{"id":21113,"date":"2022-11-25T07:18:30","date_gmt":"2022-11-25T07:18:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=21113"},"modified":"2022-11-26T10:15:16","modified_gmt":"2022-11-26T10:15:16","slug":"aumentano-le-emissioni-legate-alle-attivita-militari-ma-anche-la-cop-27-le-ignora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=21113","title":{"rendered":"Aumentano le emissioni legate alle attivit\u00e0 militari ma anche la COP 27 le ignora"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Adriana Salafia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 6 al 18 novembre si \u00e8 tenuta\u00a0 in Egitto la 27\u00b0 Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP 27) che \u00e8 cominciata con diverse criticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una \u00e8 il luogo in cui si \u00e8 svolta, l\u2019Egitto, un Paese considerato dalle organizzazioni&nbsp; dei diritti umani come uno dei pi\u00f9 brutali e repressivi al mondo; per questo motivo molte organizzazioni hanno espresso il loro dissenso disertando l\u2019evento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra criticit\u00e0 \u00e8 quella legata alla presenza di <strong>630 lobbisti delle compagnie dei combustibili fossili, <\/strong>mentre moltissimi Paesi del sud del mondo e attivisti della societ\u00e0 civile non hanno avuto accesso a causa delle difficolt\u00e0 con i visti e la mancanza di fondi. Inoltre, come denuncia Greenpeace, \u201c\u00e8 paradossale che la Coca-Cola, nota per le sue politiche estrattive essendo il maggior inquinatore da plastica, sia stato lo sponsor ufficiale della Conferenza COP 27\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i temi in discussione quello del \u201closs and demange\u201d (perdite e danni) \u00e8 stato l\u2019argomento che ha avuto maggiore attenzione. In pratica, i Paesi pi\u00f9 vulnerabili hanno chiesto compensazioni economiche per i danni che stanno gi\u00e0 sperimentando a causa dei cambiamenti climatici, un problema non certo causato da loro e, infatti, nel testo finale di COP27 \u00e8 incluso un fondo a tale scopo. Se concettualmente \u00e8 un passo storico verso la \u201cgiustizia climatica\u201d, il testo conclusivo, a detta degli esperti, appare abbastanza vago con domande che si pongono: chi ricever\u00e0 questi fondi? quali saranno i donatori? quali saranno i criteri per l\u2019assegnazione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riguardo alla mitigazione, cio\u00e8 sulla riduzione delle emissioni, non ci sono stati passi avanti significativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche quest\u2019anno il grande assente alla CPO27 \u00e8 stato il settore militare e le conseguenze del suo impatto nell\u2019ambiente riguardo alle emissioni di CO2. Quello delle emissioni militari di gas serra \u00e8 uno di quegli argomenti di cui poco si parla, ma che non pu\u00f2 essere ignorato! Ai negoziati sul clima non si \u00e8 mai parlato del problema delle emissioni del settore militare, nessun accordo internazionale sul clima cita le emissioni militari, anzi alla stipula di Kyoto del 1997 fu escluso l\u2019obbligo di rendicontarle. Anche alla COP26 di Glasgow 225 ong avevano sottoscritto un appello in cui chiedevano ai governi di fissare obiettivi chiari di riduzione delle emissioni di gas serra per il settore militare, in linea con l\u2019obiettivo di 1,5\u00b0C. Ma l\u2019appello cadde nel vuoto. Va ricordato, inoltre, che la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) obbliga i firmatari a rendicontare le emissioni di gas serra ma la parte relativa alle emissioni militari <strong>\u00e8 volontaria <\/strong>e spesso poco trasparente. E\u2019 ovvio che, senza nemmeno un obbligo minimo di comunicazione all\u2019UNFCC, la maggior parte dei Paesi non si sentono in dovere di richiedere alle loro forze armate di fornire <strong>alcuna comunicazione significativa<\/strong> sulle emissione di gas serra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo un recente report dell\u2019Osservatorio sui Conflitti e l\u2019Ambiente (Conflicts and Enviroment Observatory) a livello globale \u201c le forze armate sono responsabili del 5,5% delle emissioni di gas serra, una percentuale cos\u00ec enorme che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ignorata\u201d. Proviamo a capire: si legge nel report <strong>\u201cche la stima dell\u2019impronta di carbonio militare globale \u00e8 approssimativamente compresa tra i 1.600 e i 3.500 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, <\/strong>ovvero tra il 3.3% e il 7,0 % delle <strong>emissioni totali di gas serra a livello globale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le emissioni di gas serra comunicate all\u2019UNFCC rientrano in <strong>cinque categorie chiave <\/strong>( energia; agricoltura; processi industriali e uso dei prodotti; uso del suolo; rifiuti). Ma occorre tener presente che,ad esempio, alcune delle emissioni militari sono attualmente classificate <strong>nei settori dell\u2019aviazione e del trasporto marittimo\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel report, inoltre, non sono state incluse le emissioni di gas serra derivanti dagli impatti dei <strong>combattimenti bellici<\/strong>, come gli incendi, i danni alle infrastrutture e i danni agli ecosistemi, la ricostruzione post-bellica e l\u2019assistenza sanitaria per i sopravvissuti. Quindi, dicono gli autori del report, che la contabilizzazione di tutti questi altri effetti legati ai combattimenti bellici, possa <strong>aumentare la cifra totale<\/strong> in modo significativo perci\u00f2 il livello complessivo di emissioni di gas serra poterebbe ad una <strong>impronta di carbonio militare globale oltre il 5,5 %.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E irragionevole aspettarsi che altri settori, come la produzione alimentare e l\u2019assistenza sanitaria, riducano le propri emissioni e non ci si aspetti che le forze armate facciano lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cambiamento climatico richiede un cambio di rotta e a tutti i settori \u00e8 richiesta un\u2019azione in risposta alla crisi climatica, compreso l\u2019esercito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se i governi vogliono raggiungere i propri obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni, devono includere nelle loro strategie di riduzione anche il settore militare e questo comporter\u00e0 innanzitutto un quadro per la rendicontazione militare credibile e trasparente. Se quella della CPO27 \u00e8 l\u2019ennesima occasione persa, <strong>non tutto \u00e8 perduto. <\/strong>Le COP che verranno, sono sollecitate sin da adesso a prendere in considerazione o forse a prendere coscienza che esiste un fortissimo legame tra le fonti fossili e il mondo militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sfida climatica deve diventare una sfida di tutti, altrimenti sar\u00e0 una sfida persa, per tutti (soprattutto i pi\u00f9 deboli).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adriana Salafia Dal 6 al 18 novembre si \u00e8 tenuta\u00a0 in Egitto la 27\u00b0 Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP 27) che \u00e8 cominciata con diverse criticit\u00e0. Una \u00e8 il luogo in cui si \u00e8 svolta, l\u2019Egitto, un Paese considerato dalle organizzazioni&nbsp; dei diritti umani come uno dei pi\u00f9 brutali e repressivi al mondo; per questo motivo molte organizzazioni hanno espresso il loro dissenso disertando l\u2019evento. 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