{"id":1392,"date":"2011-07-22T08:37:36","date_gmt":"2011-07-22T08:37:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1392"},"modified":"2020-06-22T09:23:17","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:17","slug":"freedom-flotilla-resta-la-certezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1392","title":{"rendered":"Freedom Flotilla, resta la certezza"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1393\" style=\"width: 249px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/gaza2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1393\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/gaza2-239x300.jpg\" alt=\"\" width=\"239\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-1393\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/gaza2-239x300.jpg 239w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/gaza2-768x964.jpg 768w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/gaza2-816x1024.jpg 816w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/gaza2.jpg 974w\" sizes=\"auto, (max-width: 239px) 100vw, 239px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1393\" class=\"wp-caption-text\">Cartina di Gaza<\/p><\/div>\nUn mese fa cominciava la grande migrazione di quella a cui abbiamo deciso di attribuire ufficiale dignit\u00e0 di &#8220;nuova specie&#8221; comparsa miracolosamente su questo pianeta, quella dei Freedom Riders, vale a dire quelle centinaia di entusiasti e determinatissimi attivisti, giornalisti e rappresentanti di varia politica internazionale pronti, senza riserva alcuna, ad imbarcarsi sulle navi della Freedom Flotilla. Verso Gaza.<br \/>\nUn mese fa, lo ricordo bene, cominciava quell&#8217;esodo che da ogni parte del mondo li avrebbe visti sciamare su suolo ellenico. E che li avrebbe visti, poi, dover tristemente ripartire senza nemmeno aver potuto tentare di raggiungere Gaza. Le barche bloccate dal governo greco, manus longa di Israele, impossibilitate a muoversi, inchiodate da un fermo del tutto illegale, ma inamovibile e difeso a spada tratta dalla maggior parte dei governi europei, e non solo.<br \/>\nOggi, ad un mese di distanza, sono gi\u00e0 in troppi a chiedersi, a chiederci che fine abbia fatto la Flotilla, perch\u00e9 nessuno ne stia pi\u00f9 parlando come, invece, si dovrebbe fare considerando la gravit\u00e0 di quanto accaduto e, soprattutto, quali saranno i prossimi passi.<br \/>\nLe nostre barche sono ancora in Grecia, la Stefano Chiarini a Corf\u00f9, la Tahrir (Canada) e la Gernika (Spagna) a Creta, i due cargo e le altre navi passeggeri ferme al Pireo (fatta eccezione per la Saoirse, la barca irlandese che fu sabotata proprio nelle stesse ore in cui la greca Juliano subiva la stessa sorte e che \u00e8 attualmente ferma in Turchia).<br \/>\nLa Gernika e la Chiarini hanno ricevuto proprio in queste ultime ore il via-libera amministrativo a muoversi. Dopo un esasperante braccio di ferro con le autorit\u00e0 portuali, fino ad ora impegnatissime ad individuare improbabili e bizzarre irregolarit\u00e0 (che i nostri capitani hanno candidamente ammesso di non aver mai neppure sentito nominare in decenni di onorata carriera), pare che alcuni di noi abbiano ora il permesso di lasciare la Grecia. Verso ovest, naturalmente. Permesso, naturalmente, tutto da verificare.<br \/>\nNel frattempo altri, meno fortunati, restano ancora prigionieri. L&#8217;Audacity of Hope, ad esempio, la barca statunitense che per prima aveva tentato di divincolarsi dal laccio greco per essere, ahim\u00e8, subito fermata, \u00e8 da settimane sequestrata al Pireo senza che neppure le venga fornita energia elettrica per rendere sopportabile la vita di coloro che, ancora a bordo a proteggere l&#8217;imbarcazione e attendere eventuali sviluppi, vivono senza luce n\u00e9 refrigerio in un&#8217;Atene che da settimane ha superato i 40 gradi.<\/p>\n<p>La Juliano, dopo aver riparato i danni riportati dal sabotaggio, ha potuto muoversi per brevi tratti, sempre in acque greche e sempre seguita fedelmente dalle imbarcazioni della guardia costiera greca, per doversi fermare infine ad Heraklion e vedersi ritirare la bandiera di navigazione dal Presidente della Sierra Leone in persona.<\/p>\n<p>Che la Flotilla sia stata solo momentaneamente fermata e che si ripartir\u00e0 non \u00e8 solo una speranza, n\u00e9 un&#8217;ipotesi. E&#8217; una certezza. Che si dovranno identificare altri porti di partenza, anche. L&#8217;Europa, infatti, pare proprio non averci gradito. Mercoled\u00ec mattina alcuni rappresentanti del Coordinamento di Freedom Flotilla Italia sono stati invitati a partecipare ad uno strano incontro con Mikhail Kampanis, l&#8217;Ambasciatore Greco in Italia e con il suo Primo Consigliere. Il diplomatico non ha fatto alcun mistero di non aver per nulla apprezzato, come tutto il popolo greco del resto, la scelta del suo Paese e ha voluto condividere con noi un documento ufficiale interno in cui il governo greco dichiarava alle sue ambasciate che la Flotilla sarebbe stata fermata su &#8220;richiesta&#8221; non solo di Israele e Stati Uniti, ma anche di Francia, Italia e Turchia. <\/p>\n<p>Mai ci era capitato di sentire un diplomatico esprimersi in questo modo nei confronti del proprio Paese, diventato ormai l&#8217;unico capro espiatorio in un groviglio politico e legale della cui complessit\u00e0 non sarebbe credibile, n\u00e9 serio, considerare la Grecia unica responsabile. E crediamo fermamente che questo bizzarro invito di Kampanis abbia avuto proprio questo scopo, un moto d&#8217;orgoglio e di rabbia a ribadirci che, s\u00ec, forse il lavoro sporco \u00e8 stato tutto greco, ma che il mondo sapesse che dietro le quinte c&#8217;erano ben altri attori, alcuni dei quali, confessiamo, sorprendenti. Che la Turchia, ad esempio, avrebbe addirittura fatto parte del quintetto dei principali boicottatori di questa missione ci ha molto sorpreso e sar\u00e0 certamente oggetto delle nostre prossime analisi. <\/p>\n<p>Che la Francia, l&#8217;unica ad aver lasciato liberamente salpare dalle proprie coste una delle barche essendosi cos\u00ec guadagnata i nostri elogi e la nostra ammirazione, sia invece parte integrante dello stesso quintetto, \u00e8 stata un&#8217;altra sorpresa. Ma la nostra perplessit\u00e0 \u00e8 stata prontamente ridimensionata da Kampanis: nulla sarebbe stato pi\u00f9 facile per il governo francese che lasciar partire la Dignit\u00e8 dalla Corsica, garantendosi cos\u00ec la popolarit\u00e0 di un beau geste, sicuri che una volta arrivata in Grecia la barca non avrebbe fatto comunque molta strada.<br \/>\nE proprio la Dignit\u00e8 \u00e8 l&#8217;unico dei cuori pulsanti di questa Flotilla che potrebbe, forse, ancora soprendere. E sorprenderci.<\/p>\n<p>Maria Elena Delia, tra i coordinatori della rappresentanza italiana nella Freedom Flotilla<\/p>\n<p>Peace Reporter\t\t\t15\/07\/2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un mese fa cominciava la grande migrazione di quella a cui abbiamo deciso di attribuire ufficiale dignit\u00e0 di &#8220;nuova specie&#8221; comparsa miracolosamente su questo pianeta, quella dei Freedom Riders, vale a dire quelle centinaia di entusiasti e determinatissimi attivisti, giornalisti e rappresentanti di varia politica internazionale pronti, senza riserva alcuna, ad imbarcarsi sulle navi della Freedom Flotilla. Verso Gaza. Un mese fa, lo ricordo bene, cominciava quell&#8217;esodo che da ogni parte del mondo li avrebbe visti sciamare su suolo ellenico. E che li avrebbe visti, poi, dover tristemente ripartire senza nemmeno aver potuto tentare di raggiungere Gaza. 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