{"id":20251,"date":"2022-06-28T10:25:37","date_gmt":"2022-06-28T10:25:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=20251"},"modified":"2022-06-28T10:25:41","modified_gmt":"2022-06-28T10:25:41","slug":"notizie-dalla-amazzonia-dal-manifesto-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=20251","title":{"rendered":"Notizie dalla Amazzonia (dal Manifesto.it)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio?autore=Francesco%20Bilotta<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Amazzonia presa all\u2019amo<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>BRASILE.&nbsp;<\/strong>Dietro i brutali omicidi di Bruno Pereira e Dom Phillips, le attivit\u00e0 criminali che stanno devastando la Vale do Javari. A partire dalla pesca illegale, lucroso business favorito dal governo Bolsonaro:&nbsp;scarse le attivit\u00e0 di controllo del saccheggio in corso che svuota i fiumi e impoverisce i territori indigeni<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio?autore=Francesco%20Bilotta\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Francesco Bilotta<\/a>, BRASILIA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il brutale assassinio di&nbsp;<a>Bruno Pereira e Dom Phillips<\/a>, avvenuto nello Stato brasiliano di Amazonas, ha portato alla luce l\u2019attivit\u00e0 predatoria che imperversa nella Vale do Javari, la regione con il pi\u00f9 alto numero di popoli isolati del mondo. Ma per il vice presidente Hamilton Mourao, che ha la delega per l\u2019Amazzonia, tutto \u00e8 riconducibile a qualche bicchiere di troppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSi tratta di una morte stupida, avvenuta di domenica quando si beve, come accade nelle periferie delle grandi citt\u00e0. Le persone coinvolte sono povera gente che vive di pesca per migliorare le condizioni di vita\u00bb, ha dichiarato dopo la confessione degli assassini, il ritrovamento dei corpi delle due vittime e della barca su cui viaggiavano. N\u00e9 ha mancato di dire che l\u2019obiettivo era Bruno, mentre per Dom si \u00e8 trattato di \u00abun danno collaterale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>LA REALT\u00c0<\/strong>&nbsp;\u00e8 ben diversa. L\u2019agguato \u00e8 stato premeditato ed eseguito con ferocia. L\u2019imbarcazione di Pereira e Phillips, con il suo motore di 40 hp, non \u00e8 riuscita a sottrarsi all\u2019inseguimento degli assassini che hanno impiegato fucili da caccia per colpire i due uomini. L\u2019indigenista \u00e8 stato raggiunto da tre colpi, di cui uno al volto per sfigurarlo, il giornalista inglese da un colpo a torace e addome.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019allarme sulla scomparsa, che la comunit\u00e0 indigena aveva lanciato gi\u00e0 nella serata di domenica 5 giugno, non \u00e8 stato raccolto. Le ricerche sono partite con ventiquattro ore di ritardo, consentendo agli autori del delitto di muoversi in tutta sicurezza, affondare la barca con sei sacchi di sabbia, trasportare il giorno dopo i corpi nella foresta, farli a pezzi, bruciarli e sotterrarli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bruno e Dom&nbsp;<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/uccisi-e-fatti-a-pezzi-brasile-dom-e-bruno-dovevano-sparire\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">dovevano sparire<\/a>&nbsp;per sempre senza lasciare traccia. Se i loro corpi sono stati ritrovati si deve, soprattutto, all\u2019impegno degli indigeni che hanno guidato i gruppi di ricerca, analizzando il territorio e cogliendo ogni indizio del passaggio degli assassini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0?ui=2&amp;ik=3d7102bf85&amp;attid=0.1.1&amp;permmsgid=msg-f:1736694320606588539&amp;th=1819fa487f31ae7b&amp;view=fimg&amp;fur=ip&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ9XPK2GmGFUOZPzAMV2icGC9CD_Ot4FxyLRX4I5Gk902NP-1SUPmItvV37Uk9wVSV_7eBYq_-xroTITNL_1Nb6NjnZBaFdnXueVL5sVCzHl9IW6CEUQ5OOiIp4&amp;disp=emb\" alt=\"\"\/><figcaption>Sit-in a Brasilia per Bruno Pereira e Dom Phillips (Ap\/Eraldo Peres)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abBruno e Dom hanno lottato per noi e ora lottiamo per loro\u00bb, continuano a ripetere gli indigeni, rigettando tutte le posizioni volte a ridimensionare quanto accaduto. Sono otto attualmente gli indagati, di cui tre in stato di arresto, accusati di aver preso parte alla criminale operazione. Ma quali sono le attivit\u00e0 illecite che venivano contrastate da Pereira e che Phillips documentava da anni?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>LA VALE DO JAVARI,<\/strong>&nbsp;per la sua posizione geografica, sulla triplice frontiera di Brasile, Per\u00f9 e Colombia, attrae attivit\u00e0 criminali di vario tipo: furto di legname, caccia e pesca illegali, ricerca di minerali, grilagem, traffico di droga. Secondo l\u2019Unione dei popoli indigeni della Vale do Javari, nella regione operano saccheggiatori professionali e la pesca illegale \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 pi\u00f9 redditizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi ultimi anni almeno sei gruppi di pescatori illegali hanno imperversato nei fiumi Itaqua\u00ec e Itu\u00ec, che attraversano il territorio indigeno. Le imbarcazioni utilizzate, lunghe fino a tredici metri e in grado di trasportare fino a dodici tonnellate di pesce, sono composte da sei-otto persone sempre armate e che non perdono occasione di esibire le loro armi. Le battute di pesca si protraggono per 15-20 giorni e avvengono con grandi scorte di ghiaccio e sale per conservare il pescato che finisce al mercato illegale di Atalaia do Norte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ultima attivit\u00e0 di controllo, svolta il 12 aprile scorso dal gruppo di vigilanza indigeno con la presenza di Pereira, aveva registrato l\u2019attivit\u00e0 contemporanea di cinque imbarcazioni nella zona di confluenza dei due fiumi. Le richieste di intervento fatte alle autorit\u00e0 locali non avevano prodotto alcun risultato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019unico tipo di pesca autorizzato nella Vale do Javari \u00e8 quella che serve all\u2019alimentazione dei ribeirinhos (comunit\u00e0 fluviali). La pesca commerciale, invece, si \u00e8 estesa su larga scala, determinando l\u2019impoverimento dei corsi d\u2019acqua e devastazioni ambientali. Il pirarucu \u00e8 uno dei maggiori pesci di acqua dolce ed \u00e8 protetto dal 1980, con periodi di ferma nella fase riproduttiva. Questo non ha impedito una pesca incontrollata nella regione e il commercio verso la Colombia attraverso la citt\u00e0 di frontiera di Leticia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>LE ATTIVIT\u00c0<\/strong>&nbsp;di controllo sono scarse e i pochi operatori della Funai non sono in grado di sanzionare le attivit\u00e0 illegali. Durante il governo Bolsonaro gli organismi di controllo hanno rilevato nei cinque municipi della regione della Vale do Javari solamente quattro episodi illegali di pesca, trasporto e vendita di pirarucu, due nel 2019 e due nel 2022. Un altro pesce di acqua dolce, il piracatinga, viene pescato illegalmente, nonostante si tratti di specie protetta dal 2015. Non \u00e8 apprezzato dalle comunit\u00e0 di pescatori dell\u2019Amazzonia, ma ha un mercato in Colombia e la sua cattura serve a soddisfare la domanda oltre confine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma per pescare il piracatinga viene utilizzata come esca la carne del boto, il delfino rosa dell\u2019Amazzonia, la pi\u00f9 grande specie di cetaceo di acqua dolce. Il boto rappresenta uno dei segni distintivi dell\u2019Amazzonia e gli indigeni lo considerano un animale sacro, ma la sua sopravvivenza \u00e8 a rischio a causa della pesca scellerata che viene condotta. Bruno Pereira e le comunit\u00e0 indigene cercavano di contenere i disastri derivanti dalla pesca illegale, sempre pi\u00f9 inserita in uno schema di riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga, secondo le dichiarazioni dell\u2019Unione dei popoli della Vale do Javari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>IN QUESTO REMOTO<\/strong>&nbsp;angolo dell\u2019Amazzonia la violenza ha finito per prendere il sopravvento e chiunque alzasse la testa doveva pagare con la vita. Altro che una \u00abbriga\u00bb, una lite, degenerata a causa dell\u2019alcol. La morte di Bruno e Dom ha ridestato molte coscienze in Brasile e nel resto del mondo, rivelando senza equivoci la politica del governo di Jair Bolsonaro in Amazzonia e la presenza del crimine organizzato nelle terre indigene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuello che sta accadendo in Amazzonia non \u00e8 una omissione, ma un progetto che vede le aree protette come fonte di lucro, in una politica di morte non solo dei popoli indigeni e dei loro difensori, ma anche della foresta\u00bb, afferma Aiala Couto, geografo e ricercatore del Forum brasiliano di sicurezza pubblica. Dopo l\u2019assassinio di Bruno e Dom la questione ambientale ha guadagnato spazio in Brasile e nel documento di 121 punti che contiene il programma elettorale dell\u2019ex presidente Lula e dei partiti che lo sostengono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>NELL\u2019ULTIMA VERSIONE<\/strong>, presentata il 21 giugno scorso a San Paolo, si legge che \u00abl\u2019attivit\u00e0 illegale sar\u00e0 duramente combattuta e lo sviluppo economico e la sostenibilit\u00e0 socio-ambientale devono andare di pari passo\u00bb. Un percorso difficile quello di difendere le popolazioni e i territori amazzonici.<br>\u00abLa nostra forza \u00e8 il non aver paura\u00bb, ripetono gli indigeni di fronte all\u2019assalto che stanno subendo.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">L\u2019Amazzonia \u00e8 sempre meno verde<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AMBIENTE.&nbsp;Un corposo studio condotto da specialisti di nove paesi sottolinea i gravi squilibri socio-ambientali provocati in 30 anni nella regione amazzonica<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio?autore=Francesco%20Bilotta\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Francesco Bilotta<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Amazzonia si assiste ad una accelerazione di tutti i processi, con gravi ricadute in termini socio-ambientali. I cambiamenti nell\u2019uso dei suoli che in questi anni sono avvenuti nella regione amazzonica stanno producendo gravi squilibri. I dati a disposizione mostrano le dinamiche in atto nelle diverse aree della regione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>UNO STUDIO PRESENTATO<\/strong>&nbsp;il 30 settembre scorso, risultato del lavoro di tecnici e specialisti dei nove paesi sudamericani in cui ricade l\u2019Amazzonia, mette in evidenza le trasformazioni avvenute dal 1985 al 2020. L\u2019iniziativa denominata MapBiomas ha permesso di stabilire, attraverso l\u2019esame delle mappe annuali della copertura e uso dei suoli, che in 36 anni la regione amazzonica ha perso 74,6 milioni di ettari della sua copertura vegetale naturale, un\u2019area equivalente a due volte e mezzo il territorio dell\u2019Italia. Nello stesso periodo di tem- po l\u2019estrazione mineraria \u00e8 cresciuta del 656%, le infrastrutture urbane del 130%, le attivit\u00e0 agricole e l\u2019allevamento del 151%. Se nel 1985 solo il 6% dell\u2019Amazzonia risultava antropizzata, nel 2020 la percentuale si \u00e8 quasi triplicata, raggiungendo il 15%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>IL FENOMENO HA<\/strong>&nbsp;dimensioni diverse da un paese all\u2019altro: l\u20191% nel Suriname e nella Guiana, mentre nell\u2019Amazzonia brasiliana si arriva al 19%. Il Brasile, nel cui territorio ricade il 60% della foresta amazzonica, ha subito gli sconvolgimenti maggiori e rappresenta l\u2019anello debole dell\u2019ecosistema. I ricercatori parlano di \u00abtrasformazioni profonde e rapide che possono portare a un punto di rottura per i servizi ecosistemici di tutta la regione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>UN ALTRO STUDIO, PUBBLICATO<\/strong>&nbsp;nel luglio di quest\u2019anno sulla rivista scientifica&nbsp;<em>Nature<\/em>, dimostra che l\u2019Amazzonia sta producendo pi\u00f9 anidride carbonica di quanto riesca ad assorbirne, invertendo la dinamica del bioma. L\u2019imputato \u00e8 sempre il bacino amazzonico del Brasile che nel periodo che va dal 2010 al 2019 avrebbe emesso 16,6 miliardi di tonnellate di CO2 e ne avrebbe assorbite 13,9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>NEI QUATTRO SITI ANALIZZATI<\/strong>&nbsp;nell\u2019Amazzonia brasiliana \u00e8 emerso che la quantit\u00e0 di gas serra liberata \u00e8 superiore del 20% rispetto a quella assorbita. Secondo Jean-Pierre Wigneron dell\u2019Istituto nazionale di ricerca agronomica francese i dati dimostrano che \u00abnegli anni presi in esame l\u2019Amazzonia \u00e8 diventata un emettitore netto di gas serra e non pi\u00f9 la principale area di assorbimento del pianeta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I VASTI INCENDI DI QUESTI ULTIMI<\/strong>&nbsp;anni hanno giocato un ruolo determinante nell\u2019au- mentare il rilascio di CO2 nell\u2019atmosfera. Luciana Gatti, ricercatrice dell\u2019Istituto di ricerca spaziale del Brasile (Inpe) e che ha collaborato allo studio, afferma: \u00abNelle aree in cui si verificano gli incendi le emis- sioni di CO2 sono tre volte maggiori di quanto le piante riescano ad assorbirne. Questo fenomeno si manifesta con mag- giore intensit\u00e0 nella regione sud-orienta- le. L\u2019inversione nella dinamica accelera le mutazioni climatiche, intensifica i periodi di siccit\u00e0, causa gravi impatti sulla biodi- versit\u00e0 del bioma, con profondi squilibri socio-ambientali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I DATI FORNITI DALL\u2019INPI CI DICONO<\/strong>&nbsp;che la deforestazione in Brasile nel 2020 ha interessato una superficie pari a 11.088 kmq, con una crescita del 9,5% rispetto all\u2019anno precedente. Gli specialisti in desmatamento cercano di comprendere le fasi e le tecniche utilizzate dai responsabili della distruzione della foresta. Il ricercatore Juan Doblas ha seguito per anni quello che avviene nello stato di Rondonia, uno dei pi\u00f9 colpiti insieme al Mato Grosso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019ABBATTIMENTO DELLA<\/strong>&nbsp;vegetazione \u00e8 operato da medi e grandi proprietari terrieri su aree protette, spesso acquisite median- te la falsificazione di titoli di propriet\u00e0 (grilagem), da destinare all\u2019allevamento di bovini. Ma negli ultimi anni, secondo Doblas, a causa della flessibilizzazione della legislazione fondiaria e del nuovo codice forestale introdotto nel 2012, si \u00e8 affermato il \u00abdesmatamento speculativo\u00bb, una forma industriale di deforestazione. L\u2019intervento avviene su aree molto vaste e non definite per quanto riguarda i titoli di propriet\u00e0 (un terzo dell\u2019Amazzonia brasiliana si trova in questa condizione). Si radono al suolo migliaia di alberi con incursioni che vedono l\u2019utilizzo di mezzi meccanici e centinaia di persone. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di ricavare aree nella speranza di valorizzarle sul mercato della terra con titoli di propriet\u00e0 falsi. Ma \u00e8 il fuoco l\u2019elemento privilegiato per liberarsi degli alberi ed attuare una espansione predatoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>LA FORESTA TROPICALE QUANDO<\/strong>&nbsp;\u00e8 intatta non prende fuoco. Bisogna creare le condizioni favorevoli, tagliando la vegetazione minore che una volta secca diventa infiammabile, coinvolgendo i grandi alberi. Ma sempre pi\u00f9 spesso si fa uso di quello che viene chiamato \u00abagente arancio\u00bb, un defogliante proibito in Europa e largamente impiegato dall\u2019esercito statunitense nel Vietnam, per favorire la propagazione del fuoco. I ricercatori studiano le conseguenze che la perdita di copertura forestale pu\u00f2 produrre. Nel dibattito scientifico spesso si affaccia l\u2019interrogativo su quale pu\u00f2 essere il \u00abpunto di non ritorno\u00bb per l\u2019Amazzonia. Molti studiosi ritengono che una perdita del 25% del manto forestale, rispetto alla situazione che si registrava all\u2019inizio degli anni \u201970, possa produrre fenomeni incontrollabili su vasta scala.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>IN BRASILE I TENTATIVI<\/strong>&nbsp;di ambientalisti e ricercatori per costruire e proporre strategie di conservazione si scontrano con le po- litiche del governo Bolsonaro che incentivano a deforestare e vendere terre pubbliche. Il PL 490\/2007 si propone di favorire le attivit\u00e0 economiche nei territori amazzonici e di modificare le regole per la demarcazione delle terre indigene. Il PL 2633\/2020, noto come \u00abprogetto grilagem\u00bb, mira a legalizzare questa pratica. Tra le iniziative del governo risulta particolarmente grave lo smantellamento dei due principali organi di controllo ambientale: l\u2019istituto Chico Mendes di conservazione e biodiversit\u00e0 e l\u2019Istituto brasiliano dell\u2019ambiente e delle risorse naturali (Ibama). Tutti i responsabili delle unit\u00e0 di controllo dell\u2019Istituto Chico Mendes sono stati esautorati e al loro posto sono stati nominati dei militari. Le competenze dell\u2019Ibama sono state trasferite a un nuovo organismo (Consiglio nazionale dell\u2019Amazzonia legale) composto esclusivamente da militari e presieduto dal vicepresidente generale Mourao.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>IN TUTTO QUESTO SI INSERISCE l<\/strong>a battaglia che stanno conducendo le comunit\u00e0 indigene contro il marco temporal, una tesi giuridica che si propone di limitare la demarcazione dei territori indigeni. Il Supremo tribunale federale, che sta esaminando la delicata questione, \u00e8 sottoposto alle forti pressioni del governo e dei settori dell\u2019agrobusines e appare incapace di prendere una decisione, alimentando la condizione di precariet\u00e0 delle popolazioni la cui sopravvivenza \u00e8 legata a quella dell\u2019Amazzonia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio?autore=Francesco%20Bilotta Amazzonia presa all\u2019amo BRASILE.&nbsp;Dietro i brutali omicidi di Bruno Pereira e Dom Phillips, le attivit\u00e0 criminali che stanno devastando la Vale do Javari. 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