{"id":28350,"date":"2025-01-26T17:38:38","date_gmt":"2025-01-26T17:38:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=28350"},"modified":"2025-01-26T17:38:40","modified_gmt":"2025-01-26T17:38:40","slug":"una-diplomazia-del-disarmo-della-giustizia-e-della-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=28350","title":{"rendered":"Una diplomazia del disarmo, della giustizia e della speranza"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblichiamo una sintesi del lunghissimo intervento del 9 gennaio 2025, rivolto dal papa ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede in occasione degli auguri per il nuovo anno. In esso, che passa in rassegna le principali situazioni di conflitto nel mondo, si invita a una diplomazia della verit\u00e0, del perdono, della libert\u00e0, della giustizia, cio\u00e8 della speranza (s.p.).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I confini (cum-finis) come luoghi di incontro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il clima di insicurezza in cui viviamo spinge a erigere nuove barriere e a tracciare nuovi confini, mentre altri, come quello che da oltre cinquant\u2019anni divide l\u2019isola di Cipro e quello che da oltre settanta taglia in due la penisola coreana, rimangono saldamente in piedi, separando famiglie e sezionando case e citt\u00e0. I confini moderni pretendono di essere linee di demarcazione identitarie, dove le diversit\u00e0 sono motivo di diffidenza, sfiducia e paura: \u00abCi\u00f2 che proviene di l\u00e0 non \u00e8 affidabile, perch\u00e9 non \u00e8 conosciuto, non \u00e8 familiare, non appartiene al villaggio. [\u2026] Di conseguenza si creano nuove barriere di autodifesa, cos\u00ec che non esiste pi\u00f9 il mondo ed esiste unicamente il \u201cmio\u201d mondo, fino al punto che molti non vengono pi\u00f9 considerati esseri umani con una dignit\u00e0 inalienabile e diventano semplicemente \u201cquelli\u201d\u00bb Paradossalmente, il termine confine indica non un luogo che separa, bens\u00ec che unisce, \u201cdove si finisce insieme\u201d (cum-finis), dove si pu\u00f2 incontrare l\u2019altro, conoscerlo, dialogare con lui. Il mio augurio per questo nuovo anno \u00e8 che il Giubileo possa rappresentare per tutti, cristiani e non, un\u2019occasione per ripensare anche le relazioni che ci legano, come esseri umani e comunit\u00e0 politiche; per superare la logica dello scontro e abbracciare invece la logica dell\u2019incontro; perch\u00e9 il tempo che ci attende non ci trovi vagabondi disperati, ma pellegrini di speranza, ossia persone e comunit\u00e0 in cammino impegnate a costruire un futuro di pace. D\u2019altronde, di fronte alla sempre pi\u00f9 concreta minaccia di una guerra mondiale, la vocazione della diplomazia \u00e8 quella di favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati pi\u00f9 \u201cscomodi\u201d o che non si riterrebbero legittimati a negoziare. \u00c8 questa l\u2019unica via per spezzare le catene di odio e vendetta che imprigionano e per disinnescare gli ordigni dell\u2019egoismo, dell\u2019orgoglio e della superbia umana, che sono la radice di ogni volont\u00e0 belligerante che distrugge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eccellenze, Signore e Signori, alla luce di queste brevi considerazioni, vorrei tracciare con voi questa mattina, a partire dalle parole del profeta Isaia, alcuni tratti di una diplomazia della speranza, di cui tutti siamo chiamati a farci araldi, affinch\u00e9 le dense nubi della guerra possano essere spazzate via da un rinnovato vento di pace. Pi\u00f9 in generale, vorrei evidenziare alcune responsabilit\u00e0 che ogni leader politico dovrebbe tenere presente nell\u2019adempiere le proprie responsabilit\u00e0, che dovrebbero essere indirizzate all\u2019edificazione del bene comune e allo sviluppo integrale della persona umana [\u2026].<br>Una diplomazia della verit\u00e0 nello spirito di Helsinki<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una diplomazia della speranza \u00e8 perci\u00f2 anzitutto una diplomazia della verit\u00e0. Laddove viene a mancare il legame fra realt\u00e0, verit\u00e0 e conoscenza, l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di parlarsi e di comprendersi, poich\u00e9 vengono a mancare le fondamenta di un linguaggio comune, ancorato alla realt\u00e0 delle cose e dunque universalmente comprensibile. Lo scopo del linguaggio \u00e8 la comunicazione, che ha successo solo se le parole sono precise e se il significato dei termini \u00e8 generalmente accettato. Il racconto biblico della Torre di Babele mostra che cosa succede quando ciascuno parla solo con \u201cla sua\u201d lingua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comunicazione, dialogo, e impegno per il bene comune richiedono la buona fede e l\u2019adesione a un linguaggio comune [\u2026]. Risulta quindi particolarmente preoccupante il tentativo di strumentalizzare i documenti multilaterali \u2013 cambiando il significato dei termini o reinterpretando unilateralmente il contenuto dei trattati sui diritti umani \u2013 per portare avanti ideologie che dividono, che calpestano i valori e la fede dei popoli. Si tratta infatti di una vera colonizzazione ideologica che, secondo programmi studiati a tavolino, tenta di sradicare le tradizioni, la storia e i legami religiosi dei popoli. Si tratta di una mentalit\u00e0 che, presumendo di aver superato quelle che considera \u201cle pagine buie della storia\u201d, fa spazio alla cancel culture; non tollera differenze e si concentra sui diritti degli individui, trascurando i doveri nei riguardi degli altri, in particolare dei pi\u00f9 deboli e fragili. In tale contesto \u00e8 inaccettabile, ad esempio, parlare di un cosiddetto \u201cdiritto all\u2019aborto\u201d che contraddice i diritti umani, in particolare il diritto alla vita. Tutta la vita va protetta, in ogni suo momento, dal concepimento alla morte naturale, perch\u00e9 nessun bambino \u00e8 un errore o \u00e8 colpevole di esistere, cos\u00ec come nessun anziano o malato pu\u00f2 essere privato di speranza e scartato. Tale approccio risulta particolarmente gravido di conseguenze nell\u2019ambito di diversi organismi multilaterali. Penso in modo particolare all\u2019Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, di cui la Santa Sede \u00e8 membro fondatore, avendo preso parte attiva ai negoziati che, mezzo secolo fa, hanno condotto alla Dichiarazione di Helsinki del 1975. \u00c8 quanto mai urgente recuperare lo \u201cspirito di Helsinki\u201d, con il quale gli Stati contrapposti e considerati \u201cnemici\u201d sono riusciti a creare uno spazio d\u2019incontro, e non abbandonare il dialogo come strumento per risolvere i conflitti.[\u2026]<br>Una diplomazia del perdono<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una diplomazia della speranza \u00e8 pure una diplomazia di perdono, capace, in un tempo pieno di conflitti aperti o latenti, di ritessere i rapporti lacerati dall\u2019odio e dalla violenza, e cos\u00ec fasciare le piaghe dei cuori spezzati delle troppe vittime. Il mio auspicio per questo 2025 \u00e8 che tutta la Comunit\u00e0 internazionale si adoperi anzitutto per porre fine alla guerra che da quasi tre anni insanguina la martoriata Ucraina e che ha causato un enorme numero di vittime, inclusi tanti civili. Qualche segno incoraggiante \u00e8 apparso all\u2019orizzonte, ma molto lavoro \u00e8 ancora necessario per costruire le condizioni di una pace giusta e duratura e per sanare le ferite inflitte dall\u2019aggressione. Allo stesso modo rinnovo l\u2019appello a un cessate-il-fuoco e alla liberazione degli ostaggi israeliani a Gaza, dove c\u2019\u00e8 una situazione umanitaria gravissima e ignobile, e chiedo che la popolazione palestinese riceva tutti gli aiuti necessari. Il mio auspicio \u00e8 che Israeliani e Palestinesi possano ricostruire i ponti del dialogo e della fiducia reciproca, a partire dai pi\u00f9 piccoli, affinch\u00e9 le generazioni a venire possano vivere fianco a fianco nei due Stati, in pace e sicurezza, e Gerusalemme sia la \u201ccitt\u00e0 dell\u2019incontro\u201d, dove convivono in armonia e rispetto i cristiani, gli ebrei e i musulmani [\u2026].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una diplomazia per il disarmo contro il fallimento delle guerre<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre tuttavia rilevare anche che la guerra \u00e8 alimentata dal continuo proliferare di armi sempre pi\u00f9 sofisticate e distruttive. Reitero stamani l\u2019appello affinch\u00e9 \u00abcon il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi pi\u00f9 poveri, cos\u00ec che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita pi\u00f9 dignitosa\u00bb La guerra \u00e8 sempre un fallimento! Il coinvolgimento dei civili, soprattutto bambini, e la distruzione delle infrastrutture non sono solo una disfatta, ma equivalgono a lasciare che tra i due contendenti l\u2019unico a vincere sia il male. Non possiamo minimamente accettare che si bombardi la popolazione civile o si attacchino infrastrutture necessarie alla sua sopravvivenza. Non possiamo accettare di vedere bambini morire di freddo perch\u00e9 sono stati distrutti ospedali o \u00e8 stata colpita la rete energetica di un Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutta la Comunit\u00e0 internazionale sembra apparentemente essere d\u2019accordo sul rispetto del diritto internazionale umanitario, tuttavia la sua mancata piena e concreta realizzazione pone delle domande. Se abbiamo dimenticato cosa c\u2019\u00e8 alla base, le fondamenta stesse della nostra esistenza, della sacralit\u00e0 della vita, dei principi che muovono il mondo, come possiamo pensare che tale diritto sia effettivo? \u00c8 necessaria una riscoperta di questi valori, e che essi a loro volta si incarnino in precetti della pubblica coscienza, affinch\u00e9 sia davvero il principio di umanit\u00e0 alla base dell\u2019agire. Pertanto, auspico che quest\u2019anno giubilare sia un tempo propizio in cui la Comunit\u00e0 internazionale si adoperi attivamente affinch\u00e9 i diritti inviolabili dell\u2019uomo non siano sacrificati a fronte di esigenze militari[\u2026]. E&#8217; stato da poco celebrato il 75\u00b0 Anniversario delle Convenzioni di Ginevra, e rimane indispensabile che le norme e i principi su cui esse si fondano trovino compimento negli ancora troppi teatri di guerra aperti [\u2026]\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una diplomazia di libert\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Duemila anni di cristianesimo hanno contribuito a eliminare la schiavit\u00f9 da ogni ordinamento giuridico. Ciononostante esistono ancora molteplici forme di schiavit\u00f9, a cominciare da quella poco riconosciuta ma assai praticata che interessa il lavoro. Troppe persone vivono schiave del proprio lavoro, trasformato da mezzo in fine della propria vita, e spesso sono schiave di condizioni lavorative disumane, in termini di sicurezza, orari di lavoro e salario. Occorre adoperarsi per creare condizioni degne di lavoro e perch\u00e9 il lavoro, di per s\u00e9 nobile e nobilitante, non diventi un ostacolo per la realizzazione e la crescita della persona umana. Nello stesso tempo, \u00e8 necessario garantire che esistano effettive possibilit\u00e0 di lavoro, specialmente laddove una diffusa disoccupazione favorisce il lavoro nero e conseguentemente la criminalit\u00e0. Esiste poi l\u2019orribile schiavit\u00f9 delle tossicodipendenze, che colpisce specialmente i giovani. \u00c8 inaccettabile vedere quante vite, famiglie e Paesi, vengono rovinati da tale piaga, che sembra dilagare sempre pi\u00f9, anche per l\u2019avvento di droghe sintetiche spesso mortali, rese ampiamente disponibili dall\u2019esecrabile fenomeno del narcotraffico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le altre schiavit\u00f9 del nostro tempo, una delle pi\u00f9 tremende \u00e8 quella praticata dai trafficanti di uomini: persone senza scrupoli, che sfruttano il bisogno di migliaia di persone in fuga da guerre, carestie, persecuzioni o dagli effetti dei cambiamenti climatici e in cerca di un luogo sicuro per vivere. Una diplomazia della speranza \u00e8 una diplomazia di libert\u00e0, che richiede l\u2019impegno condiviso della Comunit\u00e0 internazionale per eliminare questo miserabile commercio. In pari tempo, occorre prendersi cura delle vittime di questi traffici, che sono i migranti stessi, costretti a percorrere a piedi migliaia di chilometri in America centrale come nel deserto del Sahara, o ad attraversare il mare Mediterraneo o il canale della Manica in imbarcazioni di fortuna sovraffollate, per poi finire respinti o trovarsi clandestini in una terra straniera. Dimentichiamo facilmente che ci troviamo davanti a persone che occorre accogliere, proteggere, promuovere e integrare [\u2026].<br>Una diplomazia di giustizia per la cura della casa comune<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La diplomazia della speranza \u00e8 infine una diplomazia di giustizia, senza la quale non pu\u00f2 esservi pace. L\u2019anno giubilare \u00e8 un tempo favorevole per praticare la giustizia, per rimettere i debiti e commutare le pene dei prigionieri. Non vi \u00e8 per\u00f2 debito che consenta ad alcuno, compreso lo Stato, di esigere la vita di un altro. Al riguardo, reitero il mio appello perch\u00e9 la pena di morte sia eliminata in tutte le Nazioni, poich\u00e9 essa non trova oggi giustificazione alcuna tra gli strumenti atti a riparare la giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, non possiamo dimenticare che in un certo senso siamo tutti prigionieri, perch\u00e9 siamo tutti debitori: lo siamo verso Dio, verso gli altri e anche verso la nostra amata Terra, dalla quale traiamo l\u2019alimento quotidiano. Come ho richiamato nell\u2019annuale Messaggio per la Giornata mondiale della pace, \u00abciascuno di noi deve in qualche modo sentirsi responsabile per la devastazione a cui \u00e8 sottoposta la nostra casa comune\u00bb. Sempre pi\u00f9 la natura sembra ribellarsi all\u2019azione dell\u2019uomo, mediante manifestazioni estreme della sua potenza. Ne sono un esempio le devastanti alluvioni che si sono verificate in Europa centrale e in Spagna, come pure i cicloni che hanno colpito in primavera il Madagascar e, poco prima di Natale, il Dipartimento francese di Mayotte e il Mozambico. Non possiamo rimanere indifferenti a tutto ci\u00f2! Non ne abbiamo il diritto! Piuttosto, abbiamo il dovere di esercitare il massimo sforzo per la cura della nostra casa comune e di coloro che la abitano e la abiteranno. Nel corso della COP 29 a Baku sono state adottate decisioni per garantire maggiori risorse finanziarie per l\u2019azione climatica. Mi auguro che esse consentano la condivisione delle risorse a favore dei molti Paesi vulnerabili alla crisi climatica e sui quali grava il fardello di un debito economico opprimente. In quest\u2019ottica, mi rivolgo alle nazioni pi\u00f9 benestanti perch\u00e9 condonino i debiti di Paesi che mai potrebbero ripagarli. Non si tratta solo di un atto di solidariet\u00e0 o magnanimit\u00e0, ma soprattutto di giustizia, gravata anche da una nuova forma di iniquit\u00e0 di cui oggi siamo sempre pi\u00f9 consapevoli: il \u201cdebito ecologico\u201d, in particolare tra il Nord e il Sud. Anche in funzione del debito ecologico, \u00e8 importante individuare modalit\u00e0 efficaci per convertire il debito estero dei Paesi poveri in politiche e programmi efficaci, creativi e responsabili di sviluppo umano integrale. La Santa Sede \u00e8 pronta ad accompagnare questo processo nella consapevolezza che non ci sono frontiere o barriere, politiche o sociali, dietro le quali ci si possa nascondere [\u2026].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo una sintesi del lunghissimo intervento del 9 gennaio 2025, rivolto dal papa ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede in occasione degli auguri per il nuovo anno. 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