{"id":13076,"date":"2017-06-14T15:48:42","date_gmt":"2017-06-14T15:48:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=13076"},"modified":"2020-06-22T08:00:18","modified_gmt":"2020-06-22T08:00:18","slug":"primo-lorenzo-e-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=13076","title":{"rendered":"Primo, Lorenzo e Francesco"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>di\u00a0 <\/em><\/strong><strong><em>Sergio Paronetto<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La prossima imminente visita (20 giugno) di papa Francesco sulle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani, testimonianze luminose del Vangelo di pace, diventa un viaggio alle sorgenti della nonviolenza italiana. Non solo una forma di riabilitazione ufficiale di persone offese, discriminate e isolate dal mondo ecclesiastico degli anni &#8217;50 e &#8217;60 del secolo scorso ma anche un segno di conversione ecclesiale e una pro-vocazione per tutti. Il suo gesto \u00e8 pi\u00f9 eloquente di tanti discorsi.<\/p>\n<p>E&#8217; un&#8217;occasione di leggere e di rileggere insieme, quasi in forma di \u201clectio\u201d nonviolenta, alcuni testi fondamentali dello zaino dei viandanti di pace:<em> Tu non uccidere<\/em> del 1955, <em>Pacem in terris <\/em>del 1963 e <em>L&#8217;obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9 <\/em>del 1965. A unificarli idealmente tra loro e a collegarli con Giovanni XXIII e Tonino Bello \u00e8 il Concilio Vaticano II (1962-1965). Mazzolari lo anticipa tra mille ostacoli (ma prima di morire Giovanni XXIII lo riconoscer\u00e0 come \u201cla tromba dello Spirito Santo in terra mantovana\u201d). Don Milani lo incarna a S. Donato e a Barbiana (chiedendo sempre il riconoscimento ecclesiale del suo impegno per la pace e i poveri come far\u00e0 don Tonino).<\/p>\n<p><strong>Uomini di pace mai in pace<\/strong><\/p>\n<p>Sul quindicinale mazzolariano \u201cAdesso\u201d scrive anche Lorenzo Milani. Il suo testo <em>Esperienze pastorali<\/em> viene considerato da Mazzolari \u201cil primo e pi\u00f9 valido studio di sociologia religiosa stampato in Italia. E il pi\u00f9 originale anche nei confronti di parecchie pubblicazioni francesi di larga risonanza\u201d (\u201cAdesso\u201d 1 luglio 1958, cfr. la rivista \u201cImpegno\u201d n.1, aprile 2017). Per i due \u00e8 essenziale <em>dare la parola ai poveri e fare loro strada (senza farsi di loro strada<\/em>).<\/p>\n<p>Per Mazzolari e per Milani <em>la guerra moderna \u00e8 sempre immane crudelt\u00e0. <\/em>Per don Primo, \u201cil cristiano \u00e8 un uomo di pace, non un uomo in pace\u201d perch\u00e9 patisce una contraddizione permanente col Vangelo. Per don Lorenzo \u00e8 necessario scegliere l&#8217;obiezione di coscienza alla preparazione di guerre moderne sempre ingiuste (che sono o aggressione o vendetta) per essere fedeli alla coscienza, al Vangelo e alla Costituzione italiana. L\u2019etica della pace \u00e8, per loro, \u201cetica del volto\u201d. Scrive Mazzolari: \u201cil vero senso della pace \u00e8 il riconoscimento che c\u2019\u00e8 un prossimo cui dobbiamo voler bene e che, se non gli vogliamo bene, abbiamo gi\u00e0 ucciso dentro di noi\u201d. La prima lettera di Giovanni ribadisce un\u2019idea decisiva: \u201cchi ama nasce da Dio e conosce Dio\u201d. Per don Lorenzo la pace \u00e8 perdere la testa per i suoi ragazzi concreti e vicini, anzi \u00e8 amarli pi\u00f9 di Dio (il modo migliore per amare Dio). Don Tonino dir\u00e0 che la pace \u00e8 \u201cricerca del volto, non della maschera. Scoperta del volto, non lettura della sigla\u201d.<\/p>\n<p><strong>Testimoni, compagni di strada<\/strong><\/p>\n<p>Oggi papa Francesco entra a far parte di questa bella famiglia come amico, fratello e guida. Ne \u00e8 conferma il messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1 gennaio 2017. Non solo. Il 19 aprile 2017, in occasione della pubblicazione delle Opere complete di don Milani, pronuncia parole bellissime e impegnative verso don Milani, simili a quelle espresse da Paolo VI nei confronti di Mazzolari: \u201cCome educatore ed insegnante egli ha indubbiamente praticato percorsi originali, talvolta, forse, troppo avanzati e, quindi, difficili da comprendere e da accogliere nell\u2019immediato. La sua educazione familiare, proveniva da genitori non credenti e anticlericali, lo aveva abituato ad una dialettica intellettuale e ad una schiettezza che talvolta potevano sembrare troppo ruvide, quando non segnate dalla ribellione. Egli mantenne queste caratteristiche, acquisite in famiglia, anche dopo la conversione, avvenuta nel 1943, e nell\u2019esercizio del suo ministero sacerdotale. Si capisce, questo ha creato qualche attrito e qualche scintilla, come pure qualche incomprensione con le strutture ecclesiastiche e civili,<strong><em> a causa della sua proposta educativa, della sua predilezione per i poveri e della difesa dell\u2019obiezione di coscienza.<\/em><\/strong> La storia si ripete sempre. Mi piacerebbe che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell\u2019intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani\u201d.<\/p>\n<p>Anche a don Primo pu\u00f2 attribuirsi quanto papa Francesco osserva di don Lorenzo: \u201cLa sua inquietudine non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignit\u00e0 che, talvolta, veniva negata. La sua era <strong><em>un\u2019inquietudine spirituale<\/em>,<\/strong> alimentata dall\u2019amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la societ\u00e0 e per la scuola che sognava sempre pi\u00f9 come \u201cun ospedale da campo\u201d per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati. <em>Apprendere, conoscere, sapere, parlare con franchezza<\/em> per difendere i propri diritti erano verbi che don Lorenzo coniugava quotidianamente\u201d. Col papa accostiamoci ai nostri amici e maestri con l\u2019affetto di chi guarda loro come a compagni di strada che hanno sempre cercato la luce, la tenerezza e la grazia che Cristo ci dona e che possiamo incontrare nella Chiesa di Cristo \u201cnostra pace\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0 Sergio Paronetto La prossima imminente visita (20 giugno) di papa Francesco sulle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani, testimonianze luminose del Vangelo di pace, diventa un viaggio alle sorgenti della nonviolenza italiana. Non solo una forma di riabilitazione ufficiale di persone offese, discriminate e isolate dal mondo ecclesiastico degli anni &#8217;50 e &#8217;60 del secolo scorso ma anche un segno di conversione ecclesiale e una pro-vocazione per tutti. Il suo gesto \u00e8 pi\u00f9 eloquente di tanti discorsi. 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