{"id":1479,"date":"2011-07-31T21:43:30","date_gmt":"2011-07-31T21:43:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1479"},"modified":"2020-06-22T09:23:16","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:16","slug":"libia-e-afghanistan-riconosciamo-il-fallimento-totale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1479","title":{"rendered":"Libia e Afghanistan: riconosciamo il fallimento totale"},"content":{"rendered":"<p>Sconcerto diffuso ma senza scandalo dei nostri politici. Abbiamo rifinanziato le NOSTRE guerre in Afghanistan e Libia, guerre inutili e costose. Guerre ipocrite di cui, al di l\u00e0 delle vaghe exit strategies annunciate, non si vede via d&#8217;uscita. Come tutte le guerre, facili da cominciare, difficili da finire. Un clamoroso fiasco.<br \/>\nNena News \u2013 Se la guerra in Afghanistan dopo dieci anni \u2013 gi\u00e0 pi\u00f9 lunga di quella del Vietnam \u2013 presenta un esito molto incerto, per usare un eufemismo, con i taleban passati per forza di cose dal ruolo di nemici da distruggere a quello di interlocutori ineludibili, la guerra di Libia dopo cinque mesi, qualunque sia il suo sbocco finale, costituisce senza tema di smentite un fallimento colossale della Nato. Della Nato e dei principali componenti della coalizione dei volenterosi che, trincerati dietro il pretesto umanitario della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza \u2013 \u00abproteggere i civili\u00bb -, si sono buttati a corpo morto in un\u2019avventura dall\u2019inconfondbile tanfo neo-coloniale, per giocarsi sul terreno facile dei diritti umani, della libert\u00e0, della democrazia, della primavera araba, il nuovo assetto del petrolio libico.<br \/>\nParzialmente defilati gli Stati uniti di Obama (vorrei ma non posso), che ha gi\u00e0 troppe gatte da pelare per lanciarsi in una terza guerra contro un paese islamico e potrebbe perfino trarre vantaggi concreti nel prossimo futuro da questa sua posizione di rincalzo, chi sta portando il peso del fiasco sono le pi\u00f9 sguaiate fra le ballerine della prima fila e della prima ora \u2013 la Francia di Sarkozy e l\u2019Inghilterra di Cameron \u2013 e la terza, la pi\u00f9 goffa, che avrebbe voluto essere allo stesso tempo in prima fila e dietro le quinte, l\u2019Italia dei Berlusconi e dei Frattini ma, purtroppo, anche del presidente Napolitano.<br \/>\nPi\u00f9 che una guerra umanitaria quella di Francia e Inghilterra rimanda irresistibilmente all\u2019avventura del \u201856 contro l\u2019Egitto di Nasser. Sarkozy aveva bisogno di farsi perdonare le liaisons dangereuses sue e dei suoi ministri con il tunisino Ben Ali; Cameron aveva bisogno di farsi perdonare l\u2019addestramento da parte delle Sas britanniche della forze speciali saudite \u2013 rivelato dall\u2019Observer \u2013 impegnate a reprimere le pericolose donne al volante per le strade di Riyadh ma soprattutto le proteste democratiche nel Bahrein, un link difficile da conciliare con il conclamato sostegno alle primavere arabe.<br \/>\nBerlusconi era riluttante, sia per decenza dopo i recenti baciamano a Gheddafi sia per business dopo gli accordi sostanziosi, sia per i trascorsi dell\u2019Italia, con tanto di gas e campi di sterminio, sulla quarta sponda. Ma poi ha subito ceduto, comprendosi dietro la foglia di fico del Consiglio di sicurezza, di cui la Nato sembra diventata l\u2019agenzia militare.<br \/>\nTutti sembravano o volevano far credere che la campagna libica fosse un capitolo facile e trionfale della primavera araba che in Tunisia e Egitto aveva spazzato via vecchi residuati bellici; che anche Gheddafi sarebbe stato cancellato in due-e-due-quattro dall\u2019ondata \u00abdemocratica\u00bb levatasi dall\u2019indocile Cirenaica. Nessuno dubitava che in Libia sarebbe tutto finito presto e bene. Nessun dubbio, neanche quando i servizi francesi, dopo una visita a Bengasi e Tripoli, scrivevano, con qualche sorpresa, che la rivolta libica \u00abnon \u00e8 n\u00e9 democratica n\u00e9 spontanea\u00bb; neanche quando si scopr\u00ec che i principali personaggi del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, ormai riconosciuti quasi unanimemente come il \u00abgoverno legittimo della nuova Libia\u00bb erano o vecchi arnesi riciclati del gheddafismo, citati pi\u00f9 volte da Amnesty, o esponenti di quel radicalismo islamico che Gheddafi aveva schiacciato con i suoi metodi spicci e che l\u2019occidente vede come il cancro.<br \/>\nQuattro o cinque mesi di bombardamenti a tappeto su Tripoli, nella speranza di beccare finalmente Gheddafi e risolvere il problema alla radice (e senza curarsi troppo delle vittime civili di parte tripolina: \u00abtragici errori\u00bb, \u00abeffetti collaterali\u00bb, come in Serbia). Quotidiani proclami del segretario Nato Rasmussen e del frivolo Frattini ad assicurare che \u00abGheddafi \u00e8 finito\u00bb, \u00abil cerchio si stringe\u00bb, \u00ab\u00e8 questione di giorni\u00bb. La finta di non vedere che gli insorti di Bengasi da soli non ce la faranno mai, che la guerra \u00e8 impantanata, che \u2013 piaccio o no \u2013 Gheddafi non \u00e8 solo repressione brutale ma ha, ancora, un seguito sociale, probabilmente alimentato dalla campagna aerea dei \u00abcrociati\u00bb che risveglia nei libici ricordi mai cancellati. La stupidaggine del procuratore della Corte penale internazionale, l\u2019argentino Moreno Ocampo, di chiedere un mandato di arresto per Gheddafi, cos\u00ec di precludere in pratica qualsiasi ipotesi di soluzione negoziata. I patetici annunci degli insorti sull\u2019imminenza della spallata finale per \u00abliberare\u00bb Tripoli. La sufficienza per gli sforzi dell\u2019Unione africana (e della Turchia) impegnata nella ricerca di una soluzione negoziata, la scarsa o nulla considerazione per le riserve esplicite di Russia e Cina sull\u2019interpretazione \u00abestensiva\u00bb data dall\u2019occidente alla risoluzione Onu. Ora Sarkozy, Cameron, Rasmussen, Hillary e Frattini non sanno pi\u00f9 che pesci pigliare. O decidono di scendere a terra con le truppe e mandare \u00abthe boots on the ground\u00bb, ipotesi proibita dalla risoluzione Onu e sconsigliabile vista la piega presa dalle cose, o devono trovare una soluzione che salvi la faccia.<br \/>\nDifficile, per\u00f2, a questo punto. Dopo aver detto e ripetuto, ogni giorno, che Gheddafi se ne deve andare dal potere e dalla Libia, che deve finire in ceppi alla Cpi dell\u2019Aja, adesso dicono di aver affidato al mediatore Onu al Khatib, un giordano, l\u2019incarico di presentare a Gheddafi un piano che prevede cessate-il-fuoco, un governo di transizione paritario (senza Gheddafi), un processo di riconciliazione, elezioni di una costituente, una costituzione. Ma con due novit\u00e0, enormi: una, che non ci sarebbe pi\u00f9 la condizione previa, sine qua non, di un Gheddafi fuori dal potere e che la sua uscita di scena dovrebbe essere parte del processo negoziale; due, che nessuno si opporrebbe pi\u00f9 a quello a cui si sono opposti fino a ieri: che Gheddafi e figli possano restare in Libia una volta concluso il processo. Un percorso molto accidentato. Ma l\u2019unico percorribile. Perch\u00e9 n\u00e9 la Nato n\u00e9, tantomeno, gli insorti, mostrano di potercela fare.<br \/>\nQualunque sia l\u2019epilogo, il fallimento della Nato resta, clamoroso. E resta il discorso, ancora tutto da fare, sulle primavere arabe. Se e quanto hanno vinto, chi e come le hanno ingabbiate.<br \/>\nNena News<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sconcerto diffuso ma senza scandalo dei nostri politici. Abbiamo rifinanziato le NOSTRE guerre in Afghanistan e Libia, guerre inutili e costose. Guerre ipocrite di cui, al di l\u00e0 delle vaghe exit strategies annunciate, non si vede via d&#8217;uscita. Come tutte le guerre, facili da cominciare, difficili da finire. Un clamoroso fiasco. 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