{"id":1899,"date":"2011-09-27T18:18:59","date_gmt":"2011-09-27T18:18:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1899"},"modified":"2020-06-22T09:23:10","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:10","slug":"1899","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1899","title":{"rendered":"Wangari vive in tutte le donne africane"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><strong><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/images4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1909\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/images4-e1317148144766.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"198\" \/><\/a><br \/>\nL&#8217;ambientalista kenyana Wangari Maathai, fondatrice del Green Belt Movement nel 1977, premio Nobel per la pace 2004 (prima donna africana a esserne insignita), \u00e8 morta la notte scorsa in un ospedale di Nairobi. Da oltre un anno, stava combattendo contro il cancro. Aveva 71 anni. <\/strong> Wangari Maathai (1940-2011)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Addio alla \u201cNobeldonna africana\u201d<\/div>\n<p><strong><a>\u00a0 <\/a><\/strong><strong><\/strong><br \/>\nProfessoressa di anatomia veterinaria, era salita alla ribalta per le sue campagne contro la deforestazione appoggiata dal governo in Kenya a fine anni 80 e 90. Il suo movimento ha piantato oltre 40 milioni di piante in ogni regione dell&#8217;Africa. Per oltre un decennio, ha combattuto contro il regime dittatoriale dell&#8217;ex presidente Daniel arap Moi, chiedendo la liberazione di numerosi prigionieri politici. Pi\u00f9 volte manifestazioni da lei capeggiate furono disperse con gas lacrimogeni. Dopo la fine del regime di Moi, nel 2002, fu eletta al parlamento kenyano. Dal 2003 al 2005 fu anche viceministro dell&#8217;ambiente.<br \/>\nNata a Nyeri nel 1940, \u00e8 tra le prime bambine del gruppo etnico kikuyu a frequentare la scuola della vicina missione locale. Superate brillantemente le elementari, le medie e le superiori, contro la volont\u00e0 dei genitori, chiede alla Kennedy Foundation un biglietto aereo gratis per gli Stati Uniti e l&#8217;ottiene. Vola ad Atchison, Kansas. Si present\u00f2 alla porta del Collegio di S. Scolastica, tenuto dalle suore benedettine. Suor Kathleen Egan, ricorda: \u00abArriv\u00f2 con niente in tasca; solo una piccola borsa con dentro un paio di abiti. Capii subito, per\u00f2, che portava con s\u00e9 una grande mente e una spiccata personalit\u00e0. Le demmo volentieri una borsa di studio\u00bb.<br \/>\nWangari trascorre quattro anni con le suore. Pi\u00f9 tardi, in un articolo autobiografico, scriver\u00e0: \u00abOgni sacrosanto giorno, vedevo quelle donne lavorare sodo per scopi superiori e per la pace interiore. Il loro stile di vita e la loro visione del mondo hanno avuto un influsso determinante sulla mia coscienza e sulla scelta dei valori che avrei fatto durante il resto della mia vita\u00bb. Quasi per osmosi, assorbe la pax benedectina e ne fa motivo di vita fino a personificarla: pace come benessere totale per tutti e per tutto, cosmo incluso; quando vedr\u00e0 sofferenza nell&#8217;umanit\u00e0 e nella terra, lei far\u00e0 qualcosa per alleviarla ed eliminarla.<br \/>\nNel 1964, ottiene il diploma in biologia. Passa quindi all&#8217;universit\u00e0 di Pittsburgh, Pennsylvania, e si laurea nel 1966. Torna, poi, in Kenya e fa ricerca veterinaria all&#8217;universit\u00e0 di Nairobi, dove, nel 1971, consegue il dottorato in scienze biologiche. \u00c8 la prima donna dell&#8217;Africa Orientale e Centrale ad arrivare cos\u00ec in alto nel campo accademico.<br \/>\nSi sposa con un parlamentare. Hanno tre figli. Negli anni Ottanta, per\u00f2, divorzieranno, dopo che il marito l&#8217;avr\u00e0 accusata di essere \u00abtroppo colta, troppo forte, troppo donna di successo, troppo caparbia, e troppo difficile da controllare\u00bb.<br \/>\nNel 1976, \u00e8 a capo del dipartimento di veterinaria e anatomia animale. I colleghi maschi la guardano in cagnesco. Non la vogliono? Bene: lei andr\u00e0 altrove. L&#8217;anno seguente, abbandona l&#8217;universit\u00e0 e d\u00e0 inizio al Movimento della Cintura Verde (Green Belt Movement). Cominciando dal giardino di casa, dove pianta un alberello; poi fa la stessa cosa nel bel mezzo del mercato locale. Alle amiche che la guardano spiega: \u00abVoglio lottare contro il taglio indiscriminato degli alberi, la sparizione della foresta, l&#8217;erosione del terreno, la desertificazione, l&#8217;inquinamento delle acque; e anche contro la povert\u00e0, la fame, la schiavit\u00f9 delle donne, costrette a camminare per ore in cerca di legna da ardere\u00bb. Le invita a fare altrettanto:\u00abNon serve un titolo di studio per capire certe cose, n\u00e9 conoscenza accademica per farne altre\u00bb.<br \/>\nNascono i primi vivai in molti villaggi della provincia centrale. Poi l&#8217;iniziativa si estende in tutto il Kenya. Arrivano i primi ambientalisti scandinavi: estasiati davanti a centinaia, migliaia di donne divenute &#8220;provette forestali senza diploma&#8221;, promettono finanziamenti. Wangari ha un&#8217;idea: \u00abLe piantine sono gratis. Anche il lavoro delle donne lo \u00e8. Un incentivo, comunque, non guasterebbe\u00bb. Da allora, per ogni piantina piantata e sopravvissuta per tre mesi, le donne riceveranno alcuni scellini.<br \/>\nIl movimento piace anche agli uomini, perfino ai capi politici. Il governo (di soli uomini) mette a disposizione di Wangari alcuni locali pubblici nella capitale e il ministero delle foreste s&#8217;impegna a provvedere le piantine gratis. Finch\u00e9 le donne si limitano a piantare alberi, non c&#8217;\u00e8 nulla da temere. Tanto pi\u00f9 che, in pochi anni, i vivai diventano 6.000 e le &#8220;forestali senza diploma&#8221; 80mila: tutte potenziali voti al momento delle elezioni. E i nuovi alberi piantati &#8211; forse 30 milioni &#8211; non possono che far piacere ad alcune eminenze grigie del governo: le loro segherie potranno continuare a disboscare indiscriminatamente.<br \/>\n<strong>Opposizione<\/strong><br \/>\nMa Wangari ha ben altro in testa. Dice: \u00abNon si tratta soltanto di rimboschire il paese, ma anche di lottare per la democrazia e il rispetto dei diritti umani\u00bb. Vuole dare alle donne quel &#8220;potenziamento&#8221; che \u00e8 loro negato dai leader politici e lo fa attraverso seminari, laboratori, dimostrazioni e giornate ecologiche in cui si coniugano scienza, impegno sociale e attivit\u00e0 politica. La Cintura Verde diventa, cos\u00ec, una rete d&#8217;iniziative riguardanti anche l&#8217;educazione e formazione della donna, la pianificazione familiare e la lotta alla corruzione. E piace anche all&#8217;estero: le donne di Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbabwe l&#8217;adottano.<br \/>\nGli ambientalisti di tutto il mondo cominciano ad apprezzarla. Arrivano numerosi riconoscimenti, tra cui il premio della Fondazione Goldman (1991), l&#8217;equivalente del premio Nobel per gli ecologisti. Ma il premio pi\u00f9 gradito glielo insigniscono le donne africane, dandole il titolo di &#8220;liberatrice&#8221;.<br \/>\nIn Kenya, per\u00f2, c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 una persona che si considera &#8220;il&#8221; liberatore: il presidente Daniel arap Moi. Che guarda Wangari dapprima con sospetto, poi con preoccupazione. Nel 1989, il primo scontro frontale. C&#8217;\u00e8 un piano per un grattacielo di 60 piani proprio nel parco centrale della capitale, l&#8217;Uhuru Park. Costo preventivato: 200 milioni di dollari. Wangari urla: \u00abUhuru significa libert\u00e0, ma questo grattacielo ne \u00e8 l&#8217;esatto opposto, perch\u00e9 distrugger\u00e0 l&#8217;ultima isola verde della capitale. I soldi &#8211; tasse dei cittadini &#8211; potrebbero essere spesi meglio in educazione e nello sradicamento della povert\u00e0\u00bb. Il luogo \u00e8 gi\u00e0 cintato. Wangari, per\u00f2, chiede aiuto a organismi umanitari internazionali e il progetto viene abbandonato.<br \/>\nLa vittoria costa caro, sia a lei che al movimento. La Cintura Verde \u00e8 buttata fuori dai locali governativi. Le squadre di Moi distruggono molti vivai. Viene orchestrata una campagna denigratoria contro Wangari. Moi la definisce pubblicamente \u00abpazza\u00bb.<br \/>\nChi scrive s&#8217;\u00e8 trovato a vivere in Kenya in quegli anni, e ricorda il livello di volgarit\u00e0 cui giunsero ministri e parlamentari: \u00abMinaccia per l&#8217;ordine pubblico e la sicurezza nazionale\u00bb, \u00abuna marionetta lunatica al soldo di interessi stranieri\u00bb, una \u00abmostruosit\u00e0 senza precedenti\u00bb&#8230; La colpirono perfino nella sua femminilit\u00e0: \u00abDopo tutto, non l&#8217;ha forse il marito scacciata? La circoncideremo noi con la forza, cos\u00ec imparer\u00e0 a comportarsi come una vera donna\u00bb.<br \/>\n<strong>Affermazione<\/strong><br \/>\nMa lei continua la sua battaglia. \u00c8 tra i fondatori dal Forum per la restaurazione della democrazia in Kenya e diventa la portavoce dei prigionieri politici. Nel 1992, durante una manifestazione la polizia la pesta fino a renderla inconscia. Nello stesso anno, \u00e8 accusata di \u00abattivit\u00e0 sovversive\u00bb e imprigionata. Nel 1997, \u00e8 in prima linea nel tentativo di unire l&#8217;opposizione a Moi. Si candida perfino alle presidenziali, ma i capi del partito cui s&#8217;\u00e8 iscritta la snobbano. Due anni pi\u00f9 tardi, \u00e8 di nuovo malmenata dalle forze dell&#8217;ordine, quando tenta di piantare alberi nella foresta di Karura, presso Nairobi.<br \/>\nNel dicembre 2002, nelle elezioni che portano al potere Mwai Kibaki, \u00e8 eletta al parlamento come rappresentante del distretto di Nyeri (98% delle preferenze). Il nuovo presidente la nomina viceministro dell&#8217;Ambiente, dove si scontra subito con la sua squadra. Quando un investitore americano chiede di poter costruire un hotel a cinque stelle nella foresta di Karura, lei tuona: \u00abMai!\u00bb. L&#8217;investitore le mostra il contratto gi\u00e0 firmato con il governo precedente, ma Wangari lo straccia.<br \/>\nLa mattina dell&#8217;8 ottobre 2004, una telefonata dell&#8217;ambasciatore norvegese a Nairobi le comunica che \u00e8 premio Nobel per la Pace 2004. La &#8220;pazza&#8221; e &#8220;la mostruosit\u00e0 senza precedenti&#8221; gioisce. E gioiscono tutte le donne della Cintura Verde. Lei fa tre telefonate ai figli. La quarta \u00e8 per suor Kathleen Egan.<\/p>\n<p>Nigrizia &#8211; 26\/09\/2011<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; L&#8217;ambientalista kenyana Wangari Maathai, fondatrice del Green Belt Movement nel 1977, premio Nobel per la pace 2004 (prima donna africana a esserne insignita), \u00e8 morta la notte scorsa in un ospedale di Nairobi. Da oltre un anno, stava combattendo contro il cancro. Aveva 71 anni. Wangari Maathai (1940-2011) &nbsp; Addio alla \u201cNobeldonna africana\u201d \u00a0 Professoressa di anatomia veterinaria, era salita alla ribalta per le sue campagne contro la deforestazione appoggiata dal governo in Kenya a fine anni 80 e 90. Il suo movimento ha piantato oltre 40 milioni di piante in ogni regione dell&#8217;Africa. 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