{"id":20284,"date":"2022-06-28T10:19:37","date_gmt":"2022-06-28T10:19:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=20284"},"modified":"2022-06-28T10:19:40","modified_gmt":"2022-06-28T10:19:40","slug":"benzina-e-rinnovabili-la-resistenza-fossile-di-cingolani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=20284","title":{"rendered":"Benzina e rinnovabili, la resistenza fossile di Cingolani"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">DI Giuseppe Onufrio per Il Manifesto 16 giugno 2022<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, il ministro Cingolani ha deciso di continuare a darci ragione nell\u2019averlo definito il ministro della \u00abfinzione ecologica\u00bb. L\u2019attacco all\u2019obiettivo europeo di fermare la produzione di auto diesel e benzina nel 2035 \u2013 data che andrebbe anticipata al 2028 per stare in linea con l\u2019obiettivo degli Accordi di Parigi \u2013 \u00e8 segno della funzione di retroguardia se non di vera e propria resistenza fossile del suo ministero. L\u2019affermazione secondo la quale il passaggio alla mobilit\u00e0 elettrica avrebbe senso solo quando la quota rinnovabile di elettricit\u00e0 sar\u00e0 al 75 per cento \u2013 col ritmo attuale, tra circa un secolo \u2013 \u00e8 un falso ideologico certificabile da numerosi studi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, gi\u00e0 oggi, anche tenendo conto del ciclo di vita, il passaggio all\u2019elettrico \u00e8 vantaggioso in termini di emissioni di gas serra. E, essendo alcune componenti come il litio abbastanza preziose, l\u2019industria per il riciclo ha gi\u00e0 iniziato in Europa con un primo impianto. E noi italiani potremmo benissimo seguire: avendo poche risorse abbiamo una grande tradizione nel recupero e riciclo in ambito industriale. Rimane da decifrare se Cingolani mente sapendo di mentire o, pi\u00f9 semplicemente, \u00e8 ignorante e presuntuoso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La proposta di Elettricit\u00e0 Futura, organizzazione confindustriale che rappresenta il 70 per cento del settore elettrico, di investire 85 miliardi per installare 60 GW di rinnovabili (eolico e solare) in tre anni, \u00e8 stata liquidata dal ministro con qualche battuta. Invece, ci si sarebbe aspettato l\u2019apertura di un tavolo tecnico e l\u2019individuazione dei nodi critici e delle possibili soluzioni per mettere in cantiere questa proposta che porterebbe, in una fase economica difficilissima, a un aumento sensibile dell\u2019occupazione. Invece nulla di tutto ci\u00f2: ci sono stati degli incontri ma nessun documento di analisi tecnica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Cesi, centro di ricerca sull\u2019energia, ha fatto una analisi interessante che identifica in almeno 40 GW di rinnovabili e 5,8 GW di accumuli per la rete un obiettivo possibile. Al momento sono in fase autorizzativa 2,7 GW di accumuli \u2013 importanti per assorbire elettricit\u00e0 nelle ore in cui se ne produce di pi\u00f9 e rilasciarle nelle ore senza sole e vento \u2013 e, dunque, si tratterebbe di raddoppiare questi investimenti e anche accelerare lo sviluppo delle reti elettriche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come mai in un Paese che dice di voler fare la transizione ecologica una parte importante dell\u2019industria viene liquidata dal ministro come \u00ablobby rinnovabilista\u00bb? Questa espressione \u00e8 stata utilizzata in passato nella campagna contro le rinnovabili da parte del settore petrolifero quando, grazie all\u2019aumento in pochi anni di energia solare e eolica, il settore del gas perse quote di mercato. All\u2019epoca l\u2019ad di Eni Scaroni attaccava dicendo che \u00abinvestire in rinnovabili \u00e8 da ubriachi\u00bb. E, invece, \u00e8 esattamente quello che dovrebbe avvenire: espandere la quota di rinnovabili adeguando la rete ed elettrificando settori come i trasporti con l\u2019obiettivo di ridurre progressivamente la quota di gas, petrolio oltre che di carbone. E, invece, si nominano commissari straordinari per i rigassificatori ma non per le rinnovabili per accelerare le autorizzazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra in Ucraina e la necessit\u00e0 di sostituire le importazioni di gas russo sarebbero l\u2019occasione giusta per accelerare la transizione ecologica, ma non \u00e8 questa l\u2019intenzione di Cingolani e del governo. L\u2019obiettivo \u00e8 lo stesso di quello dell\u2019Eni: sostituire quanto pi\u00f9 possibile il gas russo con altri fornitori prevalentemente dall\u2019Africa per mantenere le quote di mercato dell\u2019azienda petrolifera. E perch\u00e9 mai? Perch\u00e9 Eni, con un piano industriale totalmente inadeguato a affrontare la crisi climatica, investe solo marginalmente in rinnovabili. Dunque, una accelerazione per ridurre i consumi di gas, petrolio e carbone \u2013 che dovrebbe essere il principale obiettivo di un ministero della transizione ecologica \u2013 toglierebbe mercato all\u2019azienda. Peraltro, i tempi, un paio d\u2019anni, per portare altro gas non sono molto diversi dai tempi tecnici di installazione delle rinnovabili (se liberate dall\u2019eccesso di burocrazia a ogni livello).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peraltro, c\u2019\u00e8 un legame tra gli interessi petroliferi e la guerra della Russia: questo Paese \u00e8 parte dominante di quell\u2019oligopolio petrolifero e del gas che si oppone al cambiamento verso le rinnovabili. Si tratta di passare da un mercato riservato a pochi e grandi, con logiche di cartello, a un mercato molto competitivo con aziende di ogni dimensione e con elevato tasso di innovazione. Il settore petrolifero e del gas \u00e8 l\u2019ostacolo principale al cambiamento sia nel mondo \u2013 dove guerre sono gi\u00e0 state causate e finanziate da petrolio e gas \u2013 che in Paesi come l\u2019Italia, dove Eni continua a mantenere un ruolo dominante nelle scelte di governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un rapporto di pochi anni fa dell\u2019agenzia internazionale sulle fonti rinnovabili Irena analizzava come cambier\u00e0 la geopolitica dell\u2019energia dopo la transizione energetica e, tra i Paesi in maggiori difficolt\u00e0, si identificava proprio la Russia, e a ben vedere. Oltre a petrolio e gas, la Russia \u00e8 esportatrice anche di carbone \u2013 la fonte in assoluto pi\u00f9 sporca \u2013 e controlla anche oltre un terzo del mercato globale del combustibile nucleare. Una transizione verso le fonti rinnovabili globalmente spiazzerebbe la posizione economica della Russia, la cui economia \u00e8 fortemente dipendente dalle esportazioni delle fonti fossili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella della cooperazione economica nel campo delle rinnovabili, tra Usa ed Europa da una parte e Cina dall\u2019altra \u00e8 uno dei pochi assi su cui costruire un dialogo e una politica che renda la pace pi\u00f9 conveniente della guerra. Ne abbiamo gi\u00e0 una da fare contro la crisi climatica e per vincerla bisogna che le principali economie spingano nella stessa direzione e aiutino i Paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0 a seguirli. In questo senso, le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, \u00abse agiamo insieme, la trasformazione verso le rinnovabili sarebbe il progetto di pace del 21mo secolo\u00bb colgono nel segno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>*Direttore Greenpeace Italia<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DI Giuseppe Onufrio per Il Manifesto 16 giugno 2022 Dunque, il ministro Cingolani ha deciso di continuare a darci ragione nell\u2019averlo definito il ministro della \u00abfinzione ecologica\u00bb. L\u2019attacco all\u2019obiettivo europeo di fermare la produzione di auto diesel e benzina nel 2035 \u2013 data che andrebbe anticipata al 2028 per stare in linea con l\u2019obiettivo degli Accordi di Parigi \u2013 \u00e8 segno della funzione di retroguardia se non di vera e propria resistenza fossile del suo ministero. 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