{"id":11450,"date":"2016-02-07T22:29:09","date_gmt":"2016-02-07T22:29:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=11450"},"modified":"2020-06-22T09:18:15","modified_gmt":"2020-06-22T09:18:15","slug":"egitto-i-desaparecidos-del-generale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=11450","title":{"rendered":"Egitto. I desaparecidos del generale"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_11451\" style=\"width: 296px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/?attachment_id=11451\" rel=\"attachment wp-att-11451\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-11451\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/cartina-Egitto.jpg\" alt=\"cartina dell&#039;Egitto\" width=\"286\" height=\"176\" class=\"size-full wp-image-11451\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-11451\" class=\"wp-caption-text\">cartina dell&#8217;Egitto<\/p><\/div>\n<p>Secondo organizzazioni egiziane indipendenti sarebbero almeno i 1700 casi solo nel 2015: attivisti, giornalisti, semplici cittadini. L\u2019accusa delle ong: \u00abI servizi godono di impunit\u00e0 quasi assoluta\u00bb<\/p>\n<p>Asma\u2019a Khalaf, Islam Atito, Esraa al-Taweel, Omar Ali, Souhaib Sa\u2019ad. Sono solo alcuni, pochissimi, nomi dei desaparecidos egiziani. Studenti, giornalisti, attivisti, medici, sostenitori dei Fratelli Musulmani, semplici cittadini scomparsi mentre andavano al lavoro, sotto casa, tra le mura domestiche, mentre camminavano per la strada con gli amici.<\/p>\n<p>A raccogliere alcune delle loro storie sono organizzazioni indipendenti egiziane o internazionali, che tentano un monitoraggio che non potr\u00e0 mai essere completo. Perch\u00e9 i numeri sono esorbitanti, un flusso ininterrotto che collega con un filo invisibile il regime di Mubarak a quello del generale golpista al-Sisi, passando per i pochi mesi di governo della Fratellanza Musulmana del presidente Morsi.<\/p>\n<p>\u00abLimitiamoci\u00bb al 2015: secondo l\u2019Egyptian Commission for Rights and Freedom (Ecrf), organizzazione indipendente egiziana ideatrice della campagna \u00abStop Enforced Disappearance\u00bb, i primi quattro mesi dell\u2019anno sono stati teatro della sparizione di 1.250 egiziani. Ne sono seguiti 163, scomparsi tra aprile e giugno, e altri 340 tra agosto e novembre. Per un totale di oltre 1.700 persone in undici mesi, una media che supera i quattro al giorno. Nessuna coincidenza, ma un fenomeno radicato, politico.<\/p>\n<p>Asma\u2019a Khalaf faceva la ginecologa all\u2019ospedale universitario Assiut. \u00c8 scomparsa nell\u2019aprile del 2014 mentre usciva di casa. Di lei da allora non si hanno pi\u00f9 notizie. Islam Atito studiava ingegneria all\u2019Ain Shams University: \u00e8 sparito a maggio dello scorso anno, secondo le autorit\u00e0 egiziane ucciso in una sparatoria a cui avrebbe preso parte insieme ad un cellula armata dei Fratelli Musulmani, versione smentita dai familiari che lo ritengono vivo, ma dietro le sbarre di una prigione.<\/p>\n<p>Esraa, Omar e Souhaib, tutti ventenni, sono scomparsi il primo giugno al Cairo mentre andavano a cena insieme. Dopo complesse ricerche, le famiglie li hanno rintracciati: sono tutti in carcere. In questo caso, notizie frammentarie sono riuscite a rompere il muro di gomma governativo, goccia nel mare del silenzio delle autorit\u00e0 nonostante le pressioni di organizzazioni come Amnesty e Human Rights Watch.<\/p>\n<p>Si tace perch\u00e9 quella della \u00abscomparsa forzosa\u00bb, come viene definita negli ambienti degli attivisti, \u00e8 una chiara politica del regime militare di Abdel Fattah al-Sisi, sinistro lascito della dittatura trentennale di Mubarak e subito ampiamente ripresa durante la rivoluzione di Piazza Tahrir. Poco dopo le elezioni che assegnarono la vittoria ai Fratelli Musulmani, il presidente Morsi cre\u00f2 una commissione di inchiesta sui desaparecidos della rivoluzione: almeno 1.200 casi documentati nel solo 2011, molti arrestati dalle forze armate, tanti altri uccisi e finiti in fosse comuni.<\/p>\n<p>Attivisti dei diritti umani, avvocati, giornalisti indipendenti \u2013 scrive sul sito di Amnesty Mohamed Lofty, direttore di Ecrf \u2013 sono soggetti ad \u00abarresti arbitrari, detenzioni prolungate, sentenze brutali dopo processi farsa, torture, scomparse forzose nelle mani dello Stato, decessi in carcere\u00bb. E, aggiunge, teme per se stesso e per chi lavora per la sua organizzazione, in prima linea nel fornire aiuto legale alle famiglie dei desaparecidos.<\/p>\n<p>A volte riescono ad entrare nelle stanze del potere: a gennaio il National Council for Human Rights, ente statale, \u00e8 stato costretto a presentare al Ministero degli Interni 191 casi. E il Ministero ha dovuto rispondere, almeno in parte: la polizia ha svelato il destino di 117 di quei 191 casi. Di questi, dicono, 99 sono in carcere, 15 sono stati rilasciati e 3 sono evasi. Ma, insiste il Ministero, nessuno \u00e8 stato oggetto di \u00absparizione forzosa\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure degli oltre mille casi del 2015 non si sa quasi nulla. Le famiglie tentano di muoversi per i canali informali, pagando mazzette a funzionari che vendono informazioni o vagando di ufficio in ufficio alla caccia di notizie che non arriveranno; le organizzazioni per i diritti umani provano con gli ex prigionieri. Ma sono tutti convinti del destino di buona parte di loro: se non sono gi\u00e0 morti, sono illegalmente detenuti dalla polizia, dai servizi segreti interni, dall\u2019esercito.<\/p>\n<p>Detenuti senza processo n\u00e9 accuse pubbliche in carceri diverse, tra le quali spicca la famigerata prigione militare Azouli. Di quel carcere aveva parlato Amnesty un anno e mezzo fa: dentro il campo di Al Galaa, a Ismailiya, ci sarebbero 400 prigionieri, mai accusati ufficialmente di alcun crimine, mai portati di fronte ad una corte, mai autorizzati a vedere un avvocato. Catturati sotto casa o per la strada e poi torturati, privati di cure mediche, costretti a confessare crimini mai commessi, raccontano all\u2019organizzazione internazionale ex prigionieri.<\/p>\n<p>\u00abLe forze di sicurezza egiziane hanno apparentemente fatto sparire decine di persone senza dire una parola su dove siano o su cosa sia accaduto loro \u2013 spiega Joe Stork, vice direttore di Human Rights Watch in Medio Oriente \u2013 Il fallimento della magistratura nell\u2019indagare seriamente rafforza la quasi assoluta impunit\u00e0 di cui godono i servizi sotto il presidente al-Sisi\u00bb. Un fallimento figlio degli stretti legami su cui, secondo gli attivisti, si fonda l\u2019autoritarismo egiziano, uno Stato di polizia in cui forze armate, servizi segreti e magistratura sono parte dello stesso ingranaggio che stritola la libert\u00e0 di espressione e critica.<\/p>\n<p>di Chiara Cruciati \u2013 Il Manifesto<\/p>\n<p>Roma, 6 febbraio 2016, Nena News<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo organizzazioni egiziane indipendenti sarebbero almeno i 1700 casi solo nel 2015: attivisti, giornalisti, semplici cittadini. 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