{"id":18968,"date":"2021-12-16T19:52:57","date_gmt":"2021-12-16T19:52:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=18968"},"modified":"2021-12-16T19:53:01","modified_gmt":"2021-12-16T19:53:01","slug":"fermiamo-questo-naufragio-di-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=18968","title":{"rendered":"Fermiamo questo naufragio di civilt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nel suo intenso pellegrinaggio di pace e cammino di solidariet\u00e0 a Cipro e in Grecia, papa Francesco si \u00e8 recato per la seconda volta nell&#8217;isola di Lesbo dove, a Mitilene, ha pronunciato un commosso e solenne discorso, geopolitico, teologale e conviviale, sul dramma dei migranti. Era il 5 dicembre 2021. Ne riportiamo un&#8217;ampia sintesi (s.p.)<\/em><strong>\u00a0[&#8230;]\u00a0 <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sono qui per vedere i vostri volti, per guardarvi negli occhi. Occhi carichi di paura e di attesa, occhi che hanno visto violenza e povert\u00e0, occhi solcati da troppe lacrime. Il Patriarca Ecumenico e caro Fratello Bartolomeo, cinque anni fa su quest\u2019isola, disse una cosa che mi colp\u00ec: <em>\u00abChi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura di voi non vede i vostri figli. Dimentica che la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 trascendono paura e divisione. Dimentica che la migrazione non \u00e8 un problema del Medio Oriente e dell\u2019Africa settentrionale, dell\u2019Europa e della Grecia. \u00c8 un problema del mondo<\/em>\u00bb (<em>Discorso<\/em>, 16 aprile 2016). <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Respingere i poveri \u00e8 respingere la pace <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>S\u00ec, \u00e8 un problema del mondo, una crisi umanitaria che riguarda tutti. La pandemia ci ha colpiti globalmente, ci ha fatti sentire tutti sulla stessa barca, ci ha fatto provare che cosa significa avere le stesse paure. Abbiamo capito che le grandi questioni vanno affrontate insieme, perch\u00e9 al mondo d\u2019oggi le soluzioni frammentate sono inadeguate. Ma mentre si stanno faticosamente portando avanti le vaccinazioni a livello planetario e qualcosa, pur tra molti ritardi e incertezze, sembra muoversi nella lotta ai cambiamenti climatici, tutto sembra latitare terribilmente per quanto riguarda le migrazioni. Eppure ci sono in gioco persone, vite umane! C\u2019\u00e8 in gioco il futuro di tutti, che sar\u00e0 sereno solo se sar\u00e0 integrato. Solo se riconciliato con i pi\u00f9 deboli l\u2019avvenire sar\u00e0 prospero. Perch\u00e9 quando i poveri vengono respinti si respinge la pace. Chiusure e nazionalismi \u2013 la storia lo insegna \u2013 portano a conseguenze disastrose. Infatti, come ha ricordato il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/index_it.htm\" target=\"_blank\">Concilio Vaticano II<\/a>, \u00abla ferma volont\u00e0 di rispettare gli altri uomini e gli altri popoli e la loro dignit\u00e0, e l\u2019assidua pratica della fratellanza umana sono assolutamente necessarie per la costruzione della pace\u00bb (<em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, 78). \u00c8 un\u2019illusione pensare che basti salvaguardare se stessi, difendendosi dai pi\u00f9 deboli che bussano alla porta. Il futuro ci metter\u00e0 ancora pi\u00f9 a contatto gli uni con gli altri. Per volgerlo al bene non servono azioni unilaterali, ma politiche di ampio respiro. La storia, ripeto, lo insegna, ma non lo abbiamo ancora imparato. Non si voltino le spalle alla realt\u00e0, finisca il continuo rimbalzo di responsabilit\u00e0, non si deleghi sempre ad altri la questione migratoria, come se a nessuno importasse e fosse solo un inutile peso che qualcuno \u00e8 costretto a sobbarcarsi!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Superare la paralisi della paura provocata dal pensiero dominante<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sorelle, fratelli, i vostri volti, i vostri occhi ci chiedono di non girarci dall\u2019altra parte, di non rinnegare l\u2019umanit\u00e0 che ci accomuna, di fare nostre le vostre storie e di non dimenticare i vostri drammi. Ha scritto Elie Wiesel, testimone della pi\u00f9 grande tragedia del secolo passato: \u00ab\u00c8 perch\u00e9 ricordo la nostra comune origine che mi avvicino agli uomini miei fratelli. \u00c8 perch\u00e9 mi rifiuto di dimenticare che il loro futuro \u00e8 importante quanto il mio\u00bb (<em>From the Kingdom of Memory<\/em>, <em>Reminiscences<\/em>, New York, 1990, 10). In questa domenica, prego Dio di ridestarci dalla dimenticanza per chi soffre, di scuoterci dall\u2019individualismo che esclude, di svegliare i cuori sordi ai bisogni del prossimo. E prego anche l\u2019uomo, ogni uomo: superiamo la paralisi della paura, l\u2019indifferenza che uccide, il cinico disinteresse che con guanti di velluto condanna a morte chi sta ai margini! Contrastiamo alla radice il <em>pensiero dominante<\/em>, quello che ruota attorno al <em>proprio io<\/em>, ai propri egoismi personali e nazionali, che diventano misura e criterio di ogni cosa. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E&#8217; triste osservare la costruzione di muri e fili spinati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cinque anni sono passati dalla visita compiuta qui con i cari fratelli Bartolomeo e Ieronymos. Dopo tutto questo tempo constatiamo che sulla questione migratoria poco \u00e8 cambiato. Certo, molti si sono impegnati nell\u2019accoglienza e nell\u2019integrazione, e vorrei ringraziare i tanti volontari e quanti a ogni livello \u2013 istituzionale, sociale, caritativo, politico \u2013 si sono sobbarcati grandi fatiche, prendendosi cura delle persone e della questione migratoria. Riconosco l\u2019impegno nel finanziare e costruire degne strutture di accoglienza e ringrazio di cuore la popolazione locale per il tanto bene fatto e i molti sacrifici provati. E vorrei ringraziare anche le autorit\u00e0 locali, che sono impegnate nel ricevere, nel custodire e portare avanti questa gente che viene da noi. Grazie! Grazie di quello che fate! Ma dobbiamo amaramente ammettere che questo Paese, come altri, \u00e8 ancora alle strette e che in Europa c\u2019\u00e8 chi persiste nel trattare il problema come un affare che non lo riguarda. Questo \u00e8 tragico. Ricordo le Sue [rivolto alla Presidente] ultime parole: \u201cChe l\u2019Europa faccia lo stesso\u201d. E quante condizioni indegne dell\u2019uomo! Quanti <em>hotspot<\/em> dove migranti e rifugiati vivono in condizioni che sono al limite, senza intravedere soluzioni all\u2019orizzonte! Eppure il rispetto delle persone e dei diritti umani, specialmente nel continente che non manca di promuoverli nel mondo, dovrebbe essere sempre salvaguardato, e la dignit\u00e0 di ciascuno dovrebbe essere anteposta a tutto! \u00c8 triste sentir proporre, come soluzioni, l\u2019impiego di fondi comuni per costruire muri, per costruire fili spinati. Siamo nell\u2019epoca dei muri e dei fili spinati. Certo, si comprendono timori e insicurezze, difficolt\u00e0 e pericoli. Si avvertono stanchezza e frustrazione, acuite dalle crisi economica e pandemica, ma non \u00e8 alzando barriere che si risolvono i problemi e si migliora la convivenza. \u00c8 invece unendo le forze per prendersi cura degli altri secondo le reali possibilit\u00e0 di ciascuno e nel rispetto della legalit\u00e0, sempre mettendo al primo posto il valore insopprimibile della vita di <em>ogni uomo, di ogni donna, di ogni persona<\/em>. Disse ancora Elie Wiesel: \u00abQuando le vite umane sono in pericolo, quando la dignit\u00e0 umana \u00e8 in pericolo, i confini nazionali diventano irrilevanti\u00bb (<em>Discorso di accettazione del Premio Nobel per la pace<\/em>, 10 dicembre 1986).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non si parla di guerre e di manovre per trafficare armi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In diverse societ\u00e0 si stanno opponendo in modo ideologico sicurezza e solidariet\u00e0, locale e universale, tradizione e apertura. Piuttosto che <em>parteggiare sulle idee<\/em>, pu\u00f2 essere d\u2019aiuto <em>partire dalla realt\u00e0<\/em>: fermarsi, dilatare lo sguardo, immergerlo nei problemi della maggioranza dell\u2019umanit\u00e0, di tante popolazioni vittime di emergenze umanitarie che non hanno creato ma soltanto subito, spesso dopo lunghe storie di sfruttamento ancora in corso. \u00c8 facile trascinare l\u2019opinione pubblica istillando la paura dell\u2019altro;<em> perch\u00e9 invece, con lo stesso piglio, non si parla dello sfruttamento dei poveri, delle guerre dimenticate e spesso lautamente finanziate, degli accordi economici fatti sulla pelle della gente, delle manovre occulte per trafficare armi e farne proliferare il commercio? Perch\u00e9 non si parla di questo? Vanno affrontate le cause remote, non le povere persone che ne pagano le conseguenze, venendo pure usate per propaganda politica!<\/em> Per rimuovere le cause profonde, non si possono solo tamponare le emergenze. Occorrono azioni concertate. Occorre approcciare i cambiamenti epocali con grandezza di visione. Perch\u00e9 non ci sono risposte facili a problemi complessi; c\u2019\u00e8 invece la necessit\u00e0 di accompagnare i processi dal di dentro, per superare le ghettizzazioni e favorire una lenta e indispensabile integrazione, per accogliere in modo fraterno e responsabile le culture e le tradizioni altrui.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Vi prego, fermiamo il naufragio della civilt\u00e0!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Soprattutto, se vogliamo ripartire, guardiamo i volti dei bambini. Troviamo il coraggio di vergognarci davanti a loro, che sono innocenti e sono il futuro. Interpellano le nostre coscienze e ci chiedono: \u201cQuale mondo volete darci?\u201d Non scappiamo via frettolosamente dalle crude immagini dei loro piccoli corpi stesi inerti sulle spiagge. Il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d\u2019acqua, culla di tante civilt\u00e0, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo che il <em>mare nostrum<\/em> si tramuti in un desolante <em>mare mortuum, <\/em>che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro!Non permettiamo chequesto \u201cmare dei ricordi\u201d si trasformi nel \u201cmare della dimenticanza\u201d. Fratelli e sorelle, vi prego, fermiamo questo <em>naufragio di civilt\u00e0<\/em>!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Basta con l&#8217;indifferenza giustificata persino in nome dei valori cristiani!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sulle rive di questo mare Dio si \u00e8 fatto uomo. La sua Parola \u00e8 echeggiata, portando l\u2019annuncio di Dio, che \u00e8 \u00abPadre e guida di tutti gli uomini\u00bb (S. Gregorio di Nazianzo, <em>Discorso 7 per il fratello Cesario<\/em>, 24). Egli ci ama come figli e ci vuole fratelli. E invece si offende Dio, disprezzando l\u2019uomo creato a sua immagine, lasciandolo in balia delle onde, nello sciabordio dell\u2019indifferenza, talvolta giustificata persino in nome di presunti valori cristiani. La fede chiede invece compassione e misericordia \u2013 non dimentichiamo che questo \u00e8 lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza \u2013. La fede esorta all\u2019ospitalit\u00e0, a quella <em>filoxenia<\/em> che ha permeato la cultura classica, trovando poi in Ges\u00f9 la propria manifestazione definitiva, specialmente nella parabola del Buon Samaritano (cfr <em>Lc<\/em> 10,29-37) e nelle parole del capitolo 25 del Vangelo di Matteo (cfr vv. 31-46). Non \u00e8 ideologia religiosa, sono <em>radici cristiane concrete<\/em>. Ges\u00f9 afferma solennemente di essere l\u00ec, nel forestiero, nel rifugiato, in chi \u00e8 nudo e affamato. E il programma cristiano \u00e8 trovarsi dove sta Ges\u00f9. S\u00ec, perch\u00e9 il programma cristiano, ha scritto <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it.html\" target=\"_blank\">Papa Benedetto<\/a>, \u00ab\u00e8 un cuore che vede\u00bb (Lett. enc. <em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est.html\" target=\"_blank\">Deus\u00a0caritas\u00a0est<\/a> <\/em>, 31). E non vorrei finire questo messaggio senza ringraziare il popolo greco per l\u2019accoglienza. Tante volte questa accoglienza diventa un problema, perch\u00e9 non si trovano vie di uscita per la gente, per andare altrove. Grazie, fratelli e sorelle greci, per questa generosit\u00e0.<\/strong> [&#8230;]<strong>\u00a0 La Madre di Dio ci aiuti ad avere uno sguardo materno, che vede negli uomini dei figli di Dio, delle sorelle e dei fratelli da accogliere, proteggere, promuovere e integrare. E amare teneramente. La Tuttasanta ci insegni a mettere <em>la realt\u00e0 dell\u2019uomo prima delle idee e delle ideologie<\/em>, e a muovere passi svelti incontro a chi soffre.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo intenso pellegrinaggio di pace e cammino di solidariet\u00e0 a Cipro e in Grecia, papa Francesco si \u00e8 recato per la seconda volta nell&#8217;isola di Lesbo dove, a Mitilene, ha pronunciato un commosso e solenne discorso, geopolitico, teologale e conviviale, sul dramma dei migranti. Era il 5 dicembre 2021. Ne riportiamo un&#8217;ampia sintesi (s.p.)\u00a0[&#8230;]\u00a0 Sono qui per vedere i vostri volti, per guardarvi negli occhi. Occhi carichi di paura e di attesa, occhi che hanno visto violenza e povert\u00e0, occhi solcati da troppe lacrime. 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