{"id":21769,"date":"2023-02-19T18:04:36","date_gmt":"2023-02-19T18:04:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=21769"},"modified":"2023-02-19T18:04:41","modified_gmt":"2023-02-19T18:04:41","slug":"pensare-con-il-cuore-ed-agire-con-la-testa-di-utopia-e-realta-di-resistenza-e-resa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=21769","title":{"rendered":"PENSARE CON IL CUORE ED AGIRE CON LA TESTA. DI UTOPIA E REALTA&#8217; &#8211; DI RESISTENZA E RESA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggendo le seguenti 2 riflessioni mi torna in mente il titolo di un volumetto di Carlo Carretto<strong> &#8221; L&#8217;utopia che ha il potere di salvarti&#8221;<\/strong>, un appello a rovesciare le situazioni disperate, credendo in un&#8217;utopia fondata sulla ricerca della verit\u00e0 &#8216;vera&#8217; e sulla speranza. Si tratta di 2 contributi che aiutano ad uscire dal mainstream imperante che vede nella via delle armi l&#8217;unico sistema per giungere alla pace&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>UTOPIA E REALTA&#8217;:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"352\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/pace.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-21483\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/pace.webp 720w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/pace-300x147.webp 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>(Savino Pezzotta, 8 febbraio 2023)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi si dice che sono un utopista e che fuggo dalla realt\u00e0, parlo di pace e non violenza mentre infuria una guerra disastrosa, che non tengo conto della differenza tra l&#8217;aggredito e l&#8217;aggressore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse servono delle precisazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono un realista, nella mia lunga militanza sindacale ho imparato a guardare, osservare e interpretare la realt\u00e0 degli avvenimenti e delle situazioni, ma anche a non arrendermi al presente e pi\u00f9 questo era brutto a cercare delle vie di uscita o resistere. Sono stato sconfitto diverse volte. Questo mi ha affinato lo sguardo e mantenere viva la prospettiva verso il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio perch\u00e9 sono un realista non posso che essere un utopista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;utopia non \u00e8 un sogno ma l&#8217;invenzione-scoperta di cosa \u00e8 la realt\u00e0. Mi si dice che essere contro la guerra non \u00e8 realismo La penso diversamente; la guerra \u00e8 l&#8217;utopia disincarnata dal reale e fondata sull&#8217;illusione che l&#8217;uso delle armi pi\u00f9 potenti possa portare o preservare la pace. Mi chiedo se la pace deve stare nei cimiteri, nelle distruzioni e nel crescere della violenza e delle prevaricazioni dominanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora dico che chi ama la realt\u00e0 non pu\u00f2 che essere un utopista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019utopia \u00e8 l\u2019invenzione-scoperta dei realisti. Se si guarda in faccia la realt\u00e0 per quello che davvero \u00e8, senza infingimenti come ci ha insegnato San. Tommaso Moro, non si pu\u00f2 non volerla radicalmente trasformare. In nome di un\u2019altra realt\u00e0, che non \u00e8 ancora, ma che potrebbe essere o dovrebbe essere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcosa di irrealizzabile? Chi lo sa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per esperienza si pu\u00f2 affermare che nell&#8217;esistenza umana vive una tensione indistruttibile verso il superamento dei confini dell\u2019esistente e del conosciuto: l\u2019uomo da quando \u00e8 sorto sembra tendere verso il compimento di un progetto di fraternit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il realista pi\u00f9 completo, quello che la realt\u00e0 umana la conosce e l\u2019ama per davvero, non pu\u00f2 che essere un utopista e vive per affermare una realt\u00e0, che non \u00e8 ancora, ma che potrebbe essere e dovrebbe essere. L&#8217;Utopia \u00e8 la critica alle distorsioni che avvelenano il presente e che impediscono che dal cuore degli uomini, nelle pieghe della storia e dell&#8217;anima scaturisca qualche cosa di meglio; ma perch\u00e9 questo accada servono persone di buona volont\u00e0 capaci di mettere in discussione quello che il nostro spirito borghese pensa sia il reale. Non \u00e8 la ricerca dell\u2019impossibile ma il trionfo dell\u2019umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un desiderio che esiste, in modo conscio e inconscio, nel cuore degli uomini o nelle pieghe misteriose della vita, della storia o dell\u2019anima, sempre pronto a balzare fuori, a rivelarsi se soltanto qualcuno lo cercasse e lo proponesse come m\u00e8ta. Perch\u00e9 esiste un pezzo indistruttibile dell\u2019esistenza umana che anela a superare i confini, ad andare oltre. La scienza e i suoi progressi sono la dimostrazione di questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il realista \u00e8 colui cerca di conoscere la realt\u00e0 umana e la ama per davvero, per questo non pu\u00f2 che essere un utopista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essere contro la guerra non \u00e8 un\u2019utopia n\u00e9 una fuga dalla realt\u00e0 , significa semplicemente mantenere vivo un obiettivo che obbliga ad essere presenti anche quando la guerra e l\u2019uso delle armi sembra proporsi come dura necessit\u00e0 . Indica che quando la violenza la fa da padrona vi \u00e8 comunque l\u2019esigenza di mantenere viva una speranza e di sottolineare l&#8217;importanza delle relazioni e dell&#8217;intersoggettivit\u00e0 nel tessuto sociale che ci costituisce. La guerra non \u00e8 mai una possibilit\u00e0 e nemmeno una continuazione della politica con altri mezzi, al contrario \u00e8 la negazione della politica nemmeno quando pu\u00f2 portare risultati vantaggiosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>RESISTENZA O RESA:<\/strong><br><em>(Mimmo Cortese, 5 novembre 2022)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una riflessione rispetto al dibattito in atto, dal febbraio scorso, sulle proposte pacifiste e nonviolente di risoluzione della guerra in atto in Ucraina. Senza dimenticare quello che avviene nel resto del mondo<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Allora voi volete la resa!&#8221;. Il solo suono della parola &#8220;resa&#8221; blocca il respiro. La guerra non \u00e8 ancora un tab\u00f9 (come invocava, inascoltato, Gino Strada), la resa, inequivocabilmente, s\u00ec. Tutti (si fa per dire) ambirebbero alla pace ma solo dei folli o degli infami prezzolati potrebbero pensare alla resa come uno degli strumenti possibili verso quella direzione.<br><br>Dietrich Bonhoeffer, uno dei massimi teologi del Novecento e figura luminosa dell&#8217;opposizione e della lotta tedesca al nazismo, nella celeberrima raccolta dei suoi ultimi scritti, Resistenza e Resa, afferma, in un passaggio fondamentale: \u201cSpesso ho pensato a dove passino i confini tra la necessaria resistenza alla &#8220;sorte&#8221; e l\u2019altrettanto necessaria resa\u201d. Bonhoeffer, per cercare di esplicare questa affermazione, fa un riferimento diretto al capolavoro di Cervantes e al celeberrimo racconto di Kleist, Michael Kohlhaas. Definisce Don Chisciotte come \u201cil simbolo della prosecuzione della resistenza sino all\u2019assurdo, anzi alla follia\u201d e Sancio Panza come \u201cl\u2019esponente dell\u2019adattarsi alle circostanze, senza problemi, con furbizia\u201d.<br><br>Pur tuttavia egli crede che debbano essere presenti ambedue, resistenza e resa, in un &#8220;atteggiamento mobile e vivo\u201d per \u201creggere\u201d in maniera forte e significativa alle &#8220;situazioni del presente e renderle feconde\u201d. Bonhoeffer scrive queste parole dalle prigioni della Gestapo &#8211; \u00e8 quella la situazione del suo presente &#8211; poco prima di essere assassinato, con un\u2019esecuzione capitale, nel campo di concentramento di Flossenb\u00fcrg, all&#8217;alba del 9 aprile 1945, poche settimane prima della caduta definitiva del regime nazista.<br><br>Credo che molte delle proposte e delle riflessioni successive alla nefasta e inaccettabile invasione russa dell\u2019Ucraina nascano dal significato, spesso nebuloso, confuso, oppure malcelato, che viene assegnato alle parole Pace, Resistenza e, giustappunto, Resa.<br><br>C\u2019\u00e8 la pace dei \u201cpacifici\u201d, una mistificazione profonda, che gode di un discreto consenso. \u00c9 quella condizione che ti consente di intrattenere per decenni rapporti di fruttuosi affari, di buon vicinato, di \u201cpacifiche relazioni\u201d, con chiunque, anche con chi &#8211; nonostante evidenze indiscutibili &#8211; tenga in poco o nessun conto, nei rispettivi paesi, del rispetto di diritti umani, delle condizioni minime accettabili di libert\u00e0, giustizia, democrazia. Cos\u00ec si pu\u00f2 essere, pacificamente, senza batter ciglio, buoni amici di nazioni che vanno dal quadrante nordafricano, all\u2019Asia, ai paesi arabi, alla Cina, che sono inseriti, a vario titolo, nelle liste stilate da Onu e agenzie internazionali per violazioni, talvolta gravissime e reiterate, di quegli indicatori e di quei principi. Questi pacifici sono gli stessi che, dal lato oscuro del loro abisso, non esitano ad alimentare, supportare e proseguire, \u201cfino alla vittoria\u201d, come nel caso ucraino, la risposta armata contro la Russia, vecchio amico e partner d\u2019affari e di commerci, fino al 24 febbraio del 2022.<br><br>Questa pace \u00e8 un\u2019orrenda bestemmia. Eleva la pi\u00f9 nauseabonda ipocrisia a criterio generale di ogni scelta politica. Il sangue e il dolore altrui, anche quando coinvolge migliaia, milioni, di persone, \u00e8 una variabile dipendente: da affari, profitti e posizionamenti geopolitici di privilegio.<br><br>Il conflitto \u00e8 una delle condizioni dei rapporti sociali, che si sperimenta con grande frequenza anche nei rapporti personali. Una di quelle situazioni che possiamo \u201crendere feconde\u201d, secondo la lungimirante visione di Bonhoeffer, proprio con quell&#8217;atteggiamento mobile e vivo cui ci richiamava nelle sue ultime parole. Tuttavia ci sono modi, molti modi, di agire e gestire il conflitto in maniera non distruttiva, delle persone principalmente. Si pu\u00f2 fare a meno dell\u2019uso della violenza nel conflitto. Sia di quella fisica, sia di quella morale. In quel tanto citato \u201cama il tuo nemico\u201d quest\u2019ultimo non cessa di essere tale. \u00c8 l\u00ec, davanti a te, in opposizione!<br><br>Il \u201csono venuto a portare non pace, ma spada\u201d, altrettanto citato, racconta esattamente l\u2019essenza di quel conflitto, la scelta &#8211; netta, precisa, come il taglio di una spada &#8211; che siamo chiamati a fare in innumerevoli, spesso difficili e delicate, situazioni. Quei due passaggi biblici non sono in contrapposizione ma sono legati insieme, stretti. Poich\u00e9 in quel frangente il conflitto non sar\u00e0 agito con il linguaggio del discredito, dell\u2019insulto, dell\u2019infamia.<br><br>La mia azione non sar\u00e0 un tentativo di sopraffazione, di sottomissione, di coercizione, di ferimento, di annullamento. Cos\u2019\u00e8 la guerra &#8211; ogni guerra, anche quella delle candide e belle intenzioni difensive &#8211; se non la sommatoria di questa sequela di ignominie elevate all\u2019ennesima potenza? Che esista un aggressore e un aggredito non traduce i primi nei cattivi e i secondi nei buoni se anche questi ultimi accettano di utilizzare gli stessi strumenti violenti, devastanti e distruttivi della guerra. Lo hanno certificato volumi di ricerche storiche e i dati raccolti dalle Nazioni Unite per tutto il secolo scorso e fino ad oggi: per ogni guerra &#8211; nessuna esclusa! &#8211; combattute da 1940 ad oggi le vittime civili, gli innocenti, sono sempre stati tra l&#8217;80 e il 90% del totale dei caduti sotto i colpi di entrambi i contendenti. Stragi di uomini e donne inermi, questo sono le guerre.<br><br>Ma allora come difendersi da regimi dittatoriali, da aggressioni armate e militari? La storia lunghissima e multiforme delle lotte nonviolente \u00e8 una storia di resistenza. Una resistenza che ormai una lunga e approfondita elaborazione storiografica ha raccontato con grande precisione, nelle sue indubbie e ricorrenti difficolt\u00e0 ma soprattutto nei suoi numerosi ed<br>indiscutibili successi. Parlare di resistenza, nel ventunesimo secolo, senza mettere tra le prime e pi\u00f9 feconde opzioni di gestione dei conflitti, in particolare di quelli pi\u00f9 terribili e sanguinosi, la scelta nonviolenta &#8211; scegliendo al contrario, e senza indugio, l\u2019opzione armata e militare della guerra &#8211; \u00e8 un segno dell\u2019assoggettamento, dell&#8217;asservimento al pensiero<br>violento e brutale del pi\u00f9 triviale patriarcato, una volont\u00e0 di rimanere agganciati alla notte dei tempi della distruzione e dell\u2019annichilimento dell\u2019avversario, senza nessuna remora per l\u2019uccisione indiscriminata di uomini, donne, bambini. In decine di paesi, dalla caduta delle dittature sudamericane fino al crollo del blocco sovietico, la lotta a regimi sanguinari e militari, coronata dal successo, \u00e8 stata preminentemente nonviolenta. Il crollo del regime sudafricano, solo per fare un esempio, dopo oltre 40 anni di apartheid, avvenne successivamente all\u2019abbandono della lotta armata e alla scelta della resistenza nonviolenta degli oppositori al regime razzista. Avvenne solo dopo un lungo processo internazionale che isol\u00f2 definitivamente i governanti segregazionisti in favore della parte di Nelson Mandela. Eppure questa lunga e significativa storia sembra ancora insufficiente a convincere dell\u2019urgenza di abbandonare definitivamente l\u2019opzione della guerra. Lo spettro, oggi, \u00e8 la resa. Nell\u2019affrontare la prospettiva della resa emerge con inquietante evidenza quanto ancora profondo e diffuso nel globo sia il retaggio della sottocultura patriarchista e del suo potere marcescente e corruttore. Quell\u2019atteggiamento mobile e vivo tra resistenza e resa cui ci invitava Bonhoeffer dalle carceri naziste, con una lucidissima e profetica visione, \u00e8 ancora oggi sopraffatto dal miserabile accoglimento del fondamento patriarcale &#8211; da cui nasce ogni crimine &#8211; dell\u2019occhio per occhio, dente per dente, attraverso il quale il maschio adulto lava ogni oltraggio, col sangue.<br><br>&#8220;Non si pu\u00f2 cedere alla brutale invasione russa. Si consegnerebbe al massacro la popolazione ucraina&#8221;, questo l&#8217;assunto che obbligherebbe Kiev ad accettare il terreno della guerra.<br>Cedere. Cedere vuol dire abbassarsi, ritirarsi, pu\u00f2 indicare il segno di una frattura, di una rottura ma significa anche dare, accordare, riuscire, avere esito. Cedere vuol dire anche<br>passare e qui mi viene subito in mente un gioco dalle molteplici valenze simboliche, il rugby. Come tutti sanno si tratta di un gioco impegnativo, ruvido, dal forte contatto fisico. Nel rugby bisogna fare meta, superare con la palla la linea del fondo campo dell\u2019altra squadra e fermare l\u2019avversario, con il placcaggio, per impedirgli di compiere, a sua volta, la medesima operazione. Il placcaggio ha delle regole ma sostanzialmente bisogna afferrare l\u2019avversario, bloccarlo, farlo cadere, farlo \u201ccedere\u201d cercando di impossessarsi della palla. \u00c8 un gioco il cui il senso della squadra \u00e8 fortissimo. Ma si diventa forti solo imparando l\u2019arte di cedere, cio\u00e8 allo stesso tempo accettare di cadere, di essere fermati, bloccati, momentaneamente vinti nel poter disporre del proprio corpo, della propria volont\u00e0, e nel medesimo momento apprendere la stessa arte del cedere, ma nell\u2019altra accezione, cio\u00e8 passare la palla al compagno libero, quello che sta dietro di te, ma che avanza con te pronto, a sua volta, a darti il suo \u201csostegno\u201d, a smarcarsi, a cedere a sua volta fino che un giocatore \u2013 ma quello sar\u00e0 il punto in cui si configurer\u00e0 compiutamente il disegno dell\u2019intero gruppo \u2013 non raggiunger\u00e0 la meta. Nelson Mandela dovette intuire molto di questo gioco per assegnargli una cos\u00ec grande importanza, sia simbolica che materiale, nella ricostruzione di un Sudafrica libero. Quindi cedere \u00e8 anche un arrendersi. Nella gran parte delle volte \u00e8 un atto nobile, un gesto di coraggio, soprattutto quando in ballo c\u2019\u00e8 la salvezza di vite umane, la cui perdita \u2013 quella s\u00ec \u2013 potrebbe essere un grave ed insuperabile vulnus. Nella resa quasi mai si pu\u00f2<br>riscontrare infingardaggine, codardia, slealt\u00e0. Quelle si manifestano, spesso all\u2019oscuro di molti, nella trama nascosta, nel mercimonio. La resa, proprio facendo tesoro delle riflessioni di Bonhoeffer, non coincide affatto con la fine della lotta. Tutt&#8217;altro, in molte situazioni rappresenta il suo pi\u00f9 incisivo e duraturo inizio. Ogni conflitto ha i suoi momenti di cessioni, di cedimenti. Sono passaggi della lotta, in particolare di quella nonviolenta. Delle volte poi \u2013 la storia \u00e8 piena di questi momenti \u2013 non \u00e8 possibile chiudere o comporre un conflitto senza \u201cintercessioni\u201d. Che vuol dire proprio stare nel mezzo, interporsi tra due parti, accettandone rischi e responsabilit\u00e0.<br><br>L\u2019atto del cedere non ha assolutamente nulla di vergognoso. Sono l\u2019ipocrisia, l\u2019ambiguit\u00e0, la pavidit\u00e0 ad averne. La forza civile, l&#8217;opposizione di massa, la convinzione che senza consenso nessuna dittatura, nessuna occupazione militare pu\u00f2 durare all&#8217;infinito sono stati l&#8217;autentico motore del cambiamento, di liberazione, scelti da Mandela o da Aung San Suu Kyi. Una resistenza fatta di boicottaggi, di sabotaggi, di non collaborazione avrebbe, anche e soprattutto in Ucraina, enormi possibilit\u00e0 di successo per fare ripiegare l&#8217;invasore russo nei suoi confini e restituire a quel paese l&#8217;integrit\u00e0 territoriale e la libert\u00e0 per il suo popolo.<br><br>Nei primi giorni successivi all\u2019invasione abbiamo visto diverse manifestazioni spontanee, potentissime, dei cittadini ucraini che andavano proprio in questa direzione. Purtroppo il governo ucraino, fino ad oggi, ha scelto la strada, sia pure comprensibile e legittima, della difesa armata attraverso una controffensiva militare. E tuttavia sarebbe compito di un consesso internazionale responsabile e lungimirante evidenziare le gravi conseguenze di questa scelta, non certo quella di supportarla ed alimentarla. Oltre a mettersi senza indugi dalla parte degli aggrediti esercitando tutte le innumerevoli pressioni internazionali, sempre pi\u00f9s ignificative in un mondo interconnesso, anche a costo di pagare prezzi durissimi. La strada della conquista della libert\u00e0, del pieno esercizio dei diritti umani, della giustizia sociale e civile e della democrazia senza la pi\u00f9 ampia condivisione \u00e8 una radice tagliata, destinata al rinsecchimento, alla scomparsa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggendo le seguenti 2 riflessioni mi torna in mente il titolo di un volumetto di Carlo Carretto &#8221; L&#8217;utopia che ha il potere di salvarti&#8221;, un appello a rovesciare le situazioni disperate, credendo in un&#8217;utopia fondata sulla ricerca della verit\u00e0 &#8216;vera&#8217; e sulla speranza. 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