{"id":25391,"date":"2024-04-24T14:47:50","date_gmt":"2024-04-24T14:47:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25391"},"modified":"2024-04-24T14:47:56","modified_gmt":"2024-04-24T14:47:56","slug":"ricordo-di-carlo-di-cicco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25391","title":{"rendered":"Ricordo di Carlo di Cicco"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma, 15 apr. (askanews) \u2013 Schivo e riservato ma preparatissimo e dalle profonde convinzioni etiche e sociali \u201csenza se e senza ma\u201d. Insomma, \u201cun giornalista di altri tempi\u201d, si potrebbe dire oggi. Cos\u00ec lo ricordano colleghi e quanti lo hanno conosciuto in questi quasi 50 anni di attivit\u00e0 giornalistica. Se ne \u00e8 andato, all\u2019et\u00e0 di 79 anni e dopo una breve malattia Carlo Di Cicco, il giornalista \u201cdella pace e del sociale\u201d che pu\u00f2 essere a buon diritto annoverato tra i comunicatori \u201cdella e per la pace\u201d, e del sociale. Tra i pionieri di un settore, quest\u2019ultimo, fino a poco tempo fa, poco considerato e raccontato dalla grande stampa. Una vita passata da cronista vaticano prima e \u201csociale\u201d poi all\u2019agenzia Asca che contribu\u00ec a lanciare e per la quale svolse anche un importante lavoro sindacale nel Cdr. Una professionalit\u00e0 la sua che ebbe una sorta di conferma, con la chiamata, nell\u2019ultima fase della sua vita professionale, Oltretevere quale Vice-Direttore de L\u2019Osservatore Romano, che contribu\u00ec a guidare negli anni non semplici del pontificato di Papa Ratzinger. Fu lo stesso pontefice tedesco a chiamarlo perch\u00e9 positivamente colpito da un suo argomentatissimo libro: \u201cRatzinger. Benedetto XVI e le conseguenze dell\u2019amore\u201d del maggio 2006, (per le Edizioni Memori) nel quale \u2013 controcorrente \u2013 descriveva un pontefice dai tratti e dagli indirizzi completamente differenti da quelli presentati dalla stampa in quegli anni. Una lettura \u201caltra\u201d e del tutto inedita che colp\u00ec i vertici Vaticani per l\u2019acutezza delle analisi oltre gli schemi ormai cuciti addosso a quello che fu subito bollato come \u201cil Pastore tedesco\u201d. Un libro, mi permetto di dire, che molti \u201cesperti\u201d dovrebbero riscoprire e rileggere, come contributo a disinnescare tante spigolosit\u00e0 e incomprensioni che si vogliono far scoppiare (per lo pi\u00f9 artatamente) anche in questi ultimi anni all\u2019interno della Chiesa guidata da un pontefice, come Francesco, molto amato dallo stasso Di Cicco. Ma Carlo Di Cicco \u00e8 stato molto altro. Nato in un paesino nei pressi di Cassino, si trasfer\u00ec giovanissimo in una Roma dai tratti pasoliniani vivendo un periodo della sua vita in quelli che erano i \u201cborghetti\u201d alla periferia della citt\u00e0, cos\u00ec ben descritti dall\u2019artista friulano. Forse qui, tra quelli che Papa Francesco ha definito gli \u201cscarti\u201d ignorati da una societ\u00e0 che non ama \u201cle periferie\u201d, svilupp\u00f2 ancor di pi\u00f9 la sua sensibilit\u00e0 sociale, tanto che fu l\u2019ultimo a lasciare quel posto fatto di lamiere e baracche quando fu certo di una sicura collocazione per le famiglie che vi abitavano. Poi l\u2019impegno per un giornalismo che, insieme a tanti altri settori della societ\u00e0 italiana, ancora avevano il sogno e l\u2019ambizione di cambiare la societ\u00e0. Ed \u00e8 in questa dimensione che va sempre inquadrato, con testardaggine e poco margine ai compromessi, il suo impegno professionale che port\u00f2 Carlo fino a diventare redattore capo all\u2019Asca. L\u2019ultima sua battaglia nella agenzia per la quale spese buona parte della sua vita fu di creare una redazione \u201cSociale\u201d in cui credette con totale impegno, tanto da introdurre, per la prima volta in Italia, la figura del redattore sociale. Che assicurasse un flusso quotidiano e continuo di notizie su fatti e politiche che riguardassero le realt\u00e0 marginali della societ\u00e0, il volontariato e il terzo settore, argomenti quali le droghe, il carcere, la salute negata e poi i migranti e le disabilit\u00e0. Insomma tutte quelle che, soprattutto in quegli anni, erano considerate \u201cnon-notizie\u201d con fasce di popolazione che non servivano n\u00e9 al consenso, n\u00e9 all\u2019economia. In questo percorso si inserisce anche l\u2019impegno di Di Cicco per la pace. Una \u201cvocazione\u201d che visse sulla sua pelle da obiettore di coscienza. Anche qui una scelta radicale e senza compromessi che lo port\u00f2 fin nelle celle di un carcere militare per non tradire le sue convinzioni di pacifista assoluto. Amico di Pax Christi, militante di questa realt\u00e0 associativa (per 10 anni ne fu direttore del Bollettino nazionale), fu amico dei vescovi Tonino Bello e Luigi Bettazzi. Le sue acute analisi, che non ha mai smesso di regalarci fino a pochi giorni prima della sua morte collaborando con alcuni siti, si sono anche esplicate attraverso la pubblicazione di alcuni libri. Oltre a quelli su Papa Ratzinger, sono da ricordarne altri. Tra questi: \u201cI guardiani dei sogni con il dito sul mouse\u201d, \u201cTi Credevo un altro\u201d, \u201cSe ti leggo amer\u00f2 per sempre\u201d, oltre ad una analisi su \u201cCuba, tra Francesco e Obama\u201d del 2016.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, 15 apr. 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