{"id":18133,"date":"2021-04-28T07:18:06","date_gmt":"2021-04-28T07:18:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=18133"},"modified":"2021-04-28T07:18:10","modified_gmt":"2021-04-28T07:18:10","slug":"il-covid-non-disarma-il-mondo-nel-2020-record-di-spese-militari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=18133","title":{"rendered":"Il Covid non disarma il mondo: nel 2020 record di spese militari"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:center\"> Avvenire,&nbsp;marted\u00ec 27 aprile 2021<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:center\">Francesco Palmas&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo il rapporto Sipri, il 2020 \u00e8 stato l\u2019anno record per le spese militari: +2,6%. Pesa la crescita non solo di Usa e Cina, ma anche delle medie potenze come la Turchia e il Giappone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;erano state le invocazioni del Pontefice e dell\u2019Onu, tutte tese a far tacere le armi, almeno nei momenti pi\u00f9 drammatici della pandemia. E alcuni avevano sperato che il mondo post-Covid sarebbe diventato meno bellicoso. Invece il risveglio \u00e8 stato ancora pi\u00f9 duro. Nel 2020, le spese militari mondiali sono aumentate del 2,6% rispetto al 2019, anno record di esborsi, mai cos\u00ec iperbolici dalla fine della guerra fredda. L\u2019anno scorso eserciti e armi hanno fagocitato quasi due trilioni di dollari (1.981 miliardi), a dispetto del crollo della ricchezza mondiale, prevista dal Fmi intorno al -4,4%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lapidario l\u2019Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri) di Stoccolma: \u00abLa pandemia non ha inciso significativamente sulle spese militari mondiali\u00bb. Il mondo si \u00e8 fatto policentrico, non solo economicamente, ma anche dal punto di vista strategico. Le grandi potenze militari, Stati Uniti, Cina e Russia in testa, non spiegano da sole le dinamiche in atto. Il campo delle medie potenze \u00e8 in forte ascesa, se solo si pensa alla Turchia, al Giappone, alla Corea del Sud, agli Emirati Arabi Uniti, all\u2019Iran, a Israele. Tutte, o quasi, reclamano uno spettro d\u2019azione pi\u00f9 ampio, hanno una strategia integrale, combinano metodi di soft power, assoldano vassalli e \u00abproxy\u00bb, investono nel cyber e nello spazio, ordiscono operazioni militari interforze a distanze geografiche impensabili dieci anni fa. Riarmano. La potenza d\u2019urto, brutale, dura, lungi dall\u2019essere scomparsa, come profetizzato da alcuni analisti negli anni \u201990, \u00e8 divenuta la chiave di volta dei conflitti attuali, come si \u00e8 visto nel Caucaso, nel Donbass e nelle tecno-guerriglie mediorientali e africane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sfida \u00e8 immensa. Ci sarebbe da pensare alla pace, agli investimenti colossali del post-pandemia e invece i grandi del pianeta si stanno ri-preparando a scontri fra titani. Non \u00e8 un caso che Stati Uniti (39%), Cina (13%), India (3,7%), Russia (3,1%) e Regno Unito (3%) concentrino il 62% delle spese militari mondiali. L\u2019Italia \u00e8 tredicesima (1,5%) e sta attraversando una fase fortemente espansiva, mai vista dal biennio 2008-2009. Fra il 2019 e il 2021, la nostra funzione difesa si \u00e8 arricchita di 2,8 miliardi di euro. Entro il 2025, la Marina imposter\u00e0 una decina di nuove navi da guerra, con caratteristiche utili anche al mondo civile, che le consegneranno la leadership quasi indiscussa del Mediterraneo allargato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una spirale perversa, imposta dai piani navali turchi, egiziani e algerini e dettata dalla fortissima dipendenza marittima del nostro Paese, privo di risorse energetiche e legato al mare per i commerci. I 24,5 miliardi di euro appannaggio del nostro ministero della Difesa stridono di fronte ai 778 miliardi di dollari del Pentagono, spesi per ammodernare le armi nucleari, sviluppare nuovi sistemi bellici e riarmare di fronte alla dirompenza delle sfide geostrategiche poste da Cina e Russia. Per il Sipri, Pechino spende molto pi\u00f9 di quanto dichiari: 252 miliardi di dollari anzich\u00e9 212. Le sue poste di bilancio crescono per il 26\u00b0 anno consecutivo, obbligando la rivale India ad allungare il passo (72,9 miliardi). Le mire cinesi sullo scacchiere indo-pacifico spingono al rialzo anche gli investimenti giapponesi, sudcoreani e australiani. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potenza bicontinentale, la Russia sborsa sempre di pi\u00f9 (+2,5%), costringendo i Paesi europei a rimodulare i loro investimenti (+4%), vuoi per controbattere, vuoi per sottostare agli obblighi con la Nato, vuoi per la ricerca di una maggiore autonomia strategica. Fatto grave, le spese militari tornano a crescere pure in Africa, soprattutto nei paesi pi\u00f9 colpiti dalle ribellioni jihadiste, come il Mali (+22%), la Mauritania (+23%), la Nigeria (+29%), il Ciad (+31%) e, caso a parte, l\u2019Uganda (+41%). Vanno invece in controtendenza, il Medio Oriente e l\u2019America Latina, uniche regioni del pianeta a tagliare le spese militari. Bisognerebbe fare come loro e smuovere nel dibattito strategico \u00abla dialettica delle intelligenze\u00bb pacifiste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avvenire,&nbsp;marted\u00ec 27 aprile 2021 Francesco Palmas&nbsp; Secondo il rapporto Sipri, il 2020 \u00e8 stato l\u2019anno record per le spese militari: +2,6%. Pesa la crescita non solo di Usa e Cina, ma anche delle medie potenze come la Turchia e il Giappone. C&#8217;erano state le invocazioni del Pontefice e dell\u2019Onu, tutte tese a far tacere le armi, almeno nei momenti pi\u00f9 drammatici della pandemia. E alcuni avevano sperato che il mondo post-Covid sarebbe diventato meno bellicoso. Invece il risveglio \u00e8 stato ancora pi\u00f9 duro. 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