{"id":11066,"date":"2015-11-02T21:54:58","date_gmt":"2015-11-02T21:54:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=11066"},"modified":"2020-06-22T09:18:21","modified_gmt":"2020-06-22T09:18:21","slug":"i-saharawi-dimenticati-dal-mondo-ora-pensano-a-un-cambio-di-strategioa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=11066","title":{"rendered":"I Saharawi dimenticati dal mondo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/?attachment_id=6451\" rel=\"attachment wp-att-6451\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/0.carte_sahara_occidentale114-300x273.gif\" alt=\"0.carte_sahara_occidentale[1][1]\" width=\"300\" height=\"273\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6451\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le piogge torrenziali che si sono abbattute per oltre due settimane sull\u2019Algeria sud-occidentale hanno acuito l\u2019emergenza per i profughi che da 40 anni vivono nei campi gestiti dal Fronte Polisario. Nell\u2019attesa ventennale di una risoluzione pacifica del conflitto con il Marocco tramite un referendum, i giovani ora premono per un ritorno alle armi.<\/p>\n<p>Una catastrofe \u201cestremamente grave e senza precedenti\u201d, quella che ha colpito i rifugiati saharawi nella parte sud-occidentale dell\u2019Algeria. Lo dichiara un comunicato diffuso qualche giorno fa da parte di un consorzio di Ong che lavorano nel territorio, investito da oltre due settimane da piogge torrenziali che hanno raso al suolo un intero campo profughi: Dakhla, 180 km a sud di Tindouf, uno dei cinque gestiti dal Fronte Polisario nell\u2019attesa di una soluzione politica tra Marocco e Saharawi che porti alla fine dell\u2019occupazione in Sahara Occidentale e all\u2019autodeterminazione dei suoi abitanti originari.<\/p>\n<p>L\u00ec, nel territorio concesso dall\u2019Algeria agli sfollati del conflitto iniziato nel 1975, le case costruite con mattoni di sabbia e fango essiccati al sole si sono letteralmente sgretolate, mentre le tende sono state seriamente danneggiate: il bilancio \u00e8 di 1200 strutture distrutte. La situazione \u00e8 resa ancora pi\u00f9 drammatica dallo straripamento delle fosse biologiche, con i liquami che invadono le vie di quello che era l\u2019insediamento e che possono favorire la diffusione di epidemie: per ora l\u2019allarme \u00e8 stato lanciato per un\u2019esplosione di casi di broncopolmonite e dissenteria.<\/p>\n<p>Colpiti duramente anche i campi di Boujdour, Smara e Ausard, mentre in misura minore quello di el-Ayun, gi\u00e0 devastato lo scorso anno da un\u2019alluvione. Secondo il comunicato diffuso dalle Ong, 11.411 persone sono rimaste senza un tetto o hanno subito danni irreparabili alle proprie tende, \u201clasciando gli accampamenti in una situazione inedita di catastrofe umanitaria\u201d. La macchina degli aiuti, guidata dall\u2019Algeria, si \u00e8 messa subito in moto: la Mezzaluna Rossa algerina sta provvedendo a rifornire i magazzini inondati della Mezzaluna Rossa Saharawi, mentre una serie di paesi ha gi\u00e0 inviato donazioni e generi di prima necessita all\u2019UNHCR. Tra questi spicca proprio l\u2019Italia, che attraverso la Cooperazione Internazionale, ha stanziato un contributo di emergenza di 200 mila euro, come si legge in una nota diffusa dal Ministero degli Esteri lo scorso 22 ottobre.<\/p>\n<p>Una tragedia che arriva a dare il colpo di grazia ai circa 200 mila saharawi che da quarant\u2019anni vivono da rifugiati aspettando il referendum per l\u2019autodeterminazione  annunciato nel 1991 dalle Nazioni Unite, sempre osteggiato dal Marocco e di fatto ignorato dal resto della comunit\u00e0 internazionale. E\u2019 questo il cuore del problema, secondo Fatima Mahfoud, vice rappresentante del fronte Polisario in Italia: \u201cIl vero dramma \u2013 spiega a Nena News \u2013 sta nella non soluzione del problema politico, con il popolo saharawi che attende in condizioni estreme\u201d.<\/p>\n<p>Dietro allo stallo nei negoziati sta la battaglia portata avanti dal Marocco per le modalit\u00e0 di svolgimento del referendum, definito dall\u2019Unione Africana, dai rappresentanti Saharawi e persino dall\u2019Onu stessa \u201cl\u2019unica soluzione a questo conflitto persistente\u201d: fissato e rimandato nel 1992 e nel 1998 per il mancato accordo del Marocco sui criteri di definizione della base elettorale, il plebiscito \u00e8 una spinosa questione di numeri in un vuoto di dati certi. Al termine di estenuanti ricerche, la Minurso riusc\u00ec a presentare una lista di aventi diritto al voto che comprendeva circa 85 mila persone: basata sull\u2019unico censimento effettuato dalla Spagna nel 1974, includeva i saharawi dei territori occupati, alcuni di quelli stabilitisi in Marocco e il grosso dei rifugiati di Tindouf, Mauritania e altri luoghi di esilio. E\u2019 a questo punto che avviene lo stallo definitivo: Rabat vuole includere nelle consultazioni anche i discendenti delle trib\u00f9 saharawi che nel XIX secolo fuggirono al nord dopo l\u2019invasione spagnola. E cio\u00e8 una parte dei marocchini immigrati a partire dal 1975.<\/p>\n<p>A monte stanno le preziose risorse in ballo \u2013 fosfati e pesca, di cui il Sahara Occidentale \u00e8 ricco e che Rabat sfrutta da quattro decenni \u2013 e il peso economico delle forniture di armi che il Marocco riceve in grosse quantit\u00e0 da uno dei suoi principali alleati, la Francia.<\/p>\n<p>Secondo i dati forniti dallo Stockholm International Peace Research Institute, gli scambi commerciali tra Marocco e Francia tra il 2007 e il 2011 hanno coperto l\u2019otto per cento delle esportazioni francesi di armamenti. Parigi ricambia spalleggiando Rabat al Palazzo di Vetro forte del suo potere di veto in Consiglio di Sicurezza. Le ragioni di un conflitto ancora irrisolto le ha spiegate Usher Graham, storico corrispondente del quotidiano The Economist: \u201cLa ragione principale \u00e8 l\u2019interesse economico che Parigi condivide con Rabat nello sfruttamento delle risorse del territorio e allo stesso modo nel tenere a bada i rivali come l\u2019Algeria. Attraverso la Francia, il Marocco ha goduto di un diritto di veto simile a quello di cui gode Israele grazie agli Stati Uniti in merito al processo di pace. E, come Israele, ha usato il blocco per inondare il territorio con circa 250.000 coloni marocchini\u201d.<\/p>\n<p>Ma ora la situazione appare diversa. L\u2019inviato Onu Christopher Ross, nell\u2019ambito della sua ultima tourn\u00e9e nordafricana per il rilancio dei negoziati, si \u00e8 imbattuto nella devastazione causata dalle alluvioni nelle tendopoli saharawi. Ha quindi incontrato i rappresentanti della Repubblica Araba Democratica Saharawi (RASD) cui ha promesso un nuovo impegno per la risoluzione del conflitto. Il presidente della delegazione negoziale Saharawi Jatri Aduh ha risposto in conferenza stampa che \u201cil Fronte Polisario continuer\u00e0 a collaborare con le Nazioni Unite, ma in un contesto limitato\u201d sottolineando che \u201cla comunit\u00e0 internazionale deve assumersi la responsabilit\u00e0 di qualsiasi reazione che possa derivare a causa del prolungamento del conflitto\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 da tempo che nella diaspora saharawi in Algeria si parla della ripresa delle armi, soprattutto tra i pi\u00f9 giovani. \u201cE\u2019 la generazione post \u201991 \u2013 precisa Fatima Mahfoud \u2013 quella vissuta all\u2019ombra dei presunti negoziati di pace mai conclusi, che vuole riprendere le armi. E lo sta imponendo al Polisario. Questi giovani vivono in condizioni disperate, non hanno memoria della guerra e subiscono la lentezza delle azioni diplomatiche\u201d. Difficile contenerli, difficile tenere a bada le conseguenze dell\u2019occupazione e dell\u2019oblio del mondo.<\/p>\n<p>di Giorgia Grifoni<br \/>\nRoma, 30 ottobre 2015, Nena News<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le piogge torrenziali che si sono abbattute per oltre due settimane sull\u2019Algeria sud-occidentale hanno acuito l\u2019emergenza per i profughi che da 40 anni vivono nei campi gestiti dal Fronte Polisario. 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