{"id":14596,"date":"2018-09-27T11:10:02","date_gmt":"2018-09-27T11:10:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=14596"},"modified":"2020-06-22T07:59:22","modified_gmt":"2020-06-22T07:59:22","slug":"giovani-in-puglia-sulle-orme-di-don-tonino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=14596","title":{"rendered":"Giovani in Puglia sulle orme di don Tonino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14607\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/IMG-20180821-WA0004.jpg\" alt=\"\" width=\"974\" height=\"731\" \/>Al termine del viaggio nelle terre della Puglia, guidate dalle testimonianze sulla vita di don Tonino, e dopo un rientro per alcuni durato 24 ore, cosa ci portiamo a casa?<br \/>\nSpieghiamo chi siamo. Siamo 16 ragazzi, giovani e non pi\u00f9 giovani, che abbiamo deciso di partecipare al campo del collettivo di Pax Christi. Quest\u2019esperienza ci ha portato a visitare non solo i luoghi di don Tonino e della bellezza della Puglia ma anche i luoghi segnati da ingiustizia, corruzione, abusivismo e sofferenza.<br \/>\nL\u2019arrivo \u00e8 segnato dalla visita a Cerignola delle \u201cabitazioni\u201d dei braccianti. Come spiegare a chi non ha mai visto? E\u2019 difficile. Lo \u00e8 non perch\u00e9 io trovi difficolt\u00e0 nel descrivere le loro condizioni ma perch\u00e9 ho paura che le persone possano non credere alle mie parole. Questo villaggio infatti dista solamente dieci minuti di macchina dal centro cittadino e non \u00e8 un segreto per nessuno, ma se mi avessero bendato e mollato l\u00ec in mezzo avrei giurato di essere finita in qualche villaggio dell\u2019Africa. Il giro di perlustrazione lo facciamo guidati dal dottor Enzo che insieme ad altri medici volontari hanno fondato l\u2019associazione \u201cMedici col Camper\u201d. Questi si occupano di portare assistenza sanitaria ai braccianti direttamente nelle baraccopoli. A causa del caporalato e della loro condizione irregolare per lo stato, a quelle persone \u00e8 consentito lasciare quel posto solo per lavorare nei campi e non certo per cercare un medico disposto a curarli. Quest\u2019associazione andando direttamente l\u00ec riesce a far fronte al problema, seppur con mezzi molto limitati e con un\u2019assente aiuto dello stato.<br \/>\nMa il problema delle loro condizioni non \u00e8 causato dalla loro irregolarit\u00e0 n\u00e9 dalle aziende agricole che decidono di appoggiarsi al caporalato. Quello su cui bisogna puntare il dito \u00e8 ben pi\u00f9 in alto. Il dottor Enzo ci ha posto delle domande: come pu\u00f2 una passata di pomodoro costare meno della bottiglia che la contiene? Di chi \u00e8 la colpa di tutto ci\u00f2? Chi \u00e8 che ci sta guadagnando e chi rimettendo? Chi sono i veri caporali e chi gli schiavi?<br \/>\nSchiavi sono i braccianti che arrivano scappando da povert\u00e0, guerra e miseria pensando di arrivare in Italia e poter lavorare onestamente ed invece si ritrovano a dover vivere nella sporcizia, senza acqua corrente (il comune di Cerignola porta dei bidoni d\u2019acqua ogni due giorni ma sono insufficienti all\u2019igiene personale), senza corrente elettrica e soggetti alla violenza dei caporali che li costringono a cedere la met\u00e0 di quello che guadagnano: dei 20 euro per 12 ore di lavoro, 10 li devono cedere obbligatoriamente ai caporali per un panino e per il trasporto altrimenti non si lavora, trasporto fatto in pulmini arrangiati alla meglio, spesso senza assicurazione, come tutta Italia ha potuto vedere nel caso dell\u2019incidente che ha portato alla morte dei 12 braccianti nel foggiano. Schiave sono le aziende agricole che, vittime dell\u2019asta al ribasso, per non fallire sono costrette ad assumere i braccianti del caporalato.<br \/>\nCaporali sono anche le grandi aziende che lavorano quei pomodori e che con le aste al ribasso alimentano una guerra tra poveri, tra i braccianti stessi che vedono in quei dieci euro la loro unica fonte di sussistenza, tra braccianti e caporali perch\u00e9 quest\u2019ultimi oltre a sfruttare decidono chi lavora e chi no, tra le aziende agricole costrette a lavorare nell\u2019illegalit\u00e0. Caporale \u00e8 lo stato che non interviene con normative che regolino questo processo, legale s\u00ec, ma cieco e immorale che porta povert\u00e0 nelle nostre terre. Caporali siamo anche un po\u2019 noi che decidiamo di acquistare beni al prezzo sempre pi\u00f9 basso senza pensare la catena di ingiustizie e anche senza pensare al contenuto perch\u00e9 spesso il costo minore \u00e8 giustificato da una produzione dislocata e il made in Italy ne soffre costringendo l\u2019illegalit\u00e0.<br \/>\nQuesta una piccola finestra sui fatti che accadono nelle campagne di Cerignola ma anche di altre realt\u00e0. Cosa possiamo fare concretamente? Sicuramente avere pi\u00f9 attenzione negli acquisti, realt\u00e0 di cooperative che producono pomodori legalmente ce ne sono e negli scaffali del supermercato si trovano i loro prodotti, basta avere pi\u00f9 occhio critico nella lettura delle etichette distogliendo gli occhi per un attimo dall\u2019olio di palma o dal gluten free. E poi pi\u00f9 impegnativo ma necessario iniziare a pretendere delle normative. Commuoversi guardando i braccianti non basta, forse \u00e8 arrivato il momento di agire. O almeno sostenere chi lotta per questo.<br \/>\nLasciamo Cerignola e Molfetta, terra segnata dal ricordo di don Tonino e dalle testimonianze vive di chi lo ha conosciuto. Vive perch\u00e9 la sua memoria \u00e8 attiva nel rendere questi testimoni veri lottatori per la giustizia e la pace, e ancora la sua figura e le sue parole non sono solo un simbolo da portarsi a casa, ma uno sprono (uno scrupolo, per dirla con le sue parole) che ci spinge a muoverci nei nostri territori di appartenenza per cercare il marcio e provare a sistemarlo.<br \/>\nCi spostiamo verso sud, la prima tappa \u00e8 Porto Selvaggio. Qui ascoltiamo la storia di Renata Fonte e nella piccola baia ci immergiamo nel mar Ionio. E\u2019 grazie a Renata che possiamo farlo. Se non ci fosse stata lei e altre persone cos\u00ec determinate oggi probabilmente per raggiungere quella spiaggia avremmo dovuto pagare qualche ricco industriale. La bellezza del territorio, come le vite umane vanno preservate, \u00e8 questo l\u2019insegnamento di Renata. Queste parole fortunatamente sono accolte da altri lottatori per la giustizia, da altre sentinelle della pace. E uno di loro \u00e8 Giuseppe Maggiore che conosciamo a Otranto. Con lui, tutore del \u201cParco Naturale Regionale Costa Otranto, Santa Maria di Leuca e Bosco Tricase\u201d, grande esperto di quel territorio sia per la storia sia per la composizione delle rocce, della flora e della fauna. Visitiamo prima la cava di bauxite, poi la torre di Sant\u2019Emiliano e nuovamente possiamo assaporare le bellezze del mare e delle piccole baie tra gli scogli. Giuseppe ci racconta anche storie di immigrazione oltre che di lotta per la difesa del territorio. Tra gli scogli troviamo anche un giaccone probabilmente appartenuto a qualche migrante. Non \u00e8 l\u2019unico reperto trovato lungo le spiagge ma anzi \u00e8 frequente trovare altri capi d\u2019abbigliamento, documenti o qualsiasi oggetto perso nella fretta di approdare a questa terra che dovrebbe essere di salvezza.<br \/>\nUltima tappa del viaggio \u00e8 Gallipoli, ospitati nella parrocchia di don Salvatore Leopizzi. Oltre al grande calore dimostratoci da don Salvatore e da tutta la comunit\u00e0 della parrocchia, possiamo essere noi testimoni di un\u2019accoglienza verso un gruppo di circa 10 uomini in difficolt\u00e0. Lavoratori che si trovano in condizioni difficili e non hanno un posto dove dormire. Nella parrocchia di sant\u2019Antonio da Padova a Gallipoli hanno trovato un rifugio per la notte, qualcuno che invece di notte lavora lo trova per il giorno, per avere un po\u2019 di riposo e la possibilit\u00e0 di farsi una doccia. Cos\u00ec abbiamo conosciuto molte storie e molti volti come quella di Alpha, diciotto anni dalla Guinea, in Italia da un anno ma con una padronanza della lingua da far tremare qualche leghista, diplomato al liceo linguistico sogna di studiare Scienze Politiche per cambiare il mondo.<br \/>\nLa cosa pi\u00f9 importante di questa comunit\u00e0 guidata da don Salvatore \u00e8 l\u2019incontro che lui \u00e8 riuscito ad attuare tra due mondi: italiani e migranti. La sua \u00e8 una testimonianza che dovrebbe essere ascoltata e imitata. La sua \u00e8 una voce di speranza e di fiducia che in ogni uomo c\u2019\u00e8 del bene; quello che ha fatto \u00e8 stato solo dare l\u2019occasione ad ogni uomo buono di attuare quel bene. Cos\u00ec la signora Agata, cittadina pugliese ci ha raccontato con semplicit\u00e0 e con orgoglio di come la comunit\u00e0 abbia partecipato alle colazioni collettive dopo la messa per incontrare gli ospiti della casa di accoglienza. Quei migranti per loro, adesso, non sono pi\u00f9 una minaccia. Non li vedono pi\u00f9 con paura, ma con gli occhi di una donna anziana che guarda un ragazzo di diciotto anni costretto a fuggire, ad attraversare il deserto e il mare per seguire una speranza, e l\u2019unico pensiero che sale alla mente \u00e8 cosa posso fare per aiutarlo? E allora si prepara cibo, si preparano i letti, si aiuta a pulire, ma anche si ascoltano le loro storie nel centro di accoglienza e si aiuta loro a trovare lavoro e scuole. Elsa morante diceva che l\u2019unica frase d\u2019amore \u00e8 \u201chai mangiato?\u201d e io, come molti italiani, so dall\u2019infanzia con nonne, zie e parenti vari che questa frase \u00e8 vera e insita nel nostro DNA, bisogna solo trovare l\u2019occasione per dirla, il cibo non ci manca.<\/p>\n<p><em>Monica Roccanello, Padova<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sedici ragazzi, giovani e non pi\u00f9 giovani, hanno deciso di partecipare al campo del collettivo di Pax Christi. 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