{"id":12624,"date":"2017-02-17T10:19:47","date_gmt":"2017-02-17T10:19:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=12624"},"modified":"2020-06-22T08:08:11","modified_gmt":"2020-06-22T08:08:11","slug":"sud-sudan-crisi-senza-precedenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=12624","title":{"rendered":"SUD SUDAN, CRISI &#8220;SENZA PRECEDENTI&#8221;"},"content":{"rendered":"<h1 id=\"pagina_titolo\">FAME E VIOLENZA, INFERNO PER I CIVILI<\/h1>\n<p>di Bianca Saini (Nigrizia, 16\/02\/2017)<\/p>\n<h2 id=\"pagina_sottotitolo\">Le organizzazioni umanitarie che lavorano in Sud Sudan hanno presentato nei giorni scorsi un appello globale per far fronte \u201cai bisogni senza precedenti\u201d del paese, devastato da una guerra civile che dura da pi\u00f9 di tre anni. La crisi umanitaria sud sudanese \u00e8 stata recentemente classificata come la pi\u00f9 grave dell\u2019Africa e la terza nel mondo, dopo quelle della Siria e dell\u2019Afghanistan.<\/h2>\n<p>Per far fronte alle impellenti e crescenti necessit\u00e0, sono stati chiesti alla comunit\u00e0 internazionale 1 miliardo e 600 milioni di dollari che saranno usati per interventi di stretta emergenza e per la protezione di 5 milioni e 800 mila persone, poco meno di 2 milioni dei quali sfollati, raccolti in campi sempre pi\u00f9 gremiti e talvolta difficilmente raggiungibili.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione dell\u2019Onu per il coordinamento degli interventi umanitari (Ocha) ha sottolineato l\u2019estrema urgenza del reperimento di fondi nelle prossime settimane per poter predisporre sul territorio riserve di cibo e altri materiali di stretta necessit\u00e0 prima della stagione delle piogge che render\u00e0 gran parte delle regioni settentrionali inaccessibili, per la mancanza di strade asfaltate e per le caratteristiche del suolo, che, imbevuto d\u2019acqua, impedisce qualsiasi movimento dei mezzi pesanti.<\/p>\n<p>Finora i fondi ricevuti sono 4 milioni e 300 mila dollari; una goccia rispetto a quelli necessari, che si spera arriveranno nel corso dell\u2019anno. Ma ormai i bisogni per interventi di emergenza nel mondo sono cos\u00ec vasti che gli appelli umanitari rimangono molto spesso finanziati solo parzialmente, mettendo a dura prova le operazioni umanitarie e a rischio la vita di milioni di persone.<\/p>\n<p>Nel caso del Sud Sudan, poi, i donatori devono superare il timore che il loro aiuto finisca nelle mani della soldataglia, invece che alleviare le sofferenze della popolazione civile. Fin dall\u2019inizio, il conflitto \u00e8 stato caratterizzato dalle razzie dei magazzini della organizzazioni impegnate nel soccorrere la popolazione civile. Nei primi mesi della guerra ha fatto scalpore una foto che mostrava una lunga fila di soldati governativi che portava sulle spalle lo zainetto azzurro che l\u2019Unicef avrebbe dovuto distribuire agli scolari dei campi profughi dello stato di Unity. Nello scorso luglio a Juba i soldati governativi, alla guida di automezzi militari, hanno svuotato i magazzini del Programma alimentare mondiale e della Fao, razziando cibo e sementi destinati agli sfollati.<\/p>\n<p><strong>Popolazione allo stremo<\/strong><\/p>\n<p>Anche quest\u2019anno, particolare preoccupazione desta la situazione alimentare che sar\u00e0 molto critica almeno fino alla fine di luglio, quando si avr\u00e0 il primo raccolto. Ormai da mesi le organizzazioni competenti dell\u2019Onu si appellano alla comunit\u00e0 internazionale perch\u00e9 venga scongiurata la morte per fame di decine di migliaia di persone. La popolazione \u00e8 allo stremo soprattutto nelle regioni settentrionali (Stato di Unity, Bahar el Gazal Settentrionale e Occidentale) e nella regione meridionale dell\u2019Equatoria.<\/p>\n<p>Le ultime tre stagioni agricole sono quasi del tutto fallite, soprattutto a causa della guerra che ha impedito il normale lavoro nei campi. L\u2019insicurezza delle strade impedisce la distribuzione del poco prodotto e soprattutto l\u2019importazione dai paesi confinanti, in particolare dall\u2019Uganda, da cui proveniva gran parte del cibo necessario al paese. Quello che riesce ad arrivare sul mercato ha prezzi inaccessibili, per i costi di trasporto enormemente aumentati a causa della pericolosit\u00e0 delle strade e per un\u2019inflazione fuori controllo. In questi giorni un dollaro a Juba vale 130 sterline sud sudanesi (Ssp); ne valeva pi\u00f9 o meno 15 un anno e mezzo fa. Lo scorso novembre un chilo di sorgo costava 49 Ssp, quattro volte di pi\u00f9 dell\u2019anno precedente, dieci volte di pi\u00f9 che nel novembre del 2013, prima dello scoppio della guerra civile.<\/p>\n<p><strong>Un milione e mezzo di profughi<\/strong><\/p>\n<p>Gli scontri tra l\u2019esercito governativo e i gruppi ribelli, moltiplicatisi nel corso del conflitto (se ne contano ormai almeno 7, pi\u00f9 o meno alleati tra di loro), non sono mai veramente cessati, nonostante le numerose tregue e la firma di accordi di pace nell\u2019agosto del 2015. Sono per\u00f2 ripresi su larga scala dopo gli scontri che hanno insanguinato la capitale, Juba, nel mese di luglio dello scorso anno e si sono diffusi alla regione dell\u2019Equatoria, fino ad allora praticamente non interessata dalla guerra civile.<\/p>\n<p>Questo ha provocato un flusso costante, e sempre pi\u00f9 numeroso, di profughi, che, secondo l\u2019Unhcr, l\u2019agenzia dell\u2019Onu competente, sono ormai pi\u00f9 di 1 milione e 500 mila, il 60% dei quali minorenni. Molti di loro raggiungono i campi in condizioni preoccupanti di malnutrizione, dopo aver affrontato viaggi lunghissimi e pericolosi a piedi, nella savana e nella foresta. La maggior parte, circa 700 mila, si trovano in Uganda, che ha un lungo confine con la regione dell\u2019Equatoria. Solo nel 2016 sarebbero arrivate nei campi ugandesi circa 500 mila persone, con una media di 63.000 al mese dopo gli scontri dello scorso luglio.<\/p>\n<p>Il nuovo segretario generale dell\u2019Onu, Antonio Guterres, ha affermato in un suo rapporto confidenziale all\u2019Onu, visto dall\u2019Associated France Press (AFP), che la violenza contro i civili nel conflitto sud sudanese ha assunto proporzioni catastrofiche. Testimoni oculari, che hanno viaggiato nelle zone tra Juba e il confine ugandese negli ultimi giorni, raccontano di un territorio desolato, di villaggi deserti e distrutti, di bestiame abbandonato che vaga in cerca di cibo e di acqua.<\/p>\n<p>In molti si chiedono fino a quando questa situazione potr\u00e0 durare. Nello stesso rapporto citato sopra, si dice che potrebbe durare parecchi anni, proprio a causa del proliferare delle milizie, pi\u00f9 o meno autonome, allineate all\u2019esercito governativo o a quello ribelle. Gi\u00e0 ora si vede il pericolo di una frammentazione del territorio che potrebbe aumentare e consolidarsi con il passare del tempo. Purtroppo \u00e8 davvero difficile immaginare una soluzione di breve termine alla disastrosa situazione in cui versa attualmente il paese.<\/p>\n<p>Foto: Zachary Segal<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FAME E VIOLENZA, INFERNO PER I CIVILI di Bianca Saini (Nigrizia, 16\/02\/2017) Le organizzazioni umanitarie che lavorano in Sud Sudan hanno presentato nei giorni scorsi un appello globale per far fronte \u201cai bisogni senza precedenti\u201d del paese, devastato da una guerra civile che dura da pi\u00f9 di tre anni. La crisi umanitaria sud sudanese \u00e8 stata recentemente classificata come la pi\u00f9 grave dell\u2019Africa e la terza nel mondo, dopo quelle della Siria e dell\u2019Afghanistan. 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