{"id":25100,"date":"2024-03-26T07:04:09","date_gmt":"2024-03-26T07:04:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25100"},"modified":"2024-03-26T07:04:16","modified_gmt":"2024-03-26T07:04:16","slug":"punto-pace-di-prato-spade-trasformate-in-aratri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=25100","title":{"rendered":"Punto pace di Prato &#8211; Spade trasformate in aratri"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Esperienze di riconversione industriale dal militare al civile<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Il punto pace di Prato<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il tema dell\u2019incontro promosso il 16 marzo \u00a0dal Punto Pace Pax Christi di Prato con alcune associazioni cittadine, nella sede della Provincia di Prato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Consapevoli che solo&nbsp; la nonviolenza e il disarmo sono le vie maestre per costruire e avviare percorsi di pace, la riflessione \u00e8 partita dalla situazione mondiale attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Relatore Gianni Alioti, gi\u00e0 segretario FIN CISL, profondo conoscitore e protagonista di tante esperienze di riconversione industriale dal bellico al civile, a partire dalle grandi aziende liguri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il riferimento del titolo alla profezia di Isaia (\u201ctrasformeranno le loro spade in vomeri, non si eserciteranno pi\u00f9 nell\u2019arte della guerra\u201d) indica a chiare lettere che con un grande coraggio etico, intelligenza e conoscenza dei sistemi produttivi e&nbsp; volont\u00e0 di politica industriale, la visione profetica non resta utopia ma trova declinazioni operative, pratiche e concrete.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E nel suo porsi come ipotesi di lavoro per la conversione delle fabbriche d\u2019armi o, per via di contrasto, come efficace critica al militarismo e alla crescita delle spese militari, la profezia di Isaia c\u2019incoraggia ad andare avanti\u2026 Anche, e soprattutto, quando sembra venire meno la speranza. Con l\u2019industria bellica che vola in borsa grazie alle guerre e all\u2019impennata della spesa pubblica degli Stati destinata alla produzione di armamenti (l\u2019esempio del Gruppo Leonardo). Papa Francesco l\u2019ha detto pi\u00f9 volte senza mezzi termini: \u00ab[\u2026] La crisi sociale ed economica \u00e8 molto pesante, specialmente per i pi\u00f9 poveri; malgrado questo \u2013 ed \u00e8 scandaloso \u2013 non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. [\u2026] Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del PIL per l\u2019acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cAlla base di questa richiesta di riconversione nel civile delle fabbriche di armi, in una prospettiva di riduzione delle spese militari e di disarmo, ci sono essenzialmente ragioni di natura etica. Ma la storia ci dimostra che con il mutare degli scenari geopolitici e di mercato, da istanza etica la riconversione nel civile diventa un\u2019esigenza di natura economica e industriale, anche al fine di tutelare meglio le prospettive occupazionali dei territori coinvolti. \u00c8 quanto successo, ad esempio, dopo il secondo conflitto mondiale e alla fine della Guerra Fredda (ma non solo), dimostrando concretamente che la riconversione nel civile dell\u2019industria militare \u00e8 possibile. Negli Stati Uniti il 75% del settore automotive, convertito all\u2019inizio della seconda guerra mondiale nella produzione di carri armati e veicoli blindati, nel dopoguerra torn\u00f2 a fabbricare auto, bus, veicoli commerciali e industriali. Questa riconversione fu facilitata da una pianificazione rigorosa da parte del Governo e dell\u2019industria. Una cosa simile si verific\u00f2 nel settore aeronautico e nella cantieristica navale. In Italia in quegli anni il mercato nazionale degli armamenti era dominato da Ansaldo e Oto (Odero, Terni e Orlando). L\u2019Ansaldo di Genova, negli anni del conflitto mondiale, aument\u00f2 la produzione di armamenti fino a coprire il 70 per cento della capacit\u00e0 produttiva. L\u2019Ansaldo era l\u2019unico costruttore di carri armati e forniva i due terzi circa delle artiglierie prodotte in Italia. Alla produzione di blindati e carri armati partecipavano, per\u00f2, diverse imprese: San Giorgio e Calzoni fornivano le apparecchiature di controllo del tiro, la Breda le mitragliatrici, la Fiat i motori, la Siac le lamiere corazzate\u2026 Alla fine del conflitto mondiale anche le aziende in Italia dovettero riconvertirsi passando dalle produzioni di guerra alle produzioni di pace. L\u2019Ansaldo, che non aveva del tutto rinunciato a una diversificazione nel civile (impiantistica industriale, costruzioni navali e ferro-tranviarie) divent\u00f2 il principale polo della cantieristica navale, acquisendo il controllo societario dei cantieri Oto di Livorno e del Muggiano, oltre quello di Sestri Ponente. Nonostante si riscontrarono seri problemi di riconversione nel 30 per cento di stabilimenti di Ansaldo attrezzati esclusivamente per produzioni militari, \u201calla fine del 1945 inizi\u00f2 il lavoro di riparazione di carri e locomotive a vapore, l\u2019anno seguente intraprese la produzione di carri coperti e nel 1947 di locomotive elettriche, vagoni letto e vetture tranviarie.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratt\u00f2 della pi\u00f9 significativa operazione di riconversione [dal militare al civile], realizzata dall\u2019Ansaldo in tempi assai rapidi [\u2026.]\u201d. La trasformazione di Ansaldo iniziata nel 1945 si concluse nel biennio 1949-50 con l\u2019attuazione dei piani di Finmeccanica (nata nel 1948 nell\u2019ambito dell\u2019IRI), che comportarono anche massicci licenziamenti. Gli occupati passano dai 29 mila della fine del 1947 a meno di 23 mila del giugno 1950. Anche il Gruppo Oto nello spezzino fu coinvolto nel processo di ricostruzione e riconversione vissuto dalle altre imprese IRI. Mentre le attivit\u00e0 navalmeccaniche di Oto confluirono nel Gruppo Ansaldo, sono scorporate in societ\u00e0 autonome la Termomeccanica nel 1949 e l\u2019Oto Melara nel 1951. L\u2019attivit\u00e0 produttiva di questo stabilimento si rivolse al settore ferroviario e alla costruzione di trattori. Inoltre l\u2019azienda inizi\u00f2 una nuova diversificazione produttiva nei carrelli elevatori e nel potenziamento del reparto di produzione ingranaggi. Negli anni \u201950 la Oto Melara riprende anche le attivit\u00e0 nel militare dovute a una ripresa del settore, in totale dipendenza dalla produzione finanziata dagli Usa. E dagli anni \u201960 diventa la principale fabbrica italiana di cannoni navali, obici, veicoli corazzati e carri armati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pi\u00f9 grande piano per la riconversione nel civile fu presentato negli Stati Uniti nel 1969 nel pieno della guerra in Vietnam, dall\u2019allora presidente del sindacato americano UAW, Walter Reuther. Il piano, denominato \u201c<strong>Spade trasformate in Aratri<\/strong>\u201d, prevedeva la creazione di un Fondo finanziato con una tassa del 25% sui profitti delle imprese a produzione militare. Walter Reuther fu uno dei pi\u00f9 grandi leader sindacali americani e tra i maggiori attivisti per i diritti civili e i diritti umani a fianco del reverendo Martin Luther King. Walter Reuther mor\u00ec con la moglie e altre persone in un incidente aereo nel maggio del 1970 di ritorno a Detroit. L&#8217;agenzia investigativa indipendente del Governo Usa sulla sicurezza del sistema dei trasporti civili scopr\u00ec che l&#8217;altimetro dell&#8217;aeroplano aveva dei pezzi mancanti, mentre altri erano stati manomessi o compromessi. Ma non si fece mai luce sugli autori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E<\/strong> <strong>arriviamo agli anni \u201990<\/strong>. <strong>Fine della Guerra Fredda<\/strong>. L\u2019industria militare in Italia, come nel resto dei paesi europei e del mondo, attravers\u00f2 un innegabile stato di crisi, determinato dal calo della domanda e, quindi della produzione. Inoltre, la crisi di mercato s\u2019inser\u00ec in un contesto di concentrazione e razionalizzazione del settore, che accentu\u00f2 i problemi di eccedenza occupazionale. Nel triennio 1988-1990 si era gi\u00e0 registrato un calo del 10 per cento degli addetti del settore. Negli anni successivi la riduzione fu ancora pi\u00f9 rilevante: dal 1990 al 1998 si pass\u00f2 da 57 a 30 mila persone direttamente occupate in produzioni militari (fonte Aiad). L\u2019Oto Melara, per il grado di specializzazione produttiva e di dipendenza totale dal mercato militare, sub\u00ec pesanti contraccolpi sul piano occupazionale. Pass\u00f2 da 2.379 occupati nel 1987 a 1.221 nel 1998, a cui si sommavano le 160 persone confluite nella societ\u00e0 di missilistica ora Mbda. La crisi dell\u2019Oto Melara e il declino del settore militare ebbe conseguenze negative sull\u2019insieme territorio spezzino, con alcune chiusure di aziende (Usea, Cantieri Barberis ecc.) e deflagrazione della cassa integrazione. L\u2019approccio territoriale alla riconversione fu vincente. Grazie agli investimenti pubblici derivanti dai programmi Konver I e II e dai fondi strutturali europei, insieme a positive dinamiche di mercato che favorirono investimenti privati &#8211; in pochi anni si cre\u00f2 un distretto industriale nel settore nautico, con 478 aziende in massima parte artigiane, di cui oltre il 60 per cento nate dal 1994, nelle seguenti tipologie di attivit\u00e0: cantieristica navale (yacht e mega-yacht), costruzione e riparazioni d\u2019imbarcazioni e motori marini, meccanica e carpenteria, servizi al diporto e al turismo nautico. In questo distretto l\u2019occupazione aveva gi\u00e0 superato i 3 mila addetti. Il peso del settore militare a La Spezia diminu\u00ec, passando &#8211; nel periodo 1991 al 2004 &#8211; dal 9,6 al 2,8 per cento sul totale dell\u2019occupazione e dal 41 al 19 per cento sul numero di occupati nell\u2019industria manifatturiera. Nella Fincantieri il riposizionamento verso il civile evit\u00f2 il ridimensionamento avvenuto in altre aziende. Anche la Divisione Costruzioni Militari, concentrata in Liguria con la sede direzionale a Genova e unit\u00e0 di costruzione al Muggiano e a Riva Trigoso, dopo una fase prolungata di crisi e ricorso alla cassa integrazione, trov\u00f2 nel settore civile (i traghetti veloci) e in unit\u00e0 contigue al militare (protezione civile, ricerca oceanografica, guardia di finanza ecc.) un\u2019alternativa produttiva e di mercato che consent\u00ec la piena operativit\u00e0 dei cantieri. Per riqualificare la manodopera nella costruzione dei traghetti veloci anche la Fincantieri benefici\u00f2 dei contributi del programma Konver 1. Oggi questa produzione \u00e8 realizzata da Fincantieri a Castellamare di Stabia, cantiere navale altrimenti destinato alla chiusura. E per confermare che la riconversione dal militare al civile non solo \u00e8 possibile, ma fa bene all\u2019economia e all\u2019ambiente, mi piace ricordare sia lo sviluppo a Taranto negli anni \u201990 del settore eolico come spin-off di tecnologie impiegate da Finmeccanica in campo aeronautico militare, sia l\u2019esperienza realizzata nel 1993 alla Lockheed Martin nella fabbrica di New York. L\u2019azienda americana con la riduzione dei budget militari, spost\u00f2 con successo le competenze specialistiche di uno dei suoi team, dalla produzione di aerei militari alla produzione di un sistema di trazione ibrida per autobus chiamato \u201c<em>HybriDrive<\/em>\u201d. Nonostante, nel 1999, Lockheed Martin abbia venduto l\u2019impianto di produzione degli autobus <em>HybriDrive, <\/em>abbandonando i suoi sforzi per liberarsi dalla dipendenza dalle spese militari, sotto la nuova gestione di BAE Systems, gli autobus ibridi e i loro nuovi modelli a \u2018emissioni zero\u2019 continuano a circolare nelle citt\u00e0 di New York, Londra e Tokyo. Al contrario in Italia nessuno produce pi\u00f9 tram e autobus.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ampia relazione di Gianni Alioti si conclude &nbsp;con due esperienze recenti durante la pandemia del Covid 19. \u201cNegli Stati Uniti per gestire l\u2019emergenza sanitaria si sono coinvolte le capacit\u00e0 produttive dell\u2019industria militare, ad esempio, per accelerare la produzione di forniture mediche e equipaggiamento protettivo necessario. \u00c8 il caso della Puritan Medical Products, un\u2019azienda familiare con circa 500 dipendenti e un impianto di produzione a Guilford, nel Maine. L&#8217;azienda nell\u2019aprile 2020 era l&#8217;unico produttore di tamponi approvati per i test Covid. La Puritan non aveva idea di come aumentare la propria capacit\u00e0 produttiva, di come e dove procurarsi nuovi macchinari e linee dedicate al confezionamento del prodotto. I funzionari dell&#8217;Air Force Research Laboratory hanno trovato rapidamente una vicina azienda del settore militare in grado di aiutare la Puritan: la General Dynamics Bath Iron Works, che costruisce il cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke per la Marina Militare. La Bath Iron Works insieme alla propria catena di sub-fornitori ha convertito una parte delle sue capacit\u00e0 produttive per fabbricare le macchine necessarie a Puritan per allestire un secondo stabilimento a Pittsfield, nel Maine. Con un contratto da 76 milioni di dollari la Puritan ha iniziato a maggio a produrre in questo sito 20-40 milioni di tamponi in pi\u00f9 al mese. E nei successivi tre mesi, raggiunto il pieno utilizzo degli impianti, \u00e8 stato realizzato un terzo stabilimento in Tennessee, utilizzando sempre macchine realizzate da Bath Iron Works per il confezionamento del prodotto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le esperienze presentate da Alioti, nella sua straordinaria conoscenza dei processi industriali, ci confermano che il \u201cpiccolo passo possibile\u201d per promuovere e costruire percorsi di pace \u00e8 un compito affidato a ciascuno, nella sua piccola o grande responsabilit\u00e0. Essere noi stessi, attraverso la conoscenza, la promozione di progetti, la tessitura di relazioni riconciliate e riconcilianti, il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, secondo l\u2019espressione di Gandhi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esperienze di riconversione industriale dal militare al civile Il punto pace di Prato \u00c8 il tema dell\u2019incontro promosso il 16 marzo \u00a0dal Punto Pace Pax Christi di Prato con alcune associazioni cittadine, nella sede della Provincia di Prato. Consapevoli che solo&nbsp; la nonviolenza e il disarmo sono le vie maestre per costruire e avviare percorsi di pace, la riflessione \u00e8 partita dalla situazione mondiale attuale. Relatore Gianni Alioti, gi\u00e0 segretario FIN CISL, profondo conoscitore e protagonista di tante esperienze di riconversione industriale dal bellico al civile, a partire dalle grandi aziende liguri. 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