, dipende dalla spesa per interessi sui titoli del debito pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I fatti salienti recenti per comprendere l\u2019evoluzione del debito pubblico italiano sono almeno tre: Il divorzio tra la Banca d\u2019Italia e il Ministero del Tesoro avvenuta nel 1981; Maastricht e l\u2019istituzione del patto di stabilit\u00e0 (1992-1997); Recessione globale e crisi del debito (2007-2012).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il divorzio tra la Banca d\u2019Italia e il Ministero del Tesoro avvenuta nel 1981.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima del divorzio la Banca d\u2019Italia interveniva nell\u2019acquisto dei titoli di Stato (Bot, BTp, Cct) stampando moneta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a>Con il divorzio la Banca d\u2019Italia non intervenne pi\u00f9 alle aste acquistando i titoli invenduti, lasciando quindi spazio alle banche private, agli operatori e agli speculatori finanziari. Nell\u2019immediato gli interessi passivi (sul debito) aumentarono. Sul piano pi\u00f9 politico istituzionale il processo decisionale di impostazione del bilancio pass\u00f2 in quegli anni nelle mani delle segreterie dei partiti e questo favor\u00ec il trasversale \u201cpartito della spesa\u201d, insofferente di fronte ai vincoli imposti dal Sistema Monetario Europeo. (Storia del debito pubblico in Italia, dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi \u2013 Leonida Tedoldi e Alessandro Volpi \u2013 Edizioni Laterza 2021 pp 187-189).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo modo aumentava la massa del debito pubblico sul quale applicare i tassi di interesse generando cos\u00ec la crescita degli interessi passivi sul debito. (Cfr. Serafini &#8211; Andreatta, Ciampi e il debito pubblico dopo il divorzio, cit., ppp.74-76)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a><strong>Maastricht e l\u2019istituzione del patto di stabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La firma del Trattato di Maastricht<strong> (1992) <\/strong>spinse al varo di politiche di stabilit\u00e0 (patto di stabilit\u00e0 1997) in un contesto in cui si riducevano i trasferimenti di risorse dallo Stato ad esempio verso le imprese statali e l\u2019UE limitava l\u2019autonomia dei governi nazionali. (P. Ciocca, Ricchi per sempre? Una storia economica d\u2019Italia (1976-2005) Bollati Boringhieri 2005, pp 307 e sgg.). Il patto di stabilit\u00e0 e crescita (PSC) \u00e8 un accordo internazionale, stipulato e sottoscritto nel 1997 ad Amsterdam dagli Stati membri dell&#8217;Unione europea, inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Recessione globale e crisi del debito<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a>La crisi economica mondiale, dal 2007-2008, innescata originariamente da un eccesso di debito privato negli USA, sfoci\u00f2 poi nei mercati finanziari e di seguito provoc\u00f2 un crollo vertiginoso del commercio mondiale. L\u2019Italia sub\u00ec la pi\u00f9 forte caduta di produzione. In Europa la crisi intacc\u00f2 la fiducia nei debiti sovrani (debiti pubblici). Un \u201cmutamento epocale\u201d. Il debito pubblico nei paesi della Ue pass\u00f2 da una media del 59% Debito\/Pil del 2007 all\u201982% nel 2010. Quindi la crisi cre\u00f2 effetti devastanti e fece deragliare gli sforzi di riduzione del debito di fronte alla recessione globale. Il bilancio pubblico italiano non fu in grado di contrastare la crisi. Nel 2011 la Bce intervenne in sostegno all\u2019Italia acquistando titoli. Inoltre la differenza tra il contesto italiano e il quadro europeo rimaneva non solo nell\u2019entit\u00e0 del debito, ma soprattutto per la spesa per interessi. Con un livello alto di debito pubblico lo Stato italiano ha sfiorato il fallimento nel 2011. Nel 2012 l\u2019Italia entra nell\u2019austerit\u00e0. In campo europeo la politica dell\u2019austerit\u00e0, centrata sul fiscal compact, si basava sulla riduzione del rapporto debito\/pil di un ventesimo l\u2019anno fino a raggiungere il 60% e il divieto per il deficit di superare lo 0,5% del Pil. Nel 2015 veniva gradualmente superato il fiscal compact e ci fu il \u201cQuantitative easing\u201d (alleggerimento quantitativo). La Bce acquist\u00f2 titoli di Stato dalle banche per immettere nuovo denaro e stimolare la crescita economica. Tra il 2016 e il 2018, in Italia l\u2019avanzo primario aument\u00f2, la spesa per interessi si ridusse e cos\u00ec anche il deficit e il debito, seppure in misura modesta. Questo dur\u00f2 fino al 2019. (Storia del debito pubblico in Italia, dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi \u2013 Leonida Tedoldi e Alessandro Volpi \u2013 Edizioni Laterza 2021 pp 254-265)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019arrivo della pandemia ha peggiorato i conti di tutti i paesi dell\u2019UE e ha dato luogo, per la prima volta, alla emissione di titoli del debito comune europeo per finanziare il Next Generation EU, noto in Italia con il nome di Fondo europeo per la ripresa. Un fondo dal valore di 750 miliardi di euro approvato nel luglio del 2020 dal Consiglio europeo al fine di sostenere gli Stati membri colpiti dalla pandemia di COVID-19. Il fondo copre gli anni 2021-2027. In Italia il fondo europeo ha dato luogo al PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) per gli investimenti nel sociale, nelle infrastrutture dei trasporti, per l\u2019economia verde e digitale alfine di modernizzare il paese. Il PNRR, in minima parte a fondo perduto e in gran parte a prestito, potrebbe costare all\u2019Italia un aumento in termini di debito pubblico, ma naturalmente \u00e8 anche previsto un aumento del Pil.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Successivamente gli scenari di guerra in Europa, con il conflitto russo-ucraino, hanno peggiorato ulteriormente il quadro economico e aumentato il debito pubblico italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora in Europa \u00e8 partito un piano per il riarmo di 800 miliardi di cui 150 con prestiti dell\u2019Ue e la differenza a carico dei singoli paesi, con un aggravio inevitabile sui conti pubblici e sulle previsioni negative del debito pubblico. Gli scenari futuri prevedono un aumento delle spese militari che se elevate al 2% del Pil porteranno il rapporto Debito\/Pil a superare il 150% mentre con spese militari al 4% del Pil avremo un rapporto debito\/Pil al 180% (dati Il Sole 24 ore).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giubileo del debito si attua attraverso scelte politiche, nazionali, europee, globali e comportamenti consapevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A livello europeo la condivisione del debito tra i paesi dell\u2019UE e l\u2019emissione di titoli del debito comuni, per una economia di pace, potrebbe realizzare posti di lavoro nel civile e non nel militare e unificare le politiche fiscali, evitando di esporre i singoli paesi alla speculazione finanziaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A livello globale sarebbe utile una nuova architettura finanziaria, come quella che diede stabilit\u00e0 ai paesi ad economia di mercato dalla fine della seconda guerra mondiale e fino al 1973. Tale architettura potrebbe reintrodurre regole per il sistema finanziario e prevedere riduzioni unilaterali o remissioni del debito dei paesi fortemente indebitati ad iniziare da quelli a rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Scelte consapevoli sono quelle che prevedono uno stop al riarmo<\/strong>. L\u2019aumento delle spese militari non porta alla pace globale, non sono un deterrente, ma aumentano il rischio di guerre. Oltre a provocare guerre, morti e distruzione, hanno un basso moltiplicatore economico e generano pochi posti di lavoro rispetto ad investimenti nell\u2019istruzione, nella cura della persona e del territorio. Ogni miliardo investito nella produzione in armi genererebbe 3000 posti di lavoro, la stessa cifra investita nel settore ambientale 10.000 posti di lavoro, nel settore sanit\u00e0 12.000, mentre nell\u2019istruzione 14.000 posti di lavoro (Greenpeace Rapporto Arming Europe 2024).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNessuna pace \u00e8 possibile senza un vero disarmo! L\u2019esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non pu\u00f2 trasformarsi in una corsa generale al riarmo. (Papa Francesco Pasqua 2025)\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio De Lellis Debito Pubblico italiano e Re-Arm Europe Dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia ad oggi il debito pubblico \u00e8 aumentato molto ed oggi ha superato i 3000 miliardi con un rapporto debito\/Pil che attualmente si aggira intorno 135% (Banca d\u2019Italia). Il debito pubblico italiano \u00e8 uno dei pi\u00f9 alti al mondo se paragonato al PIL e al numero di abitanti. 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