{"id":1655,"date":"2011-08-31T10:45:38","date_gmt":"2011-08-31T10:45:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1655"},"modified":"2020-06-22T09:23:14","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:14","slug":"libia-futuro-incerto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1655","title":{"rendered":"Libia, futuro incerto"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1656\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/libia21.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1656\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/libia21-300x262.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"262\" class=\"size-medium wp-image-1656\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1656\" class=\"wp-caption-text\">Cartina della Libia<\/p><\/div>\n<p>Intervista al generale Fabio Mini, ex comandante delle forze Nato in Kosovo<\/p>\n<p>Fabio Mini \u00e8 generale dell&#8217;esercito in ausiliaria. Tra i vari incarichi della sua carriera militare, \u00e8 stato Capo di Stato Maggiore del Comando Nato del Sud Europa e Comandante della Missione internazionale in Kosovo. Ha scritto e curato numerosi libri, collabora con Universit\u00e0 e Centri di studi italiani e stranieri, scrive su alcune delle pi\u00f9 importanti testate italiane. PeaceReporter lo ha intervistato per capire meglio, in queste drammatiche ore in Libia, la situazione attuale dell&#8217;intervento della Nato, che continua anche mentre tutti parlano solo dei ribelli e dei fedelissimi di Gheddafi.<\/p>\n<p>Il mandato della Nato, all&#8217;inizio delle operazioni, pareva chiaro: impedire massacri di civili, interponendosi tra i ribelli e i lealisti. In questo momento pare che il mandato sia andato molto oltre. Che ne pensa?<br \/>\nIl mandato, effettivamente, era quello di proteggere i civili. Solo che era talmente ambiguo e sibillino che restava aperto a tutte le interpretazioni possibili. Se ci si fosse attenuti alla lettera del mandato, sarebbe stato impossibile sviluppare un&#8217;azione militare. Era chiaro dal principio che il mandato vero, chiesto soprattutto dalla Francia, era quello di proteggere gli insorti, non tutti i civili.<br \/>\nTra le file di Gheddafi ce n&#8217;erano tanti, che lavoravano per lui o che lo sostenevano, che si aspettavano protezione della Nato. Era impossibile. La Nato, all&#8217;inizio, ha giocato molto a ridurre al minimo il proprio coinvolgimento. E&#8217; convenuto, nelle prime settimane, interpretare in modo restrittivo il mandato, quindi proteggendo esclusivamente i civili non combattenti. Ed \u00e8 un&#8217;ipocrisia, perch\u00e9 in queste situazioni non si possono distinguere per davvero quelli che combattono da quelli che sono da proteggere. Una serie di scrupoli che la Nato non ha mai mostrato nei Balcani o in Afghanistan, dove conduce un&#8217;operazione che se ne frega altamente dei civili. In Libia tutti speravano che grazie agli affari Gheddafi fosse ancora l&#8217;interlocutore, anche perch\u00e9 l&#8217;impreparazione degli insorti poteva far immaginare un tracollo imminente dei rivoltosi. Non \u00e8 andata cos\u00ec e questo gioco al ribasso della Nato ha causato la degenerazione, giorno dopo giorno, della situazione sul terreno. In ritardo il mandato \u00e8 stato interpretato come doveva essere: aiutare la Libia e gli insorti a liberarsi di Gheddafi.<\/p>\n<p>Questa tipologia d&#8217;intervento, attendista e senza un coinvolgimento diretto sul terreno nei combattimenti, potr\u00e0 diventare un modello per la Nato? Mettendo i governi al riparo, pi\u00f9 o meno, dalle opinioni pubbliche interne degli Stati membri?<br \/>\nQuesto modello d&#8217;intervento si \u00e8 gi\u00e0 ripetuto. In Kosovo, nel 1999. La differenza \u00e8 che all&#8217;epoca l&#8217;appoggio alle milizie albanesi dell&#8217;Uck era stato pianificato prima, con il supporto degli sponsor internazionali come la Gran Bretagna , gli Usa e la Germania. Avevano organizzato le fanterie ben prima dell&#8217;avvio delle operazioni militari della Nato. In Libia, invece, ci si \u00e8 mossi in senso contrario. Prima si \u00e8 puntato a risolvere tutto con i bombardamenti aerei, senza avere mai la reale intenzione d&#8217;intervenire via terra, lasciando questo aspetto ai ribelli. Elemento gi\u00e0 complesso in una situazione normale, figuriamoci in tempi di crisi. Oggi inorridiamo di fronte ai massacri, commessi da entrambe le parti, ma sono frutto di questo mancato coordinamento tra le azioni aeree e quelle terrestri. Questo \u00e8 stato un grosso limite dell&#8217;operazione Nato in Libia. Sia a livello strategico che operativo. Hanno aspettato che si delineasse la situazione sul terreno, aspettando che al fronte in Cirenaica si aprisse anche il fronte dall&#8217;altra parte, verso il confine con la Tunisia e dalle montagne. In un sistema tribale, complesso, come quello libico, sarebbe servita una mediazione diplomatica sul terreno che \u00e8 mancata lasciando la situazione nel caos. Se qualcosa non va, la colpa \u00e8 di questa deficienza operativa.<\/p>\n<p>Si aspetta, nelle prossime settimane, un attacco alla Siria sulla stessa falsariga di quello libico?<br \/>\nUn eventuale intervento in Siria \u00e8 una situazione completamente differente. Anche in Siria c&#8217;\u00e8 un&#8217;insurrezione, ma che sconvolgerebbe equilibri regionali e internazionali molto pi\u00f9 complessi di quelli libici. Se l&#8217;appoggio non \u00e8 stato chiaro e veloce in Libia, dove poteva essere circoscritto, figurarsi in Siria. Intervenire in Siria, adesso, significherebbe non cogliere fino in fondo le implicazioni della situazione. Si aprirebbe una crisi ben pi\u00f9 drammatica di quella libica. Il punto adesso non \u00e8 quello di valutare un intervento militare aereo o di terra, ma quello di convincere il governo di Damasco a rinunciare all&#8217;uso della forza nei confronti dei propri cittadini. Un cambio di regime, al buio, ma \u00e8 un rischio che bisogna correre. Altrimenti si ottiene uno stallo, pronto a esplodere in poco tempo. Conto sulla volont\u00e0, in particolare della Lega Araba, di influire diplomaticamente in questa situazione. Senza Assad, magari, per evitare discorsi surreali come quello di un Gheddafi che ancora si offre come mediatore della situazione libica.<\/p>\n<p>Che idea si \u00e8 fatto dei tre italiani ritrovati in Libia? Mercenari, spie o cos&#8217;altro?<br \/>\nDi questa vicenda so poco, ma sembra una storia davvero poco chiara. Le categorie alle quali possono appartenere sono tante. Mettiamola cos\u00ec: non mi stupirei affatto se in Libia ci fossero degli agenti dei nostri servizi di sicurezza e di intelligence. E&#8217; il loro mestiere, c&#8217;\u00e8 poco da essere ingenui. Sono interessi nazionali legittimi. Se invece fossero interessi di qualcuno privato, non sarebbe la stessa cosa. Un&#8217;azienda, per esempio. In quel caso sarebbe una stortura. In questi momenti, in situazioni come la Libia, ci sono agenti doppi e tripli. E&#8217; la realt\u00e0.<\/p>\n<p>In Egitto e in Tunisia le rivoluzioni si sono appoggiate, come elemento di garanzia, all&#8217;esercito. Situazione totalmente differente in Libia. Che succeder\u00e0 in un Paese cos\u00ec strategico?<br \/>\nUn esercito classico, in Libia, non \u00e8 mai esistito. Esisteva un embrione di esercito, che serviva a qualcuno per fare il servizio militare, per dare una parvenza di esercito da parata. Le armi venivano comprate per bande e brigate, assoldate dal regime e da Gheddafi, per i suoi interessi privati. Lui credeva che coincidessero con quelli del Paese, ma erano solo i suoi di interessi. Infatti si \u00e8 dissolto di fronte agli insorti. E&#8217; rimasto vivo l&#8217;assemblaggio delle bande e degli accoliti, addestrati per la guerra del Ciad, tenute in vita per i disegni politici panafricani. Guardie personali, come dimostrano i figli di Gheddafi, che li trattano come dipendenti personali. Non esisteva un esercito come istituzione del Paese. Per Gheddafi lo Stato era lui. L&#8217;attuale situazione con gli insorti non presenta alcuna prospettiva positiva. Non sono forze armate oggi e non lo saranno in futuro. Continueranno a ragionare per interessi tribali e di fazioni. Rispondono a capi diversi con interessi diversi. Anche con risorse differenti: alcuni controllano il petrolio, altri i porti. Il caos \u00e8 evitabile solo con una leadership collettiva consolidata. Prospettiva lontana, sono pessimista. E il pessimista \u00e8 l&#8217;ottimista con l&#8217;esperienza. Questa situazione non finisce con Gheddafi, ma con i figli di Gheddafi. E quando finir\u00e0, cominceranno le lotte intestine per il potere. Considero questo periodo di crisi molto lungo, servir\u00e0 un forte sostegno internazionale. Se sar\u00f2 smentito sar\u00f2 il pi\u00f9 felice degli uomini, ma mi aspetto il peggio. Chi vorr\u00e0 aiutare la Libia dovr\u00e0 saperlo fare senza pensare solo agli interessi di bottega.<\/p>\n<p>30\/08\/2011          Christian Elia                Peace Reporter<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista al generale Fabio Mini, ex comandante delle forze Nato in Kosovo Fabio Mini \u00e8 generale dell&#8217;esercito in ausiliaria. Tra i vari incarichi della sua carriera militare, \u00e8 stato Capo di Stato Maggiore del Comando Nato del Sud Europa e Comandante della Missione internazionale in Kosovo. 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