{"id":25485,"date":"2024-04-27T07:26:30","date_gmt":"2024-04-27T07:26:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25485"},"modified":"2024-04-27T07:41:34","modified_gmt":"2024-04-27T07:41:34","slug":"autonomia-differenziata-fa-rima-con-premierato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25485","title":{"rendered":"\u201cAutonomia Differenziata\u201d fa rima con &#8221; premierato&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una amara, circostanziata, riflessione sulla <strong>pericolosa deriva per l&#8217;unit\u00e0 del paese<\/strong> introdotta dal disegno di legge governativo sulla cosiddetta <strong>&#8221; autonomia differenziata&#8221;<\/strong>; argomento affrontato anche in sede di <strong>Assemblea nazionale di Pax Christi dello scorso 20-21 aprile 2024<\/strong> (dal Comunicato Stampa conclusivo: <strong><em>&#8221; Riteniamo grave e assolutamente non condivisibile il disegno di legge sulla cosiddetta \u201cautonomia differenziata\u201d, gi\u00e0 approvato al Senato. E\u2019 inconciliabile con una visione di giustizia, equit\u00e0 e fraternit\u00e0.&#8221;<\/em><\/strong>&#8211; <a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25335\">https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25335<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Disegno di legge su \u201cAutonomia Differenziata\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(riflessione a cura di <strong>Antonio De Lellis<\/strong> e <strong>Filippo Severino<\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il disegno di legge sulla cosiddetta<strong> \u201cautonomia differenziata\u201d<\/strong>, come attualmente formulato e gi\u00e0 approvato al Senato,<strong> contrasta gravemente con i valori di equit\u00e0, giustizia e fraternit\u00e0 che pervadono il nostro impegno di Movimento per la pace<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019art. 5 della Costituzione italiana promuove autonomia e decentramento, ma si premette che questo avvenga <strong>a partire da una Repubblica \u201cuna e indivisibile\u201d, unit\u00e0 che, invece, \u00e8 sostanzialmente compromessa dall\u2019attuale formulazione del ddl Calderoli (AC1665, recante \u201cDisposizioni per l\u2019attuazione dell\u2019autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell\u2019articolo 116, terzo comma, della Costituzione\u201d)<\/strong>. Va poi considerato tutto lo scenario costituzionale all\u2019interno del quale l\u2019autonomia deve essere realizzata. E gi\u00e0 nei precedenti artt. 2 e 3 la Repubblica \u201crichiede l&#8217;adempimento dei doveri inderogabili di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale.\u201d (art. 2) e riconosce come suo compito \u201crimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u201d (art. 3). Nella carta costituzionale s\u00ec va cos\u00ec ad evidenziare quanto anche la dottrina sociale della Chiesa richiama e, cio\u00e8, che <strong>il principio di sussidiariet\u00e0 va indissolubilmente coniugato con il principio di solidariet\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una prima evoluzione in peggio \u2013 nel senso di una maggiore disuguaglianza territoriale, che fa da premessa all\u2019autonomia differenziata \u2013 \u00e8 stata gi\u00e0 la riforma del Titolo V (legge costituzionale 3 del 2001). L\u2019art. 119, infatti, garantisce a ciascuna Regione una compartecipazione al gettito proveniente dai propri territori. Questo significa che una parte dei tributi spettanti allo Stato vengono distribuiti da quest\u2019ultimo alle Regioni in proporzione alla ricchezza dei loro contribuenti; quindi, le Regioni pi\u00f9 ricche ricevono pi\u00f9 di quanto ricevano quelle svantaggiate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo quadro, l\u2019autonomia differenziata rappresenta un ulteriore passo di una tendenza gi\u00e0 in atto, ma anche un salto di qualit\u00e0 di questa tendenza. Gi\u00e0 dal 2001 esiste una nuova norma in Costituzione, secondo cui \u00abUlteriori forme e condizioni particolari di autonomia [\u2026] possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princ\u00ecpi di cui all\u2019articolo 119\u00bb. <strong>Si tratta dunque di un progetto che tende ad aggravare la situazione di disuguaglianza presente in Italia, perch\u00e9 crea delle regioni \u2018pi\u00f9 autonome\u2019 delle altre, attribuendo loro alcune funzioni che non spettano alle altre Regioni<\/strong>. Ci\u00f2 avviene attraverso delle intese, regolate dalla legge, tra lo Stato e le Regioni che richiedono condizioni di maggiore autonomia (prevalentemente quelle pi\u00f9 forti). Si realizzerebbe cos\u00ec un processo discriminatorio in base alla residenza, foriero di contrasti nella popolazione, che porterebbe ad acuire i privilegi dei cittadini di un territorio a discapito dei cittadini di altro territorio e genererebbe, in una sostanziale spaccatura del Paese, la creazione di \u201cregioni-stato\u201d con competenza in circa cinquecento funzioni di ben ventitr\u00e9 materie (la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, l\u2019ambiente, l\u2019energia, \u2026 e perfino la sicurezza del lavoro e i rapporti internazionali e con l\u2019unione europea).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel che pi\u00f9 preoccupa, dunque, sono gli effetti che tale riforma generer\u00e0 sulle risorse, alla luce di come l\u2019attuazione dell\u2019autonomia differenziata \u00e8 regolata nel ddl Calderoli. Infatti, l\u2019intesa prevede che le funzioni cedute alla regioni siano finanziate attraverso compartecipazioni al gettito di uno o pi\u00f9 tributi erariali maturato nel territorio regionale. In base a questa norma, si stima che il 30% in pi\u00f9 delle risorse erariali affluiranno alle regioni del nord che hanno chiesto l\u2019autonomia differenziata. Nonostante la norma affermi che ci\u00f2 non toglier\u00e0 risorse alle altre regioni, questo non \u00e8 francamente credibile, specie se si considerano i limiti posti alla spesa pubblica dal patto di stabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal punto di vista procedurale, poi, il ddl Calderoli preoccupa ulteriormente, perch\u00e9 lascia uno spazio davvero ridotto al Parlamento, che \u00e8 l\u2019organo direttamente eletto. Infatti, il Parlamento interviene soltanto con degli atti di indirizzo, laddove le intese &#8211; che dicono la sostanza di quali competenze e quali risorse sono attribuite alle regioni differenziate &#8211; sono negoziate in primo luogo tra il Governo e le Regioni. Uno spazio, quindi, decisamente ridotto per i territori pi\u00f9 poveri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nemmeno il settentrione del Paese sarebbe esente da conseguenze nefaste. <strong>Rompendo il patto di solidariet\u00e0 sociale, e realizzando nei fatti il principio che chi pi\u00f9 ha avr\u00e0 ancora di pi\u00f9, pure al Nord sarebbero i cittadini pi\u00f9 deboli a soffrirne ed aumenterebbero sacche di povert\u00e0<\/strong>. Inoltre, presentando un\u2019Italia divisa, anche le regioni privilegiate avrebbero minore incisivit\u00e0 nell\u2019Unione Europea e nei rapporti con le altre nazioni. Il documento della CEI \u201cChiesa e Mezzogiorno, per un Paese solidale\u201d gi\u00e0 nel 2010 affermava che \u201cil Paese non crescer\u00e0 se non insieme\u201d. E da qui \u00e8 la recente esortazione del card. Zuppi affinch\u00e9 <strong><em>\u201cnon venga meno un quadro istituzionale che possa favorire uno sviluppo unitario, secondo i principi di solidariet\u00e0, sussidiariet\u00e0 e coesione sociale\u201d<\/em><\/strong> (Consiglio permanente della CEI, 18-3-2024).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se ci sono un Nord e un Sud che viaggiano a due velocit\u00e0, come l\u2019ISTAT annualmente evidenzia, il divario va colmato prima di ogni processo di autonomia. Fondamentali appaiono, perci\u00f2, alcune considerazioni a proposito dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) previsti per tutti i cittadini del Paese dal riformato Titolo V della Costituzione:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>I LEP andavano formulati con chiarezza, senza fumosit\u00e0, prima di avviare il processo legislativo sull\u2019autonomia.<\/li>\n\n\n\n<li>La Commissione per la formulazione dei LEP ha visto diverse defezioni di autorevoli membri che hanno considerato folle la linea che si stava assumendo.<\/li>\n\n\n\n<li>E\u2019 stato calcolato che per l\u2019attuazione dei LEP occorrerebbero circa cento miliardi di euro e queste risorse economiche non ci sono. Anche in quanto si preferisce accrescere la spesa militare piuttosto che quella sociale.<\/li>\n\n\n\n<li>Se pure il Paese disponesse di quelle risorse economiche necessarie per la realizzazione dei LEP, non \u00e8 detto che sarebbero utilizzate bene, perch\u00e9 non vi \u00e8 un reale interesse alla ridistribuzione da parte di governi sostenuti soprattutto dai ceti abbienti, prevalentemente collocati al nord.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, bisogna evidenziare il <strong>legittimo sospetto sulla reale, e scandalosa, motivazione che ha portato all\u2019attuale formulazione della legge sull\u2019autonomia differenziata: essa appare merce di scambio all\u2019interno delle forze politiche della maggioranza governativa per ottenere l\u2019approvazione del \u201cpremierato\u201d<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(foto @ansa)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una amara, circostanziata, riflessione sulla pericolosa deriva per l&#8217;unit\u00e0 del paese introdotta dal disegno di legge governativo sulla cosiddetta &#8221; autonomia differenziata&#8221;; argomento affrontato anche in sede di Assemblea nazionale di Pax Christi dello scorso 20-21 aprile 2024 (dal Comunicato Stampa conclusivo: &#8221; Riteniamo grave e assolutamente non condivisibile il disegno di legge sulla cosiddetta \u201cautonomia differenziata\u201d, gi\u00e0 approvato al Senato. 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