{"id":21878,"date":"2023-02-27T13:57:31","date_gmt":"2023-02-27T13:57:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=21878"},"modified":"2023-02-28T05:58:23","modified_gmt":"2023-02-28T05:58:23","slug":"siamo-alla-merce-di-chiunque-i-subsahariani-di-fronte-alla-violenza-razzista-in-tunisia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=21878","title":{"rendered":"&#8220;Siamo alla merc\u00e9 di chiunque\u201d: i subsahariani di fronte alla violenza razzista in Tunisia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Inkyfada&nbsp;<\/strong>da anni si occupa di un tema tab\u00f9 in Tunisia: il&nbsp;<strong>razzismo verso i subsahariani.<\/strong>&nbsp; In questo reportage, le testimonianze della comunit\u00e0 riguardo a quanto sta succedendo nel Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisogna attendere qualche minuto prima che Melissa venga ad aprire la porta. Anche se \u00e8 al corrente della nostra visita, la ragazza ha un\u2019aria impaurita. Non pu\u00f2 smettere di aver timore di una visita della polizia o, peggio, delle persone che vogliono aggredirla. Melissa \u00e8 ivoriana. Dal comunicato della Presidenza,&nbsp;<strong>lei e suo marito vivono nella paura<\/strong>: non hanno lasciato la loro casa da mercoled\u00ec scorso. La coppia trascorre la sua giornata nel salone, le tende tirate. Il loro figlio, un bimbo di tre anni, non va pi\u00f9 all\u2019asilo. \u201c<em>Normalmente, l\u2019educatrice mi chiama se non viene, per verificare se \u00e8 malato o se \u00e8 successo qualcosa<\/em>&nbsp;&#8211; commenta Melissa -.&nbsp;<em>Ora sono tre giorni che non \u00e8 andato e non mi ha contattata. Sa quello che sta accadendo<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maggior parte dei loro vicini sono nella stessa situazione.&nbsp;<strong>Da qualche mese, una campagna razzista verso i subsahariani in Tunisia sta prendendo sempre pi\u00f9 piede<\/strong>. Lo stesso presidente sottoscrive queste teorie razziste e complottiste e ha puntato il dito contro i subsahariani, accusandosi di essere delle \u201c<em>orde<\/em>\u201d e che l\u2019immigrazione subsahariana \u00e8 \u201c<em>un\u2019impresa criminale<\/em>\u201d il cui obiettivo sarebbe quello di \u201c<em>cambiare la composizione demografica della Tunisia<\/em>\u201d. Da l\u00ec,&nbsp;<strong>i casi di aggressione e d\u2019espulsione sono esplosi, e migliaia di subsahariani temono per la loro vita e il loro futuro in Tunisia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nello stesso quartiere di Melissa, Anna, una giovane donna ivoriana, accoglie i suoi amici Issa e Pierre. Quest\u2019ultimo ha appena lasciato casa sua su richiesta della proprietaria. In un angolo del salone, qualche borsa che contiene i suoi oggetti personali. Altri non hanno la fortuna di avere delle persone su cui contare. Da due giorni, Mariam e suo marito dormono sotto un ponte. Qualche sacchetto di plastica riempito dei loro oggetti personali sono impilati davanti l\u2019ambasciata della Costa d\u2019Avorio. \u201c<em>E\u2019 tutto ci\u00f2 che abbiamo<\/em>\u201d si rammarica Mariam. La coppia \u00e8 stata sbattuta fuori casa dal proprietario, che aveva paura di ritorsioni per aver ospitato dei subsahariani. \u201c<em>Tutti hanno paura<\/em>\u201d confida&nbsp;<strong>Patricia Gnahor\u00e9<\/strong>, giornalista a RLF (Radio Libera Francofona), in Tunisia da quattro anni. Secondo la reporter, gli sfratti sono cominciate dal&nbsp;<strong>9 febbraio<\/strong>, quando dei messaggi allarmisti hanno cominciato a propagarsi sui social: se le persone ospitano dei subsahariani senza documenti, i proprietari sarebbero soggetti a multe o potrebbero essere messi in prigione. \u201c<em>Quindi tutti i proprietari hanno cominciato a far sloggiare le persone in due settimane<\/em>\u201d continua Patricia. \u201c<em>Delle persone con cui si andava d\u2019accordo, comunicano da un giorno all\u2019altro di lasciare la loro casa<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste due ultime settimane, Patrizia ha ricevuto diverse richieste di aiuto, di fronte alla&nbsp;<strong>brusca ondata di sfratti della comunit\u00e0 subsahariana<\/strong>. \u201c<em>I proprietari aprono le porte e mettono fuori le valige. Quelli pi\u00f9 tolleranti vengono a parlare, dicendo semplicemente di lasciare la casa<\/em>\u201d sospira.&nbsp; Accoglie queste persone a casa sua e cerca di negoziare con i proprietari per ritardare lo sfratto, \u201cf<em>ino alla fine del mese, il tempo di organizzarsi e trovare un\u2019alternativa<\/em>\u201d spera.&nbsp; Anna al momento pu\u00f2 restare in casa sua e accogliere i suoi amici in difficolt\u00e0. \u201c<em>La proprietaria non mi ha fatto dei problemi. Ma bisogna pagare l\u2019affitto e le fatture<\/em>\u201d si preoccupa la donna. Qualche ora pi\u00f9 tardi, la proprietaria la contatta: esige che la fattura dell\u2019elettricit\u00e0 sia pagata entro tre giorni, pena lo sfratto. Grazie a degli amici e a una rete associativa, Anna pu\u00f2 sistemare questi pagamenti. \u201c<em>Ma che succede a chi non ha aiuti?<\/em>\u201d S\u2019interroga.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tutte le persone intervistate da Inkyfada raccontano di aver perso il loro lavoro<\/strong>. Normalmente, Anna lavora come donna delle pulizie, ma non osa pi\u00f9 uscire di casa, viste le aggressioni e gli arresti. Il suo coinquilino, Dylan, \u00e8 stato licenziato dal ristorante dove lavorava, \u201c<em>per il momento<\/em>\u201d. Tra i suoi amici, \u00e8 l\u2019unico a non essere rimasto in casa quel giorno: \u00e8 andato dal suo vecchio datore di lavoro, sperando di recuperare il suo salario. \u201c<em>I suoi colleghi sono stati arrestati sul luogo di lavoro<\/em>\u201d racconta Anna. Fortunatamente, Dylan non era l\u00ec all\u2019arrivo della polizia. Il datore di lavoro l\u2019ha chiamato dicendo di non venire a lavorare \u201c<em>aspettando che la situazione si calmi<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Samia, un\u2019altra donna ivoriana che vive da dieci anni in Tunisia, testimonia di aver assistito all\u2019arresto di un suo collega: \u201c<em>I poliziotti sono arrivati, l\u2019hanno visto e l\u2019hanno arrestato, cos\u00ec<\/em>\u201d. Per miracolo, gli agenti sembrano non essersi accorti di Samia, che \u00e8 restata ferma in un angolo, scioccata dall\u2019accaduto. E\u2019 rientrata subito a casa, con sua figlia, chiudendo la porta a chiave. Sua figlia non \u00e8 pi\u00f9 andata a scuola da quel momento. \u201c<em>Eppure, \u00e8 nata qui e parla tunisino<\/em>\u201d commenta Samia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(\u2026.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 25 febbraio, tre giorni dopo il comunicato presidenziale, il ministro degli Affari esteri della migrazione e dei tunisini,&nbsp;<strong>Nabil Ammar<\/strong>, ha affermato che la Tunisia lottava soprattutto contro \u201c<em>la migrazione irregolare, che causa dei problemi in tutti i Paesi<\/em>\u201d. Ma nel caso della Tunisia, questa distinzione tra migrazione regolare e irregolare \u00e8 \u201cartificiale\u201d, argomenta&nbsp;<strong>Camille Cassarini<\/strong>, ricercatrice sulle migrazioni africane in Tunisia all\u2019universit\u00e0 di Genova. \u201c<em>Lo stato tunisino non ha mai messo in campo delle condizioni giuridiche, tecniche e amministrative per fornire dei permessi di soggiorno alle persone originarie dei Paesi d\u2019Africa subsahariana. E\u2019 una realt\u00e0 esistente dall\u2019epoca di Ben Ali. Non siamo di fronte a delle persone che si mettono in una situazione di irregolarit\u00e0, siamo di fronte a uno Stato che non regolarizza<\/em>\u201d. Camille Cassarini aggiunge che queste pratiche sono riservate soprattutto alle persone subsahariane, e che le persone europee hanno meno di queste problematiche. \u201c<em>Anche ai subsahariani che hanno tutti i documenti necessari, non viene mai rilasciato il permesso di soggiorno definitivo<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste informazioni non sono sempre note al grande pubblico, come testimonia Anna. Qualche giorno fa si \u00e8 recata presso il suo abituale droghiere, per fare qualche acquisto. \u201c<em>D\u2019un tratto, mi ha guardato e mi ha chiesto se avessi un permesso di soggiorno<\/em>\u201d. Anna risponde negativamente. \u201c<em>Allora bisogna che tu lo faccia!<\/em>\u201d Gli risponde in modo sprezzante. Eppure, come numerosi altri subsahariani, ha da tempo cercato di legalizzare la sua situazione sul territorio, dal suo arrivo, nel 2016. Ma \u00e8 stata rapidamente scoraggiata dall\u2019<strong>impossibilit\u00e0 di ottenere questi documenti<\/strong>, quindi di lavorare legalmente e di viaggiare. Da quel momento, \u00e8 paralizzata dalle penalit\u00e0 che deve pagare, che ammontano a 3000 dinari. Non ha potuto vedere le sue figlie, restate in Costa d\u2019Avorio, da sei anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Per avere un permesso di soggiorno, ho bisogno di un lavoro e di un alloggio. Per avere un lavoro e un alloggio, ho bisogno di un permesso di soggiorno<\/em>\u201d riassume Pierre. Pierre lavora diversi giorni a settimana in un cantiere, come rigattiere. Davanti alle pressioni, il suo datore di lavoro gli ha detto che doveva presentare il suo permesso di soggiorno per continuare a lavorare. \u201c<em>Se avessi un permesso di soggiorno, pensate davvero che andrei a lavorare in un cantiere?<\/em>\u201d Ironizza. \u201c<em>Sappiamo bene&nbsp; che siamo pagati meno dei tunisini, ma non abbiamo scelta<\/em>\u201d aggiunge Issa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per&nbsp;<strong>Jean &#8211; Bedel Ganable<\/strong>, presidente di&nbsp;<strong>Assivat,<\/strong>&nbsp;Associazione degli Ivoriani Attivi della Tunisia,&nbsp;<strong>la psicosi attuale \u00e8 il risultato orchestrato di una campagna razzista del partito nazionalista tunisino<\/strong>: \u201c<em>Da tre o quattro mesi ci sono dei cyberattivsti tunisini che lanciano dei discorsi di odio e di propaganda per cacciare i subsahariani dalla Tunisia<\/em>\u201d spiega.&nbsp; Da mesi, il Partito nazionalista tunisino, la cui organizzazione interna resta poco chiara, riversa propositi razzisti contro i migranti subsahariani in Tunisia sui social network &#8211; principalmente Facebook e Tiktok -. Il gruppo ha anche lanciato una petizione on line per abrogare la legge 50, votata lo stesso anno per punire ogni forma di razzismo e discriminazione nel Paese.&nbsp;<strong>Il comunicato della presidenza ha fatto da cassa di risonanza alla retorica razzista del Partito nazionalista e sembra aggravare l\u2019ondata di violenza in Tunisia.<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Il discorso politico \u00e8 una scusa affinch\u00e9 i tunisini possano commettere certe azioni criminali e l\u2019abbiamo constatato all\u2019interno della comunit\u00e0, abbiamo diversi connazionali che sono stati aggrediti<\/em>\u201d, si rammarica Jean &#8211; Badel. Per tutte le persone intervistate,&nbsp;<strong>\u00e8 indubbio che questa campagna e il discorso ufficiale del presidente hanno dato vita a un razzismo senza vergogna<\/strong>. Anche nel caso in cui i proprietari non volevano sfrattarli, diverse persone dicono di temere la denuncia dei vicini. \u201c<em>La polizia \u00e8 venuta a parlare alla mia proprietaria di casa<\/em>&nbsp;&#8211; racconta Melissa &#8211;<em>, sono i vicini che hanno riferito che ospitava dei subsahariani. La proprietaria \u00e8 stata gentile, ha tenuto duro<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Gli arresti e le violenze arbitrarie mettono in pericolo anche i neri tunisini che diventano sempre pi\u00f9 prudenti.&nbsp;<\/strong>Pi\u00f9 persone hanno denunciato l\u2019aggressione subita da una militante nera tunisina, in pieno centro a Tunisi. \u201c<em>Questo problema esiste da tempo<\/em>\u201d, commenta Chiheb, un giovane tunisino nero. &#8220;<em>Ti insultano per strada in qualsiasi momento, e quando rispondi in tunisino, ti dicono: ah sei tunisino, non abbiamo dei tunisini neri, ti ho scambiato per un subsahariano<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(\u2026.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Melissa, Samia, Anna e gli altri, il male \u00e8 iniziato. \u201c<em>Attendiamo. Non sappiamo cosa ci aspetta, abbiamo paura. Ma che cosa possiamo fare a parte aspettare?<\/em>\u201d L\u2019articolo originale, in francese, lo potete leggere&nbsp;<a href=\"https:\/\/app.getresponse.com\/click.html?x=a62b&amp;lc=SAuBud&amp;mc=Jx&amp;s=B9gppTR&amp;u=tNPVC&amp;z=EVSchnk&amp;\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inkyfada&nbsp;da anni si occupa di un tema tab\u00f9 in Tunisia: il&nbsp;razzismo verso i subsahariani.&nbsp; In questo reportage, le testimonianze della comunit\u00e0 riguardo a quanto sta succedendo nel Paese. Bisogna attendere qualche minuto prima che Melissa venga ad aprire la porta. Anche se \u00e8 al corrente della nostra visita, la ragazza ha un\u2019aria impaurita. Non pu\u00f2 smettere di aver timore di una visita della polizia o, peggio, delle persone che vogliono aggredirla. Melissa \u00e8 ivoriana. 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