{"id":27654,"date":"2024-10-28T15:40:47","date_gmt":"2024-10-28T15:40:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=27654"},"modified":"2024-10-28T16:08:09","modified_gmt":"2024-10-28T16:08:09","slug":"laboratorio-politico-a-camaldoli-per-uscire-dalla-guerra-partire-dalla-speranza-e-non-dalla-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=27654","title":{"rendered":"Laboratorio politico a Camaldoli: Per uscire dalla guerra, partire dalla speranza e non dalla paura"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Antonio De Lellis<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 svolto a Camaldoli dall&#8217;11 al 13 ottobre un laboratorio politico residenziale dal titolo \u201cPer uscire dalla guerra, partire dalla speranza e non dalla paura\u201d organizzato dal Centro studi economico sociale per la pace e dall&#8217;associazione Amici di Le Monde Diplomatique\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella splendida cornice del Monastero, luogo millenario di incontro, di dialogo culturale e religioso, Paolo Cacciari, Stefano Risso, Francesca De Tullio, Emilce Cuda, Alberto Bobbio, Giancarlo Rossi, Pino Cosentino, Aldo Soldi e Alessandro Guida hanno animato il dibattito, insieme ad una trentina di persone, di aree culturali apparentemente lontane, ma unite da un anelito di pace, provenienti per lo pi\u00f9 da Pax Christi e Attac.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e8 Camaldoli 2024?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e8 i luoghi e i tempi del nostro agire determinano il nostro modo di essere al mondo. Spesso non abbiamo luoghi o non abbiamo tempo. Ecco perch\u00e9 trovarci in un luogo per darci il tempo, pu\u00f2 essere un modo per non sentirci soli e impauriti, ma per generare una speranza ed una fiducia personale e collettiva. Il metodo di lavoro e riflessione consiste nel mettere in comune esperienze, conoscenze, riflessioni, in un tempo disteso, in un ambiente sereno e di conciliazione. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di connettere ambiti diversi per generare possibilmente azioni e riflessioni non settoriali. La conoscenza e la connessione possono generare elaborazioni originali ed inedite. Con attivisti, pensatori, operatori, accademici che si interrogano e non si rassegnano alla perdita e alla distruzione di un patrimonio di conquiste sociali, culturali, politiche, filosofiche e pedagogiche. Si \u00e8 cercato di trovare gli strumenti per incidere e cambiare la direzione che sembra ineluttabile verso la guerra che \u00e8 gi\u00e0 in atto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo esordito ricordando le parole di Sigmund Freud il quale, nel libro \u201cPerch\u00e8 la guerra\u201d, epistolario con Albert Einstein, sottolinea l&#8217;insopportabilit\u00e0 della guerra e l&#8217;importanza di ogni processo di civilizzazione come antidoto alla guerra e costruttore di pace. Dice Enzo Bianchi che la la fede, \u00e8 \u201cl&#8217;arte del vivere incompiuto\u201d e la speranza ha due figli, come ci ricorda Agostino: l&#8217;indignazione e il coraggio di cambiare le cose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questi auspici abbiamo condiviso le nostre angosce per il momento presente e le nostre speranze.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/alberi-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27655\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/alberi-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/alberi-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/alberi-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/alberi.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La questione ucraina e palestinese<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo iniziato i lavori affrontando la questione ucraina e palestinese e mettendo in evidenza come sia possibile leggerle all&#8217;interno delle guerre capitalistiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sistema guerra si alimenta di un preesistente conflitto tra Nato e Russia, che sin dagli anni \u201890 ha visto fasi alterne, come Kosovo, Libia e poi Bucarest, il cui vertice, nel 2008, si propose di estendere i piani di azione della Nato anche all&#8217;Ucraina, ma proprio Italia, Francia, Germania dissero di no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il deterioramento della pace globale esiste, certo lo si deve al sistema economico attuale. Dopo il crollo del muro di Berlino, nel 1989, si impose un solo modello economico, quello neoliberista guidato dall&#8217;occidente caratterizzato dalla globalizzazione e dalla competizione internazionale. Ma quest&#8217;ultima \u00e8 stata vinta da altri paesi non appartenenti alla sfera di influenza occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre il processo di concentrazione ha inciso profondamente. Le <em>Corporation <\/em>controllano sempre di pi\u00f9 le altre societ\u00e0 quotate. In cima a questa gerarchia si collocano poche imprese che controllano circa l\u201980% delle S.p.A. Questo soprattutto a partire dal 2007\/2008.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il meccanismo di concentrazione determina conflittualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro \u00e8 tale per cui il processo che passa tra il tentativo di integrazione commerciale, da una parte, e il protezionismo dall\u2019altra, determina conflittualit\u00e0 con accumulo di spese militari. La polarizzazione \u00e8 tra coloro che hanno un <em>surplus <\/em>commerciale, con posizioni nette positive con l\u2019estero, e coloro che hanno posizione di deficit di bilancia commerciale. Fino a quando l\u2019eccedenza di liquidit\u00e0 serviva per acquistare i titoli di Stato del debito estero dei paesi debitori, problemi non ci sono stati. Ma quando l\u2019eccesso di liquidit\u00e0 \u00e8 stato utilizzato per acquisti di pacchetti azionari e <em>in primis <\/em>in settori biotecnologici che dettano le traiettorie future, la situazione \u00e8 cambiata radicalmente. I dazi, le tariffe e le sanzioni sono state applicate nei confronti dei paesi creditori che acquisivano pacchetti azionari di societ\u00e0 dei paesi debitori. Queste modalit\u00e0 sanzionatorie mettono in moto meccanismi molto forti di distanziamento dal processo di integrazione. Ci troviamo dinanzi a una globalizzazione\/protezionismo unilaterale che produce conflitti. La guerra Ucraina \u00e8 una risposta imperialistica dinanzi a questa guerra finanziaria, preceduta anche da sanzioni commerciali. Certo la difesa dell&#8217;Ucraina non \u00e8 in discussione, ma da cosa deve difendersi? Dal sistema neoliberista che dal 2014 si \u00e8 imposto con prestiti interessati provenienti dal FMI, Usa, UE realizzando una privatizzazione dei beni comuni, un aumento del costo della vita, una drastica riduzione delle tutele del lavoro, il tutto peggiorato dall&#8217;avvicinamento alla Nato?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile dare credito alle affermazioni degli Stati Uniti di sostenere l\u2019autodeterminazione e la libert\u00e0 dell\u2019Ucraina, mentre hanno fornito decenni di sostegno essenziale a Israele per la sua occupazione dei territori arabi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre il conflitto israelo-palestinese \u00e8 un conflitto quotidiano intensificato oggi dall\u2019odio e dalla paura, ma non solo. Questa non \u00e8 semplicemente una lotta diretta tra due popoli sovrani. Si tratta, invece, dell\u2019ultima guerra coloniale dell\u2019et\u00e0 moderna, combattuta per stabilire l\u2019egemonia e i diritti assoluti di un popolo sull\u2019altro, come espressi nella legge \u201cStato nazionale del popolo ebraico\u201d del 2018. Nonostante l\u2019indiscutibile legame dell\u2019ebraismo e del popolo ebraico con la Terra Santa, per i palestinesi questa \u00e8 una lotta anticoloniale. In comune questi due conflitti armati hanno la posta in gioco che \u00e8 la difesa di un ordine mondiale a danno di intere popolazioni: Occidente e resto del mondo si confrontano nel tentativo di imporre una supremazia economica, ormai persa dall&#8217;Occidente, utilizzando la propria residua supremazia militare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/camaldoli-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27666\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/camaldoli-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/camaldoli-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/camaldoli-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/camaldoli-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/camaldoli.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Ripudio della guerra, quale nuovo paradigma della politica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Separatismi e fascismi in Europa.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mancato raggiungimento del consenso sui temi delle guerre, in particolare quella russo-ucraina, pu\u00f2 esprimere una normale e legittima diversit\u00e0 di opinione; ma pu\u00f2 anche diventare, caricandosi progressivamente di forti significati appartenenti a differenti ambiti del pensiero (giuridici, storici, filosofici, etici, ecc\u2026), una polemica sempre pi\u00f9 aspra e lacerante. Questo in un momento in cui serve al massimo grado il pensiero altermondialista, per le sue analisi, per la spinta alle lotte sociali, per la sua pluralistica libert\u00e0 di pensiero, ma ancor di pi\u00f9 per la sua tradizionale capacit\u00e0 di instaurare un dialogo franco e rispettoso sul piano umano. Importante innovazione di cultura politica, in un continente come il nostro che \u00e8 stato abituato a vedere nello scontro politico la imitazione (o la prova generale) della guerra guerreggiata. \u00c8 importante notare che ogni conflitto si svolge tra due o pi\u00f9 contendenti in un ambiente dove esistono dei \u201cterzi\u201d pi\u00f9 o meno neutrali. Ciascuno di essi avr\u00e0 \u201cinteressi\u201d e \u201cragioni\u201d proprie e specifiche, argomentate e giustificate sulla base di ulteriori tradizioni culturali o varianti di esse. Le diverse posizioni sulle questioni scottanti delle guerre posso confrontarsi civilmente, in particolare sui temi dell\u2019invio di armi all\u2019Ucraina, sanzioni alla Russia e crescente collaborazione tra NATO e Ucraina. Credo che questa sia una potenzialit\u00e0 da non sottovalutare. Costruiamo dei momenti di incontro sul tema della guerra russo-ucraina che \u00e8, inutile negarlo, il tema pi\u00f9 controverso. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di andare pi\u00f9 a fondo: di esplicitare le fondamenta culturali che hanno costruito, per gradi, le diverse culture politiche che in frangenti altamente drammatici, come le guerre, mostrano diversit\u00e0 e divergenze. Sintetizzando, l\u2019obiettivo non deve essere quello di propagandare una posizione o l\u2019altra, ma, comprenderne il percorso di formazione, permettendone cos\u00ec la coesistenza e la collaborazione all\u2019interno di progetti comuni su altri temi. Sicuramente occorre sfuggire alla trappola di contrapporre alla pesante delegittimazione di una posizione imposta dal <em>mainstream<\/em>, una gratificante e futile delegittimazione dal basso dell\u2019opposta posizione. La neutralit\u00e0, meglio sarebbe le neutralit\u00e0 perch\u00e9 sono plurali sia nella pluralit\u00e0 dei soggetti e delle loro ragioni come nelle loro diverse modalit\u00e0 di svolgersi in concreto, non \u00e8 una postura \u201cda castrati\u201d, bens\u00ec un grande spazio di manovra politica per opere concretamente anche nei confronti di quell\u2019attivit\u00e0 terribile, ma comunque totalmente politica, che \u00e8 la Guerra. Ovviamente ci\u00f2 vale tanto per gli stati quanto per tutti gli altri soggetti che hanno un ruolo politico, grande o piccolo che sia. Insomma per capire e per agire, occorre evitare sempre di sottostare al <em>diktat <\/em>del <em>tertium non datur<\/em>. la realt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 complessa di qualunque modello astratto che si pretende omnicomprensivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quale posizione assumere e quali cambiamenti sostanziali fare per avviare processi di pace? Recuperare la fondamentale postura della terziet\u00e0 che non \u00e8 neutralit\u00e0 intesa come equa distanza, ma possibilit\u00e0 di tornare dalla guerra alla politica recuperando un livello superiore che sia foriero di percorsi di pace nella giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8220;Per un sistema glocale orientato al bene comune, finalizzato alla cura e alla riproduzione sociale&#8221;.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ma occorre una visione o pi\u00f9 visioni. E&#8217; qui ci viene in aiuto quella dei beni comuni e della cura come espressione dell&#8217;attivit\u00e0 dei movimenti sociali negli ultimi vent&#8217;anni. Ricordiamo il percorso dell&#8217;acqua bene comune e della societ\u00e0 della cura che potrebbe essere vissuta come vera rivoluzione culturale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Decrescita, nuovo nome della pace.<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi \u201ccapitale \u00e8 guerra\u201d. La guerra \u00e8 consustanziale all\u2019economia di mercato. La ricerca dei \u201cvantaggi competitivi\u201d (vedi i rapporti di Draghi e di Letta, ascolta Ursula e Giorgia \u2026 ascolta chiunque sia messo a capo di qualche potere) \u00e8 diventata il culto della religione della crescita economica. La competizione come principio universale delle relazioni sociali, per l\u2019egemonia e il predominio economico conduce inevitabilmente al confronto militare e all\u2019uso delle armi. Il mito liberale di stampo illuministico (Voltaire, Montesquieu, Kant\u2026 fino a Keynes e agli Economisti per la pace), secondo cui il \u201clibero commercio\u201d avrebbe pacificato i popoli, ha avuto un apparente momento di conferma dopo la caduta della cortina di ferro, quando ci veniva detto che la liberalizzazione dei mercati e dei capitali (neoliberalismo) avrebbe portato (prima o poi) pace e benessere per tutti, secondo la teoria dei \u201cvasi comunicanti\u201d o dello \u201csgocciolamento\u201d della ricchezza (trickle-down effect) dai paesi pi\u00f9 ricchi a quelli \u201cin via di sviluppo\u201d.&nbsp; In realt\u00e0 abbiamo visto (gi\u00e0 con la prima guerra del Golfo, 1990) come la globalizzazione sia stata una colossale operazione neoimperialista, di ricolonizzazione del sud del mondo (attraverso il debito, l\u2019esproprio e l\u2019accaparramento delle risorse naturali), favorendo un processo di concentrazione, centralizzazione e finanziarizzazione del potere economico attorno a poche compagnie transnazionali ben localizzate negli Stati Uniti (vedi i rapporti del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Gesualdi). Pochi Ceo (amministratori delegati e manager, Dav\u00f2s) decidono la dislocazione della divisione internazionale del lavoro, e controllano le catene di creazione del valore economico. Le democrazie nazionali e le istituzioni internazionali vengono completamente scavalcate. Meglio sarebbe dire: completamente asservite alle volont\u00e0 dei centri di potere economico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci muoviamo in un contesto in rapidissima evoluzione, ma fortemente squilibrato e con il potere trainante e decisivo dei pochi potentati economici e finanziari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi soggetti decidono per miliardi di persone. Hanno gioco facile perch\u00e9, anche se la facilit\u00e0 di comunicazione e interconnessione \u00e8 praticamente in tempo reale, tuttavia la disgregazione sociale e il sopravvento di alcuni fenomeni collettivi fanno s\u00ec che non hanno un <em>contropotere,<\/em> passatemi il temine, con cui confrontarsi alla pari. I costi ambientali di un\u2019economia di guerra, in un\u2019ottica di ecologia integrale, si riflettono sulla qualit\u00e0 della vita di milioni di persone e si ingigantiscono in termini di scadimento delle aspettative di futuro, aumento delle diseguaglianze, sopraffazioni, della paura.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La propaganda di guerra e giornalismo di pace<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Intervento Bobbio<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Gaza sono stati uccisi finora 177 giornalisti, escluso due turchi, gli altri sono palestinesi. La conseguenza di queste uccisioni \u00e8 naturalmente l&#8217;assenza di informazioni, una forte asimmetria informativa ed una discriminazione informativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche nell&#8217;altro conflitto sono morti giornalisti russi e ucraini. In passato morirono anche giornalisti croati e kosovari, ma questa volta c&#8217;\u00e8 qualcosa in pi\u00f9: la caccia ai giornalisti a Gaza da parte dei cecchini israeliani per impedire la conoscenza del fatti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In contesti di guerra, nonostante la forte pressioni ai giornalisti, sono in gioco i valori sostanziali della professione e il metodo di fare il giornalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Filippo Landi, un veterano e corrispondente di guerra, la caratteristica del buon giornalista sta nella capacit\u00e0 di scusarsi, nel dare notizie rivelatesi poi false.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Romania, ad esempio, Timisoara, giornalista svizzera, dopo le notizie catastrofiche a seguito della fucilazione di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nicolae_Ceau%C8%99escu\">Nicolae Ceau\u0219escu<\/a>, va a cercare le sepolture. Nel cimitero sono stati fatti dei lavori e lei va in fondo ma non trova evidenze sulle centinaia di morti che erano stati annunciate dalla stampa e TV, ma i rumeni hanno dissepolto dei cadaveri e supportato le notizie false.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in Kosovo a Racak il massacro era stato documentato con cadaveri dissepolti. Ennio Remondino e famiglia cristiana non si fidarono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I giornalisti a Gaza vengono uccisi e quelli che entrano sottoscrivono un contratto che li obbliga a fare visionare preventivamentei loro articoli. Ad esempio la BBC si \u00e8 rifiutata di chiamare Hamas terroristi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda guerra mondiale utilizz\u00f2 i registi di Hollywood per le combat camera. Ci fu una ricostruzione anche per la \u201cBreccia di Porta Pia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Unici scatti veri della seconda guerra mondiale sono relative allo sbarco di Normandia e l&#8217;autore \u00e8&nbsp; Robert Capa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per avere alcuni riferimenti di controinformazione:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Newsletter ahmed <a href=\"https:\/\/hamza-ahmed.co.uk\/opt-in-82260212-7343-4663-bf70-a9dee37cd774\">https:\/\/hamza-ahmed.co.uk\/opt-in-82260212-7343-4663-bf70-a9dee37cd774<\/a> )<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&#8211; Avvenire, Il Manifesto; Remocontro; Vatican news; Le Courrier des balkans; Invisible arabs; L&#8217; oriente du jour.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I morti in Palestina e Libano hanno nome e cognome. Le prime 14 pagine dei giornali che hanno pubblicato i nomi riguardano bambini con meno di un anno.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;<strong>Al cuore della democrazia, tra Retaggi autoritari e partecipazione incompleta.<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riflessione sulla partecipazione ha introdotto un tema sociologico sulla assenza di entusiasmo e coinvolgimento sui temi sociali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La partecipazione politica non suscita pi\u00f9 gli entusiasmi di una volta, quando sulla scia dell\u2019esperienza di Porto Alegre sembrava di aver trovato la formula magica che avrebbe realizzato un\u2019effettiva sovranit\u00e0 popolare, il governo del popolo basato su processi decisionali pubblici condivisi tra rappresentanza eletta e popolo. La palese insofferenza del popolo, che sembrava preludere a vaste mobilitazioni, si \u00e8 concretizzata in un forte sentimento antipolitico tutto a favore della destra, delle spinte all\u2019autorit\u00e0, al culto del capo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La partecipazione popolare \u00e8 ancora proponibile come strategia di liberazione e progresso?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manifestazioni, raccolta forme, petizioni, presidi, appelli, occupazioni, assemblee, riunioni ecc. sono tutte forme di esserci personalmente e di esercitare una pressione sui decisori. Tutte cose giuste, ma non sono partecipazione politica in senso stretto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In prima battuta occorre riconoscere l\u2019esistenza di due attori dei processi politici. Il popolo non pu\u00f2 dirigere direttamente lo stato. Una rappresentanza \u00e8 necessaria. Ma questa non pu\u00f2 governare escludendo il popolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo modo ottunde la stessa capacit\u00e0 del popolo di operare politicamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le forme di partecipazione potrebbero essere realizzate ora, nelle democrazie rappresentative esistenti, <strong>legalizzate e regolamentate, divenendo un diritto esigibile, non pi\u00f9 discrezionale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da una parte l\u2019avversione del ceto politico per un sistema di democrazia partecipativa potrebbe poco per volta essere superato, ma ci\u00f2 che \u00e8 incredibile \u00e8 la perdurante passivit\u00e0 della popolazione se solo potessero concretizzarsi strumenti partecipativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 seguita una accorata riflessione storico sociale sulla strutturazione delle gerarchie sociali a partire da testi mitologici, attraverso la storia mesopotamica e di tutti i continenti che approda ad una conclusione che non lascia ben sperare: la&nbsp; civilt\u00e0 compare con il passaggio dalle bande di poche decine di individui, nomadi ed egualitari, a societ\u00e0 che si caratterizzano per l\u2019avanzata divisione del lavoro, associata a una spinta gerarchizzazione e all\u2019esercizio della sovranit\u00e0 su un territorio ben determinato. La partita tra egualitarismo e gerarchia si gioca sempre nella storia mondiale: <em>che dovunque, anche in luoghi sicuramente non comunicanti tra loro, la civilt\u00e0 abbia seguito percorsi analoghi d\u00e0 parecchio da pensare<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo schema, nella successione di formazioni economico sociali molto differenti, sparse su tutto il pianeta, in un arco di diversi millenni, \u00e8 giunto intatto fino a noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 cambiato il tenore di vita, incommensurabilmente elevato negli ultimi due secoli, si \u00e8 molto mitigata la brutalit\u00e0 del comando, ma lo schema \u00e8 sempre quello: ancora oggi abbiamo un\u2019\u00e9lite globale cos\u00ec ricca da vivere in un mondo a parte; questa \u00e9lite ha molto pi\u00f9 della partecipazione: ha l\u2019accesso diretto ai decisori politici con cui contratta e decide le politiche pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre i cittadini sono esclusi totalmente dai processi decisionali, come al tempo dei faraoni o dei palazzi sumeri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una societ\u00e0 complessa \u00e9 impossibile che le persone con tutti i pesanti problemi della quotidianit\u00e0 si occupino anche delle problematiche del governo, anche solo a livello locale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non usciremo dalle guerre di classe e dalle guerre tra stati finch\u00e9 il popolo non sar\u00e0 capace di organizzare la vita delle comunit\u00e0 superando l\u2019attuale individualismo competitivo. Ossia organizzandosi in quella che abbiamo chiamato \u201csociet\u00e0 della cura\u201d.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo solo il popolo pu\u00f2 farlo. Non lo possiamo chiedere all\u2019\u00e9lite. Occorre un cambiamento profondo della societ\u00e0, ossia del sistema di relazioni tra le persone. Non solo dei processi decisionali politici, ma della vita quotidiana, in modo tale che non ci siano pi\u00f9 gli arcani del governo, ma una vita collettiva trasparente, basata sulla collaborazione e l\u2019aiuto reciproco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I partiti di massa sono morti perch\u00e9 mettevano insieme gente comune, militanti, insomma popolo, e rappresentanza. Questa finisce inevitabilmente per subordinare il popolo anche nel partito, dove quindi la militanza prima si restringe, poi muore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La democrazia rappresentativa \u00e8 in crisi terminale, pur essendo in questo momento la forma di governo di gran lunga migliore per promuovere il benessere materiale e morale dei popoli. Ma oggi non c\u2019\u00e8 dubbio che il popolo, a parte forse i piccoli stati del nord europeo e alcuni altri, \u00e8 in maggioranza avverso a qualunque governo, infatti ogni governo al potere, grazie ai meccanismi delle leggi elettorali maggioritarie, \u00e8 un governo di minoranza, che ha contro la maggioranza dei cittadini. L\u2019antagonismo tra ceto politico e popolazione \u00e8 micidiale. Nessun tipo di democrazia pu\u00f2 sussistere a lungo avendo contro il popolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sembrano esserci per\u00f2 alternative a una qualche forma di governo del popolo, che unisca alla stabilit\u00e0 e al professionismo di politici eletti il contributo anche conflittuale, ma collaborativo, di ampi strati della popolazione. Nella speranza che progressi tecnologici come internet contribuiscano a diffondere tra i popoli una cultura di comunit\u00e0 sana, e internazionalista, che porti a quella che abbiamo definito \u201csociet\u00e0 della cura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contributo prosegue con una interessante rilettura della possibile e auspicabile partecipazione; supera infatti la vecchia la curiosa idea di stampo illuminista per cui la bont\u00e0 della proposta la doterebbe di una forza intrinseca, della capacit\u00e0 di affermarsi quasi da s\u00e9 e anche l\u2019altrettanto curiosa idea secondo cui entrare nelle istituzioni significhi necessariamente presentarsi alle elezioni e cercare di diventare ceto politico. Noi abbiamo bisogno, ora, di <strong>far entrare nelle istituzioni il popolo, in quanto tale, attraverso strumenti di partecipazione concretamente facilitanti<\/strong>, come la disponibilit\u00e0 di consulenze tecniche e giuridiche, di locali, di attrezzature, di materiali di consumo ecc. a determinate condizioni, da stabilire con regolamenti incentivanti, non punitivi come ora, da parte delle strutture pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019ultima considerazione: <strong>Il sistema che combattiamo \u00e8 anche quello con cui l\u2019umanit\u00e0 nel suo complesso ha raggiunto l\u2019attuale livello di benessere materiale e di sviluppo intellettuale e morale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Custodiamo come il bene pi\u00f9 prezioso la capacit\u00e0 di vedere entrambi i lati di ogni realt\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conclusione getta uno sguardo alla complessit\u00e0 dell\u2019umana natura, intrisa anche di sentimento religioso: da sempre l\u2019umanit\u00e0 si confronta con il problema della morte, un problema irrisolvibile se non con un atto di fede. Da 100.000 anni sono documentati riti funebri, anche da parte dell\u2019uomo di Neanderthal. La religione \u00e8 l\u2019oppio dei popoli, o \u00e8 la pi\u00f9 potente fornitrice di senso? Forse entrambe le cose. Senza assegnare il giusto posto alla potenza di questo sentimento, non indotto artificialmente, o derivato, ma parte essenziale della condizione umana e di ogni cultura conosciuta, ci si preclude la comprensione della storia umana. Il sentimento religioso e tutto il sistema di credenze che ad esso fa riferimento ha strutturato la vita simbolica e materiale&nbsp; dei popoli dal primo apparire dell\u2019essere umano. Non si pu\u00f2 ridurre la storia a una&nbsp; successione di cause materiali che avrebbero deterministicamente prodotto l\u2019evoluzione della nostra specie. L\u2019essere umano \u00e8 molto di pi\u00f9, e come la natura possiede un\u2019autonoma capacit\u00e0 creativa. Per questo l\u2019impossibile diventa possibile, l\u2019impensabile compare improvvisamente tra noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tutta la storia&nbsp; \u00e8 fatta di cose mai viste prima!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel buio di questi tempi, non perdiamoci d\u2019animo. Facciamo prevalere la speranza sulla paura. Conserviamo la curiosit\u00e0 e l\u2019apertura verso un mondo che non cessa di stupirci e di smentirci.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;<strong>Il giubileo del debito<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella giornata conclusiva \u00e8 intervenuta la teologa Emilce Cuda, Segretaria della Pontificia Commisione impegnata con la Caritas a individuare le parole chiave per una campagna di informazione sul&nbsp; Giubileo del debito<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il debito non riguarda solo l&#8217;ambiente&nbsp; ma anche quello verso la societ\u00e0 infatti il il debito economico che opprime intere popolazioni e quello ecologico che mette a repentaglio la vita sulla terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c&#8217;\u00e8 pace senza giustizia sociale, come dice Papa Francesco&nbsp; &#8220;o ci uniamo o affondiamo&#8221; e richiama la efficace definizione del Papa della \u201cguerra a pezzi\u201d come evidenza della terza guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019enciclica Laudato s\u00ec il Papa affronta e declina, coniugandolo con i temi pi\u00f9 profondi della fede, il concetto dell\u2019ecologia integrale; infatti nei consessi pubblici non si mette in relazione la crisi ambientale con la crisi sociale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potrebbe sembrare che il messaggio del Papa esca dagli schemi della religione ma la religione non \u00e8 un insieme di ritualit\u00e0 e cita il pensiero di Benedetto XVI: \u00abIl cristianesimo nasce come critica alla religione\u00bb; un cristiano non pu\u00f2 non prendersi cura di questa natura ferita riscattando le persone oppresse dal peccato strutturale che ha indebitato i Paesi in maniera aggressiva, impoverendoli e sfruttandoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo pensiero ha le sue radici nella dottrina sociale della Chiesa che in epoche diverse, dalle prime encicliche, ha sempre posto l\u2019accento sulla dignit\u00e0 dell\u2019uomo che oggi si traduce nell\u2019accesso universale ai beni comuni naturali e tecnologici; nella necessit\u00e0 di organizzare un\u2019assistenza generalizzata, un welfare basato sulla rilevazione dei bisogni che devono essere affrontati con opportune leggi tali da garantire certezza nei diritti, garantendo sussidiariet\u00e0 e partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Chiesa propone una soluzione lontana dalle ideologie politiche \u201cn\u00e9 idealista, n\u00e9 socialista\u201d &#8211; dice Emilce \u2013 una trasposizione sociale delle virt\u00f9 teologali declinandole nel verso di una maggiore coesione e promozione delle relazioni sociali<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fare una &#8220;traduzione&#8221; sociale delle&nbsp;virt\u00f9 teologali:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FEDE= fede negli altri &#8211; affidamento<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Capacit\u00e0 di stare insieme, capacit\u00e0 di organizzazione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AMORE = giustizia&nbsp;sociale &#8211; amore sociale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>dialogo tra parti che sono in conflitto &#8211; negoziato per trovare soluzioni in un contesto ostile<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">SPERANZA = vita &#8211; dinamo che carica per vita di dignit\u00e0 (..<em>&nbsp;io sono venuto perch\u00e9 abbiano la vita e l&#8217;abbiano in abbondanza&nbsp;<\/em>Giovanni X,10)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da queste posture i cristiani, ma non solo loro, sono chiamati a costruire comunit\u00e0 organizzate, fatte di persone diverse, ognuna con una sua individualit\u00e0, ma verso un obiettivo comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 fondamentale una fase di discernimento per arrivare alla costruzione di ponti e collaborazioni tra soggetti diversi come Universit\u00e0, Sindacati\/Lavoratori,Vescovi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019obiettivo \u00e8 una comunit\u00e0 dove:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>OGNI PERSONA HA UN POSTO<\/li>\n\n\n\n<li>OGNI PERSONA HA UN VOTO<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio De Lellis Si \u00e8 svolto a Camaldoli dall&#8217;11 al 13 ottobre un laboratorio politico residenziale dal titolo \u201cPer uscire dalla guerra, partire dalla speranza e non dalla paura\u201d organizzato dal Centro studi economico sociale per la pace e dall&#8217;associazione Amici di Le Monde Diplomatique\u201d. Nella splendida cornice del Monastero, luogo millenario di incontro, di dialogo culturale e religioso, Paolo Cacciari, Stefano Risso, Francesca De Tullio, Emilce Cuda, Alberto Bobbio, Giancarlo Rossi, Pino Cosentino, Aldo Soldi e Alessandro Guida hanno animato il dibattito, insieme ad una trentina di persone, di aree culturali apparentemente lontane, ma unite da un anelito di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":40,"featured_media":27656,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[193],"tags":[1238,2019,2021],"class_list":["post-27654","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter","tag-antonio-de-lellis","tag-camaldoli","tag-laboratorio-politico"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-10-14 16:33:54","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27654","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/40"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27654"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27654\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27667,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27654\/revisions\/27667"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/27656"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27654"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27654"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27654"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}