{"id":1103,"date":"2011-06-15T07:56:01","date_gmt":"2011-06-15T07:56:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1103"},"modified":"2020-06-22T09:23:53","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:53","slug":"come-cambiato-il-mio-iraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=1103","title":{"rendered":"Com&#8217;\u00e8 cambiato il mio iraq"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1104\" style=\"width: 270px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/iraq_cartina_rn2416.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1104\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/iraq_cartina_rn2416.gif\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"210\" class=\"size-full wp-image-1104\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1104\" class=\"wp-caption-text\">Cartina dell&#039;Iraq<\/p><\/div>\nDon Robert Saeed Jarjis, 37 anni, \u00e8 un sacerdote cristiano nato e cresciuto a Baghdad. Arrivato in Italia alla fine del 2004 per i suoi studi teologici, ha girato l\u2019Europa. Parla Italiano, Arabo, Francese, Inglese e Tedesco per poter comunicare con gli amici sparsi tra il vecchio continente, gli Stati Uniti e il Nord Africa. Ad Aprile \u00e8 tornato in Iraq per occuparsi della diocesi affidatagli dal vescovo Mikhael al Jamir.<\/p>\n<p>Prima la bomba esplosa fuori dalla mia parrocchia, il 19 aprile. Poi quella che la mattina di Pasqua ha ferito quattro persone davanti alla chiesa del Sacro Cuore, nel distretto di Karrada. A Baghdad rischio la vita ogni giorno per il semplice fatto di essere cristiano. Sono tornato nel Paese dove sono nato e cresciuto dopo sei anni di studio all\u2019estero e questo potrebbe trasformarsi nella mia condanna a morte. C\u2019\u00e8 grande tensione in tutta la capitale e secondo le autorit\u00e0 la situazione peggiorer\u00e0: sembra che diverse auto cariche di esplosivo siano entrate in citt\u00e0 senza alcun controllo e si temono altri attentati. Anche se l\u2019Iraq \u00e8 la mia terra, ogni volta che esco di casa per celebrare la messa o visitare i fedeli temo di essere ucciso.<br \/>\nDa ragazzo i miei amici musulmani mi facevano gli auguri per Natale e Pasqua e io li facevo a loro per Aid al Adha e alla fine del Ramadan.<br \/>\nOggi Baghdad \u00e8 tornata a essere divisa in trib\u00f9 e la minoranza cristiana \u00e8 pi\u00f9 discriminata che mai, soprattutto a livello economico: gli Iracheni non danno lavoro ai loro fratelli non musulmani. Chi pu\u00f2 scappa, fugge al nord, quelli che rimangono lo fanno solo perch\u00e9 sono troppo poveri per partire. Nella mia parrocchia ci sono tante famiglie che vivono in case in affitto pagando 300 mila dinari al mese (circa 250 dollari), praticamente l\u2019intero stipendio del capofamiglia, tanto che per comprare da mangiare hanno dovuto vendere tutti i mobili. Ma non accettano di chiedere aiuto. Ho creato un fondo per aiutarle, ho addirittura regalato loro il mio primo salario, ma come posso assistere tutti? Prima non era cos\u00ec, non so dov\u2019\u00e8 il nuovo Iraq che ci hanno promesso e dove ci stanno portando. Il mio \u00e8 un Paese ricco, ma il popolo soffre di una povert\u00e0 che aumenta. E\u2019 incomprensibile per me l\u2019odio che ha invaso la societ\u00e0 dagli anni Novanta, dopo la guerra del Golfo, quando \u00e8 iniziato il declino economico e altre mani sono entrate negli interessi del Paese. Ma \u00e8 solo dal 2003 che le ostilit\u00e0 sono diventate cos\u00ec evidenti. Quante chiese sono state bombardate, quanti preti sono stati massacrati dopo quell\u2019anno? Addirittura lo scorso 31 ottobre una bomba \u00e8 scoppiata dentro la chiesa siro-cattolica di Saiydat al-Najat (Nostra Signora della Salvezza). Sono morte 46 persone: tra loro c\u2019erano nove bambini e due sacerdoti, i miei cari amici don Thaer e don Wasim. Avrei potuto esserci anch\u2019io. L\u2019invasione americana ha avuto un effetto negativo sulla situazione generale dell\u2019Iraq. I cristiani non si sentono pi\u00f9 al sicuro nelle case e nei luoghi di preghiera, eppure non hanno mai voluto rispondere con violenza. Per\u00f2 la comunit\u00e0 si \u00e8 chiusa: per difendersi i fedeli hanno imparato a non essere solo buoni come colombe, ma sapienti come serpenti. Io non provo odio verso nessuno, come potrei odiare un popolo in cui ho tanti amici? Anzi, come potrei odiare ed essere ancora cristiano? Non sono un angelo, sono un essere umano e ho paura. Sono un prete e ho pure studiato all\u2019estero, quanto basta per essere considerato un occidentale e quindi una minaccia da eliminare. Ma intorno a me sento anche la presenza di tante persone disposte ad aiutarmi e ho trovato in questa gente una fede straordinaria, nonostante le terribili circostanze in cui viviamo. E sento vicini i miei amici europei, che mi dimostrano ogni giorno, via mail o attraverso Facebook, la loro partecipazione e il loro sostegno.<\/p>\n<p>Storia raccolta da Valentina Ravizza e pubblicata su \u201cE \u2013 IL MENSILE\u201d del giugno 2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Robert Saeed Jarjis, 37 anni, \u00e8 un sacerdote cristiano nato e cresciuto a Baghdad. Arrivato in Italia alla fine del 2004 per i suoi studi teologici, ha girato l\u2019Europa. Parla Italiano, Arabo, Francese, Inglese e Tedesco per poter comunicare con gli amici sparsi tra il vecchio continente, gli Stati Uniti e il Nord Africa. 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