{"id":18546,"date":"2021-09-29T05:57:31","date_gmt":"2021-09-29T05:57:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=18546"},"modified":"2021-09-29T05:57:35","modified_gmt":"2021-09-29T05:57:35","slug":"basilicata-la-vita-invisibile-dei-nomadi-del-pomodoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=18546","title":{"rendered":"BASILICATA: LA VITA INVISIBILE DEI NOMADI DEL POMODORO"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-gli-stati-generali wp-block-embed-gli-stati-generali\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"V5kGnTQZ4c\"><a href=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/agricoltura_sindacati\/basilicata-la-vita-invisibile-dei-nomadi-del-pomodoro\/\">Basilicata: la vita invisibile dei nomadi del pomodoro<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Basilicata: la vita invisibile dei nomadi del pomodoro&#8221; &#8212; Gli Stati Generali\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/agricoltura_sindacati\/basilicata-la-vita-invisibile-dei-nomadi-del-pomodoro\/embed\/#?secret=V5kGnTQZ4c\" data-secret=\"V5kGnTQZ4c\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><em>In Basilicata le bidonville del pomodoro che poi magari finivano pure in tiv\u00f9 e mandavano la cena per traverso all\u2019ora dei tigg\u00ec, non ci sono pi\u00f9. Sgomberate. Sparite. I braccianti africani che vivono nel degrado, no. Quelli esistono ancora. Stanno in casolari abbandonati, catapecchie che cascano a pezzi, tuguri da incubo.<\/em><\/li><li><em>Contribuiscono a un\u2019industria da 3,5 miliardi di euro; vivono una vita zero. Zero acqua corrente, zero elettricit\u00e0, soprattutto zero diritti. Molti sono \u201cnomadi\u201d: vengono da Puglia e Campania e finito qui, er loro, sar\u00e0 subito tempo di ricominciare daccapo un po\u2019 pi\u00f9 a Sud, questa volta con le arance.<\/em><\/li><li><em>Ad accompagnarli \u2013 sempre \u2013 una vera e propria carovana: cuochi, prostitute nelle roulotte e muratori del ghetto, capaci, ad ogni tappa di questo giro infernale che per alcuni dura 12 mesi all\u2019anno, di riparare ruderi e costruire ovunque baracche con i nostri rifiuti e la loro esperienza.<\/em><\/li><li><em>Su tutto l\u2019ombra dei soliti caporali, denuncia Vincenzo Esposito, segretario della Flai-Cgil della regione lucana. Ma una nuova \u201cminaccia\u201d avanza: le macchine che gli stanno rubando il lavoro.<\/em><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon si potrebbe far arrivare l\u2019acqua?\u00bb, mi domanda Denis. Potere, si potrebbe. L\u2019acqua, anzi da queste parti \u00e8 talmente buona che si \u00e8 trovato perfino il modo di imbottigliarla, a milioni di pezzi, e spedirla ovunque. Per capirci: qui nel nord della Basilicata, ci sono le fonti di alcune delle minerali pi\u00f9 amate dagli italiani e pi\u00f9 pubblicizzate in tiv\u00f9. Per\u00f2, niente. Tubi o cisterne finora non sono si sono visti in quest\u2019angolo di campagna. Con tutta probabilit\u00e0 non arriveranno mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il momento, comunque, Denis e gli altri braccianti africani che vivono in questo vecchio casolare abbandonato hanno trovato un sistema: vanno fino ad un abbeveratoio abbandonato, a qualche chilometro di distanza, riempiono taniche che prima contenevano prodotti chimici e chiss\u00e0 cos\u2019altro e le portano fin qui. Ogni dannato giorno. Per farsi una doccia calda accendono fuochi o usano dei fornelletti a gas. Per lavare piatti e vestiti, si servono di bacinelle. Lavatrici? Non scherziamo: pure i cavi della corrente mancano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abUn nero \u00e8 sempre un nero\u00bb<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8314-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200813\"><em>L\u2019interno di uno dei casolari abbandonati dove vivono i braccianti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che non manca \u00e8 l\u2019ingegno, l\u2019inesauribile capacit\u00e0 dell\u2019uomo di adattarsi. Sempre e comunque. E cos\u00ec \u00abper ricaricare i cellulari, abbiamo portato un pannellino solare, sta nell\u2019altra stanza. Lo vuoi vedere?\u00bb, mi chiede Hassane. Lui ha 44 anni e da 20 e passa gira l\u2019Italia per raccogliere: pomodori, come qui in Basilicata; ma anche agrumi; tutto. \u00abFaccio magari un anno, un anno e mezzo da voi e poi torno a casa, in Burkina Faso. L\u00e0 coltivo mais, soya, miglio, anche un po\u2019 di frutta e ho un piccolo commercio. Ho moglie e due bambine\u00bb, mi dice sempre Hassane, mentre sullo schermo del suo telefono cellulare scorrono le foto delle bimbe, di casa: frammenti di una normalit\u00e0 che in questo casolare con i teloni di plastica al posto delle finestre sembra lontana anni luce. \u00abPerch\u00e9 viviamo qui? Rimaniamo solo 40 giorni e siamo vicini al campo\u2026 e poi se prendessimo casa in paese magari ci disturberebbero o ci prenderebbero in giro. Io sono qui in Italia da pi\u00f9 di 20 anni, ma sai, un nero \u00e8 sempre un nero\u2026 Affittare, comunque, \u00e8 complicato, molti non si fidano degli africani\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abC\u2019est complet\u00bb<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Denis, Hassane e gli altri in teoria una alternativa ci sarebbe. A una manciata di chilometri, c\u2019\u00e8 un centro di accoglienza aperto apposta per loro. Si trova in un paese chiamato Palazzo San Gervasio e sta in una ex fabbrica che, con i suoi muri scassati dal tempo, riassume un po\u2019 tutta&nbsp;<a href=\"https:\/\/mediciperidirittiumani.org\/raccolta-pomodoro-in-basilicata-grigio-caporalato-tentativi-accoglienza\/\">la storia<\/a>. Era un tabacchificio, perch\u00e9 in queste campagne, fino agli anni Settanta, si coltivava tabacco. Poi i proprietari dei campi sono passati al pomodoro, ma non quello fresco, da insalata, no, quello per fare i pelati. Anzi, qui si fa forse il miglior pomodoro pelato d\u2019Italia, sicuramente l\u2019ultimo in ordine di tempo ad essere raccolto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo a poche decine di chilometri da Foggia e dal tavoliere delle Puglie che \u00e8 il cuore pulsante \u2013 al Sud \u2013 della produzione del pomodoro da industria. In una sola provincia, Foggia appunto, si fa un terzo e forse pi\u00f9 di tutti i pomodori che vengono inscatolati in Italia. Anche la Basilicata, per\u00f2, non \u00e8 poca roba: immaginate una distesa di dolci colline grande pi\u00f9 o meno quanto duemila campi da calcio e copritela tutta di piante di pomodoro: ecco, questo, pi\u00f9 o meno, \u00e8 il quadrato di terra che ha per angoli Palazzo San Gervasio, Montemilone, Lavello e Venosa. E siccome siamo in collina, i pomodori, appunto, maturano dopo.https:\/\/c185f1fc2477fe709b6c2c4ae2356d8b.safeframe.googlesyndication.com\/safeframe\/1-0-38\/html\/container.html<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8307-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200811\"><em>Il cancello d\u2019ingresso del Centro di accoglienza di Palazzo San Gervasio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I braccianti africani che spesso hanno gi\u00e0 fatto la campagna del pomodoro in Puglia o in Campania arrivano qui con un trolley a settembre, se ne ripartono a met\u00e0 ottobre. Si diceva: per loro, in teoria ci sarebbe un centro di accoglienza e pure in pratica c\u2019\u00e8. Ma quando arrivo io sul cancello c\u2019\u00e8 appeso un cartelletto scritto a mano: \u00abCentro pieno, c\u2019est complet, full\u00bb. Pi\u00f9 o meno duecento posti c\u2019erano, duecento posti sono stati occupati. Chi \u00e8 dentro, \u00e8 dentro. Chi \u00e8 fuori, \u00e8 fuori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019emergenza che non \u00e8 emergenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLo sanno che finisce cos\u00ec: l\u2019ex tabacchificio si riempie ogni anno. E poi ce li troviamo nei casolari\u2026\u00bb, mi dicono in coro Principia Iacoviello e Vincenzo Pellegrino, due sindacalisti della Cgil di Venosa. Manca la volont\u00e0 di risolvere il problema? Scuotono la testa: \u00abOgni anno gi\u00e0 da gennaio cominciamo a sollecitare Regione e Comuni, ma poi\u2026\u00bb. Poi la storia si ripete. E non da un anno o due, da decenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto \u2013 infatti \u2013 comincia nei mitici anni Ottanta, quelli dei paninari, degli yuppies e della Milano, anzi dell\u2019Italia da bere. I ragazzi italiani scoprivano le scarpe Timberland e i piumini Moncler. Il pomodoro, invece, passava di moda: andare a fare la campagna per tirare su qualche soldo prima dell\u2019inizio della scuola attirava sempre meno. Forse semplicemente non ce n\u2019era pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 allora che la raccolta del pomodoro comincia ad attrarre i primi braccianti stranieri provenienti dal Maghreb: tunisini, marocchini, algerini. Poi con la caduta del Muro, tocca all\u2019Europa dell\u2019Est. Alla fine arrivano anche dall\u2019Africa Subsahariana: Burkina Faso, soprattutto, ma anche Mali, Sudan, Nigeria e Gambia. Pian piano \u2013 anzi, nemmeno troppo \u2013 cambia tutto. La manodopera locale viene interamente sostituita da quella straniera. E\u2019 un passaggio di consegne silenzioso che cambia faccia alle campagne di tutta Italia. Ma questo cambiamento non \u00e8 indolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Telecamere e sgomberi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le prime baracche, i primi casolari occupati spuntano in Basilicata \u2013 come in altre regioni per altro, a sud come al nord \u2013 gi\u00e0 a fine del secolo scorso. Nel 1998, nel quadrato del pomodoro lucano, il fenomeno \u00e8 talmente eclatante che le istituzioni si decidono finalmente ad intervenire. Apre un primo centro di accoglienza: ci sono 200 posti, ci vanno a vivere in 800. Si va avanti cos\u00ec per un decennio. Nel 2009 questo centro viene chiuso per violazione delle norme igieniche e di sicurezza. Poi si riapre. Poi si richiude. Poi si riapre ancora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma cambia poco: posto per tutti in questi centri di accoglienza non ce n\u2019\u00e8. Nascono due veri e propri ghetti: uno a Boreano, a 20 chilometri da Venosa; l\u2019altro lungo la strada Mulini Matinelle, non lontano da Palazzo San Gervasio. D\u2019estate le baracche esplodono di centinaia di braccianti, d\u2019inverno rimane giusto qualcuno che lavora qui dodici mesi all\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fine 2015 arrivano pure le telecamere di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.mediasetplay.mediaset.it\/video\/striscialanotizia\/ghetto-di-boreano-potenza_FD00000000166558\">Striscia La Notizia<\/a>&nbsp;a raccontare in prima serata una vergogna senza fine fatta di sporcizia e capanne di teli di plastica, spago e polistirolo. E lo Stato si decide a battere di nuovo un colpo. Nel 2016 Boreano viene sgomberato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il sindacato di strada<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest\u2019anno anche a Matinelle, non c\u2019\u00e8 neppure una baracca. Ma un bel po\u2019 di braccianti dormono sempre nei casolari abbandonanti. Quanti? La Cgil, per ora, stima pi\u00f9 o meno 200. Un gruppo di volontari del sindacato, tra cui appunto Principia Iacoviello e Vincenzo Pellegrino, li vanno a visitare due volte a settimana. Portano casse d\u2019acqua minerale, distribuiscono scarpe antifortuni per lavorare nei campi, li ascoltano. Ma anche aiutarli non \u00e8 sempre facile.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8308-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200815\"><em>Vincenzo Esposito, il segretario della Flai-Cgil Basilicata, durante una delle uscite del sindacato di strada<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNoi abbiamo un progetto che serve proprio ad affrontare i problemi di chi si trova a vivere in emergenza abitativa e lavorativa. Si chiama \u201cDiagrammi\u201d. Cerchiamo di coinvolgerli, ma sono scettici: molti non vogliono neppure darci le loro generalit\u00e0\u2026\u00bb, mi racconta Vincenzo. Comunque.\u00abLa maggior parte delle persone il contratto ce l\u2019ha. E\u2019 il numero di giornate che magari poi non torna tanto\u2026\u00bb, mi spiega Principia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi capita \u2013 come si legge anche nell\u2019ultimo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.mediciperidirittiumani.org\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Terragiusta-report-Basilicata-Puglia_ottobre-2017.pdf\">report dei Medici per i diritti umani<\/a>, che qui hanno operato per anni curando i braccianti \u2013&nbsp; che non lavorino in nero, ma in quello che in gergo si chiama \u201cgrigio\u201d: il contratto c\u2019\u00e8, ma le ore lavorate non corrispondono a quelle registrate. Cos\u00ec il datore di lavoro risparmia in tasse e contributi. Ma il lavoratore ha diritto a zero malattie, infortuni, ferie. E a proposito di diritti e carte in regola: secondo&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.medicisenzafrontiere.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/RAPPORTO-2019-BASILICATA.pdf\">Medici senza Frontiere<\/a>, pi\u00f9 di un bracciante su due (57%) non avrebbe una tessera sanitaria valida, pur avendo (75% dei casi) un permesso di soggiorno. Anche curarsi, insomma, per molti \u00e8 complicato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>5 euro per un cassone da 300 chili<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi c\u2019\u00e8 il tema soldi. Quanto guadagnano? \u00abAlcuni lavorano a giornata, altri a cottimo. Ma pi\u00f9 di tanto non dicono. Forse gli hanno detto di non dirlo\u2026\u00bb, mi risponde Principia. E Vincenzo aggiunge un aneddoto: \u00abUn bracciante mi dice: prendo 40 euro a giornata, lavoro 7 ore. Solo che alle 7 di sera stava ancora nei campi, quindi\u2026 Parliamoci chiaro comunque: un italiano a queste condizioni non lo farebbe mai. Il pomodoro rimarrebbe sulla pianta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Provo anch\u2019io a parlare di quattrini con diversi braccianti. Ricevo sempre risposte diverse. Chi mi dice di lavorare a giornata per 40, chi per 50, chi per 60 euro. Le ore passate sotto il sole non sono mai chiare. Solo uno, Daouda, mi racconta di fare a cottimo: \u00abQuanto guadagno? Ti spiego: siamo in 8 e dobbiamo riempire due camion al giorno. Veniamo pagati a cassone: ogni cassone pesa 300 chili: se lo riempiano ci danno 5 euro. Se il pomodoro \u00e8 buono, riesco anche a fare anche 20 cassoni. Se invece il pomodoro non \u00e8 buono, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 erba e si fa fatica a sradicare la pianta e quindi si perde tempo, ne faccio solo dieci. Dipende. Com\u2019\u00e8 il pomodoro quest\u2019anno? Non tanto buono\u2026 Quante ore? Cominciamo alle 7, se il pomodoro \u00e8 okay, alle 14 hai finito, se no\u2026\u00bb. Se no, finch\u00e9 non si \u00e8 finito. E pace e amen.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8411-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200817\"><em>All\u2019alba i camion portano i cassoni vuoti nei campi, alla sera li ritirano pieni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facendo una media di 50 euro a testa al giorno, tutta la campagna, lavorando ogni giorno, varrebbe pi\u00f9 o meno 2000 euro. Non proprio una fortuna per uno che arriva apposta qui magari appunto da Napoli o da Foggia. Una buona fetta di questi soldi, poi, non pu\u00f2 essere spesa per un affitto. \u00abTanti ci dicono: tre quarti di quello che guadagno lo devo dare alla famiglia in Africa. Ma se anche ci fossero stati pi\u00f9 posti nel centro di accoglienza, tanti non sarebbero venuti comunque \u2013 mi spiega Vincenzo, parlando molto fuori dai denti -. Ci dicono: noi abbiamo una certa alimentazione, vogliamo cucinarci in pace; siamo tutti dello stesso paese e vogliamo stare assieme; vogliamo stare vicini ai campi\u2026 Mille ragioni, forse mille scuse\u2026 Fatto sta che poi li ritroviamo a vivere in queste condizioni degradanti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Uomini e caporali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il sospetto, per\u00f2, \u00e8 che la causa vera che spinge molte di questi lavoratori africani nei casolari abbandonati in realt\u00e0 potrebbe anche avere carne, ossa e un nome ben preciso: i caporali. Se vuoi lavorare, devi dormire l\u00ec, nel casolare tal dei tali, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che alla mattina arriver\u00e0 il pulmino del caporale per portarti nel campo.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8280-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200818\"><em>Uno dei casolari dove vivono i braccianti africani<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE\u2019 una storia che ha origini lontane. Prima erano italiani, poi gli italiani hanno smesso di fare questo lavoro e ora \u00e8 legata ad altre etnie\u00bb, mi dice Vincenzo Esposito, segretario della Flai-Cgil della Basilicata. \u00abIl caporale \u00e8 quella persona che \u00e8 in grado in un minuto di trovare la squadra che ti pu\u00f2 raccogliere i pomodori in un campo. Ma il caporale \u00e8 anche quello che accompagna il bracciante a lavorare e gli fa pagare il viaggio; e gli fa pagare pure la ricarica del cellulare, e il panino da mangiare a mezzogiorno, e\u2026\u00bb. E cos\u00ec il salario, gi\u00e0 magro, s\u2019assottiglia ancora di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo, mi dice con amarezza Esposito, prolifera nella \u00abillegalit\u00e0 e assenza dello Stato, ma la responsabilit\u00e0 \u00e8 in campo anche ad aziende agricole non virtuose. Per carit\u00e0, qualche passo in avanti \u00e8 stato fatto in questi anni, ma non \u00e8 questo il modello di accoglienza che vogliamo per persone che comunque contribuiscono alla ricchezza dei nostri imprenditori e del nostro paese\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un affare da miliardi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quello dato da questi braccianti che girano tra Campania, Puglia e Basilicata non \u00e8 un contributo di poco conto. L\u2019Italia \u00e8 il terzo paese al mondo \u2013 e di gran lunga il primo in Europa \u2013 per la produzione di pomodoro da industria: davanti a noi solo la California e la Cina.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8407-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200820\"><em>Uno dei tanti campi di pomodori, sullo sfondo i cassoni che dovranno riempire i braccianti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di pi\u00f9. Da solo l\u2019Italia fa oltre la met\u00e0 (53%) di tutti i pomodori che servono per fare conserve, pelati e polpe in Europa. Una volta lavorato e inscatolato, il cosiddetto oro rosso italiano vale \u2013 tanto per capirci e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ismeamercati.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/11145\">dati Ismea 2020 alla mano<\/a>&nbsp;\u2013 qualcosa come 3,5 milIardi di euro (fatturato industriale) all\u2019anno. La met\u00e0 (1,8 miliardi) finisce esportato in Europa (Germania e Uk, soprattutto) e nel resto del mondo. E anche se negli spot delle passate e dei pelati trovare una persona nera \u00e8 pi\u00f9 difficile che imparare la Divina Commedia a memoria, di fatto nei campi \u00e8 esattamente il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ancora a mano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Emilia-Romagna, la regione che dopo la Puglia produce pi\u00f9 pomodoro, si usano quasi esclusivamente macchine per fare la raccolta. Tra Palazzo San Gervasio, Montemilone, Lavello e Venosa, ancora no. Le macchine ci sono anche qui, ma \u00abil pelato \u00e8 meglio farlo a mano, ha meno ammaccature\u00bb, mi spiega Gervasio Ungolo, attivista dell\u2019Osservatorio migranti Basilicata e a sua volta imprenditore agricolo. \u00abLa domanda di manodopera in questa zona \u00e8 pi\u00f9 o meno rigida: le superfici sono quelle, le attrezzature anche. Complessivamente parliamo di un fabbisogno di 900\/1000 persone. Noi abbiamo analizzato per anni le liste anagrafiche dei centri per l\u2019impiego: e infatti vengono fatti una media di 900 contratti all\u2019anno\u2026\u00bb. Morale: \u00abOra che i due grandi ghetti non ci sono pi\u00f9 \u2013 osserva Gervasio \u2013 i braccianti sono sparpagliati: stiamo parlando di un comprensorio che si estende tra tre provincie e due regioni. Sono in posti sempre pi\u00f9 reconditi: se stanno vicini alla strada, la polizia li caccia\u2026 Ma ci sono. Noi stimiamo, in questo momento, che siano presenti circa 700 braccianti, e altre 150, forse 200 persone, che si occupano della logistica dei ghetti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cuochi, prostitute, muratori<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi sono questi addetti alla logistica? Gervasio, assieme a Timothy Raeymakers, docente di Geografia Politica a Zurigo, e Mimmo Perrotta, sociologo, lo racconta anche in un capitolo del libro, \u201cBraccia rubate dall\u2019agricoltura\u201d. In pratica si tratta di tutte quelle persone che accompagnano questi braccianti nel loro peregrinare in giro per l\u2019Italia, offrendo servizi. I braccianti passano la giornata nei campi, ma a \u201ccasa\u201d c\u2019\u00e8 chi pensa a loro. C\u2019\u00e8 chi fa la spesa e cucina e magari in ghetti stabili, cio\u00e8 che restano aperti tutto l\u2019anno, come a Borgo Mezzanone in Puglia, ha anche un vero e proprio ristorante. C\u2019\u00e8 chi procura i mobili che infatti, per quanto scassati, ho visto anche io con i miei occhi nei casolari occupati qui in Basilicata: letti, fornelli, specchi. E ci sono pure i muratori che fanno \u2013 e vendono per circa 200 euro \u2013 le capanne, o si occupano di sistemare i ruderi da occupare. Cos\u00ec come non mancano le prostitute. \u00abHai visto delle roulotte con delle ragazze? Potrebbe essere loro. Pensa che al ghetto di Matinelle un anno ce n\u2019erano in tutto una ventina\u00bb, mi spiega Gervasio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il binomio ghetto-caporale<br><\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8269-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200812\"><em>I braccianti usano dei bidoni vuoti per trasportare l\u2019acqua. Per scaldarla e per cucinare accendono fuochi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la persona pi\u00f9 importante, dal punto di vista della logistica, \u00e8 senza dubbio lui: il caporale. \u00abTutta l\u2019organizzazione del ghetto \u2013 dice sempre Gervasio \u2013 \u00e8 funzionale all\u2019attivit\u00e0 del caporale, al controllo delle squadre nei ghetti. L\u2019acqua magari sta a dieci chilometri, come nei casolari che hai visto qui. Perch\u00e9? Perch\u00e9 pu\u00f2 andare a prendere l\u2019acqua solo chi ha la macchina, che poi \u00e8 il caporale. E tutti la devono comprare da lui\u2026\u00bb. Ed \u00e8 sempre lui, il caporale, che magari procura oltre al lavoro, i contratti che sono necessari per avere i permessi di soggiorno. Quindi \u00e8 lui a decidere anche come, dove, e quando si lavora. \u00abMolti dei braccianti che sono qui adesso \u2013 prosegue Gervasio \u2013 a novembre vanno nella Piana di Gioia Tauro e l\u00ec restano fino a marzo. Qualcuno va anche a Cassibile, in Sicilia, a fare le patate novelle e ci sta tra marzo e maggio per poi spostarsi in Puglia dove a partire da maggio fanno la raccolta delle angurie e i pomodori. E poi si ricomincia da capo. Ma in questo giro, i braccianti seguono i caporali\u00bb che appunto trovano il prossimo ingaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I furgoni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 tardo pomeriggio quando vedo in un parcheggio vicino al centro di accoglienza di Palazzo San Gervasio parcheggiare il primo furgoncino, poi un secondo e un terzo. Poco prima di mezzanotte, i furgoni posteggiati sono almeno una decina e rimangono l\u00ec tutto la notte. Poco prima dell\u2019alba, per\u00f2, il parcheggio riprende vita all\u2019improvviso: i braccianti sciamano fuori dal centro di accoglienza, salgono a bordo a gruppetti e ripartono. Potrebbero essere braccianti che sono arrivati qui in macchina. Lo racconto a Gervasio che solleva un dubbio. \u00abPotrebbero essere anche caporali. I loro furgoni portano, diciamo, dieci persone, ogni persona paga 5 euro. E mica fanno un viaggio al giorno\u2026 Pensa te quanti soldi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Case vuote e casolari pieni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E a proposito di soldi, tanti, questa volta pubblici, dovrebbero essere spesi per realizzare un altro centro di accoglienza nel vecchio borgo di Boreano, non lontano dal vecchio ghetto abbattuto. Il borgo era stato costruito per i contadini ai tempi della riforma agraria degli anni Cinquanta, ma tanti lucani se ne sono andati al Nord, emigrati, a fare tutt\u2019altro. E il borgo \u00e8 diventato fantasma. Ora la Regione pianifica di recuperare queste case per ospitare appunto i braccianti. Potrebbe essere un altro passo avanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non tutti, per\u00f2, pensano sia una buona idea. Non lo pensa ad esempio Francesco Castelgrande, lucano di Venosa, ex sindacalista Usb ed ex compagno di lotte del celebre Aboubakar Soumahoro: \u00abPure con lui ho rotto. Tutta sta storia di andare nei campi, fare i selfie\u2026 Anche i migranti non sono contenti: dicono: non vogliamo pi\u00f9 manifestare, tanto poi non cambia niente\u2026\u00bb.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8251-800x540.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"540\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"caption-attachment-200840\"><em>Il borgo di Boreano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Francesco, che ora ha fondato una sua associazione, l\u2019associazione migranti Basilicata, mi porta proprio a Boreano per farmi vedere con i miei occhi. A un crocevia di strade in mezzo alla campagna, ci sono case murate e una chiesa abbandonata. \u00abChe senso ha farlo qui, lontano da tutto, dai paesi come Venosa, ma pure dai campi? Rischia di diventare una cattedrale nel deserto e rimarrebbe comunque una cosa a parte, un\u2019appendice della comunit\u00e0\u00bb. Per Francesco le soluzioni sono altre. A Venosa ci sono non solo edifici pubblici abbandonati \u2013 un asilo, un vecchio liceo, un convento che ora ospita ambulatori \u2013 che potrebbero essere recuperati, ma soprattutto tante case vuote. \u00abDa qui tanti sono emigrati per lavorare al nord \u2013 mi spiega Francesco -. Non dico che con i braccianti potremmo risolvere i problemi legati allo spopolamento, per\u00f2, certo per loro spazio ce n\u2019\u00e8. Con la mia associazione e con la Chiesa evangelica, abbiamo ottenuto un grande risultato. Ci siamo impegnati per trovare delle case e qui a Venosa abbiamo trovato una soluzione per 60-70 persone. Stanno qui tutto l\u2019anno, anche se magari vanno a fare le arance in Metaponto e in Calabria\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La fine<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/IMG_8260-800x540.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-200809\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Saliamo in macchina e mentre rientriamo verso Venosa, Francesco si ferma per farmi vedere un\u2019ultima cosa. In un campo di pomodori, una specie di trattore avanza lentamente \u201cmangiando\u201d e \u201csputando\u201d pomodori in un rimorchio. \u00abVedi? \u2013 mi dice Francesco -. Ormai si raccolgono sempre pi\u00f9 spesso cos\u00ec. I braccianti lavorano soprattutto quando piove e queste macchine rischiano di affondare nel fango. E infatti stanno l\u00ec, poveretti, a fare la danza della pioggia\u00bb. E quando le macchine saranno magari ancora pi\u00f9 efficienti e lavoreranno anche nel fango? Basta braccianti e basta baracche? \u00abE s\u00ec. Che fine faranno, poi, questi migranti, non lo so. Meglio non pensarci\u2026\u00bb, mi risponde Francesco, mentre ormai siamo arrivati a Venosa, in fondo al nostro viaggio. Gi\u00e0. La tecnologia potrebbe risolvere, per cos\u00ec dire, il problema prima della politica. E chiss\u00e0 che fine faranno questi braccianti. Chiss\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antonio Cavaciuti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Basilicata le bidonville del pomodoro che poi magari finivano pure in tiv\u00f9 e mandavano la cena per traverso all\u2019ora dei tigg\u00ec, non ci sono pi\u00f9. Sgomberate. Sparite. I braccianti africani che vivono nel degrado, no. Quelli esistono ancora. Stanno in casolari abbandonati, catapecchie che cascano a pezzi, tuguri da incubo. Contribuiscono a un\u2019industria da 3,5 miliardi di euro; vivono una vita zero. Zero acqua corrente, zero elettricit\u00e0, soprattutto zero diritti. Molti sono \u201cnomadi\u201d: vengono da Puglia e Campania e finito qui, er loro, sar\u00e0 subito tempo di ricominciare daccapo un po\u2019 pi\u00f9 a Sud, questa volta con le arance. 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