{"id":23219,"date":"2023-07-25T12:09:10","date_gmt":"2023-07-25T12:09:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=23219"},"modified":"2023-07-25T12:09:43","modified_gmt":"2023-07-25T12:09:43","slug":"vita-dei-palestinesi-in-un-continuum-carcerario-sintesi-del-rapporto-onu-sui-territori-palestinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=23219","title":{"rendered":"\u00abVita dei Palestinesi in un continuum carcerario\u00bb: sintesi del rapporto Onu sui territori Palestinesi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Articolo pubblicato originariamente su Dinamo Press<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Huda Abu Dagga e Ihsan Adel<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto di Francesca Albanese, relatrice Speciale Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati sostiene l\u2019arbitraria privazione della libert\u00e0 a carico dei palestinesi, da parte degli israeliani. Le privazioni e le violazioni potrebbero potenzialmente configurarsi quali crimini internazionali perseguibili ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, nell\u2019ambito delle prerogative della giurisdizione universale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 10 luglio scorso, durante la trentesima riunione della 53esima sessione ordinaria del Consiglio per i Diritti Umani alle Nazioni Unite, la dottoressa Francesca Albanese, Relatrice Speciale Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967, ha illustrato il suo nuovo Rapporto riguardante la diffusa e sistematica privazione della libert\u00e0 attuata nel Territorio Palestinese Occupato. Il Rapporto era gi\u00e0 stato inviato al Consiglio nel mese di giugno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Rapporto si sottolinea come \u201cnonostante l\u2019invito dello Stato di Palestina\u201d, la dott.ssa Albanese non abbia poi potuto visitare il Territorio Palestinese \u201ca causa del continuo rifiuto di Israele di facilitare il suo ingresso (nel Territorio)\u201d. Imperterrita, la Relatrice ha dedicato sei mesi di indagini, con incontri e sopralluoghi virtuali nei Territori Palestinesi e una visita in presenza in Giordania, per completare i suoi sforzi di studio e ricerca finalizzati alla stesura del Rapporto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Rapporto si concentra sull\u2019uso da parte di Israele dell\u2019arbitraria privazione della libert\u00e0 quale strumento di dominio e oppressione e affronta questioni strutturali e della portata di tale condotta. Il documento approfondisce quindi circostanze e procedimenti che determinano l\u2019arbitraria privazione della libert\u00e0 a carico dei Palestinesi. Secondo Albanese, \u201cla realt\u00e0 emergente \u00e8 quella di una popolazione sottoposta a regime di occupazione che nella sua totalit\u00e0 costituirebbe minaccia per la sicurezza. Popolazione perci\u00f2 spesso posta in condizione di presunta colpevolezza e dunque punita con l\u2019incarcerazione anche per il semplice esercizio di libert\u00e0 fondamentali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Albanese afferma che i maltrattamenti arbitrari e intenzionali subiti dai Palestinesi, insieme al pervasivo continuum carcerale e alle estese forme di reclusione e sorveglianza fisiche, burocratiche e digitali potrebbero potenzialmente configurarsi quali crimini internazionali perseguibili ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, nell\u2019ambito delle prerogative della giurisdizione universale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">INDAGINE SULL\u2019ARBITRARIET\u00c0 DELLA PRIVAZIONE DELLA LIBERT\u00c0 PERSONALE<br>II Rapporto esordisce dimensionando l\u2019entit\u00e0 della privazione di libert\u00e0 personale sin dal 1967 e come essa abbia costituito \u201cun elemento cardine dell\u2019occupazione israeliana fin dal suo inizio\u201d. Tra il 1967 e il 2006, oltre 800mila Palestinesi sono stati incarcerati nei Territori Occupati. Nel solo 2022, circa 7mila Palestinesi, tra cui ben 882 bambini, sono stati posti in arresto da Israele. Attualmente, sono 5mila i Palestinesi che risultano detenuti nelle carceri israeliane e 1.014 sono imprigionati senza esser mai stati raggiunti da un capo d\u2019accusa o non essendo destinatari di sentenze. Il Rapporto documenta gravi abusi commessi contro i Palestinesi durante la loro custodia nelle carceri israeliane, come la reclusione in celle sporche e affollate, la privazione di cibo e sonno, la negligenza medica, le gravi percosse e altre forme di maltrattamento. \u00c8 stato riportato anche l\u2019uso della tortura, permessa da provvedimenti delle Corti quale deterrente per prevenire attacchi a civili israeliani. Il documento presta attenzione agli esiti del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che stabiliscono come la privazione diffusa e sistematica della libert\u00e0 configuri un crimine contro l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Rapporto si sostiene inoltre che l\u2019incarcerazione dei Palestinesi va oltre la loro sola detenzione specificando che quest\u2019ultima \u00e8 \u201csolo un elemento di uno scenario carcerale pi\u00f9 ampio, estendendosi oltre il contesto penitenziario come paradigma di governo del Territorio Occupato e di reclusione della sua popolazione\u201d. Ci\u00f2 include l\u2019esistenza stessa di insediamenti illegali che esacerbano atti di discriminazione e violenza contro i Palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">DEFINIZIONE DEL QUADRO GIURIDICO SULLA PRIVAZIONE DELLA LIBERT\u00c0 PERSONALE<br>Il Rapporto esamina in dettaglio i vari quadri giuridici internazionali che affrontano la questione della privazione arbitraria della libert\u00e0. Questi comprendono i trattati e il diritto internazionale consuetudinario, ivi compreso il diritto umanitario internazionale. In particolare, il Rapporto menziona la Terza Convenzione di Ginevra, relativa alla protezione dei prigionieri di guerra, oltre alla pi\u00f9 comunemente citata Quarta Convenzione di Ginevra. Il diritto internazionale dei diritti umani, che trova applicazione anche nei conflitti armati e nelle situazioni extraterritoriali, e il diritto penale internazionale sono stati altres\u00ec presi in considerazione per affrontare il tema del Rapporto. Nel loro insieme, tutte queste leggi stabiliscono che la detenzione \u00e8 da considerarsi arbitraria quando \u00e8 priva di base legale, e cio\u00e8 quando \u201cviola le garanzie fondamentali offerte dal diritto internazionale\u2026 ed \u00e8 usata in modo discriminatorio\u201d. In questi casi, tali pratiche possono quindi potenzialmente costituire crimini di guerra o crimini contro l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">INCARCERAZIONE DI MASSA: GOVERNANCE E PROCEDURE<br>Nel Rapporto si afferma che \u201cIsraele ha da sempre impedito l\u2019applicazione del diritto internazionale nel Territorio Palestinese Occupato\u201d, ritenendo quel Territorio oggetto di \u201ccontesa\u201d e non di occupazione. Ci\u00f2 ha portato a violazioni dei principi del diritto internazionale che regolamentano l\u2019occupazione stessa. Sostenendo che il diritto internazionale dei diritti umani non \u00e8 applicabile al Territorio Occupato, Israele deroga ai suoi obblighi internazionali tra cui quello di garantire la possibilit\u00e0 di un processo equo e di osservare lo jus cogens del divieto di tortura o di trattamenti crudeli, disumani e degradanti. Queste pratiche sono permesse dall\u2019esercizio del controllo in tutto il Territorio Occupato grazie all\u2019adozione di oltre 2.500 ordini militari israeliani. Tali ordini militari presidiano ogni aspetto della vita dei Palestinesi nel Territorio Occupato, compresi ordine pubblico e sicurezza, gestione delle risorse naturali, istruzione, trasporti, amministrazione della giustizia, pianificazione e individuazione di aree e limiti urbani. Gli ordini militari inoltre criminalizzano le libert\u00e0 fondamentali dei Palestinesi attraverso due principali fattispecie di reati: i reati di sicurezza, che cio\u00e8 \u201cminacciano\u201d la presenza dell\u2019esercito nel Territorio Occupato, e gli ordini pubblici, che riguardano un po\u2019 tutto il resto, dalle manifestazioni non autorizzate a disordini causati dal traffico. Il Rapporto fornisce esempi di come simili definizioni, cos\u00ec ampie e vaghe, abbiano portato i Palestinesi a essere incriminati anche per aver solo espresso opinioni ed esternato dissenso o anche per contrastare pacificamente l\u2019occupazione. In definitiva, tutte queste leggi\/ordini prendono di mira il diritto del popolo palestinese all\u2019autodeterminazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Rapporto si occupa inoltre degli abusi e della privazione dei pi\u00f9 elementari diritti che i Palestinesi subiscono all\u2019interno del contesto penitenziario. Si va dalla detenzione amministrativa, di per se stessa un abuso in violazione dei loro diritti, alle procedure di arresto e agli interrogatori in cui vengono sottoposti a varie forme di tortura o a lunghissimi tempi di detenzione pre-processuale che possono arrivare a 90 giorni e, persino, essere prolungati reiterandoli, fino alla detenzione in carceri non situate in Territorio Palestinese Occupato ma presenti all\u2019interno dei confini \u201criconosciuti\u201d di Israele, quindi esposti ad aspre condizioni detentive. Tali abusi si estendono anche ai bambini anch\u2019essi sottoposti a condizioni di arresto ed esperienze traumatiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Rapporto stigmatizza inoltre la pratica militare israeliana, adottata per presunti motivi di sicurezza, con cui si nega la restituzione alle famiglie dei corpi dei Palestinesi deceduti in carcere, spesso seppelliti nei cosiddetti \u201ccimiteri di numeri\u201d. Dati aggiornati al maggio scorso riferiscono di 125 corpi di Palestinesi morti, tra cui 13 detenuti, ancora trattenuti dalle forze israeliane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ARCHITETTURA MULTISTRATO DI CONFINAMENTO<br>Il Rapporto descrive la carceralit\u00e0, riconducibile a un sistema che priva intere popolazioni della libert\u00e0 e della loro terra, come aspetto chiave del colonialismo d\u2019insediamento. Le pratiche di Israele nel Territorio Palestinese Occupato rispecchiano questo modello, sottoponendo i Palestinesi a un regime di carcerazione collettiva. \u201cNel corso del tempo, Israele ha ampliato il suo controllo multiforme sulla popolazione palestinese mediante strumenti fisici, burocratici e digitali\u201d. L\u2019incarcerazione dei Palestinesi, insieme alla confisca delle loro terre e all\u2019evacuazione forzata, contribuiscono all\u2019opera complessiva di confinamento messa in atto da Israele. \u201cCi\u00f2 ha trasformato la vita dei Palestinesi in un continuum carcerario, in cui coesistono diversi livelli di prigionia: dal microlivello della privazione della libert\u00e0 individuale sinora descritto, passando per l\u2019incarcerazione di massa, fino alla reclusione della popolazione in enclavi tenute rigidamente sotto controllo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Rapporto analizza quindi come le vite dei Palestinesi siano state colpite da varie forme di prigionia. Ci\u00f2 va oltre la semplice privazione della libert\u00e0 individuale, giungendo alla segregazione fisica all\u2019interno della frammentata Palestina, dove \u201cIsraele ha intrappolato i Palestinesi in un\u2019architettura fisica che assomiglia a una prigione che si estende su una scala territoriale e sociale molto pi\u00f9 ampia\u201d. La Relatrice speciale ricorda il blocco illegale della Striscia di Gaza come l\u2019esempio pi\u00f9 noto di questo \u201cintrappolamento fisico\u201d, insieme al fatto che il 60 percento della Cisgiordania \u00e8 sotto il pieno controllo militare e civile israeliano con la presenza di 270 colonie e basi militari, di un muro di separazione lungo 700 chilometri, di circa 64 posti di controllo stabilmente operativi, 76 posti di blocco parziali, migliaia di checkpoint mobili, 17 strade per un totale di 400 chilometri riservate ai soli cittadini israeliani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo, all\u2019interno del loro confinamento carcerario, i Palestinesi sono costretti a navigare in un \u201clabirinto di barriere burocratiche\u201d sotto forma di permessi, restrizioni e divieti emessi dagli organi israeliani. Un ulteriore strato detentivo \u00e8 rappresentato dal monitoraggio dei Palestinesi da parte di Israele con l\u2019impiego di telecamere a circuito chiuso e altri dispositivi installati nei checkpoint, negli spazi pubblici, nel corso di eventi sociali e di protesta. Anche la sfera privata \u00e8 spesso oggetto, a insaputa degli stessi Palestinesi, del monitoraggio online e della tracciabilit\u00e0 di dettagli contenuti in telefoni e cartelle cliniche. Tutti questi metodi di carcerazione determinano un confinamento a pi\u00f9 livelli a danno dei Palestinesi, con lo stretto controllo della popolazione equiparata a minaccia collettiva per la sicurezza, reprimendo perci\u00f2 ogni forma di resistenza all\u2019occupazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">REPRESSIONE E LIMITAZIONI DEI DIRITTI NELL\u2019AMBITO DELL\u2019AUTOGOVERNO PALESTINESE<br>Albanese ha anche osservato che, dopo gli accordi di Oslo, lo stesso organo di autogoverno palestinese ha contribuito a un aumento della repressione e delle limitazioni dei diritti dei Palestinesi. L\u2019Autorit\u00e0 Palestinese e le autorit\u00e0 operative de facto a Gaza hanno anch\u2019esse condotto operazioni arbitrarie di arresti e detenzioni. Il coordinamento per la sicurezza tra Autorit\u00e0 Palestinese e Israele ha peraltro creato una \u201cpolitica della porta girevole\u201d in cui i Palestinesi si trovano a essere puniti da entrambe le istituzioni. \u00c8 vero che in aree diverse l\u2019autorit\u00e0 di arresto \u00e8 applicata in modo differente. Tuttavia, anche studenti e utenti dei social media sono presi di mira per il loro dissenso, sebbene in misura minore rispetto alle pratiche adottate da Israele. Albanese ha per\u00f2 ricordato che anche le condizioni di detenzione nelle carceri palestinesi sono state criticamente esaminate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CONCLUSIONI<br>Nelle sue conclusioni, Francesca Albanese ha affermato che, a causa dell\u2019occupazione israeliana, intere generazioni di Palestinesi hanno sub\u00ecto una diffusa e sistematica privazione della libert\u00e0, spesso per aver commesso atti legalmente irrilevanti. Oltre 800mila Palestinesi dal 1967, compresi bambini, sono stati oggetto di detenzione in base a una serie di norme emanate e applicate dall\u2019esercito israeliano. La maggior parte delle condanne penali subite dai Palestinesi nel corso degli anni riguarda \u201cla legittima espressione dei diritti civili e politici e il diritto di resistere a un occupante straniero illegale\u201d. Ha poi aggiunto che \u201cprivando i Palestinesi delle tutele previste dal diritto internazionale, l\u2019occupazione li riduce a una popolazione \u201cde- civilizzata\u201d, privata cio\u00e8 dello status di persone protette e dei suoi diritti fondamentali\u201d. La Relatrice ha affermato inoltre che, nella gestione dei Palestinesi come collettivo, ogni Palestinese che desideri opporsi al regime, compresi i manifestanti pacifici, verrebbe a trovarsi nella condizione del reato di minaccia alla sicurezza e quindi soggetto a detenzione, costringendo tutti i Palestinesi a uno stato cronico di vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Albanese ha ribadito inoltre che \u201cl\u2019incarcerazione di massa rafforza lo squilibrio di potere tra i Palestinesi da un lato e le istituzioni e i coloni israeliani dall\u2019altro, facilitando l\u2019espansione coloniale\u201d. La Relatrice speciale ha quindi spiegato che Israele usa il pretesto della \u201csicurezza\u201d come modalit\u00e0 permanente per esercitare il controllo sul Territorio Occupato e promuovere il suo progetto coloniale. \u201cPassando da \u2018sicurezza della potenza occupante\u2019 a sicurezza dell\u2019occupazione in quanto tale, Israele ha trasformato le pratiche collegate alla \u2018sicurezza\u2019 in controllo stabile del territorio che occupa e cerca di annettere\u201d. Secondo la Relatrice Speciale, ci\u00f2 ha in definitiva determinato segregazione, sottomissione, frammentazione, esproprio delle terre e sfollamento forzato dei Palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Albanese ha dunque evidenziato la natura arbitraria, diffusa e sistematica dell\u2019occupazione, sottolineando le gravi responsabilit\u00e0 di Israele e la necessit\u00e0 di porre fine all\u2019occupazione stessa. Ha poi sottolineato che l\u2019illegalit\u00e0 dell\u2019occupazione non pu\u00f2 essere sanata o resa pi\u00f9 \u201cumana\u201d semplicemente riformando alcune delle sue brutali conseguenze. Ha perci\u00f2 esortato la comunit\u00e0 internazionale a riconoscere tutto ci\u00f2 e a non contribuire o condonare l\u2019apartheid coloniale di Israele che criminalizza i Palestinesi che reclamano il loro diritto a esistere esercitando il loro diritto all\u2019autodeterminazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RACCOMANDAZIONI<br>La Relatrice speciale ha raccomandato l\u2019abolizione tout court del sistema israeliano di privazione arbitraria della libert\u00e0 dei Palestinesi nel Territorio Occupato proprio per la sua intrinseca incompatibilit\u00e0 con il diritto internazionale. La Relatrice ha inoltre stimolato gli Stati terzi a utilizzare le misure diplomatiche, politiche ed economiche previste dalla Carta delle Nazioni Unite atte a \u201cnon riconoscere come legittima, aiutare o coadiuvare l\u2019occupazione di Israele, dati gli illeciti commessi secondo il diritto internazionale\u201d e a perseguire i crimini attuati e denunciati nel Rapporto ai sensi della giurisdizione internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha poi raccomandato a Israele di rilasciare tutti i detenuti palestinesi arrestati per atti non offensivi ai sensi del diritto internazionale e restituire i corpi dei Palestinesi deceduti nonch\u00e9 di interrompere l\u2019arresto dei minorenni e liberare tutti i bambini detenuti. La dottoressa Albanese ha inoltre raccomandato alle autorit\u00e0 palestinesi di aderire alle norme internazionali, ponendo fine a detenzioni arbitrarie e a maltrattamenti e di stabilire misure idonee di vigilanza e di responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, ha auspicato un\u2019indagine indipendente e approfondita da parte della giurisdizione universale e, in particolare, da parte della Corte penale internazionale sulla possibile fattispecie di crimini commessi, rilevanti per diritto internazionale, a causa della detenzione sistematica e arbitraria dei Palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">*Organizzazione non profit con l\u2019obiettivo di creare un\u2019efficace rete globale di giuristi interessati alla questione della Palestina. https:\/\/law4palestine.org\/<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Traduzione a cura di Pasquale Liguori<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immagine di copertina da Openverse di enric borr\u00e0s<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/vita-dei-palestinesi-in-un-continuum-carcerario-sintesi-del-rapporto-onu-sui-territori-palestinesi\/\">https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/vita-dei-palestinesi-in-un-continuum-carcerario-sintesi-del-rapporto-onu-sui-territori-palestinesi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato originariamente su Dinamo Press di Huda Abu Dagga e Ihsan Adel Il rapporto di Francesca Albanese, relatrice Speciale Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati sostiene l\u2019arbitraria privazione della libert\u00e0 a carico dei palestinesi, da parte degli israeliani. 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