{"id":22453,"date":"2023-04-25T08:17:15","date_gmt":"2023-04-25T08:17:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=22453"},"modified":"2023-04-27T08:31:59","modified_gmt":"2023-04-27T08:31:59","slug":"uscire-dal-sistema-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=22453","title":{"rendered":"Uscire dal sistema di guerra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Di seguito la prima parte del lungo documento sui temi della pace, della giustizia e della cura della casa comune, redatto da uno dei cantieri della Rete sinodale nazionale, di cui facciamo parte, e che raccoglie trenta associazioni e gruppi. La seconda parte riguarder\u00e0 le proposte di &#8220;uscita&#8221; per quanto riguarda la giustizia e la cura della casa comune. I testi della Rete (questo \u00e8 il quarto, dopo gli altri su credenti Lgbt, ecumenismo e il ruolo delle donne nella Chiesa, pubblicate anche dall&#8217;agenzia &#8220;Adista&#8221;) vengono inviati alla segreteria nazionale del Sinodo dei vescovi e alle associazioni che intendiamo coinvolgere. Su questi testi Pax Christi promuover\u00e0 uno o pi\u00f9&nbsp; incontri durante il lungo cammino sinodale che ora sta entrando nella fase &#8220;sapienziale&#8221; (s.p.).&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Beati&nbsp;gli operatori di pace perch\u00e9 saranno chiamati figli di Dio<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perch\u00e9 saranno saziati<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Beati i miti perch\u00e9 erediteranno la terra&nbsp;<\/strong><\/em><strong>(Mt. 5, 9.6.5.)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La nonviolenza in azione per pace, giustizia e cura della casa comune<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Pace, giustizia e cura della casa comune<\/strong>: sono i beni universali e i grandi obiettivi del movimento ecumenico&nbsp;e interreligioso&nbsp;dal Concilio Vaticano II all\u2019Assemblea di Basilea (1989), dalla Carta ecumenica di Strasburgo (2001) alle iniziative del Consiglio Ecumenico delle Chiese, dai movimenti per \u201cun altro mondo \u00e8 possibile\u201d a quelli per il futuro della terra, dagli incontri&nbsp;interreligiosi&nbsp;di Assisi (dal 1986) al documento di Abu Dhabi (2019). Molti ci hanno preceduto in questa strada cercando di invertire la direzione di una storia carica di orrori e divisioni ma anche di \u201csogni diurni\u201d e di speranze. A loro va la nostra gratitudine e il nostro operante pensiero. Ma c\u2019\u00e8 da assumere \u201c<em>un compito immenso e nobilissimo<\/em>\u201d,&nbsp;come ha detto&nbsp;Giovanni XXIII nella&nbsp;<em>Pacem in terris<\/em>&nbsp;(87) da cui, a sessant\u2019anni dalla pubblicazione, papa Francesco propone di ripartire attuando i quattro pilastri della nonviolenza:<em>&nbsp;la forza della verit\u00e0, la fame di giustizia, l\u2019impegno per la liberazione, il potere dell\u2019amore<\/em>&nbsp;(9 gennaio 2023). Per questo occorre cambiare paradigma antropologico ed etico, culturale e sociale, economico e politico, teologico ed ecclesiale.<em><strong>Come \u00e8 possibile essere credibili, come credenti e come cittadini e cittadine, in un mondo ferito, ingiusto e degradato? Come \u00e8 possibile rendere credibile l\u2019annuncio della nonviolenza evangelica? Com\u2019\u00e8 possibile oggi, nel pieno di un terribile dramma ecumenico, testimoniare la fede in Cristo \u201cnostra pace\u201d (Ef 2)?. Cosa vuol dire costruire comunit\u00e0 disarmate e disarmanti?. Cosa vuol dire diventare una Chiesa in uscita?<\/strong><\/em><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Proponiamo alcune scelte operative di uscita<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Rete associativa che sta accompagnando il percorso sinodale dei vescovi italiani&nbsp;e di tutta la Chiesa&nbsp;ritiene necessario tradurre la riflessione teorica in alcune scelte operative.&nbsp;Ne elenchiamo quindici.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">per la Pace<\/h4>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uscire da una formazione che ignora la pace e la nonviolenza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei seminari, nelle Facolt\u00e0 di Teologia, nella preparazione dei presbiteri, delle religiose e dei religiosi, in ogni luogo di formazione il tema della pace e della nonviolenza sia messo al centro dell\u2019insegnamento, aperto non solo al messaggio del Vangelo, ma al pensiero e alla pratica dei profeti e delle profetesse della nonviolenza, alle vicende contemporanee, alle esperienze dei movimenti e della societ\u00e0 civile in Italia e nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ai catechisti e alle catechiste, ai presbiteri, ai vescovi, a tutti e a tutte proponiamo di sviluppare i momenti ecclesiali e celebrativi, nonch\u00e9 gli itinerari educativi e gli strumenti pedagogici, per condurre ragazzi e ragazze, giovani e adulti, gruppi e famiglie alla&nbsp;<strong>maturazione di una coscienza nonviolenta, attiva e creativa, poliedrica e inclusiva.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uscire da una teologia ripiegata nel privato<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A sessant\u2019anni dalla&nbsp;<em>Pacem in terris,&nbsp;<\/em>nonostante qualche eccezione, non si \u00e8 realizzato&nbsp;<strong>un salto in avanti sul piano teologico del valore della pace&nbsp;<\/strong>alla luce del Vangelo e della vita di Ges\u00f9 nonviolento. La pace \u00e8 stata presentata come capitolo della morale personale, non come sostanza e cuore dell\u2019annuncio cristiano. Il discorso non \u00e8 settoriale. In tale contesto, occorre rinnovare e trasformare tutta la teologia riflettendo sulla possibilit\u00e0 di&nbsp;<strong>\u201cuna teologia dal volto pubblico<\/strong>\u201d attenta a cogliere i segni dei tempi, ad esercitare lo spirito critico, ad aprire e gestire i conflitti, ad assumere le sfide dell\u2019umanit\u00e0, a immaginare un futuro ospitale, giusto e nonviolento. La teologia femminista si \u00e8 rivelata, al riguardo, adatta a rileggere in modo diverso e ampio i testi biblici, a scoprire il ruolo delle donne, a evidenziare i meccanismi palesi od occulti dei dispositivi del potere patriarcale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le Facolt\u00e0 teologiche, le agenzie formative, i seminari, le scuole e le universit\u00e0 devono mettersi nelle condizioni di elaborare&nbsp;<em><strong>una nuova teologia<\/strong><\/em>. Se il sapere teologico pone al centro la pace del Vangelo, potr\u00e0 scoprire il valore fecondo del principio e del metodo della nonviolenza capace di promuovere relazioni conviviali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uscire da una pastorale paternalista<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019&nbsp;bene ricordare&nbsp;che nella Chiesa siamo&nbsp;<em>uguali, differenti, conviviali&nbsp;<\/em>e che \u00e8 necessario attraversare e gestire in&nbsp;conflitti per maturare assieme una \u201ccomunione nelle differenze\u201d (<em>Evangelii gaudium<\/em>&nbsp;230). Riteniamo, quindi, necessario accompagnare la riforma delle strutture ecclesiali e le numerose azioni per il disarmo, la giustizia e la cura del creato con&nbsp;<em><strong>percorsi di educazione ai conflitti e a pratiche di riconciliazione<\/strong><\/em><em>,<\/em>&nbsp;studiando e preparando<em>&nbsp;programmi ecclesiali<\/em>(diocesani, parrocchiali e territoriali) che facciano della pace nonviolenta la sostanza della pastorale ordinaria e della vita comune. Per integrare la nonviolenza evangelica nella vita ecclesiale, diventa necessario una costante e fresca \u201cparresia\u201d per superare ogni ideologia discriminatoria ed escludente. In tale contesto, sembra significativa l\u2019ipotesi di esplorare forme stanziali o itineranti, singole o a coppie, di \u201c<em><strong>diaconia per la pace<\/strong><\/em>\u201d come ministero per il disarmo delle menti, dei cuori e dei territori, da attuare in vari ambiti: celebrativi, oranti, festanti, educativi, testimoniali, esperienziali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uscire dalla corsa al riarmo e dal possesso delle armi nucleari<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 l\u2019ora di una mobilitazione grande e multiforme&nbsp;per il disarmo.&nbsp;<sup><\/sup>Non esistono pronunciamenti ufficiali delle Chiese cristiane contro le politiche di riarmo del proprio paese o a favore del<em><strong>Trattato per l\u2019abolizione delle armi nucleari,<\/strong><\/em>approvato dall\u2019ONUnel 2017 e ratificato da una sessantina di paesi all\u2019inizio del 2022. Vari paesi europei, Italia compresa, non solo non hanno aderito al Trattato ma si apprestano ad \u201caggiornare\u201d le armi nucleari presenti nei loro territori. In Italia esistono circa 60 armi nucleari (B 61) dislocate a Ghedi e Aviano che stanno potenziando le loro strutture per ospitare i cacciabombardieri F-35 (ognuno dal costo di almeno 155 milioni di euro) in grado di trasportare nuovi ordigni atomici pi\u00f9 potenti (B 61-12).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I credenti,&nbsp;coerenti con il Vangelo della pace, devono intervenire pubblicamente a tutto campo per<em><strong>bloccare la corsa alle guerre e la distruzione del pianeta, opponendosi sia all\u2019uso che al possesso delle armi nucleari.&nbsp;<\/strong><\/em>Per amore della vita, della famiglia umana, della madre terra, del cosmo intero, attenti alle aspirazioni pi\u00f9 elementari delle persone e dei popoli, occorre&nbsp;<em><strong>fermare questo macabro regresso di umanit\u00e0<\/strong><\/em>e sostenere una mobilitazione antinucleare che porti almeno ad aderire al Trattato delle Nazioni Unite.<strong>Uscire dal sistema delle banche armate<\/strong>La CEI, le diocesi, le parrocchie, gli Istituti religiosi, le associazioni di fedeli riconosciuti&nbsp;e i singoli e le singole credenti&nbsp;escano dai&nbsp;rapporti con banche, istituti di credito e&nbsp;dal sistema finanziario in generale che finanziano o comunque sostengono, anche mediante partecipazioni azionarie, industrie, societ\u00e0 di ricerca, di produzione e di commercializzazione di armi di qualunque tipo e di sistemi d\u2019arma. Non accettino sponsorizzazioni da questi gruppi economici e di ricerca.&nbsp;E\u2019 importante sostenere&nbsp;la Campagna promossa dalle tre riviste&nbsp;<em>Missione Oggi, Nigrizia&nbsp;<\/em>e<em>&nbsp;Mosaico di pace.&nbsp;<\/em>Si pu\u00f2 vedere, al riguardo, il sito&nbsp;apposito.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uscire dal&nbsp;sistema&nbsp;dei cappellani militari<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019assistenza spirituale al personale militare pu\u00f2 essere assicurata da cappellani \u201csenza stellette\u201d non inquadrati nelle Forze armate.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em><strong>Lumen gentium<\/strong><\/em><strong>&nbsp;1:&nbsp;<\/strong><em>\u201cLa Chiesa \u00e8 in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell&#8217;intima unione con Dio e dell&#8217;unit\u00e0 di tutto il genere umano\u201d.&nbsp;<strong>Gaudium et spes<\/strong><\/em><strong>&nbsp;76:&nbsp;<\/strong><em>\u201cLa Chiesa si serve delle cose temporali nella misura che la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall&#8217;autorit\u00e0 civile. Anzi essa rinunzier\u00e0 all&#8217;esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerit\u00e0 della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni\u201d.&nbsp;<\/em>Al&nbsp;<em><strong>Convegno della Chiesa italiana di Firenze<\/strong><\/em>&nbsp;(novembre 2015), papa Francesco dichiara: \u201c<em>non dobbiamo essere ossessionati dal &#8216;potere&#8217; anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all&#8217;immagine sociale della Chiesa. Se la Chiesa non assume i sentimenti di Ges\u00f9, si disorienta, perde il senso\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u201cterza guerra mondiale a pezzi\u201d dentro il sistema gigantesco di ingiustizia e di complicit\u00e0 ci spinge a vedere gli strumenti bellici e le ipotesi di guerra \u201c<em><strong>con una mentalit\u00e0 completamente nuova<\/strong><\/em>\u201d (<em>Gaudium et spes&nbsp;<\/em>80) anche in ambito ecclesiale tanto pi\u00f9 che il Concilio invita i sacerdoti presenti tra i soldati a operare in ambito diocesano (<em>Christus dominus<\/em>&nbsp;43)Il venerabile Tonino Bello, intervistato da \u201cPanorama\u201d il 28 giugno 1992 sui costi economici relativi all&#8217;integrazione organica dei sacerdoti nelle strutture militari, si dichiarava sensibile soprattutto ai&nbsp;<em>costi relativi alla credibilit\u00e0 evangelica ed ecclesiale.&nbsp;<\/em>Per lui, e per noi, \u00e8 necessario mantenere un servizio \u201cpastorale\u201d distinto dal ruolo militare. \u201cAccade gi\u00e0 nelle carceri\u201d, osservava: \u201cnon si vede per quale motivo non potrebbe accadere anche nelle forze armate.&nbsp;<em><strong>Cappellani s\u00ec, militari no<\/strong>\u201d.&nbsp;<\/em>E&#8217; arrivata l&#8217;ora di una testimonianza evangelica limpida e radicale per&nbsp;superare la presenza strutturata dei sacerdoti nell&#8217;esercito, con il gesto unilaterale di uscita dall&#8217;attuale sistema dei cappellani militari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>(continua)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di seguito la prima parte del lungo documento sui temi della pace, della giustizia e della cura della casa comune, redatto da uno dei cantieri della Rete sinodale nazionale, di cui facciamo parte, e che raccoglie trenta associazioni e gruppi. 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