{"id":29270,"date":"2025-05-27T07:19:26","date_gmt":"2025-05-27T07:19:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=29270"},"modified":"2025-05-27T07:20:48","modified_gmt":"2025-05-27T07:20:48","slug":"il-movimento-indigeno-oggi-fra-nemici-locali-e-arene-globali-il-servizio-formativo-delle-chiesa-in-amazzonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=29270","title":{"rendered":"Il movimento indigeno oggi fra nemici locali e arene globali: il servizio formativo \u00a0delle Chiesa in Amazzonia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>padre Gianni Manco<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019elezione presidenziale di Jair Bolsonaro nel 2018 si \u00e8 venuto a creare un contesto politico marcatamente ostile ai popoli indigeni: come si evince dalla volont\u00e0 apertamente espressa dal presidente di arrestare i processi di demarcazione di ulteriori Terre Indigene o dai suoi tentativi di riformarli, trasferendone la responsabilit\u00e0 dal Ministero della Giustizia (da cui dipende la FUNAI) al Ministero dell\u2019Agricoltura spesso impegnato a difendere gli interessi dell\u2019agrobusiness storicamente contrapposti a quelli delle popola zioni indigene. Un settore economico, quest\u2019ultimo, che ha apertamente sostenuto e appoggiato il presidente fascista \u00a0sin dalla campagna elettorale. Nell\u2019ambito di questo quadro generale, si ripresentano periodicamente come uno spettro minaccioso i tentativi di reinterpretare le norme costituzionali, perpetrati prevalentemente da avvocati che difendono i differenti attori che nutrono interessi sulle Terre indigene, in nome della teoria del \u201cmarco temporal\u201d. Formula che indica un\u2019interpretazione restrittiva dei di ritti costituzionali riconosciuti alle popolazioni native, secondo la quale sarebbe possibile concedere la demarcazione delle Terre solo a quei popoli che vi vivevano alla data del 5 ottobre 1988 quando \u00e8 stata promulgata la Costituzione. Quest\u2019ultima sancisce che vadano riconosciute come Terre Indigene quelle \u201ctradizionalmente occupate dagli indios\u201d ovvero \u201cabitate da gli indios con carattere permanente, utilizzate per le loro attivit\u00e0 produttive, indispensabili per la preservazione delle risorse ambientali necessarie al loro benessere e alla loro riproduzione fisica e culturale, secondo i propri usi, costumi e tradizioni\u201d (Titolo VIII, Cap. VIII, art. 231)\u00a0 I popoli indigeni, inoltre, detengono l\u2019usufrutto esclusivo sulle loro terre che gestiscono in maniera collettiva, dal momento che su queste non vige un regime di propriet\u00e0 privata. Nonostante questo, la FUNAI (che conta su presidente e funzionari scelti dal governo Bolsonaro), attraverso l\u2019Instru\u00e7\u00e3o Normativa 9 si \u00e8 recentemente mossa nella direzione di legittimare l\u2019emissione di titoli di propriet\u00e0 nelle terre indigene a beneficio di privati cittadini, mentre il governo ha proposto progetti di legge che favoriscano lo sfruttamento delle risorse minerarie . Tale tesi, nell\u2019ambito del dibattito ermeneutico-giuridico brasiliano, viene smentita dalla teoria do indigenato alla quale si ispira la Costituzione che nell\u2019articolo dedicato ai popoli indigeni sopracitato definisce e riconosce i diritti territoriali come \u201coriginari\u201d nel senso di anteriori alla formazione dello Stato (Mar\u00e9s 1998). In un tale quadro si moltiplicano i casi d\u2019invasione e di sfruttamento illegale delle risorse naturali di questi territori, coerentemente con quanto rimarcato da Henri Acselrad che indica fra le principali cause di conflit ti ambientali in Brasile gli attuali processi di deregolamentazione e indebolimento delle capacit\u00e0 di controllo da parte degli enti e organi pubblici (Oliveira, Siman 2018)13. Per denunciare le responsabilit\u00e0 politiche che hanno innescato tali pro cessi e testimoniarne la gravit\u00e0, una delegazione di rappresentanti delle popolazioni indigene, nell\u2019autunno 2019, nell\u2019ambito della campagna Sangue indigena: nem uma gota a mais (Sangue indigeno, non una goccia in pi\u00f9), ha percorso 12 Paesi europei: Italia, Citt\u00e0 del Vaticano, Germania, Svezia, Norvegia, Olanda, Portogallo, Belgio, Svizzera, Francia, Regno Unito e Spagna. \u00c8 stato possibile accompagnare la delegazione nelle tappe italiane iniziali di Roma e Bologna, osservando, da vicino, le pratiche e ascoltando le re toriche riprodotte nel corso di interviste giornalistiche e incontri pubblici. L\u2019Italia \u00e8 stata inserita nel \u201ctour\u201d, in particolare, per permettere a indigene e indigeni di partecipare al Sinodo dedicato all\u2019Amazzonia indetto da Papa Francesco. Nel 2019 nei primi 9 mesi del governo Bolsonaro, il numero di Terre Indigene in cui si sono verificate invasioni \u00e8 raddoppiato rispetto all\u2019anno precedente: 153 contro 76 (Cimi 2019).. La struttura organizzativa dell\u2019APIB sembra rappresentare un\u2019architettura efficace per scongiurare i rischi di frammentazione emersi frequentemente nella storia del movimento indigeno. L\u2019organizzazione attraverso figure di coordinamento afferenti alle associazioni che la compongono, in luogo di un rappresentante unico, le sta permettendo di rimanere unita e di agire con efficacia tanto a livello nazionale, quanto nei contesti regionali. La struttura acefala \u2013 per usare una terminologia classica per l\u2019antropologia politica \u2013 ha evitato l\u2019insorgenza di dinamiche conflittuali interne, frutto di eventuali so spetti di accentramento del potere. Infatti, a livello di organizzazione politica dei singoli popoli, configurazioni caratterizzate da leadership centralizzate, in molti casi sono un lascito di un processo storico nel quale l\u2019influenza delle politiche indigeniste federali ha rivestito un ruolo importante concorrendo alla creazione delle figure di cacique e vice-cacique; cariche che rispondevano alle esigenze governative di amministrare il territorio e di gestire (se non controllare) il rapporto con i singoli popoli. Inoltre, \u00e8 importante tenere in considerazione le gi\u00e0 citate significative differenze fra gruppi, dal punto di vista delle modalit\u00e0 di relazione interetnica oltre che delle traiettorie specifiche delle associazioni su base regionale o etnica sorte nel corso degli anni. Elementi che concorrono a fornire una chiave di lettura per interpretare, da un lato, i motivi per cui forme di associazionismo esogene basate su strutture verticali gerarchizzate abbiano avuto storicamente vita breve subendo una progressiva perdita di legittimazione e rappresentativit\u00e0, e, dall\u2019altro, le pi\u00f9 promettenti prospettive che l\u2019APIB ha di fronte grazie alla sua \u201carticolazione\u201d fra associazioni indigene. Durante la campagna il tema al quale erano dedicati eventi pubblici e interviste ai media era, nella maggior parte dei casi, il processo di deforestazione in Amazzonia, tornata al centro dell\u2019attenzione mediatica internazionale a causa dei roghi che nei mesi precedenti avevano devastato porzioni impor tanti di foresta: nel periodo Gennaio-Agosto 2019, gli incendi sviluppatisi nel Paese erano stati infatti il 71% in pi\u00f9 rispetto a quelli relativi allo stesso periodo del 2018 (INPE-Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais 2019). I leader indigeni venivano inizialmente chiamati a intervenire su tale argomento, come si evince dai titoli che erano stati dati alle iniziative: come per l\u2019evento \u201cL\u2019Amazzonia brucia, i popoli indigeni resistono!\u201d che ha avuto per protagonisti una portavoce e 3 rappresentanti dell\u2019APIB e che si \u00e8 svolto in un\u2019ampia sala dell\u2019ESC centro culturale autogestito. Loro, esordivano dal palco salutando con una parola nella loro lingua materna per poi sviluppare il resto delle loro riflessioni in portoghese anche per permettere la traduzione in italiano. \u201cIncorniciare\u201d i discorsi con termini in lingua indigena all\u2019inizio e alla fine dei propri interventi pu\u00f2 essere letto come uno strumento comunicativo simbolico che permette di asserire e confermare la propria identit\u00e0 etnica oltre a riflettere una competenza come bilingual cultural brokers (Graham 2002, p. 213)16. La creativit\u00e0 nel miscelare lingue e registri linguistici che arrivava anche a decostruire e \u201cgiocare\u201d con le parole in portoghese dei non indigeni, aveva permesso loro di mantenere viva l\u2019attenzione della platea che aveva gremito la sala e ascoltato in rigoroso silenzio fino al dibattito finale. Alberto Terena, dopo aver specificato che il suo popolo vive nel Mato Grosso do Sul (non appartenente all\u2019Amazzonia Legale) dava il via alla propria testimonianza pubblica con queste parole: \u201cLa sofferenza del nostro popolo cambia solo di luogo: \u00e8 la stessa situazione in tutti i biomi nei quali vivono i popoli indigeni in tutto il Brasile, la sofferenza \u00e8 la stessa: siamo i popoli originari del nostro Paese e siamo senza la nostra madre terra per la nostra sopravvivenza\u201d. Il Mato Grosso do Sul, nello stesso periodo in cui l\u2019attenzione mediatica globale era rivolta solo agli incendi in Amazzonia, aveva guadagnato in effetti il triste primato di Stato brasiliano che aveva visto l\u2019incremento maggiore nel numero di incendi nel periodo Gennaio-Agosto 2019: addirittura +249% rispetto all\u2019anno precedente (INPE 2019, p. 5). Eliseu Guarani Kaiow\u00e1, nel suo intervento, svelava le dinamiche economico-politiche sottostanti a tali processi: nel Mato Grosso do Sul la foresta viene tagliata per essere sostituita da piantagioni di canna da zucchero, di soia o di eucalipto. Gli agrotossici usati in questi campi e permessi dai governi brasiliani negli ultimi anni, stanno inquinando sorgenti e fiumi dall\u2019im portanza vitale per i territori indigeni. L\u2019alto prezzo che questo popolo sta pagando in termini di vite umane nella lotta per difendere le proprie terre \u00e8 confermato dai dati raccolti dal CIMI (Conselho Indigenista Mission\u00e1rio), visto che dal 2003 al 2014 pi\u00f9 della met\u00e0 degli indigeni uccisi in questi anni in Brasile vivevano nel Mato Grosso do Sul: 377 su 687 (Zelic 2018). Riportando continuamente l\u2019attenzione sul \u201cSangue indigeno\u201d, tema centrale della loro campagna itinerante di sensibilizzazione, le narrazioni dei le adersi sviluppavano e s\u2019indirizzavano verso una marcata politicizzazione. Lo stesso avviene anche attraverso segni esteriori come i colorati e appariscenti cocar (copricapo piumati) indossati durante gli incontri.\u00a0 Il bioma amazzonico \u00e8 compreso all\u2019interno di quella che viene definita Amaz\u00f4nia Legal che comprende gli stati di Acre, Amap\u00e1, Amazonas, Par\u00e1, Rond\u00f4nia, Roraima, Tocantins, Mato Grosso. Alcuni paesi comprano prodotti brasiliani, tipo la carne, proprio quelli che noi stiamo bagnando con il nostro sangue, prodotti che stanno sulle tavole oggi in vari Paesi, sono alimenti che anche qui in Europa stanno mangiando e vengono da l\u00e0 proprio dove noi stiamo versando il nostro sangue: la soia, il mais, i bovini. Da almeno trent\u2019anni si discute di degrado ambientale come di deforestazione. Se ne parla nelle scuole, nelle comunit\u00e0 sia territoriali che virtuali, nell\u2019arte e nei documentari, in numerose ricerche e studi scientifici, nelle relazioni di istituzioni internazionali e nelle denunce delle ONG e delle popolazioni locali. Al rapporto tra uomo, natura e individuo, Papa Francesco ha dedicato 192 pagine di un\u2019enciclica, la Laudato si\u2019, tanto appassionata quanto lucida nell\u2019analizzare in profondit\u00e0 le radici e le conseguenze della crisi ecologica che attanaglia il nostro mondo e il no stro tempo, mettendo in guardia dallo strapotere della finanza e dalla debolezza della politica, tracciando allo stesso tempo le linee per promuovere un modello alternativo di sviluppo umano integrale. I problemi sollevati dall\u2019enciclica sono di una tale urgenza e portata storica che risulta difficile comprendere il motivo per cui non siano state ancora prese delle misure e decisioni efficaci, con la determinazione e il senso di responsabilit\u00e0 necessari a scongiurare un peggioramento ulteriore e irreparabile della situa zione. Tali questioni, quasi improrogabili, rimpallano tuttavia tra coscienze e vertici mondiali, tra progressi e rallentamenti, tra momenti in cui tornano al centro dell\u2019interesse comune e altri in cui scompaiono, assorbite dalla cronaca. E dal prevalere del pensiero e della logica economi cistica. La dimensione finanziaria e speculativa sembra essere divenuta la principale preoccupazione e prio di paradigma, tanto auspicato anche dalla Chiesa cattolica. Nel 1995 si tenne la prima Conferenza della Convenzione ONU sul cambiamento climatico (UNFCCC). Ma solo due anni pi\u00f9 tardi a Kyoto, dopo dure e in tense trattative, venne siglato il primo storico trattato internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra. L\u2019impegno restava ristretto ai soli Paesi industria lizzati e prevedeva delle azioni per il periodo 2008 2012. Fin da subito gli Stati Uniti si rifiutarono di ratificare l\u2019atto mentre il Canada usc\u00ec dal protocollo nel 2011. Nel 2008 alla Conferenza di Poznan, in Polonia, vennero definiti i primi meccanismi di supporto ai Paesi in via di sviluppo, mentre Nuova Zelanda, Australia, USA e Canada vanificano tutti gli sforzi volti all\u2019introduzione nell\u2019accordo di riferimenti espliciti ai diritti delle popolazioni indigene. Nel 2009 a Copenaghen si cerc\u00f2 senza successo di stabilire nuovi obiettivi e impegni ma l\u2019accordo non fece altro che rimandare le decisioni al 2015. Un notevole successo fu comunque l\u2019introduzione, per la Si \u00e8 dato per scontato che le tematiche ambientali fossero parte viva di una sensibilit\u00e0 universale, interiorizzate dal l\u2019individuo come valori assoluti. E invece l\u2019immensa contingenza della situazione \u00e8 passata in secondo piano e i problemi della deforestazione sono stati di volta in volta banalizzati, sminuiti, procrastinati, delegati ad altri, relegati in qualche nicchia o ancora peggio ignorati rit\u00e0 dell\u2019intera questione, alla quale tutto viene subordinato. Si \u00e8 dato ingenuamente per scontato che le tematiche ambientali fossero parte viva di una sensibilit\u00e0 universale, assimilate e interiorizzate dall\u2019individuo come valori assoluti indipendentemente da posizioni, appartenenze e opinioni di sorta. E invece paradossalmente l\u2019immensa contingenza della situa zione \u00e8 passata in secondo piano e i problemi della deforestazione sono stati di volta in volta banalizzati, sminuiti, procrastinati, delegati ad altri, relegati in qualche nicchia o ancora peggio ignorati. Infatti, ripercorrendo la storia dei vari accordi e vertici internazionali sul clima, si riscontra come dal 1992, anno cui \u00e8 stato organizzato il primo storico Summit per la Terra di Rio de Janeiro, ad oggi, anche se nume rosi passi in avanti sono stati fatti, altrettanti sono stati i problemi e le deviazioni. Molti sono gli interessi che hanno contrastato il percorso verso il cambiamento prima volta, della necessit\u00e0 di evitare il superamento della soglia di 2 \u00b0C nell\u2019aumento delle temperature del pianeta. Tre anni dopo, a Doha, il protocollo di Kyoto venne esteso fino al 2020 e fu anche approvato l\u2019importante meccanismo risarcitorio del \u201cLoss and Da mage\u201d, secondo cui si stabiliva che le nazioni \u201cricche\u201d dovessero assumersi l\u2019onere economico dei danni cli matici subiti dai Paesi in via di sviluppo. Nel 2013 a Varsavia venne istituito un meccanismo di contrasto alla deforestazione nei Paesi in via di sviluppo mentre durante la Conferenza di Parigi sul clima (la cosiddetta COP 21 del dicembre 2015), venne siglato un importante patto climatico globale. Tuttavia, nonostante questi lodevoli tentativi di mettere d\u2019accordo i Paesi del mondo e i loro diversi e spesso contrastanti interessi, i progressi che si stanno facendo sono troppo timidi e lenti. A ricordarcelo, tra i vari autori ed esponenti del movimento scientifico. Nella filigrana delle loro azioni si rivede la voglia di riportare al centro della discussione pubblica e dell\u2019agenda politica la necessit\u00e0 di intervenire in maniera decisa e immediata, per evitare conseguenze ne faste per il clima e le popolazioni. Un clima che cambia, una popolazione in aumento, una domanda crescente di cibo ed energia, l\u2019espansione delle aree urbane e molti altri fattori, rappresentano infatti, nel loro complesso, gravi minacce per le risorse naturali e la biodiversit\u00e0 in tutto il mondo, non solo nei Paesi in via di sviluppo. Nonostante gli impegni internazionali e le mobilitazioni collettive, la resistenza dei modelli di sviluppo basati sul mero raggiungimento del profitto a scapito del bene comune e della sostenibilit\u00e0 ambientale sembra tuttavia per durare. Il compromesso tra due volont\u00e0 sostanzialmente dissonanti, da un lato quella di rispondere con determinazione all\u2019emergenza ambientale e dall\u2019altro quella di perpetuare lo status quo e assicurare il benessere economico e lo stile di vita attuali dei pi\u00f9 ricchi, risulta sempre pi\u00f9 insufficiente, deludente e rischioso, poich\u00e9 si traduce di fatto in decisioni vile legate alla protezione della foresta amazzonica. Proprio durante il recente G20 di fine giugno in Giap pone, in risposta ai timori oggettivi espressi da pi\u00f9 parti circa l\u2019aumento della deforestazione, Bolsonaro aveva risposto con sfrontatezza, negando l\u2019esistenza di questo processo e minimizzando la rilevanza del l\u2019intero fenomeno, etichettato come effetto di una fantomatica \u201cpsicosi ambientale\u201d. Tuttavia, gli stessi dati ufficiali diffusi dall\u2019Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale del Brasile ci dicono ben altro, come gi\u00e0 descritto ampiamente in questo dossier. Qui ricordiamo solo che nei primi sei mesi di go verno Bolsonaro sono andati perduti, a causa di incendi e disboscamento illegale, 2.273 km quadrati di foresta, pari a una volta e mezza il territorio della citt\u00e0 di S\u00e3o Paulo. Il compromesso tra due volont\u00e0 dissonanti, da un lato quella di rispondere con determinazione all\u2019emergenza ambientale e dall\u2019altro quella di perpetuare lo status quo e assicurare il benessere economico e lo stile di vita attuali, risulta sempre pi\u00f9 insufficiente e rischioso, poich\u00e9 si traduce in decisioni deboli e remissive, in cui i principi etici e le evidenze scientifiche vengono piegate al volere e ai tornaconti del sistema economico e finanziario deboli e remissive, in cui i principi etici e le evidenze scientifiche vengono piegate al volere e ai tornaconti del sistema economico e finanziario. In questo quadro ambivalente e complesso si inseriscono anche le azioni di contrasto e regolamenta zione\/contenimento delle attivit\u00e0 di deforestazione. Le azioni di disboscamento, per quanto universalmente riconosciute come determinanti del cambia mento climatico e della perdita della biodiversit\u00e0, vengono con complice indulgenza tollerate alla luce di interessi economici preponderanti e paure psicologiche intrinseche, come quelle di veder ridotto il proprio potere d\u2019acquisto. Il risultato \u00e8 che, seppure sia unanime mente accertata ed evidente l\u2019importanza delle foreste per il futuro dell\u2019umanit\u00e0, le politiche messe in campo dai governi per la loro salvaguardia riflettono la logica e le contraddizioni sopra descritte, quando non vanno addirittura a minimizzare e a ostacolare deliberatamente le ragioni ambientali, a partire dal l\u2019amministrazione USA. In particolare, per quanto riguarda i danni enormi che causa la deforestazione, sono soprattutto i provvedimenti dell\u2019attuale presidente brasiliano a creare apprensione, poich\u00e9 gi\u00e0 in campagna elettorale il suo atteggiamento manifesto \u00e8 stato di totale insofferenza verso le istanze dei popoli indigeni e della societ\u00e0 ci Ma osserviamo anche fenomeni di deviazione e di depistaggio da parte delle istituzioni pubbliche del Paese. L\u2019ex ministro brasiliano dell\u2019ambiente, Edson Duarte, aveva dichiarato che il disboscamento \u00e8 da attribuirsi in particolare alla \u00abcriminalit\u00e0 organizzata che agisce illegalmente in Amazzonia distruggendo le ricchezze naturali del Paese\u00bb. Tuttavia se questo pu\u00f2 es sere in parte vero, sappiamo come la deforestazione illegale si faccia strada con l\u2019avanzare di infrastrutture legali e autorizzate, che penetrano nella foresta \u201cripu lita\u201d e che la rendono facile preda di allevatori di bestiame e coltivatori di soia. Hanno sollevato l\u2019indignazione di tutta l\u2019opinione pubblica le immagini degli incendi di agosto 2019 nell\u2019Amazzonia brasiliana, alle quali, in aperta pole mica e contrasto con Bolsonaro, hanno fatto seguito l\u2019interruzione dei finanziamenti da parte di Norvegia e Germania al fondo governativo che si occupa di Amazzonia, la minaccia da parte del presidente francese Macron di far deragliare l\u2019accordo di libero scambio MERCOSUR e la richiesta di una convergenza dei leader del G7 nell\u2019aiuto ai Paesi colpiti. Bolsonaro, sommerso dalle critiche, ha inviato l\u2019esercito per spegnere gli incendi e, soprattutto, per calmare un\u2019opinione pubblica finalmente allarmata dalla risonanza data al fenomeno. Ad esempio ad agosto i satelliti della NASA che monitorano gli incendi nella foresta amazzonica hanno descritto una realt\u00e0 che in parte ridimensionerebbe quanto diffuso precedentemente dall\u2019INPE e solo apparentemente solleverebbe il contestatissimo presidente brasiliano. Tali dati ci inchiodano per\u00f2 a un paradosso tragico. Se in alcune regioni del Brasile i focolai sono addirittura diminuiti, all\u2019inizio di agosto lo stato pi\u00f9 esteso del Brasile, Amazonas, ha dichiarato lo stato di emergenza a causa del grande numero di incendi boschivi nella regione. Ma queste controversie sui dati, che in alcuni casi tendono perfino a rassicurare l\u2019opinione pubblica e smentire i detrattori del presidente brasiliano, letti con lucidit\u00e0 e in prospettiva sono, in ogni caso, durissimi e devastanti. Anzitutto ci dicono che la deforestazione continua incessante e non accenna a diminuire. In secondo luogo ci dicono che gli incendi per liberare nuove terre non sono sporadici ma la norma, e che proprio ogni anno durante la stagione secca f ino a novembre il loro numero au menta sensibilmente, mentre poco o niente si fa per contrastarli se non a seguito di uno scandalo mediatico ma senza dei meccanismi automatici. E sono questa continuit\u00e0 e normalit\u00e0 che dovrebbero scandalizza Paesi dell\u2019UE nel favorire la deforestazione, e l\u2019accordo di libero scambio che si sta concretizzando con il MER COSUR non pu\u00f2 che aggravare la situazione. Man mano che gli impatti dei cambiamenti climatici e la variabilit\u00e0 climatica diventano sempre pi\u00f9 evi denti in molte parti del mondo, il ruolo positivo delle foreste nel contrastare i cambiamenti climatici \u00e8 stato ampiamente riconosciuto dalla comunit\u00e0 scientifica2. L\u2019Amazzonia \u00e8 dunque una fondamentale protezione naturale che limita le cause e mitiga gli effetti dei cambiamenti climatici, poich\u00e9 agisce come una sorta di polmone gigante, in grado di assorbire il carbonio. Inoltre foreste come quelle dell\u2019Amazzonia svolgono un ruolo essenziale nel ridurre le vulnerabilit\u00e0 delle comunit\u00e0 e degli ecosistemi e nel migliorare la loro resilienza ai cambiamenti climatici. Senza affrontare adeguatamente la governance delle foreste e integrare le questioni relative ai cambiamenti climatici nelle poli Per la foresta amazzonica e gli altri grandi biomi del mondo si presenta una sfida strutturale e globale, che ha bisogno di interventi concreti e di un\u2019attenzione co stante dei media, degli attori internazionali e dell\u2019opinione pubblica. Essa non pu\u00f2 limitarsi all\u2019emotivit\u00e0 passeggera o al solo confronto politico, n\u00e9 all\u2019eccezionalit\u00e0 di una occasionale presa di coscienza re e preoccupare perch\u00e9 cogliendo proprio il recente appello della Conferenza Episcopale Brasiliana, c\u2019\u00e8 bi sogno di un\u2019azione immediata. Per la foresta amazzonica e gli altri grandi biomi del mondo si presenta una sfida ancora maggiore, strutturale e globale che ha bi sogno di interventi concreti e di un\u2019attenzione co stante dei media, degli attori internazionali e dell\u2019opinione pubblica. Essa non pu\u00f2 limitarsi all\u2019emotivit\u00e0 passeggera o al solo confronto politico, n\u00e9 tanto me no all\u2019eccezionalit\u00e0 di una occasionale presa di co scienza. Il legname proveniente dall\u2019Amazzonia brasiliana, secondo Greenpeace e altre organizzazioni che si occupano di diritti umani, \u00e8 spesso legato a violazioni dei diritti dei popoli indigeni, delle comunit\u00e0 locali e delle leggi ambientali del Paese. Un esempio significativo \u00e8 quello dell\u2019Ip\u00e9, uno dei legni pi\u00f9 duri e pregiati al mondo, utilizzato come parquet da esterni, prodotto nello stato brasiliano del Par\u00e1. Tra marzo 2016 e settembre 2017, undici Paesi dell\u2019Unione Europea hanno importato circa 10 milioni di metri cubi di questo legno provenienti da aree a rischio del Paese, e dove, attraverso la falsificazione dei registri che censiscono le foreste, vengono spesso rilasciate concessioni su stime appositamente gonfiate. Anche in questo caso \u00e8 palese la responsabilit\u00e0 indiretta deitiche forestali nazionali, la gestione efficace dei boschi non sar\u00e0 probabilmente mai raggiunta3. Essa diviene dunque essenziale in una visione pi\u00f9 ampia di sostenibilit\u00e0 del sistema globale, senza la quale il degrado ambientale e l\u2019accelerazione del cambiamento climatico non possono essere arrestati e contrastati. Fattori pi\u00f9 ampi come quelli della sicurezza alimentare, della produttivit\u00e0 agricola, della domanda e offerta di energia, dei trasporti e dello sviluppo rurale, sono infatti tutti interconnessi e legati in qualche modo a una gestione sostenibile delle foreste. In questo senso, \u00e8 cruciale il coordinamento e la cooperazione tra tutti i set tori che in diversa misura incidono sul modo in cui la terra viene utilizzata. A livello complessivo, i cambiamenti climatici comportano gravi rischi per l&#8217;ambiente e per la sopravvivenza stessa della specie umana4. In termini economici, le foreste tropicali distrutte ogni anno rappresentano una perdita di capitale forestale del valore di 45 miliardi di dollari. Ma oltre questo tipo di perdita, di struggendo le foreste scompaiono anche i potenziali ricavi e l\u2019occupazione futura che potrebbero derivare dalla loro gestione sostenibile5. Nel dibattito sui processi di deforestazione, spesso si confonde tra cause e agenti, pensando erroneamente che il ruolo e l\u2019atteggiamento dei diversi attori . Le istituzioni preposte alla salvagurdia della foresta amazzonica, come Ibama e Funai, stanno oggi scontando ancora la presenza nei loro posti di comando di fedelissimi di Bolsonaro che lo proteggono e lo spingono a rivedere la propria prassi politica sino a due anni fa improntata al mantenimento dei privilegi per la classe bianca. La Chiesa cattolica attraverso la CEAMA( conferenza episcopale amazzonica), voluta da papa Francesco, e il CIMI( consiglio indigenista missionario) cerca di concettizzare, formare e proteggere i popoli originari nelle loro culture e tradizioni e allo stesso tempo si sforza di offrire un discreto protagonismo ai laici delle differenti etnie che compongono il variegato mondo della foresta amazzonica. Io personalmente spero al rientrare in Brasile di poter contribuire in questo processo integrativo e formativo che esige pi\u00f9 democrazia costituzionale dallo Stato del Brasile, ma, in ultima analisi, pi\u00f9 centralit\u00e0 a livello internazionale e comunicativo per poter attuare processi di cambiamento glocali. La Chiesa e le chiese giocheranno un ruolo fondamentale nei prossimi anni!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>padre Gianni Manco Con l\u2019elezione presidenziale di Jair Bolsonaro nel 2018 si \u00e8 venuto a creare un contesto politico marcatamente ostile ai popoli indigeni: come si evince dalla volont\u00e0 apertamente espressa dal presidente di arrestare i processi di demarcazione di ulteriori Terre Indigene o dai suoi tentativi di riformarli, trasferendone la responsabilit\u00e0 dal Ministero della Giustizia (da cui dipende la FUNAI) al Ministero dell\u2019Agricoltura spesso impegnato a difendere gli interessi dell\u2019agrobusiness storicamente contrapposti a quelli delle popola zioni indigene. 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