{"id":1396,"date":"2011-07-23T12:44:12","date_gmt":"2011-07-23T12:44:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1396"},"modified":"2020-06-22T09:23:17","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:17","slug":"da-genova-2001-alla-citta-dei-beni-comuni-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1396","title":{"rendered":"da Genova 2001 alla citt\u00e0 dei beni comuni 2011"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Genova-2001.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1398\" title=\"Genova 2001\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Genova-2001-300x213.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Genova-2001-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Genova-2001.jpg 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In questi mesi \u00e8 riemerso un tesoro. Per dieci anni, o poco meno, si era inabissato. Il G8 di Genova, nel 2001, e l\u2019arcobaleno delle manifestazioni oceaniche contro la guerra in Iraq, nel 2002, sono rimasti i frutti pi\u00f9 copiosi di quel periodo, poi sepolti.<br \/>\nEcco. \u00c8 come se si fosse detto basta. Come se si fosse alzata la paletta rossa. Stop. Fermiamoci. Si \u00e8 ridato linfa a parole appassite: dignit\u00e0, responsabilit\u00e0, coraggio, giustizia.<\/p>\n<p>Italiani (cristiani) in movimento<\/p>\n<p>Alla luce del referendum del 12 e 13 giugno, una riflessione sulla rinascita in corso dei movimenti, uniti nel segno dei &#8220;beni comuni&#8221; da proteggere.<br \/>\nIn questi mesi \u00e8 riemerso un tesoro. Per dieci anni, o poco meno, si era inabissato. Il G8 di Genova, nel 2001, e l\u2019arcobaleno delle manifestazioni oceaniche contro la guerra in Iraq, nel 2002, sono rimasti i frutti pi\u00f9 copiosi di quel periodo, poi sepolti. Per anni, in molti ci siamo affidati a un ineluttabile avvicendarsi delle stagioni: le abbiamo osservate, anche criticate, ma sempre da spettatori. Mai da protagonisti. Per tanto, troppo tempo, siamo stati anestetizzati. Indifferenti.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, ogni tanto spuntavano qua e l\u00e0 eccezioni (\u201cNo Tav\u201d, popolo della pace, solidariet\u00e0 con i migranti\u2026), ma senza mai che alcuna di queste mobilitazioni spiccasse il volo. Com\u2019\u00e8 invece accaduto con i referendum del 12 e 13 giugno scorso e con le azioni che li hanno preceduti negli ultimi mesi.<br \/>\nUna quantit\u00e0 e qualit\u00e0 della mobilitazione tali che a qualcuno hanno fatto tornare in mente la parola e il senso del \u201cmovimento\u201d. Anche se lo stare assieme di oggi \u2013 effervescente, fantasioso, ma assai frammentato \u2013 ha connotati e dinamiche diversi rispetto a quello d\u2019inizio millennio. Ostinarsi a leggere e interpretare ci\u00f2 che succede ora nel nostro paese con il vecchio lessico e con i vecchi schemi sarebbe un grave errore.<br \/>\nTuttavia, non si pu\u00f2 negare che almeno un protagonista ritorna sulla scena pubblica: il senso di responsabilit\u00e0 individuale nelle scelte collettive. La saggezza del cittadino. In fondo, cosa sono stati i \u201cs\u00ec\u201d referendari se non un identificare la politica con ci\u00f2 che \u00e8 giusto e conveniente per la societ\u00e0 tutta? Per anni la maggior parte di noi si era interessata, tutt\u2019al pi\u00f9, a curare al meglio il suo giardino. Oggi lo slogan sulla bocca di tanti \u00e8 \u201cdifendere i beni comuni\u201d.<\/p>\n<p>Una scelta non improvvisa. Una rabbia, quella esplosa, figlia di un lavoro ostinato, silenzioso e sotterraneo. E di una stanchezza. Siamo arrivati a un punto cos\u00ec elevato di mercificazione della nostra vita che anche le relazioni personali sono diventate come i prodotti studiati e programmati per un\u2019obsolescenza precoce. Rapporti che muoiono all\u2019alba. Restiamo indifferenti quando dobbiamo sostituire un volto con un altro. Abbiamo vissuto e applicato un\u2019accelerazione del consumo nei rapporti umani come fossero prodotti da supermarket.<\/p>\n<p>Ecco. \u00c8 come se si fosse detto basta a tutto ci\u00f2. Come se si fosse alzata la paletta rossa. Stop. Fermiamoci. Si \u00e8 ridato linfa a parole appassite: dignit\u00e0, responsabilit\u00e0, coraggio, giustizia.<br \/>\nE se \u00e8 vero che il caso italiano ha le sue specificit\u00e0, non possiamo non sentire, tuttavia, come refoli d\u2019indignazione salgano anche dalla Spagna, dal Portogallo, dal Maghreb, da molti paesi arabi e da alcuni africani.<\/p>\n<p>Un vento di richieste che partono dal basso. Che utilizza gli strumenti della Rete e i social network per aggregare. Che non si accontenta delle risposte dei potenti. Che \u00e8 capace di disubbidire e dissentire, recuperando due virt\u00f9 democratiche per eccellenza. Un vento che segnala la primavera dei giovani.<br \/>\nMa per non far inabissare di nuovo questo movimento, soprattutto in Italia, perdendo cos\u00ec le potenzialit\u00e0 che potrebbe sprigionare, va innanzitutto capito come funziona (Web + piazza); che rapporto ha con le strutture organizzate (partiti, sindacati, mondo associativo\u2026); quali classi sociali e classi d\u2019et\u00e0 coinvolge maggiormente; quali tratti lo contraddistinguono (nonviolenza, sobriet\u00e0, competenza, fede, frammentazione, gente che sente di non avere altra scelta, riprendersi la propria vita\u2026); quale ruolo giocano attori importanti come i cattolici.<\/p>\n<p>\u00c8 una partita aperta. Una sfida. Anche per la chiesa. Per le sue strutture locali. Per le sue comunit\u00e0. Com\u2019era successo a Genova nel 2001 e poi nelle mobilitazioni per la pace degli anni successivi, molti cattolici, sacerdoti, suore, missionari\/e si sono impegnati in prima fila sui referendum, schierandosi per i \u201cs\u00ec\u201d, soprattutto per quello dell\u2019acqua pubblica. Perch\u00e9 non sono temi \u201caltri\u201d rispetto a quelli evangelici. P. Alex Zanotelli ha commentato la vittoria referendaria, ricordando che dalle urne \u00e8 uscita \u00abla proclamazione della vita contro l\u2019idolatria della finanza \u00bb, i cui unici valori sono quelli quotati in Borsa.<\/p>\n<p>Restano vescovi e preti locali che non colgono l\u2019importanza di queste battaglie. Che non sanno o dimenticano che ogni questione locale ha ripercussioni globali e che, dunque, impegnarsi per i \u201cbeni comuni\u201d significa avere consapevolezza che nella partita c\u2019\u00e8 anche il sud del mondo.<br \/>\nMa \u00e8 la politica che non pu\u00f2 restare sorda a ci\u00f2 che arriva dalla pancia della societ\u00e0. Mercificare tutto. Valutare i rapporti e le relazioni solo in base alla fedelt\u00e0 cieca e acritica al potente di turno. Restare indifferenti ai cambiamenti e a scelte diverse in termini di sviluppo, di relazioni mediterranee, di migranti. Ignorare le domande e le richieste che arrivano dal basso per una nuova forma dello stare insieme. Ecco, fare tutto ci\u00f2 vorrebbe dire mettere il silenziatore a quella voglia di cittadinanza ordinaria uscita dalla Rete e dalle urne. Creando smarrimento e fratture.<\/p>\n<p>NIGRIZIA, editoriale del numero di luglio-agosto 2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi mesi \u00e8 riemerso un tesoro. Per dieci anni, o poco meno, si era inabissato. Il G8 di Genova, nel 2001, e l\u2019arcobaleno delle manifestazioni oceaniche contro la guerra in Iraq, nel 2002, sono rimasti i frutti pi\u00f9 copiosi di quel periodo, poi sepolti. Ecco. \u00c8 come se si fosse detto basta. Come se si fosse alzata la paletta rossa. Stop. Fermiamoci. Si \u00e8 ridato linfa a parole appassite: dignit\u00e0, responsabilit\u00e0, coraggio, giustizia. 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