{"id":28587,"date":"2025-02-19T08:26:50","date_gmt":"2025-02-19T08:26:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=28587"},"modified":"2025-02-19T08:26:51","modified_gmt":"2025-02-19T08:26:51","slug":"perche-una-campagna-nonviolenta-sui-debiti-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=28587","title":{"rendered":"Perch\u00e9 una campagna nonviolenta sui debiti di guerra?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Antonio De Lellis<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una pratica nonviolenza applicata ai temi finanziari e dei debiti illegittimi potrebbe ispirarsi ai tre livelli richiamati nel bellissimo volumetto di Pax Christi International &#8220;La nonviolenza di Ges\u00f9. Operare la pace secondo i vangeli&#8221;: coinvolgersi nelle vicende umane e sociali; scuotere le coscienze, denunciare e resistere alle ingiustizie; essere dalla parte degli ultimi. Il libro propone 7 verbi per un percorso nonviolento: Prevenire; Intervenire; Resistere; Riconciliare; Difendere; Costruire e Vivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo ad applicarli ad un tema cruciale come quello delle spese militari ed in particolare a quello correlato dei debiti pubblici necessari per finanziare questa scellerata scelta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo dall&#8217;ultimo messaggio\u00a0 di Papa Francesco. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Messaggio di papa Francesco sul tema \u201c<strong>Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace\u201d, <\/strong>per la 58ma Giornata Mondiale della Pace, si richiede, tra le altre cose, una nuova architettura mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il drammatico problema di <em>governance<\/em> delle Istituzioni Economiche Internazionali. <\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Esiste dunque per Papa Francesco un drammatico problema di <em>governance<\/em> delle Istituzioni Economiche Internazionali ed \u00e8 lecito domandarsi se sia lecito che la finanza conti di pi\u00f9 del numero di esseri umani nel decidere le politiche economiche mondiali. Questo cosa comporta? Comporta che non esiste pi\u00f9 il \u201ccontratto sociale\u201d, la mediazione tra le parti, poich\u00e9 un ceto sociale, quello degli investitori finanziari e degli speculatori, si \u00e8 sottratto alla \u201cpolis\u201d in cui avvengono i confronti. C&#8217;\u00e8 gi\u00e0 stata nella storia una architettura finanziaria? S\u00ec, il sistema economico internazionale architettato nel 1944 a Bretton Woods per i Paesi ad economia di mercato prevedeva un sistema a cambi fissi, in cui tutte le valute erano convertibili in dollari e il dollaro era l\u2019unica valuta convertibile in oro. La minore incertezza e maggiore stabilit\u00e0 dei cambi rese stabili le economie, la presenza di regole relativamente affidabili aveva permesso non solo una prodigiosa crescita economica, ma, per la prima volta nella storia dell\u2019umanit\u00e0, una sua diffusione tra tutti i ceti sociali e in tutte le regioni del mondo. Anche i Paesi africani, asiatici e dell\u2019America Latina poterono raggiungere ritmi di crescita mai sperimentati e anche le famiglie pi\u00f9 povere riuscirono, a partire dagli Anni Sessanta in Europa e nel mondo, ad offrire ai loro figli un\u2019istruzione superiore e di livello universitario. Questo consent\u00ec, fino agli Anni Settanta, una forte mobilit\u00e0 sociale, un benessere diffuso mai sperimentato prima e un sistema di welfare che proteggeva le fasce pi\u00f9 deboli ed era consentito da due elementi: tassi di crescita delle economie pi\u00f9 alti dei tassi di interesse (cosicch\u00e9 la crescita delle entrate fiscali, correlate alla crescita del reddito, fosse pi\u00f9 marcata della crescita degli interessi passivi sul debito pubblico, correlati ai tassi di interesse) e forti vincoli ai flussi finanziari. Ma la fase del capitalismo \u201cdal volto umano\u201d si interruppe bruscamente agli inizi degli Anni Settanta per due fatti traumatici. A causa delle altissime e persistenti spese militari statunitensi, causate dalla prolungata guerra in Vietnam, la Federal Reserve aveva messo in circolazione una massa enorme di dollari, insostenibile e incompatibile con il sistema a cambi fissi di Bretton Woods che prevedeva la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro. Di fronte a questa situazione, nel 1971, il presidente Nixon annunci\u00f2 improvvisamente la sospensione della convertibilit\u00e0 di dollari in oro, facendo saltare tutto il sistema a cambi fissi e determinando una forte e prolungata perturbazione nell\u2019economia mondiale. Due anni dopo, nel 1973, la guerra del Kippur fece esplodere il prezzo del petrolio e dell\u2019energia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"464\" height=\"293\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/debitoItaliano.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-28589\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/debitoItaliano.png 464w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/debitoItaliano-300x189.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La globalizzazione e la concentrazione del potere economico. <\/strong>Un altro elemento importante \u00e8 che dopo la globalizzazione, il potere economico \u00e8 concentrato in pochissime mani e sfugga di fatto al controllo democratico delle opinioni pubbliche. Le politiche di Thatcher in Gran Bretagna e di Reagan negli Stati Uniti, a partire dagli Anni Ottanta, portarono al graduale smantellamento dei sistemi di protezione sociale nei loro Paesi (che hanno in parte resistito maggiormente nell\u2019Europa continentale), a politiche monetarie caratterizzate da alti tassi di interesse che, facendo alzare il livello medio dei tassi di interesse a livello mondiale, hanno reso insostenibile per i governi di tutto il mondo la spesa per interessi passivi sul debito pubblico, costringendoli a drastici tagli sulla spesa sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ma fu soprattutto la <em>deregulation<\/em> finanziaria<\/strong> a cambiare la faccia del mondo. Accogliendo precise istanze degli ambienti finanziari, vennero gradualmente eliminati negli USA, in Gran Bretagna e, successivamente, in Europa (spesso da governi \u201csocialdemocratici\u201d o socialisti, che avevano adottato <em>in toto<\/em> politiche economiche ultra-liberiste) tutti i vincoli ai flussi internazionali di capitale. A partire dagli Anni Novanta la globalizzazione era dunque un fatto compiuto. In pochi secondi si potevano spostare da una borsa all\u2019altra del pianeta miliardi di dollari. Il capitale era perfettamente mobile, mentre la mobilit\u00e0 del lavoro, anche quando legale, era comunque lenta, costosa e imperfetta. Mentre dal \u201945 agli Anni \u201980 le crisi finanziarie furono poco frequenti e di portata molto limitata, dall\u201987 a oggi (cio\u00e8 dai primi anni della globalizzazione a oggi) se ne contano gi\u00e0 4 catastrofiche e di dimensione planetaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per comprendere perch\u00e9 il tema del debito ci interessa, occorre guardare da vicino la storia del debito pubblico italiano.<\/strong> La storia del debito pubblico dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia a oggi mostra una realt\u00e0 diversa dalla narrazione secondo cui l\u2019inefficienza dell\u2019economia italiana sia dovuta unicamente alla spesa fuori controllo e alla corruzione. A essere rimosso \u00e8 infatti il ruolo dell\u2019impresa privata nostrana e dei suoi protagonisti. Se dal 1861, alla nascita della Repubblica, le impennate dell\u2019indebitamento si spiegano sostanzialmente con le avventure belliche, la sua crescita anomala dopo gli anni Sessanta (del secolo scorso) non fu frutto della spesa sociale \u2013 rimasta inferiore agli altri paesi avanzati \u2013 ma del sostegno a un\u2019industria privata fragile, che faticava a reggere la conflittualit\u00e0 operaia e la concorrenza internazionale. Dopo la fine del boom economico l\u2019impresa pubblica assorb\u00ec aziende decotte e soccorse un capitale privato in ritirata dal rischio d\u2019impresa, con sussidi diretti alle aziende superiori alla media europea e con una pressione fiscale molto generosa con profitti e rendite. Nel periodo successivo alla crisi del 2008 i debiti pubblici sono per\u00f2 cresciuti ovunque. Alcune delle cause che determinano la formazione distorta del debito pubblico italiano sono da attribuire a: meccanismi fiscali (mancata progressivit\u00e0, evasione, elusione, paradisi fiscali). L\u2019articolo 53 della costituzione afferma che \u201cTutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit\u00e0 contributiva\u201d ed aggiunge che \u201cil sistema tributario \u00e8 informato a criteri di progressivit\u00e0\u201d. Il che significa che la ricchezza non deve essere tassata tutta allo stesso modo, ma che le aliquote\u00a0\u00a0 (percentuali di prelievo) devono crescere al crescere del reddito, secondo un sistema di scaglioni. Ma la progressivit\u00e0 serve anche a ridurre le disuguaglianze e ad attivare il principio di solidariet\u00e0 fra chi ha molto e chi ha poco. Per essere reale, la progressivit\u00e0, ha bisogno non solo di aliquote crescenti al crescere degli scaglioni di reddito, ma anche di cumulabilit\u00e0 dei redditi. Ci sono categorie di persone che hanno una sola fonte di reddito. Ma ci sono categorie pi\u00f9 benestanti che ottengono redditi da pi\u00f9 fonti: per affitti, per interessi su depositi bancari e altro. Se ogni tipo di reddito \u00e8 tassato separatamente, le aliquote pi\u00f9 alte non scattano mai e la progressivit\u00e0 rimane azzoppata. Purtroppo l\u2019Italia si trova in questa situazione perch\u00e9 solo alcuni redditi contribuiscono al cumulo, mentre altri sono tassati separatamente con un\u2019aliquota fissa. E&#8217; emerso che se sommiamo il mancato gettito dovuto alla ridotta progressivit\u00e0 delle riforme fiscali, e al mancato cumulo, otteniamo una perdita per lo stato. Ovviamente lo stato ha colmato questo tipo di ammanco con altro debito che, in virt\u00f9 degli interessi composti, solo fino al 2017, ha prodotto un maggior debito pari a 295 miliardi di euro, corrispondenti al 13% di tutto il debito del 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Ma forse la causa pi\u00f9 importante \u00e8 dovuta ai tassi di interesse sul debito<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>considerato che dal 1992, con esclusione del 2009, ogni anno l\u2019Italia ha restituito ai cittadiniservizi e investimenti per importi inferiori a ci\u00f2 che ha incassato sotto forma di gettito fiscale, si pu\u00f2 affermare che il problema dell\u2019Italia sia l\u2019incapacit\u00e0 di tenere il passo con la spesa per interessi. In altre parole in Italia il debito si moltiplica a causa degli interessi sugli interessi;<\/li>\n\n\n\n<li>un meccanismo noto in ambito bancario come <em>anatocismo <\/em>(dal greco \u1f00\u03bd\u03b1\u03c4\u03bf\u03ba\u03b9\u03c3\u03bc\u03cc\u03c2: composto di \u03b1\u03bd\u03b1- \u00absopra, di nuovo\u00bb e \u03c4\u03bf\u03ba\u03b9\u03c3\u03bc\u03cc\u03c2 \u00abusura, interessi\u00bb). E quando il debitore ci casca dentro non ne esce pi\u00f9 perch\u00e9 il debito si autoalimenta: gli interessi non pagati fanno crescere il capitale, e la crescita del capitale fa crescere gli interessi in una rincorsa senza fine.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente il caso italiano \u00e8 del tutto anomalo perch\u00e9 a partire dal 1981 <strong>la Banca d\u2019Italia ha \u201cdivorziato\u201d dal Tesoro<\/strong> e non \u00e8 pi\u00f9 intervenuta nell\u2019acquisto di titoli di Stato. La mancanza del cordone protettivo della Banca d\u2019Italia espose il nostro debito alle manovre speculative degli investitori internazionali. Quale fu la ragione del divorzio tra Banca d\u2019Italia e Tesoro? Non lo sappiamo con certezza. Sicuramente una delle conseguenze fu che nel 1984 la scala mobile fu indebolita e nel 1992 definitivamente eliminata. Anche oggi, come allora, le presunte \u201cnecessit\u00e0\u201d di bilancio pubblico sono la leva attraverso cui ridurre il salario, in Italia e in Europa. Con la differenza che oggi l\u2019attacco si estende al salario indiretto, cio\u00e8 al welfare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La corsa al riarmo nei Paesi della Nato<\/strong> provocata dalle minacce di Mosca \u00abcomplicher\u00e0 gli sforzi di riduzione del debito e potrebbe indebolire il loro profilo di credito\u00bb, esacerbando il conflitto sociale al loro interno. Fra i Paesi pi\u00f9 vulnerabili ci sono Spagna e Italia, visto che Madrid e Roma sono caratterizzate dai \u00abmaggiori gap nella spesa per difesa (rispetto all\u2019obiettivo Nato del 2% del Pil, ndr) e i livelli pi\u00f9 bassi di sostegno popolare a ulteriori aumenti di spesa militare\u00bb. <strong>Rischio debito al 147%. <\/strong>\u00c8 l\u2019allarme lanciato da un report dell\u2019agenzia di rating Moody\u2019s, in un report del 28 marzo 2024 sui rialzi delle spese in Difesa intitolato \u00abHigher defence spending will strain budgets, but is credit positive for companies\u00bb. Secondo la ricostruzione dell\u2019agenzia, il debito italiano \u00e8 destinato a lievitare fino al 144% del Pil nel 2030, ma rischia di arrivare al 147% del Pil in caso di raggiungimento della soglia del 2% del Pil prefissata come target dall\u2019Alleanza Atlantica. L\u2019agenzia fa notare nel suo report che l\u2019exploit di spesa militare pu\u00f2 essere \u00abpositiva per le aziende\u00bb, ma rischia di tradursi in un fardello per i Paese in assenza di misure di compensazione. \u00abSenza iniziative di policy come misure di aumento delle entrate, tagli di altri capitoli di spesa, o una combinazione di entrambi &#8211; scrive Moody\u2019s &#8211; centrare il target Nato in modo sostenibile entro il 2030 sar\u00e0 un peso per la solidit\u00e0 di bilancio di Francia, Italia, Germania e Polonia\u00bb. <strong>La situazione potrebbe diventare anche se pi\u00f9 critica se le tensioni geopolitiche spingessero a una spesa militare fino al 4% del Pil, picco simile a quelli degli anni pi\u00f9 intensi della guerra fredda. L\u2019Italia si ritroverebbe, in quel caso, con un rapporto fra debito e Pil al 180%<\/strong>: uno scenario, prosegue l\u2019agenzia di rating, dove \u00abil debito di Germania, Italia e Spagna si avvicinerebbe ai picchi visti durante la pandemia, e li supererebbe in Gran Bretagna, Francia e Polonia\u00bb. <strong>L\u2019impatto sociale del riarmo <\/strong>Moody\u2019s, nel suo approfondimento, valuta anche un beneficio per l\u2019industria della difesa, salvo evidenziare le difficolt\u00e0 delle imprese europee nel tenere testa alle richieste che potrebbero emergere dal mercato. Una complicazione che si sommerebbe a quella, pi\u00f9 vasta, dell\u2019impatto \u00absociale\u00bb della corsa al riarmo su economie gi\u00e0 pervase da fibrillazioni interne. \u00abDato il fardello che rappresenterebbe un aumento della spesa finanziato esclusivamente a debito, i governi probabilmente cercheranno di introdurre misure che aumentino le entrate o introdurranno aggiustamenti alla spesa\u00bb anche per limitare l\u2019impatto di fiducia da parte dei mercati. \u00abQueste pressioni &#8211; prosegue il documento &#8211; probabilmente saranno sentite pi\u00f9 acutamente nei Paesi gi\u00e0 altamente indebitati come Spagna e Italia\u00bb. Le conseguenze dell\u2019exploit di spesa non sarebbero, comunque, un\u2019esclusiva delle economie dell\u2019Europa meridionale. Fra le \u201cvittime\u201d di un rialzo delle spese potrebbe comparire anche la Germania. L\u2019amministrazione di Berlino, si legge nel report, \u00abtrover\u00e0 difficolt\u00e0 nel finanziare una simile spesa indebitandosi, dato il suo tetto al debito sancito dalla Costituzione\u00bb<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"548\" height=\"396\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/image.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28588\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/image.jpg 548w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/image-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 548px) 100vw, 548px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Spese per la difesa fuori dal deficit, la Ue apre, cosa vuol dire per l\u2019Italia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 passare dal 2% a oltre il 3% significa decine (centinaia per l&#8217;Europa) di miliardi di investimenti in pi\u00f9 ogni anno. La scelta di attivare la \u201cclausola di salvaguardia\u201d per le spese della difesa va nella direzione di quanto chiede il governo italiano, che da tempo propone di scorporare le spese della difesa dal Patto di stabilit\u00e0. Il segretario generale dell\u2019Alleanza, Mark Rutte, ha proposto di alzare l\u2019asticella oltre il 3%. Ma arrivare al 3% del Pil per la difesa per l\u2019Italia significa aggiungere 33 miliardi a quello che spende allo stato attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nuovo Patto di stabilit\u00e0, che conserva una forte impronta tedesca ed \u00e8 in vigore da meno di un anno, \u00e8 infatti un po\u2019 meno rigido del precedente ma aumentare le spese militari per gli Stati membri ad alto debito resta complicato e politicamente rischioso. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato in pi\u00f9 di un\u2019occasione che le regole Ue sui conti pubblici impediscono all\u2019Italia di spendere per la difesa come vorrebbe. Occorre dunque alzare l\u2019asticella senza mandare in affanno i conti pubblici. Anche perch\u00e9 il nuovo presidente Usa Donald Trump ha chiesto di portare al 5% il contributo all\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si sceglie questa strada faremo una fine peggiore degli anni 70&#8243; allorquando gli USA fecero saltare l&#8217;architettura finanziaria mondiale siglata a Bretton Woods nel 1944. Oggi come allora le spese militari e i debiti di guerra crearono una forte instabilit\u00e0 che si trascina ancora oggi, aggravata dai vari passaggi della deregolamentazione finanziaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Costruire una nuova architettura finanziaria allora significa soprattutto tenere a bada il sistema finanziario e bandire le spese militari, promuovendo solo gli investimenti per il benessere sociale ed economico dei diseredati e di coloro che sono a rischio povert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La costruzione di una nuova architettura finanziaria rappresenta un orizzonte politico globale fondamentale, forse non alla nostra portata, ma eliminare questo patto scellerato europeo dell&#8217;aumento delle spese militari, lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Rispetto a questo quadro, non resta che attivarsi per una nuova campagna contro i &#8220;debiti di guerra&#8221;. Ed \u00e8 su questa linea che i movimenti che si richiamano ai valori della pace e della nonviolenza possono e devono dare un contributo significativo con ogni azione legale, di boicottaggio, sanzione e disinvestimento.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio De Lellis Una pratica nonviolenza applicata ai temi finanziari e dei debiti illegittimi potrebbe ispirarsi ai tre livelli richiamati nel bellissimo volumetto di Pax Christi International &#8220;La nonviolenza di Ges\u00f9. Operare la pace secondo i vangeli&#8221;: coinvolgersi nelle vicende umane e sociali; scuotere le coscienze, denunciare e resistere alle ingiustizie; essere dalla parte degli ultimi. Il libro propone 7 verbi per un percorso nonviolento: Prevenire; Intervenire; Resistere; Riconciliare; Difendere; Costruire e Vivere. 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