{"id":24713,"date":"2024-02-23T06:03:46","date_gmt":"2024-02-23T06:03:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=24713"},"modified":"2024-02-23T16:06:43","modified_gmt":"2024-02-23T16:06:43","slug":"un-nuovo-esodo-biblico-in-egitto-nasce-lennesimo-campo-profughi-per-i-palestinesi-sfollati-di-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=24713","title":{"rendered":"Un nuovo esodo biblico: in Egitto nasce l\u2019ennesimo campo profughi per i palestinesi sfollati di Gaza"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripreso da Africa ExPress (https:\/\/www.africa-express.info\/2024\/02\/17\/un-nuovo-esodo-biblico-in-egitto-nasce-lennesimo-campo-profughi-per-gli-sfollati-di-gaza\/)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fadi Jamjoun aveva quaranta anni.<\/strong>\u00a0Era nato e cresciuto nel campo profughi palestinese di Shuafat, incastrato tra la citt\u00e0 santa \u2013 Gerusalemme \u2013 e l\u2019insediamento israeliano di Pisgat Zeev, una delle tante colonie illegali secondo il diritto internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il luogo dove viveva o sopravviveva<\/strong>&nbsp;fu fondato dall\u2019UNRWA nel 1965 per rispondere alla richiesta del governo giordano di fornire alloggi alle circa 500 famiglie di rifugiati che vivevano nel sovraffollato campo profughi di al-Mu\u2019askar, nella Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme. Era, Jamjoun, a giudicare dalla sua foto postata su un sito palestinese, un uomo dedito alla religione. Ieri, da solo, \u00e8 sceso da una vettura con targa israeliana a una fermata degli autobus a Kiryat Malachi, non lontano da Ashdod, una citt\u00e0 israeliana poco a nord di Gaza, e ha sparato contro quelli che aspettavano l\u2019autobus. Due persone sono morte, altre tre o quattro ferite. E lui \u00e8 stato ucciso da un giovane colono che si trovava sul posto e che era armato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dopo le ambulanze e le forze di sicurezza israeliane<\/strong>, si \u00e8 precipitato sul posto il ministro della Sicurezza nazionale, l\u2019estremista di destra Itamar Ben-Gvir, che tra le altre cose sostiene che bisogna rioccupare Gaza e impiantare nuove colonie ebraiche quando sar\u00e0 finita la guerra. \u201cQuesto attacco dimostra ancora una volta che le armi salvano vite umane. Questo mese, ci sono state tutti i tipi di critiche su di me. Non solo non ceder\u00f2 alle critiche, ma amplier\u00f2 la nostra politica per incoraggiare i cittadini di Israele a portare le armi\u201d. E ha aggiunto: \u201c\u00c8 cos\u00ec che dovrebbe essere a Gaza, \u00e8 cos\u00ec che dovrebbe essere in Libano, \u00e8 cos\u00ec che dovrebbe essere ovunque. Risposta audace, tolleranza zero, guerra fino alla distruzione. Distruggiamoli\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Poche ore prima la stampa americana<\/strong>&nbsp;aveva mostrato una serie di foto satellite per raccontare come l\u2019Egitto stia creando un&nbsp;<em>campo<\/em>&nbsp;vicino al suo confine con Gaza, come contingenza per un potenziale esodo di palestinesi dall\u2019enclave se Israele dovesse andare avanti, come appare sempre pi\u00f9 probabile, con un\u2019offensiva di terra su Rafah, la regione di confine dove pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione di Gaza si sta rifugiando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019Egitto ha ufficialmente negato<\/strong>&nbsp;di aver fatto tali preparativi. Una affermazione in linea con la posizione pubblica ufficiale di essere veementemente contrario allo spostamento dei palestinesi fuori da Gaza. Le prove fotografiche indicano, per\u00f2, che il primo Paese ad aver firmato un accodo di pace con lo Stato ebraico \u2013 nell\u2019ormai lontanissimo 1979 \u2013 si sta attrezzando rapidamente per bloccare il probabile esodo da Gaza. Il New York Times ha confermato il contenuto delle immagini e ha parlato con gli appaltatori del sito, che hanno affermato di essere stati assunti per costruire un muro di cemento armato altissimo intorno all\u2019appezzamento di terreno \u2013 cinque chilometri quadrati \u2013 nel Sinai vicino al confine di Gaza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Da pi\u00f9 di una settimana i leader di Hamas e di Israele<\/strong>, tramite americani, europei, arabi stanno negoziando al Cairo per concordare uno scambio ostaggi-prigionieri, per una tregua o fermare la guerra. Tra gli uni e gli altri non sembra che vi sia molto spazio per un\u2019intesa, anche se Washington manda segnali positivi. Forse nel tentativo di trascinare il dialogo a ridosso delle feste islamiche del Ramadan, quando Netanyahu avrebbe promesso di concludere o sospendere i combattimenti. Proprio ieri, per\u00f2, Benny Gantz, ex capo di stato maggiore e uno dei suoi ministri della strana coalizione di estrema destra, \u00e8 tornato a minacciare: se Hamas non accetta subito i termini per uno scambio, le forze armate israeliane attaccheranno Rafah \u201canche se sar\u00e0 tempo di Ramadan\u201d. Della popolazione di Gaza, delle famiglie palestinesi accampate nella citt\u00e0 a ridosso del Sinai egiziano non ha parlato. Ormai nessuno sembra essere capace, o volere, costringere Israele a fermare il suo micidiale assalto alla zona in cui si \u00e8 spostata parte notevole della popolazione della Striscia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E, cos\u00ec, il presidente al-Sisi<\/strong>&nbsp;avrebbe deciso: non sparare sui palestinesi per respingerli a morire a Gaza, ma accoglierli come animali in un grande corral da far-west, cemento invece di reticolato di legno o filo spinato. Un altro campo profughi con capacit\u00e0, dicono i tecnici che stanno lavorando nel Sinai, per centinaia di migliaia di persone. Saranno accolte nelle tende che si stanno scaricando e che devono rapidamente allestire. Una soluzione&nbsp;<em>provvisoria<\/em>, con le solite garanzie americane, come dovevano essere provvisori i 58 campi situati in tutta la Palestina e nei paesi vicini. Oggi ci sono 2,3 milioni di rifugiati palestinesi in Giordania, 1,5 milioni di rifugiati a Gaza \u2013 ossia il 70 per cento dei residenti nella Striscia, 870.000 rifugiati nella Cisgiordania occupata, 570.000 rifugiati in Siria e 480.000 rifugiati in Libano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Secondo il diritto internazionale<\/strong>, i rifugiati hanno il diritto di tornare alle loro case e alle loro propriet\u00e0 da cui furono cacciati. Molti palestinesi dicono di sperare ancora di tornare in Palestina. Alle loro case e terreni in Israele, o almeno in uno Stato palestinese che fu promesso loro molte volte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eric Salerno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripreso da Africa ExPress (https:\/\/www.africa-express.info\/2024\/02\/17\/un-nuovo-esodo-biblico-in-egitto-nasce-lennesimo-campo-profughi-per-gli-sfollati-di-gaza\/) Fadi Jamjoun aveva quaranta anni.\u00a0Era nato e cresciuto nel campo profughi palestinese di Shuafat, incastrato tra la citt\u00e0 santa \u2013 Gerusalemme \u2013 e l\u2019insediamento israeliano di Pisgat Zeev, una delle tante colonie illegali secondo il diritto internazionale. Il luogo dove viveva o sopravviveva&nbsp;fu fondato dall\u2019UNRWA nel 1965 per rispondere alla richiesta del governo giordano di fornire alloggi alle circa 500 famiglie di rifugiati che vivevano nel sovraffollato campo profughi di al-Mu\u2019askar, nella Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme. 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