{"id":2625,"date":"2011-11-07T12:27:21","date_gmt":"2011-11-07T12:27:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=2625"},"modified":"2020-06-22T09:23:03","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:03","slug":"nigeria-atto-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=2625","title":{"rendered":"Nigeria, atto di guerra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/nigeria_map1.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/nigeria_map1-300x300.gif\" alt=\"Cartina della Nigeria\" width=\"300\" height=\"300\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2626\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/nigeria_map1-300x300.gif 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/nigeria_map1-150x150.gif 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nAttentati simultanei in tre stati, oltre 136 vittime. Boko Haram ha alzato il tiro e lanciato la sfida allo stato nigeriano. La posta in palio \u00e8 altissima<br \/>\nE&#8217; un atto di guerra, non ci sono altre parole, capace di sconvolgere anche un Paese che da anni \u00e8 abituato a violenze settarie e religiose e alla lotta armata di formazioni ben organizzate. Ma la serie di attentati consumatisi tra venerd\u00ec e sabato, e che finora ha fatto 136 morti (il bilancio \u00e8 provvisorio, ndr), non ha precedenti per l&#8217;entit\u00e0 delle azioni ma soprattutto per la qualit\u00e0 organizzativa di cui hanno dato prova i carnefici, la cui identit\u00e0 non \u00e8 un mistero: Boko Haram. E l&#8217;incubo non \u00e8 finito, perch\u00e9 il gruppo ha annunciato nuovi attentati mentre dall&#8217;intelligence Usa arrivano allarmi su possibili azioni terroristiche contro strutture alberghire della capitale federale Abuja. Tutto \u00e8 cominciato venerd\u00ec pomeriggio, quando una serie di bombe sono esplose simultaneamente a Maiduguri, capitale del Borno, stato del nord musulmano della Nigeria. Normale amministrazione, hanno pensato i responsabili dei servizi di sicurezza, come anche i media e la popolazione. Da mesi, a Maiduguri, \u00e8 in atto un&#8217;escalation ad opera della setta radicale di Boko Haram e quindi l&#8217;esplosione di una serie di ordigni in prossimit\u00e0 di caserme e stazioni di polizia non ha sorpreso nessuno. Anche i primi flash d&#8217;agenzia che parlavano di un solo morto parevano piuttosto tranquillizzanti. Ma era solo il preludio, perch\u00e9 dopo le bombe hanno cominciato a crepitare i mitra: nuclei di miliziani di Boko Haram sono scesi in strada e hanno cominciato a sparare contro gli agenti che arrivavano sul luogo dell&#8217;esplosione. Si \u00e8 combattuto per ore. Nulla in confronto a quello che succedeva, nelle stesse ore, in un altro stato nigeriano del nord, un altro di quelli dove vige una shaaria troppo blanda per i gusti della setta islamica. A Damaturu, capitale del Yobe, \u00e8 scoppiato l&#8217;inferno: bombe e assalti kalashnikov in mano. Ordigni sono esplosi in prossimit\u00e0 del quartier generale della task force antiterrorismo. Assaltate anche sei chiese cristiane del quartiere di Jerusalem, periferia di Damaturu. Una carneficina: sono una settantina soltanto i poliziotti uccisi. I primi giornalisti che sono riusciti a entrare negli obitori cittadini lo hanno confermato. <\/p>\n<p>La National Emergency Management Agency, una sorta di Protezione civile con pi\u00f9 poteri, dice che le vittime sono 136 ma potrebbero essere molte di pi\u00f9, perch\u00e9 Boko Haram ha colpito in contemporanea anche a Potiskum, la seconda citt\u00e0 del Yobe, nel Kaduna e nel Borno. &#8220;Erano circa trecento i membri del commando che hanno attaccato Damaturu&#8221;, riferiscono fonti dei Civil Defense Corps. &#8220;Una cosa mai vista, pare di stare in Libia: auto bruciate e palazzi in fiamme&#8221;, racconta un testimone oculare ai cronisti di Vanguard. Boko Haram ha rivendicato gli attacchi a Maiduguri e Damaturu, dando cos\u00ec una risposta diretta al capo della polizia del Yobe, Suleimal Lawal, che solo pochi giorni prima aveva detto che la setta radicale non era attiva nel suo stato, che a mietere vittime era solo una banda di &#8220;criminali incalliti&#8221;. Ora Lawal riferisce a giornali e agenzie che nel commando c&#8217;erano anche kamikaze; lo erano sicuramente quelli a bordo di una Honda Crv. Insomma non sono pi\u00f9 delinquenti: sono terroristi. Ma c&#8217;\u00e8 una cosa che colpisce, oltre all&#8217;organizzazione e all&#8217;efficacia dell&#8217;azione militare &#8211; elementi che negli ultimi mesi avevano cominciato a preoccupare analisti e servizi di sicurezza &#8211; la scelta del timing: Boko Haram ha colpito mentre i musulmani si avviavano a festeggiare Eid el Kadir e i cristiani si preparavano per il loro pellegrinaggio. L&#8217;azione era pensata per mettere in moto dinamiche di scontro religioso che da anni insanguinano un&#8217;altra zona del Paese, il centro, il Plateau pi\u00f9 precisamente, lo stato a cavallo della &#8220;faglia&#8221; tra il nord musulmano e il sud cristiano.<\/p>\n<p>Obiettivo centrato: l&#8217;incendio e il saccheggio di chiese \u00e8 stato seguito dall&#8217;attacco a numerose moschee. A Jos, da anni teatro di una violenza settaria tra comunit\u00e0 cristiane e musulmane, le misure di sicurezza sono state subito rafforzate. Ma forse \u00e8 tardi. Da settimane circolavano voci su un meeting segreto che si sarebbe tenuto all&#8217;inizio di settembre nella capitale del Plateau, tra esponenti di Boko Haram e i capi di alcuni gruppi armati responsabili degli oltre tremila morti seminati nel Plateau dalla violenza settaria e religosa. Boko Haram \u00e8 in crescita, ha moltiplicato il suo raggio operativo e ampliato la tipologia d&#8217;azione, assimilando tecniche di matrice qaedista, sia per quanto riguarda la modalit\u00e0 operativa che la scelta degli obiettivi. Lo si \u00e8 visto chiaramente nell&#8217;attentato alla sede delle Nazioni Unite di Abuja (23 morti) del 26 agosto, un precedente che segna un punto di svolta e di non ritorno al tempo stesso. Sempre pi\u00f9 inserita in un&#8217;orbita internazionale, in contatto con l&#8217;Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) e gli Shaabab somali, Boko Haram adesso punta alla saldatura della lotta, con un fronte militare che va dal Plateau al nord del Paese, dal Kebbi al Kano, passando per il Kaduna, il Katsina, il Bauchi, lo Yobe e il Borno. Il potenziale di destabilizzazione \u00e8 enorme. Il presidente Goodluck Jonathan deve neutralizzare una minaccia temibilissima, tenendo insieme un Paese in cui le molteplici identit\u00e0 etniche e religiose agiscono da forza centrifuga. Il pugno di ferro non baster\u00e0. Finora \u00e8 servito solo a radicalizzare ulteriormente Boko Haram, abilissima a dare una veste religiosa a problemi che invece sono solo di natura economica e politica e hanno a che fare con il senso frustrante di marginalizzazione che nel nord cova da anni. <\/p>\n<p>Alberto Tundo                Peace Reporter             06\/11\/2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attentati simultanei in tre stati, oltre 136 vittime. Boko Haram ha alzato il tiro e lanciato la sfida allo stato nigeriano. La posta in palio \u00e8 altissima E&#8217; un atto di guerra, non ci sono altre parole, capace di sconvolgere anche un Paese che da anni \u00e8 abituato a violenze settarie e religiose e alla lotta armata di formazioni ben organizzate. 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