{"id":22105,"date":"2023-03-25T16:19:31","date_gmt":"2023-03-25T16:19:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=22105"},"modified":"2023-03-27T18:28:42","modified_gmt":"2023-03-27T18:28:42","slug":"penso-a-tonino-bello-un-profeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=22105","title":{"rendered":"Penso a Tonino Bello, un profeta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblichiamo in parte due interventi del papa: il primo riguarda l&#8217;intervista del 12 marzo concessa a &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; dove dichiara don Tonino come suo punto di riferimento stabile; il secondo \u00e8 l&#8217;intervento del 23 marzo rivolto ai vescovi europei (Comece) sull&#8217;Europa e la pace (s.p.).<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa si augura per il futuro?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pace. La pace nella martoriata Ucraina e in tutti gli altri Paesi che soffrono l\u2019orrore della guerra che \u00e8 sempre una sconfitta per tutti, per tutti. La guerra \u00e8 assurda e crudele. \u00c8 un\u2019azienda che non conosce crisi nemmeno durante la pandemia: la fabbrica delle armi. Lavorare per la pace significa non investire in queste fabbriche di morte. Mi fa soffrire pensare che se non si facessero armi per un anno, finirebbe la fame nel mondo perch\u00e9 quella delle armi \u00e8 l\u2019industria pi\u00f9 grande del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u20198 dicembre scorso, in piazza di Spagna, ho pianto pensando al dramma che sta vivendo il popolo ucraino. \u00c8 trascorso gi\u00e0 pi\u00f9 di un anno dall\u2019inizio della guerra in Ucraina. A febbraio sono stato in Africa, nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, e ho visto gli orrori dei conflitti in quei due Paesi con le mutilazioni delle persone. Una cosa che mi fa soffrire molto \u00e8 la globalizzazione dell\u2019indifferenza, girare la faccia dall\u2019altra parte e dire: \u201cA me che importa? Non mi interessa! Non \u00e8 un mio problema!\u201d. Quando hanno chiesto alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, quale parola scrivere al binario 21 della Stazione di Milano dove partivano i treni per i campi di concentramento nazisti, non ha avuto dubbi e ha detto: \u201cIndifferenza\u201d. Nessuno aveva pensato a quella parola. Fa riflettere perch\u00e9 quel massacro di milioni di persone \u00e8 avvenuto nell\u2019indifferenza vigliacca di tanti che hanno preferito girare la faccia dall\u2019altra parte e dire: \u201cA me che importa?\u201d [&#8230;].<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa si augura per la Chiesa?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Chiesa deve uscire, deve stare in mezzo alla gente. Penso a don Tonino Bello, un grande vescovo pugliese che stava in mezzo al suo popolo e ha lottato con tutte le sue forze per la pace. Un uomo non compreso nel suo tempo perch\u00e9 era molto avanti. Lo si sta riscoprendo oggi. Un profeta! \u00c8 gi\u00e0 venerabile ed \u00e8 in cammino verso la beatificazione. Recentemente, hanno ripreso in una canzone anche una sua celebre frase: \u201cNoi siamo angeli con un\u2019ala sola. Per volare, abbiamo bisogno di restare abbracciati al fratello, cui prestiamo la nostra ala e da cui prendiamo l\u2019altra ala, necessaria per volare\u201d. Nessuno si salva da solo. Lo abbiamo visto anche con la pandemia.&nbsp; Sogno una Chiesa senza clericalismo. Lo diceva il cardinale Henri-Marie de Lubac nel suo celebre testo M\u00e9ditation sur l\u2019\u00c9glise dove, per dire qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 brutta che pu\u00f2 accadere alla Chiesa, scriveva che la mondanit\u00e0 spirituale, che si traduce nel clericalismo di un prete, \u201csarebbe infinitamente pi\u00f9 disastrosa di ogni mondanit\u00e0 semplicemente morale\u201d. Il clericalismo \u00e8 la cosa pi\u00f9 brutta che possa accadere alla Chiesa, peggio ancora che ai tempi dei papi corrotti. Un prete, un vescovo o un cardinale che si ammalano di clericalismo fanno molto male alla Chiesa. \u00c8 una malattia molto contagiosa. Ancora peggiori sono i laici clericalizzati: sono una peste nella Chiesa. Il laico deve essere laico.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un Europa unita nella diversit\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8230; Oggi vorrei brevemente soffermarmi con voi su due punti focali, che corrispondono ai due grandi \u201csogni\u201d dei padri fondatori dell\u2019Europa: il sogno dell\u2019unit\u00e0 e il sogno della pace.<em>&nbsp; L\u2019unit\u00e0<\/em>. Su questo primo punto \u00e8 decisivo precisare che quella europea non pu\u00f2 essere un\u2019unit\u00e0 uniforme, che omologa, ma al contrario dev\u2019essere un\u2019unit\u00e0 che rispetta e valorizza le singolarit\u00e0, le peculiarit\u00e0 dei popoli e delle culture che la compongono. Pensiamo ai padri fondatori: appartenevano a Paesi diversi e a culture differenti: De Gasperi e Spinelli italiani, Monnet e Schuman francesi, Adenauer tedesco, Spaak belga, Beck lussemburghese, per ricordare i principali. La ricchezza dell\u2019Europa sta nella convergenza delle diverse fonti di pensiero e di esperienze storiche. Come un fiume vive dei suoi affluenti. Se gli affluenti vengono indeboliti o bloccati, tutto il fiume ne risente e perde forza. L\u2019originalit\u00e0 degli affluenti. Bisogna rispettare questo: l\u2019originalit\u00e0 di ogni Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 la prima idea su cui richiamo la vostra attenzione: l\u2019Europa ha futuro se \u00e8 veramente unione e non riduzione dei Paesi con le rispettive caratteristiche. La sfida \u00e8 proprio questa: l\u2019unit\u00e0 nella diversit\u00e0. Ed \u00e8 possibile se c\u2019\u00e8 una forte ispirazione; altrimenti prevale l\u2019apparato, prevale il paradigma tecnocratico, che per\u00f2 non \u00e8 fecondo perch\u00e9 non appassiona la gente, non attira le nuove generazioni, non coinvolge le forze vive della societ\u00e0 nella costruzione di un progetto comune. Ci domandiamo: qual \u00e8 il ruolo dell\u2019ispirazione cristiana in questa sfida? Non c\u2019\u00e8 dubbio che nella fase originaria essa ha giocato una parte fondamentale, perch\u00e9 era nei cuori e nelle menti degli uomini e delle donne che hanno iniziato l\u2019impresa. Oggi molto \u00e8 cambiato, certo, ma rimane sempre vero che sono gli uomini e le donne a fare la differenza. Perci\u00f2 il primo compito della Chiesa in questo campo \u00e8 quello di formare persone che, leggendo i segni dei tempi, sappiano interpretare il progetto Europa nella storia di oggi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un Europa al servizio della pace<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui veniamo al secondo punto: <em>la pace<\/em>. La storia di oggi ha bisogno di uomini e donne animati dal sogno di un\u2019Europa unita al servizio della pace. Dopo la seconda guerra mondiale, l\u2019Europa ha vissuto il pi\u00f9 lungo periodo di pace della sua storia. Nel mondo per\u00f2 si sono susseguite diverse guerre. Nei decenni scorsi alcune guerre si sono trascinate per anni, fino ad oggi, tanto che si pu\u00f2 parlare ormai di una terza guerra mondiale. La guerra in Ucraina \u00e8 vicina, e ha scosso la pace europea. Le nazioni confinanti si sono prodigate nell\u2019accoglienza dei profughi; tutti i popoli europei partecipano all\u2019impegno di solidariet\u00e0 con il popolo ucraino. A questa corale risposta sul piano della carit\u00e0 dovrebbe corrispondere \u2013 ma \u00e8 chiaro che non \u00e8 facile n\u00e9 scontato \u2013 un impegno coeso per la pace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa sfida \u00e8 molto complessa, perch\u00e9 i Paesi dell\u2019Unione Europea sono coinvolti in molteplici alleanze, interessi, strategie, una serie di forze che \u00e8 difficile far convergere in un unico progetto. Tuttavia, un principio dovrebbe essere condiviso da tutti con chiarezza e determinazione: la guerra non pu\u00f2 e non deve pi\u00f9 essere considerata come una soluzione dei conflitti (cfr Enc.Fratelli tutti 258). Se i Paesi dell\u2019Europa di oggi non condividono questo principio etico-politico, allora vuol dire che si sono allontanati dal sogno originario. Se invece lo condividono, devono impegnarsi ad attuarlo, con tutta la fatica e la complessit\u00e0 che la situazione storica richiede. Perch\u00e9 \u00abla guerra \u00e8 un fallimento della politica e dell\u2019umanit\u00e0\u00bb (<em>261). <\/em>Questo dobbiamo ripeterlo ai politici.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Ci vuole anche la profezia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Anche su questa sfida della pace la COMECE pu\u00f2 e deve dare il suo contributo valoriale e professionale. Voi siete per natura un \u201cponte\u201d tra le Chiese in Europa e le istituzioni dell\u2019Unione. Siete per missione costruttori di relazioni, di incontro, di dialogo. E questo \u00e8 gi\u00e0 lavorare per la pace. Ma non basta. Ci vuole anche profezia, ci vuole lungimiranza, ci vuole creativit\u00e0 per far avanzare la causa della pace. In questo cantiere ci vogliono sia architetti sia artigiani; ma direi che il vero costruttore di pace dev\u2019essere sia architetto sia artigiano: cos\u00ec \u00e8 il vero costruttore di pace. &nbsp;Lo auguro anche ad ognuno di voi, ben sapendo che ciascuno ha i propri carismi personali che concorrono con quelli degli altri al lavoro comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo in parte due interventi del papa: il primo riguarda l&#8217;intervista del 12 marzo concessa a &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; dove dichiara don Tonino come suo punto di riferimento stabile; il secondo \u00e8 l&#8217;intervento del 23 marzo rivolto ai vescovi europei (Comece) sull&#8217;Europa e la pace (s.p.). Cosa si augura per il futuro? 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