{"id":2374,"date":"2011-10-20T09:24:53","date_gmt":"2011-10-20T09:24:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=2374"},"modified":"2020-06-22T09:23:06","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:06","slug":"semi-dafrica-intervista-a-aminata-traore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=2374","title":{"rendered":"SEMI d&#8217;Africa: intervista a Aminata Traor\u00e9"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Aminata_Traore.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2376\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Aminata_Traore-198x300.gif\" alt=\"\" width=\"119\" height=\"180\" \/><\/a> <\/p>\n<p style=\"text-align: center\">(da Il Manifesto del 19 Ottobre 2011)<br \/>\ndi Geraldina Colotti<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00abDalla Costa d&#8217;Avorio alla Libia, l&#8217;Occidente cerca di accaparrarsi le nostre risorse esportando con le bombe un simulacro di democrazia\u00bb, dice la sociologa maliana Aminata Traor\u00e9.<br \/>\n\u00abPer i popoli oppressi, la crisi attuale pu\u00f2 essere un&#8217;occasione per cambiare le carte in tavola. Sostengo con forza i movimenti degli indignados\u00bb, dice al manifesto la sociologa maliana Aminata Traor\u00e9. Nata nel &#8217;47 a Bamako, Traor\u00e9 \u00e8 stata ministro della Cultura e del turismo, \u00e8 attivista e fondatrice del Forum sociale africano e dirige il Centro studi Amadou Hamp\u00e2t\u00e9 B\u00e2. Autrice di numerosi saggi come L&#8217;immaginario violato (Ponte alle Grazie) e l&#8217;Africa umiliata (Avagliano, 2009), Aminata ha appena concluso un ciclo di conferenze in Italia, invitata dal Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti) nell&#8217;ambito della campagna \u00abUna terra per tutti\u00bb.<br \/>\nL&#8217;Africa non riesce a nutrire se stessa. Come mai?<br \/>\nLa crisi alimentare \u00e8 una delle dimensioni tragiche del fallimento del modello capitalista, che oggi \u00e8 attraversato da una crisi sistemica. Una situazione drammatica che si rivela nella distruzione dell&#8217;agricoltura, spina dorsale del nostro continente. Dopo le indipendenze, una certa idea di sviluppo ha pensato pi\u00f9 ad alimentare le fabbriche che le persone. Gli stati non hanno investito sui piccoli contadini. Dagli anni &#8217;80 in poi, i Piani di aggiustamento strutturale del Fondo monetario internazionale hanno imposto dappertutto la stessa logica neoliberista basata sulle privatizzazioni e sull&#8217;esortazione a produrre per l&#8217;esportazione. In questo modo, hanno impoverito l&#8217;agricoltura locale e mandato sul lastrico i piccoli produttori. Hanno minato la coesione sociale. Il Mali \u00e8 stato spinto a puntare tutto sul cotone, e a importare i prodotti di prima necessit\u00e0, ma \u00e8 il compratore a stabilire il prezzo e a determinare il gioco sui mercati internazionali. I contadini maliani, pur offrendo un cotone di ottima qualit\u00e0, non possono competere con quelli statunitensi, sostenuti da forti sussidi statali, e sono in bal\u00eca del rincaro dei prezzi. \u00c8 un rapporto ingiusto e asimmetrico che evidenzia la natura predatrice del capitalismo a livello globale. Questo modello ha senz&#8217;altro prodotto dei nuovi ricchi, ma ha ridotto alla fame la gran parte della popolazione. Per invertire la tendenza, si deve poter disporre delle proprie risorse e della terra, occorrono finanziamenti e tutele per i piccoli produttori locali. Occorrono governi che non si lascino corrompere, e resistano ai dettami delle grandi istituzioni internazionali.<br \/>\nDurante la crisi politica in Costa d&#8217;Avorio &#8211; un paese che conosce bene per esserci vissuta a lungo &#8211; lei ha unito la sua voce a quella di altri intellettuali africani per protestare contro la cacciata manu militari dell&#8217;ex presidente Laurent Gbagbo da parte della Francia e dell&#8217;Onuci. Perch\u00e9?<br \/>\nDalla Costa d&#8217;Avorio alla Libia, l&#8217;Occidente cerca in modo cinico di accaparrarsi le risorse naturali dell&#8217;Africa per far fronte alla competizione con la Cina. Attraverso le grandi istituzioni internazionali, anche l&#8217;Europa compra le terre rare per introdurre semi transgenici, e i contadini vengono espulsi. L&#8217;Onu in Africa non \u00e8 uno strumento di pace, la sua funzione \u00e8 quella di difendere gli interessi delle grandi potenze. Occorre ridefinire un nuovo quadro di regolazione delle relazioni internazionali, basato su una vera sovranit\u00e0 degli stati africani e sulla loro collaborazione: in base a progetti che partano dalla societ\u00e0. Oggi, invece, quando i nostri governanti non sono pi\u00f9 graditi all&#8217;Occidente, subiscono boicottaggi o vengono spazzati via. Difficile che un governo di sinistra possa resistere senza subire ingerenze. Il modello \u00e8 sempre lo stesso: si comincia con le sanzioni per creare penuria di beni e strumentalizzare la collera delle popolazioni, e poi si inviano le truppe col pretesto di difendere i civili.<br \/>\nLe Primavere arabe hanno infiammato il Nord Africa, pensa che il vento possa estendersi al resto del continente?<br \/>\nIo dirigo il centro di ricerche e di indirizzo sociale dedicato ad Amadou Hamp\u00e2t\u00e9 B\u00e2. Ne fanno parte oltre 1.000 donne. Insieme riflettiamo sulle grandi questioni, su una vera alternativa per il nostro continente. Organizziamo conferenze, diffondiamo progetti e idee. Sono le donne il motore dell&#8217;economia in Africa, la loro presenza \u00e8 fondamentale nella produzione agricola. Le donne sopportano i costi della crisi senza neanche poter emigrare come gli uomini, perch\u00e9 devono occuparsi della famiglia. Nel libro che sto preparando rifletto sul tema della democrazia dal punto di vista delle donne. Dico, per\u00f2, che l&#8217;Occidente non pu\u00f2 pretendere di esportare da noi &#8211; magari con le bombe &#8211; un modello gi\u00e0 in crisi nelle proprie societ\u00e0. Per fare il bene dell&#8217;Africa, non basta assicurare le elezioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(da Il Manifesto del 19 Ottobre 2011) di Geraldina Colotti \u00abDalla Costa d&#8217;Avorio alla Libia, l&#8217;Occidente cerca di accaparrarsi le nostre risorse esportando con le bombe un simulacro di democrazia\u00bb, dice la sociologa maliana Aminata Traor\u00e9. \u00abPer i popoli oppressi, la crisi attuale pu\u00f2 essere un&#8217;occasione per cambiare le carte in tavola. Sostengo con forza i movimenti degli indignados\u00bb, dice al manifesto la sociologa maliana Aminata Traor\u00e9. Nata nel &#8217;47 a Bamako, Traor\u00e9 \u00e8 stata ministro della Cultura e del turismo, \u00e8 attivista e fondatrice del Forum sociale africano e dirige il Centro studi Amadou Hamp\u00e2t\u00e9 B\u00e2. 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