{"id":12209,"date":"2016-09-15T11:51:34","date_gmt":"2016-09-15T11:51:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=12209"},"modified":"2020-06-22T08:08:19","modified_gmt":"2020-06-22T08:08:19","slug":"12209","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=12209","title":{"rendered":"Diario del collettivo dalla Palestina"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_0007.jpg\" rel=\"attachment wp-att-12211\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12211\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_0007.jpg\" alt=\"img_0007\" width=\"4160\" height=\"2336\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_0007.jpg 4160w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_0007-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_0007-768x431.jpg 768w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_0007-1024x575.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 4160px) 100vw, 4160px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>MARTEDI&#8217; 23 AGOSTO<\/strong><br \/>\nA 15 anni ho capito che stavamo vivendo in una bugia, volevo esplodere ma non potevo farlo o gli altri sarebbero esplosi contro di me. Da l\u00ec ho tentato di fermarli, di aiutare le persone a resistere, di cambiare le cose. &#8221;<br \/>\nG., Ta&#8217;ayush<\/p>\n<p>&#8220;La verit\u00e0 \u00e8 una, a volte non \u00e8 n\u00e9 sui libri n\u00e9 quella che ti racconta la tua famiglia. La verit\u00e0 \u00e8 la verit\u00e0.&#8221;<br \/>\nDana, Shuafat campo profughi palestinese a Gerusalemme<\/p>\n<p>Ta&#8217;ayush significa in arabo &#8220;vivere insieme&#8221;, sono un gruppo di attivisti israeliani che ogni sabato affiancano palestinesi nelle lotte per l&#8217;accesso alle loro terre. Terre in Area C, sotto occupazione israeliana civile e militare a cui \u00e8 difficile accedervi a causa della violenza di coloni e forze armate. Terre che contano il 60% della Cisgiordania e vengono usate per la pastorizia, per l&#8217;agricoltura, per vivere. G. \u00e8 da 6 anni uno dei membri pi\u00f9 attivi del gruppo. Gruppo che rappresenta una piccolissima parte della societ\u00e0 israeliana, accusati di tradimento della patria poich\u00e9 &#8220;aiutanti del nemico&#8221;.<\/p>\n<p>Dana \u00e8 una giovanissima studentessa di infermieristica. Studia a Betlemme e ogni mattina impiega due ore per raggiungere l&#8217;universit\u00e0 nonostante parta da circa 15 km di distanza. Dana \u00e8 nata e vive a Shuafat, campo profughi a Gerusalemme est. 1km quadrato circondato dal muro di separazione fra Israele e Palestina dove vivono 60.000 persone che possono espandersi solo in altezza, e hanno un solo accesso alla citt\u00e0 di Gerusalemme controllato 24\/7 da militari israeliani che decidono le sorti dell&#8217;intera popolazione.<\/p>\n<p>Li abbiamo incontrati insieme , seduti intorno a un tavolo ad ascoltare le loro storie. Un uomo ebreo israeliano ed una ragazza musulmana palestinese che combattono da anni su un fronte comune e che solo oggi si sono scoperti complici nella lotta per la libert\u00e0 e la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Un incontro emozionante che condividiamo con voi.<\/p>\n<p><strong>MERCOLEDI&#8217; 24 AGOSTO<\/strong><br \/>\nLa mattina di mercoled\u00ec 24 agosto abbiamo incontrato, al paese di Kav Al Amar, suor Agnese (suora comboniana di Gerusalemme Est) e Abu Kamis, rappresentante del gruppo di beduini che vive in quel territorio). L&#8217;obiettivo dell&#8217;incontro era conoscere la situazione del villaggio ma soprattutto la, come l&#8217;hanno soprannominata, &#8220;scuola di gomme&#8221;. \u00c8 stata cos\u00ec chiamata per via del fatto che \u00e8 stata costruita con delle gomme d&#8217;auto e poi ricoperta da uno strato di terra. Questa ingegnosa idea \u00e8 venuta a due architetti italiani che l&#8217;hanno progettata per ovviare alla regola israeliana secondo la quale le costruzioni in cemento devono prima essere autorizzate dalla Stato d&#8217;Israele. La scuola, realizzata anche grazie alla ONG italiana &#8220;Vento di terra&#8221;, \u00e8 il simbolo della strenua resistenza che questa etnia sta portando avanti contro la conquista territoriale da parte dei coloni israeliani. La scuola ospita 150 bambini dei vari villaggi vicini e permette loro di crescere e maturare. Adesso per\u00f2 lo Stato d&#8217;Israele ne ha ordinato la demolizione dicendo che non \u00e8 una struttura adeguata ad essere una scuola ma noi, con i nostri occhi, abbiamo visto che invece \u00e8 una bella struttura. Con le nostre orecchie abbiamo udito il personale insegnare con professionalit\u00e0. Con il nostro olfatto abbiamo sentito il profumo di vita &#8220;normale&#8221; che queste persone vorrebbero vivere. Con il nostro tatto, soprattutto nella stretta di mano data alla direttrice della scuola, abbiamo percepito una grande forza di volont\u00e0. Con la nostra bocca, a questo punto, non possiamo che usarla per rilanciare il messaggio che Abu Kamis, ha detto a noi: &#8220;Avete visto con i vostri occhi; parlate con il cuore beduino dicendo la verit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio abbiamo incontrato i &#8220;Rabbini per i diritti umani&#8221; ovvero un&#8217;organizzazione di israeliani che si occupa di offrire assistenza legale ai palestinesi che vengono perseguiti dalla &#8220;in-giustizia&#8221; israeliana. I Rabbini svolgono inoltre un lavoro educativo nelle scuole israeliane e all&#8217;interno dell&#8217;esercito. La loro attivit\u00e0, come tutti gli israeliani che supportano la causa dei palestinesi, viene mal vista dai loro concittadini e quindi si devono muovere con grande destrezza. Le loro motivazioni si basano sulle fondamenta religiose dell&#8217;ebraismo che, secondo loro, devono andare di pari passo con i diritti umani. E in Palestina ci sono tantissimi &#8220;storti&#8221; che devono tornare &#8220;diritti&#8221;! Lo scriviamo perch\u00e9 ce l&#8217;hanno raccontato e perch\u00e9 lottano ogni giorno per questo grande obiettivo. Il loro carisma, la loro caparbiet\u00e0 e il loro entusiasmo ci hanno fatto respirare un&#8217;aria di speranza per il futuro. La situazione \u00e8 complessa e sta tutta nelle parole di A.: &#8220;se, dopo una settimana, andate via pensando di avere capito tutto allora il vostro viaggio non \u00e8 andato bene. Se invece andate via con delle domande in pi\u00f9 siete sulla strada giusta&#8221;. Nonostante questa complessit\u00e0 continuano a darsi da fare per cambiare la loro stessa societ\u00e0 e non si arrendono anche di fronte delle sconfitte. Sanno che la loro fede (religiosa e sociale) pu\u00f2 portare un vento di novit\u00e0 e la nascita di un nuovo mondo pi\u00f9 umano e con pi\u00f9 diritti per tutti!<br \/>\nPace a tutti<\/p>\n<p><strong>GIOVEDI&#8217; 25 AGOSTO<\/strong><br \/>\nDonne che resistono<br \/>\nLa resistenza quotidiana contro l&#8217;occupazione israeliana in Palestina ha anche il volto e la tenacia delle donne.<br \/>\nAd aprirci le porte della terrazza che si affaccia su Gerusalemme Est \u00e8 la gentile suor Teresa che, insieme alle altre suore comboniane, ci mostra le contraddizioni del paesaggio che si estende di fronte a noi. Incontriamo la pazienza, la costanza e la determinazione di resistere alle violazioni dei soldati israeliani che invadono la loro struttura, mentre continua a crescere lo spettacolo floreale che si arrampica verso il filo spinato. Profumo di gelsomino, delicato e mediterraneo, in contrapposizione ai balconi di alcune abitazioni rinchiusi in box, dove Israele non \u00e8 riuscito a costruire il muro. Scendiamo dalla terrazza di Gerusalemme Est, mentre salutiamo altre due suore comboniane che vivono in un appartamento al di l\u00e0 del muro, acquistato per stare vicino ai palestinesi oppressi dall&#8217;altra parte.<br \/>\nAlla moderna e funzionale universit\u00e0 di Bir zeit, frequentata da circa dieci mila studenti, incontriamo Emilia, docente di microbiologia. Passeggiando tra il giardino botanico universitario, la professoressa ci racconta che l&#8217;occupazione israeliana sta distruggendo anche la biodiversit\u00e0 autoctona palestinese.<br \/>\nRientrando nella meravigliosa e caotica Ramallah per poi proseguire verso Twani assistiamo al processo di autodeterminazione femminile. Le protagoniste sono due donne impegnate da molti anni per mantenere viva la tradizione del ricamo.<br \/>\nIl primo esempio femminile \u00e8 il &#8221;Laboratorio di ricamo palestinese&#8221;, nato nel 1988 a Ramallah, avviato inizialmente con tre lavoratrici e arrivato a duecentocinquanta.<br \/>\nIl secondo esempio di resistenza per l&#8217;emancipazione femminile \u00e8 dato dalla produzione di vestiti di alta moda, realizzati grazie alla collaborazione delle donne palestinesi del villaggio di Twani e le donne israeliane, coordinate da due stiliste americane. Quest&#8217;esperienza lavorativa promossa e portata avanti da trentasei donne, \u00e8 la dimostrazione che, attraverso la solidariet\u00e0, l&#8217;incontro e il confronto degli uni verso gli altri, si possono superare confini geografici, culturali e sociali. Di fronte a queste testimonianze si \u00e8 consapevoli, che se lo si vuole, un altro mondo migliore \u00e8 possibile. Come dice K.: &#8221;Se ci unissimo tutti, pensate a quanto riusciremmo a fare nel mondo e per il mondo!&#8221;<\/p>\n<p><strong>VENERDI 26 e SABATO 27 AGOSTO<\/strong><br \/>\nLe Colline a sud di Hebron &#8220;will never, ever give up&#8221;<\/p>\n<p>Il 69% dei Territori Palestinesi Occupati \u00e8 area C, sotto controllo amministrativo e militare israeliano, martoriato da scontri continui tra i contadini e pastori palestinesi che ancora ci vivono e i coloni israeliani che li occupano e spesso accerchiano opprimendo i villaggi stessi.<br \/>\nNel nostro pellegrinaggio di giustizia non potevamo rinunciare a camminare su quel vasto territorio di Palestina e a capire cosa davvero accade quotidianamente in quelle terre, ora non possiamo rinunciare a testimoniare la forza delle scelte e delle lotte silenziose che queste persone ci hanno raccontato.<br \/>\nLe storie di questi villaggi sono tutte diverse ma su tanti aspetti simili perch\u00e9 quando si parla di oppressione, non importa con quali metodi essa venga applicata, provoca sempre sofferenza, umiliazione e precariet\u00e0..ma soprattutto questi villaggi continuano ad esistere e la cosa che li accomuna \u00e8 il fatto che &#8220;resistono per poter continuare ad esistere&#8221;.<br \/>\nAt Tuwani \u00e8 uno dei tanti villaggi in cui i palestinesi continuano a vivere in area C ed \u00e8 il pi\u00f9 grande tra le comunit\u00e0 che fanno parte del comitato di resistenza popolare nonviolente delle colline a sud di Hebron.<br \/>\nSiamo arrivati a At Tuwani gioved\u00ec sera, accolti da Nasser e sua moglie Kiffah, persone carismatiche e piene di speranza perche hanno visto tutta la distruzione portata dai coloni e dalle forze dell&#8217;occupazione israeliana nel loro villaggio, ma anche tutti i successi e la vita che hanno creato con la loro resistenza nonviolenta.<br \/>\nAbbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati in queste zone cos\u00ec vive ma cos\u00ec difficili da raggiungere dai volontari di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace che vive in questi luoghi accanto ai palestinesi per condividerne la sofferenza e la speranza, le sconfitte e le vittorie. Come internazionali riescono a proteggere la popolazione da tanti soprusi o spesso, almeno, riescono a fotografare e filmare queste violazioni di diritti umani perch\u00e9 possano essere testimonianza di quanto avviene in queste zone silenziose e ignorate dal mondo.<br \/>\nSono stati due giorni intensi e importanti, ci hanno permesso di capire davvero cosa significa vivere nella precariet\u00e0 e nella paura che le proprie case o i luoghi importanti della propria comunit\u00e0 come asili, scuole e moschee vengano rasi al suolo &#8220;senza se senza ma&#8221; da delle ruspe con ordini di demolizione firmati senza preavviso.<br \/>\nCi siamo spinti fino a Tuba, tra i villaggi delle colline a sud di Hebron e per arrivarci abbiamo camminato per quei sentieri rocciosi e a tratti impervi, sotto il caldo sole estivo, ascoltando i racconti dei volontari con noi e immaginando come debba essere correre per quelle stesse colline, scappando dalle sassate dei coloni israeliani che si scagliano quasi quotidianamente contro pastori, semplici passanti o talvolta bambini che tornano da scuola.<br \/>\nAbbiamo incontrato tanti volti umani pieni di speranza e di gioia nell&#8217;accogliere questi internazionali che si interessano e a cui chiedono di portare a casa e al mondo le loro storie, abbiamo incrociato tanti bambini con sorrisi e occhi che sognano il futuro e abbiamo mangiato in tende e grotte dove nonostante la povert\u00e0 estrema siamo stati accolti come grandi ospiti con cene e the deliziosi.<br \/>\nStamattina abbiamo voluto essere presenti nel villaggio di Um Al Kher, dove qualche giorno fa sono state demolite tre case beduine e un centro comunitario, ed abbiamo camminato insieme a palestinesi e israeliani sulla strada al confine tra il villaggio palestinese e la colonia israeliana vicinissima come gesto di resistenza. Ripartiamo da qui pi\u00f9 consapevoli e pieni di entusiasmo portando con noi nel cuore e nei pensieri le parole di Hafez, capo villaggio a At Tuwani: &#8220;I palestinesi di quest&#8217;area sanno bene che l&#8217;occupazione vuole cacciarci, ma noi stiamo dimostrando alle forze dell&#8217;occupazione che pi\u00f9 ci faranno soffrire e pi\u00f9 saremo forti, ogni volta che distruggeranno noi ricostruiremo e non ci arrenderemo mai.&#8221;<\/p>\n<p>Pellegrini di giustizia con Pax Christi<\/p>\n<p><strong>DOMENICA 28 AGOSTO<\/strong><br \/>\nDiritto alla salute, diritto alla vita<\/p>\n<p>&#8220;We are not a target&#8221; urlava qualche mese fa MSF dai territori di guerra dove salva vite e custodisce umanit\u00e0 e nei quali si era improvvisamente ritrovata ad essere bombardata perdendo la sicurezza di poter operare il bene e per il bene di tutti.<br \/>\nDove si combattono guerre sanguinose e i bombardamenti sono quotidiani, pu\u00f2 sembrare quasi inevitabile un attacco erroneo anche su ospedali internazionali&#8230;<br \/>\nMa cosa c&#8217;entra questo con il nostro pellegrinaggio? Cosa c&#8217;entra con la Palestina?<br \/>\nIn Palestina \u00e8 in corso un&#8217;occupazione militare, non c&#8217;\u00e8 una guerra e non si contano fortunatamente bombardamenti quotidiani in Cisgiordania, eppure il diritto alla salute non \u00e8 garantito a tutti e gli ospedali sono anche qui un target delle forze dell&#8217;ordine israeliane.<br \/>\nOggi vogliamo raccontarvi di questo diritto alla salute negato perch\u00e9 l&#8217;occupazione israeliana provoca spesso le stesse conseguenze degli scontri armati in territorio di guerra: sofferenze e morti che sarebbero evitabili se solo si garantissero corridoi umanitari e cure per tutti.<\/p>\n<p>Il Caritas Baby Hospital \u00e8 un ospedale d&#8217;avanguardia a Betlemme che cura oltre 4000 bambini al mese. L&#8217;idea di una struttura sanitaria dedicata ai bambini palestinesi venne ad un prete svizzero che, attraversando un campo di profughi la notte di natale del 1952, si imbatt\u00e8 in un padre di famiglia, inginocchiato a fianco alla sua tenda intento a seppellire il corpicino del figlio.<br \/>\nDa allora la passione e l&#8217;umanit\u00e0 di padre Ernest \u00e8 stata trasmessa a tutte le suore e i medici che hanno condiviso la missione di assistere i bambini malati dei Territori Palestinesi Occupati.<br \/>\nLa struttura \u00e8 in grado di curare patologie pediatriche di base ma per la chirurgia e le malattie pi\u00f9 specifiche \u00e8 ancora richiesta la professionalit\u00e0 degli ospedali israeliani. Suor Donatella ci ha accompagnato nella visita dell&#8217;ospedale e con le sue parole tentiamo di raccontarvi le difficolt\u00e0 che medici e infermieri incontrano nel trasporto dei malati in territorio israeliano: &#8220;nel contattare l&#8217;ospedale israeliano bisogna sperare che vi siano posti liberi e non vi siano pazienti in attesa, a quel punto si pu\u00f2 richiedere il permesso di passaggio in territorio israeliano per il bambino e i suoi genitori ma l&#8217;attesa peggiore \u00e8 quella al check point quando l&#8217;ambulanza israeliana che dovrebbe effettuare il trasporto \u00e8 spesso in ritardo e alle richieste insistenti del personale sanitario palestinese la risposta dei soldati \u00e8 spesso: &#8216;non ha importanza se c&#8217;\u00e8 da aspettare, mal che vada ci sar\u00e0 un terrorista i meno nel nostro paese&#8217;&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>La seconda struttura che visitiamo e la clinica Al Sadaqa del dottor Nadal che ci accoglie con un sorriso affaticato ma determinato.<br \/>\n&#8220;Come state, dottor Nidal?&#8221;<br \/>\n&#8220;Resistiamo.&#8221;<br \/>\nA guardarlo, anche lui come suor Donatella, trasmette passione e grande umanit\u00e0.<br \/>\nIl suo \u00e8 un ospedale spesso danneggiato dai soldati israeliani, il motivo \u00e8 la loro scelta di curare tutti e proprio tutti: poveri e ricchi ma soprattuto, persone qualunque e anche figli e famigliari di prigionieri accusati spesso ingiustamente dal governo israeliano.<br \/>\nPer questo vengono definiti simpatizzanti dei terroristi, per questo il loro lavoro viene ostacolato in qualsiasi modo ma la loro forza l\u00e0 si legge negli occhi di Nidal e dei suoi colleghi che ti fissano e non abbassano lo sguardo raccontandoti delle loro stesse prigionie e del loro senso di impotenza quando mancano improvvisamente i farmaci dopo un attacco dei soldati.<br \/>\nAbbiamo portato loro farmaci, li abbiamo ascoltati e provato a condividere la loro sofferenza sperando di farli sentire meno soli.<br \/>\nCi chiedono di non dimenticarci di loro e di aiutarli a comprare qualche strumentazione nuove per la loro piccola clinica. Anche tornando a casa, non ci dimenticheremo di questa loro richiesta.<\/p>\n<p><em>Nuccia, Chiara, Sara, Francesca, Claudio, Paolo, Marco, Nandino<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MARTEDI&#8217; 23 AGOSTO A 15 anni ho capito che stavamo vivendo in una bugia, volevo esplodere ma non potevo farlo o gli altri sarebbero esplosi contro di me. Da l\u00ec ho tentato di fermarli, di aiutare le persone a resistere, di cambiare le cose. &#8221; G., Ta&#8217;ayush &#8220;La verit\u00e0 \u00e8 una, a volte non \u00e8 n\u00e9 sui libri n\u00e9 quella che ti racconta la tua famiglia. 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