{"id":22913,"date":"2023-06-14T10:23:31","date_gmt":"2023-06-14T10:23:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=22913"},"modified":"2023-06-14T10:24:23","modified_gmt":"2023-06-14T10:24:23","slug":"issa-amro-limportanza-della-disobbedienza-civile-contro-loppressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=22913","title":{"rendered":"Issa Amro: \u201cL\u2019importanza della disobbedienza civile contro l\u2019oppressione\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(di Micol Meghnagi)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho conosciuto Issa Amro anni fa, durante un tour coordinato dall\u2019organizzazione israeliana Breaking the Silence, nella citt\u00e0 di Hebron (Al-Khalil). Basta qualche minuto ad Hebron per realizzare il significato profondo che vi \u00e8 dietro la parola \u201coccupazione\u201d. La citt\u00e0 di Hebron \u00e8 stata divisa in modo tale che alcuni attraversano una citt\u00e0 vuota, fantasma, mentre altri una citt\u00e0 colorata e vivace, delimitata da recinzioni, muri e checkpoint oltre i quali inizia il vuoto. Scontrarsi con il vuoto vuol dire comprendere alcuni degli effetti dell\u2019occupazione militare israeliana. Ma guardarlo attraverso gli occhi dei palestinesi, assume tutt\u2019altro significato.<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code><strong>Issa Amro<\/strong> \u00e8 uno storico attivista palestinese della citt\u00e0 di <strong>Hebron<\/strong>. \u00c8 il fondatore del <strong>movimento nonviolento Youth Against Settlement<\/strong> (<strong>Giovani contro gli insediamenti<\/strong>) che dal 2006 organizza campagne e manifestazioni di protesta contro la confisca delle terre e la costruzione di insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata militarmente dall\u2019esercito israeliano. Issa lavora con numerose organizzazioni per i diritti umani palestinesi, israeliane e internazionali, tra cui l\u2019Arab Non-Violence Network, B\u2019tselem e l\u2019International Solidarity Movement. Negli anni ha subito e documentato innumerevoli aggressioni, minacce di morte e arresti arbitrari per mano di soldati e coloni israeliani. In questi giorni si trova in Italia per una lecture presso l\u2019Universit\u00e0 di Padova e degli incontri alla Camera dei deputati, organizzati dall\u2019associazione AssoPacePalestina.<\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La spettacolarizzazione della violenza continua a dominare la narrazione mediatica occidentale di quello che accade in Israele e in Palestina. Come fanno gli attivisti palestinesi a prendere le distanze da una narrativa escludente e a riappropriarsi della propria soggettivit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2006 abbiamo dato vita al progetto <strong>Youth Against Settlements (YAS)<\/strong>. L\u2019obiettivo era quello di incoraggiare i giovani, le donne e le famiglie palestinesi a raccontare le proprie storie e a denunciare l\u2019occupazione israeliana attraverso l\u2019uso strategico di dispositivi audio-visivi, come le telecamere. Documentiamo le violazioni dei diritti umani, ma anche i nostri sogni, le nostre sofferenze e i nostri desideri. In questo senso, i social media hanno contribuito a diversificare il tipo di storie che ricevono attenzione. La nostra \u00e8 una resistenza nonviolenta e pacifica che viene costantemente criminalizzata. Sei colpevole fino a prova contraria. Ma arrendersi non \u00e8 un\u2019opzione. Soltanto nel 2022 sono stato detenuto pi\u00f9 di dieci volte delle forze di occupazione israeliane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In che modo queste iniziative si intrecciano alla storia della lotta palestinese e alla resistenza nonviolenta nel territorio?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi ispiro alle iniziative di disobbedienza civile nonviolenta palestinese degli anni Ottanta e alle persone della mia comunit\u00e0 che vi hanno preso parte: vicini di casa, persone comuni e donne leader che rimangono sconosciute ai mass media. Il movimento di disobbedienza civile a Beit Sahour ne \u00e8 un esempio\u2026 Le famiglie locali, cristiane e musulmane, bruciarono i loro documenti e si rifiutarono di comprare il latto israeliano, allevando loro stesse delle mucche. La resistenza nonviolenta costringe le vostre istituzioni ad essere attive e forti di fronte all\u2019occupazione. Con YAS, registriamo quotidianamente le violazioni dei diritti umani e cerchiamo di opporci in sede legale all\u2019amministrazione israeliana. Portiamo avanti campagne internazionali, come quella per riaprire Shuhada Street. Luisa Morgantini, gi\u00e0 vicepresidente del Parlamento Europeo e Presidente di AssoPacePalestina, \u00e8 stata una delle principali voci del progetto. Recuperiamo gli spazi pubblici inutilizzati, come la nostra stessa sede che in precedenza era un avamposto militare israeliano, poi abbandonato nel 2006. I coloni minacciano noi e le famiglie che collaborano con YAS. Ad Hebron, se sei palestinese, non hai il diritto di muoverti liberamente tra le strade della tua citt\u00e0. Ci viene negato anche il diritto di espressione e di opinione. Lavoriamo con centinaia di israeliani contro l\u2019occupazione, ebrei della diaspora e internazionali. Organizziamo scioperi, manifestazioni e tour per la citt\u00e0 di Hebron per mostrare il vero volto dell\u2019occupazione. Ovviamente, neppure la solidariet\u00e0 viene risparmiata. Insieme a Adam Broomberg, attivista ebreo sudafricano che vive a Berlino, abbiamo lanciato un progetto per portare artisti provenienti da ogni parte del mondo nella citt\u00e0 occupata di Hebron. Sono dell\u2019idea che ebrei, cristiani, musulmani (ma non solo!) hanno il diritto vivere insieme in questa terra\u2026Ma non in una dimensione dove un gruppo etnico esercita il proprio dominio su un altro. Ogni anno organizzo nella mia casa il <strong>\u201cFreedom Seder\u201d<\/strong> (n.d.r. il pasto rituale della Pasqua ebraica) con centinaia di attivisti e attiviste di ogni credo che combattono insieme a noi per la fine dell\u2019occupazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Opporsi all\u2019occupazione israeliana ha un prezzo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Organizzare la raccolta delle olive non \u00e8 consentito se sei un palestinese che vive sotto la legge militare israeliana. Rifiutarsi di camminare chilometri sotto il sole e il freddo per raggiungere la propria casa a causa della chiusura \u201cimprovvisa\u201d di una strada \u00e8 illegale secondo la legge militare israeliana. \u00c8 considerato incitamento alla violenza. Filmare e documentare gli abusi dei coloni e dei soldati israeliani significa rischiare ulteriori soprusi sulla propria pelle. In altre parole, la propria vita. Sono stato arrestato dall\u2019esercito di occupazione dopo essere stato preso a calci e pugni dai coloni israeliano\u2026 Quante volte? Ho perso il conto. Sono stato condannato per sei capi d\u2019accusa: tre per aver \u201cpartecipato a manifestazioni senza permesso\u201d, due per \u201costruzione delle forze di sicurezza\u201d e uno per \u201caggressione\u201d. Le condanne riguardano la mia partecipazione a una serie di proteste pacifiche che risalgono al 2010. L\u2019accusa di ostruzione si riferisce ad un sit-in del 2012, durante il quale ho chiesto la riapertura dell\u2019edificio dove un tempo sorgeva il municipio di Hebron. E poi mi hanno accusato di aver \u201cspinto\u201d un soldato\u2026! Un episodio che risale a dieci anni fa, dove le affermazioni dei soldati non solo non sono verificabili, ma sono avvenute in una situazione in cui sono stato ferito dallo stesso soldato che poi mi ha accusato di averlo aggredito. Queste condanne sono il frutto di un sistema militare che punisce ogni forma di resistenza pacifica. Mira a sopprimere la nostra voce e a porre fine a qualsiasi forma di attivismo contro l\u2019occupazione israeliana. L\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese rappresenta un ulteriore barriera. \u00c8 corrotta e viola costantemente i nostri diritti. Nel 2017 l\u2019Autorit\u00e0 mi ha arrestato senza un mandato con l\u2019accusa di \u201cincitamento alla discordia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi mesi si \u00e8 registrata un\u2019impennata della violenza ai danni dei palestinesi. Siamo di fronte ad una svolta peggiorativa delle tensioni?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In seguito alle recenti elezioni, le restrizioni e gli attacchi contro la popolazione civile palestinese sono incrementati vertiginosamente sia da parte del corpo di polizia e dell\u2019esercito che da parte dei coloni. Le maggior parte degli abusi che ho riportato alla polizia israeliana non sono stati neanche oggetto d\u2019indagine. \u00c8 evidente che le autorit\u00e0 israeliane non lavorano per condannare la violenza dei coloni, ma anzi, la appoggiano e certe volte vi partecipano in prima persona. La causa \u00e8 sempre l\u2019occupazione. E l\u2019occupazione serpeggia non da oggi, ma da oltre mezzo secolo. Oggi il Ministro della Sicurezza Nazionale \u00e8 Itamar Ben Gvir, colono della citt\u00e0 di Hebron e cultore del khanismo, movimento dichiarato razzista dalla stessa Corte suprema di Israele nel 1988. Itamar Ben Gvir incarna il suprematismo ebraico. Fino a poco tempo fa, nel suo ufficio troneggiava una grande foto di Baruch Goldestein, il colono kahnista che nel 1994 uccise a sangue freddo 29 musulmani palestinesi in preghiera presso la Tomba dei Patriarchi di Hebron\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa significa per un palestinese vivere nella citt\u00e0 di Hebron?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>Protocollo di Hebron del 1997<\/strong>, che faceva parte degli <strong>accordi di Oslo del 1994<\/strong>, ha diviso la citt\u00e0 in due parti: H1 e H2. La prima, amministrata dall\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, comprende l\u201980% del territorio, mentre la seconda corrisponde all\u2019area dove circa 800 coloni vivono a stretto contatto con gli oltre 40mila palestinesi limitati nei loro spostamenti e costretti a passare quotidianamente per rigidi e umilianti controlli. Oltre 200 militari presiedano giorno e notte i checkpoint che costellano il cuore della citt\u00e0 vecchia di Hebron e che ostacolano la vita quotidiana dei palestinesi, impossibilitati a percorrere certe strade o obbligati ad attraversarne altre unicamente a piedi anzich\u00e9 che con i propri mezzi. Io, per esempio, non ho accesso alla casa dei miei nonni\u2026! La zona H2 \u00e8 una terribile rappresentazione della sofferenza quotidiana del popolo palestinese costretto a vivere sotto occupazione. Ti sono negati i servizi pi\u00f9 basilari: elettricit\u00e0, acqua, assistenza sanitaria. Ad ogni checkpoint gli uomini devono alzare la maglia e l\u2019orlo dei pantaloni, le donne svuotare le borse e farsi controllare dalle soldatesse mentre i bambini sono obbligati a mostrare il contenuto dei loro zaini. Dopo il massacro del 1994 e la firma del Protocollo di Hebron nel 1997, tutto \u00e8 cambiato. Ci hanno negato persino la vita sociale. Un tempo Hebron era la forza economica di tutta la Cisgiordania. Ad oggi oltre 520 negozi della citt\u00e0 Vecchia sono stati chiusi per ordine militare e mai riaperti. Motivi di sicurezza, dicono. Oltre 1000 negozi sono stati abbandonati dai proprietari per mancanza di clienti. La gente non riesce a raggiungere le attivit\u00e0 commerciali a causa degli oltre 100 blocchi: muri, blocchi stradali, checkpoint. Ma non solo. Si vive nella paura e nell\u2019ansia costante che possa succedere qualcosa ai propri cari. Oggi, l\u2019esercito di occupazione non ti caccia dalla tua casa, ma ti rende la vita impossibile e quindi sei costretto ad andartene. \u00c8 evidente che l\u2019obiettivo del governo israeliano \u00e8 quello di annettere la zona H2 a Israele. La catastrofe continua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo l\u2019ultimo report di <strong>Amnesty International<\/strong>, l\u2019utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale segna un nuovo approccio nella violazione dei diritti umani\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo Stato di Israele sta utilizzando in maniera sempre pi\u00f9 estesa nuove tecnologie di sorveglianza, per monitorare ogni nostro movimento. Nella citt\u00e0 di Hebron e a Gerusalemme Est le autorit\u00e0 israeliane stano sperimentando senza il nostro consenso il sistema di riconoscimento facciale noto come \u201cred wolf\u201d. Questo sistema si basa sullo scaglionamento dei volti delle persone per poi essere comparato con dati biometrici presenti nell\u2019enorme archivio \u201cwolf pack\u201d, consentendo ogni informazione personale sui palestinesi che abitano nei territori occupati e accessibile in ogni momento alle forze di occupazione israeliane attraverso l\u2019applicazione \u201cblue wolf\u201d. Ovviamente queste forme di sorveglianza capillare non si limitano ai check-point. Come ha riportato Amnesty International, nella citt\u00e0 di Hebron, le telecamere montate sono ovunque, dai lampioni ai tetti degli edifici. Un vero e proprio regime di apartheid digitale\u2026.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ISSA-2-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-22916\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Issa Amro tiene un discorso durante una manifestazione per commemorare il massacro della Moschea di Ibrahimi del 1994, chiedendo l\u2019apertura di Shuhada Street, 20 febbraio 2019, foto di Oren Ziv)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insieme all\u2019organizzazione israeliana Breaking the Silence, abbiamo scritto un report per denunciare la situazione attuale dei fatti. Solo nel posto di blocco 56 nel quartiere di Tel Rimedia abbiamo individuato almeno 24 dispostivi di sorveglianza audio-visiva e altri sensori. Il sistema di smart city adottato ad Hebron rappresenta quindi un ulteriore deterioramento delle modalit\u00e0 di controllo ai danni dei palestinesi. Sebbene le autorit\u00e0 israeliane adducano motivi di sicurezza interna come giustificazione a tali controlli, sappiamo bene che sono condotti su base etnica, razzista e discriminante. Tutto questo avviene nel silenzio e con la complicit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito di comunit\u00e0 internazionale. Nel recente incontro alla Camera dei deputati, hai invitato alcuni membri del Parlamento italiano a visitare la citt\u00e0 di Hebron e a prendere parola contro l\u2019occupazione israeliana\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le strade della zona H2 di Hebron sono state pattugliate per oltre venti anni dalla Tiph (Temporary international Presence in Hebron), il contingente di osservatori di sei paesi \u2013 Italia, Norvegia, Svezia, Svizzera e Turchia. Le testimonianze che riportano gli abusi quotidiani dei coloni ai danni della popolazione palestinese sono migliaia. Dovrebbe essere tutto custodito presso il Ministero degli Esteri in Italia\u2026Ma nessuno di questi coloni \u00e8 stato mai condannato per le proprie azioni. Se \u00e8 vero che la maggioranza supporta ed \u00e8 complice dell\u2019occupazione israeliana, ci sta chi ha il coraggio di perseguire la strada della giustizia. Questo ci restituisce speranza. Ci sono persone pronte a imparare dai palestinesi, ad andare guardare l\u2019occupazione con i propri occhi e a raccontarla senza censure. La presenza e il supporto internazionale \u00e8 fondamentale. Perch\u00e9 senza azioni concrete, l\u2019occupazione non cesser\u00e0. Il nostro legame con la societ\u00e0 civile italiana \u00e8 profondo e antico. La cultura, il calcio, il cibo, la moda\u2026 E la solidariet\u00e0! Battersi per il diritto dei palestinesi di vivere in giustizia, significa lottare contro ogni forma di oppressione, razzismo, islamofobia e antisemitismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa ci riserva il futuro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il presente \u00e8 buio. Ma conservo la capacit\u00e0 interiore di immaginare un futuro diverso e di giustizia sociale. La pace arriver\u00e0 grazie a noi palestinesi, agli israeliani che hanno scelto di lottare al nostro fianco contro l\u2019occupazione, ai palestinesi e agli ebrei della diaspora e a tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani. Pace significa giustizia\u2026 E gli occupanti dovranno essere perseguiti legalmente per i loro quotidiani abusi e le gravi violazioni ai danni della popolazione palestinese. Lavorare insieme ci da protezione. Senza la presenza degli attivisti e delle attiviste, non sarei qui ora a parlare con te. Noi palestinesi viviamo senza alcun tipo di diritto. Insieme possiamo apportare un cambiamento significativo per rendere l\u2019apartheid e l\u2019occupazione sempre un passo pi\u00f9 vicina alla sua fine. La nostra lotta riguarda l\u2019occupazione, la storia \u2013 e quindi il passato \u2013 ed il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(<a href=\"https:\/\/pagineesteri.it\/2023\/06\/06\/medioriente\/issa-amro-limportanza-della-disobbedienza-civile-contro-loppressione\/\">https:\/\/pagineesteri.it\/2023\/06\/06\/medioriente\/issa-amro-limportanza-della-disobbedienza-civile-contro-loppressione\/<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Micol Meghnagi) Ho conosciuto Issa Amro anni fa, durante un tour coordinato dall\u2019organizzazione israeliana Breaking the Silence, nella citt\u00e0 di Hebron (Al-Khalil). Basta qualche minuto ad Hebron per realizzare il significato profondo che vi \u00e8 dietro la parola \u201coccupazione\u201d. 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