{"id":10673,"date":"2015-07-10T15:41:03","date_gmt":"2015-07-10T15:41:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=10673"},"modified":"2020-06-22T09:18:27","modified_gmt":"2020-06-22T09:18:27","slug":"partecipazione-al-ii-incontro-mondiale-dei-movimenti-popolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=10673","title":{"rendered":"Partecipazione al II incontro mondiale dei movimenti popolari"},"content":{"rendered":"<p><em>Centro Expo Feria, Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) Gioved\u00ec, 9 luglio 2015<\/em> <a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/unnamed-6_1436481984.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-10674\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/unnamed-6_1436481984-300x225.jpg\" alt=\"unnamed-6_1436481984\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/unnamed-6_1436481984-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/unnamed-6_1436481984.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> <em>Sorelle e fratelli, buon pomeriggio!<\/em> Qualche mese fa\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/events\/event.dir.html\/content\/vaticanevents\/it\/2014\/10\/28\/movimentipopolari.html\">ci siamo incontrati a Roma<\/a>\u00a0[28.10.2014] ed ho presente quel primo nostro incontro. Durante questo periodo vi ho portato nel mio cuore e nelle mie preghiere. Sono contento di rivedervi qui, a discutere sui modi migliori per superare le gravi situazioni di ingiustizia che soffrono gli esclusi in tutto il mondo. Grazie, Signor Presidente Evo Morales, perch\u00e9 accompagna cos\u00ec risolutamente questo Incontro. Quella volta a Roma ho sentito qualcosa di molto bello: fraternit\u00e0, decisione, impegno, sete di giustizia. Oggi, a Santa Cruz de la Sierra, ancora una volta sento lo stesso. Grazie per tutto ci\u00f2. Ho saputo anche dal cardinale Turkson presidente del\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_councils\/justpeace\/index_it.htm\">Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace<\/a>, che molti nella Chiesa si sentono pi\u00f9 vicini ai movimenti popolari. Me ne rallegro molto! Vedere la Chiesa con le porte aperte a tutti voi,\u00a0<em>mettersi in gioco, accompagnare, e programmare in ogni diocesi, ogni Commissione di Giustizia e Pace,<\/em>\u00a0<em>una reale collaborazione, permanente e impegnata con i movimenti popolari.<\/em>\u00a0Vi invito tutti, Vescovi, sacerdoti e laici, comprese le organizzazioni sociali nelle periferie urbane e rurali, ad approfondire tale incontro. Dio ci consente di rivederci nuovamente oggi. La Bibbia ci ricorda che Dio ascolta il grido del suo popolo e anch\u2019io desidero unire la mia voce alla vostra: le famose \u201ctre t\u201d: terra, casa e lavoro per tutti i nostri fratelli e sorelle. L\u2019ho detto e lo ripeto: sono diritti sacri. Vale la pena, vale la pena di lottare per essi. Che il grido degli esclusi si oda in America Latina e in tutta la terra. Prima di tutto,<strong><em>iniziamo riconoscendo che abbiamo bisogno di un cambiamento<\/em>.\u00a0<\/strong>Ci tengo a precisare, affinch\u00e9 non ci sia fraintendimento, che parlo dei problemi comuni a tutti i latino-americani e, in generale, a tutta l&#8217;umanit\u00e0. Problemi che hanno una matrice globale e che oggi nessuno Stato \u00e8 in grado di risolvere da solo. Fatto questo chiarimento, propongo di porci queste\u00a0<strong>domande:<\/strong> &#8211; Sappiamo riconoscere, sul serio, che le cose non stanno andando bene in un mondo dove ci sono tanti contadini senza terra, molte famiglie senza casa, molti lavoratori senza diritti, molte persone ferite nella loro dignit\u00e0?<\/p>\n<ul>\n<li>Riconosciamo che le cose non stanno andando bene quando esplodono molte guerre insensate e la violenza fratricida aumenta nei nostri quartieri?<\/li>\n<li>Sappiamo riconoscere che le cose non stanno andando bene quando il suolo, l&#8217;acqua, l&#8217;aria e tutti gli esseri della creazione sono sotto costante minaccia?<\/li>\n<\/ul>\n<p>1. E allora, se riconosciamo questo, diciamolo senza timore:<strong>abbiamo bisogno e vogliamo un cambiamento.<\/strong> Voi nelle vostre lettere e nei nostri incontri &#8211; mi avete informato sulle molte esclusioni e sulle ingiustizie subite in ogni attivit\u00e0 di lavoro, in ogni quartiere, in ogni territorio. Sono molti e diversi come molti e diversi sono i modi di affrontarli. Vi \u00e8, tuttavia, un filo invisibile che lega ciascuna delle esclusioni. Non sono isolate, sono unite da un filo invisibile. Possiamo riconoscerlo? Perch\u00e9 non si tratta di problemi isolati.\u00a0<em>Mi chiedo se siamo in grado<\/em>\u00a0di<em>riconoscere che tali realt\u00e0 distruttive rispondono ad un sistema che \u00e8 diventato globale. Sappiamo riconoscere che tale sistema ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza pensare all\u2019esclusione sociale o alla distruzione della natura?<\/em> Se \u00e8 cos\u00ec, insisto, diciamolo senza timore:\u00a0<strong>noi vogliamo un cambiamento, un vero cambiamento, un cambiamento delle strutture. Questo sistema non regge pi\u00f9, non lo sopportano i contadini, i lavoratori, le comunit\u00e0, i villaggi &#8230;. E non lo sopporta pi\u00f9 la Terra, la sorella Madre Terra, come diceva san Francesco.<\/strong> Vogliamo un cambiamento nella nostra vita, nei nostri quartieri, nel salario minimo, nella nostra realt\u00e0 pi\u00f9 vicina; e pure un cambiamento che tocchi tutto il mondo perch\u00e9 oggi l&#8217;interdipendenza planetaria richiede risposte globali ai problemi locali.\u00a0<em>La globalizzazione della speranza, che nasce dai Popoli e cresce tra i poveri, deve sostituire questa globalizzazione dell\u2019esclusione e dell\u2019indifferenza!<\/em> Oggi vorrei riflettere con voi sul cambiamento che vogliamo e di cui vi \u00e8 necessit\u00e0. Sapete che recentemente ho scritto circa i problemi del cambiamento climatico. Ma questa volta, voglio parlare di un cambiamento nell\u2019altro senso. Un cambiamento positivo, un cambiamento che ci faccia bene,\u00a0<em>un cambiamento che potremmo dire redentivo.<\/em>\u00a0Perch\u00e9 ne abbiamo bisogno. So che voi cercate un cambiamento e non solo voi: nei vari incontri, nei diversi viaggi, ho trovato che esiste un\u2019attesa, una ricerca forte, un desiderio di cambiamento in tutti i popoli del mondo. Anche all&#8217;interno di quella minoranza in diminuzione che crede di beneficiare di questo sistema regna insoddisfazione e soprattutto tristezza. Molti si aspettano un cambiamento che li liberi da questa tristezza individualista che rende schiavi. <em>Il tempo, fratelli, sorelle, il tempo sembra che stia per giungere al termine<\/em>; non \u00e8 bastato combattere tra di noi, ma siamo arrivati ad accanirci contro la nostra casa. Oggi la comunit\u00e0 scientifica accetta quello che gi\u00e0 da molto tempo denunciano gli umili: si stanno producendo danni forse irreversibili all\u2019ecosistema. Si stanno punendo la terra, le comunit\u00e0 e le persone in modo quasi selvaggio. E dopo tanto dolore, tanta morte e distruzione, si sente il tanfo di ci\u00f2 che Basilio di Cesarea \u2013 uno dei primi teologi della Chiesa \u2013 chiamava lo \u201csterco del diavolo\u201d.\u00a0<em>L\u2019ambizione sfrenata di denaro che domina. Questo \u00e8 lo \u201csterco del diavolo<\/em>\u201d. E il servizio al bene comune passa in secondo piano. Quando\u00a0<em>il capitale<\/em>diventa idolo e dirige le scelte degli esseri umani, quando\u00a0<em>l\u2019avidit\u00e0 di denaro<\/em>\u00a0<em>controlla l\u2019intero sistema socioeconomico, rovina la societ\u00e0, condanna l\u2019uomo, lo fa diventare uno schiavo, distrugge la fraternit\u00e0 interumana, spinge popolo contro popolo e, come si vede, minaccia anche questa nostra casa comune, la sorella madre terra.<\/em> Non voglio dilungarmi a descrivere gli effetti negativi di questa sottile dittatura: voi li conoscete. E non basta nemmeno segnalare le cause strutturali del dramma sociale e ambientale contemporaneo.\u00a0<strong><em>Noi soffriamo un certo eccesso diagnostico che a volte ci porta a un pessimismo parolaio o a crogiolarci nel negativo.\u00a0<\/em><\/strong>Vedendo la cronaca nera di ogni giorno, siamo convinti che si pu\u00f2 fare nulla, ma solo prendersi cura di s\u00e9 e della piccola cerchia della famiglia e degli affetti. <strong>Cosa posso fare io,<\/strong>\u00a0raccoglitore di cartoni, frugatrice tra le cose, raccattatore, riciclatrice, di fronte a problemi cos\u00ec grandi, se appena guadagno quel tanto per mangiare? Cosa posso fare io artigiano, venditore ambulante, trasportatore, lavoratore escluso se non ho nemmeno i diritti dei lavoratori? Cosa posso fare io, contadina, indigeno, pescatore che appena appena posso resistere all\u2019asservimento delle grandi imprese? Che cosa posso fare io dalla mia borgata, dalla mia baracca, dal mio quartiere, dalla mia fattoria quando sono quotidianamente discriminato ed emarginato? Che cosa pu\u00f2 fare questo studente, questo giovane, questo militante, questo missionario che calca quartieri e luoghi con un cuore pieno di sogni, ma quasi nessuna soluzione ai suoi problemi? Potete fare molto.\u00a0<em>Potete fare molto!\u00a0<\/em>Vo<em>i, i pi\u00f9 umili, gli sfruttati, i poveri e gli esclusi, potete fare e fate molto. Oserei dire che i<strong>l futuro dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 in gran parte nelle vostre mani, nella vostra capacit\u00e0 di organizzare e promuovere alternative creative nella ricerca quotidiana delle \u201ctre t\u201d<\/strong>, d\u2019accordo? &#8211; lavoro, casa, terra &#8211; e anche n<strong>ella vostra partecipazione attiva ai grandi processi di cambiamento, cambiamenti nazionali, cambiamenti regionali e cambiamenti globali. Non sminuitevi!<\/strong><\/em> 2.\u00a0<strong><em>Voi siete seminatori di cambiamento<\/em><\/strong>. Qui in Bolivia ho sentito una frase che mi piace molto: \u201c<em>processo di cambiamento<\/em>\u201d. Il cambiamento concepito non come qualcosa che un giorno arriver\u00e0 perch\u00e9 si \u00e8 imposta questa o quella scelta politica o perch\u00e9 si \u00e8 instaurata questa o quella struttura sociale. Sappiamo dolorosamente che un cambiamento di strutture che non sia accompagnato da una sincera conversione degli atteggiamenti e del cuore finisce alla lunga o alla corta per burocratizzarsi, corrompersi e soccombere. Bisogna cambiare il cuore. Per questo mi piace molto l\u2019immagine del processo, i processi, dove la passione per il seminare, per l\u2019irrigare con calma ci\u00f2 che gli altri vedranno fiorire sostituisce l\u2019ansia di occupare tutti gli spazi di potere disponibili e vedere risultati immediati.<em>\u00a0La scelta \u00e8 di generare processi e non di occupare spazi.<\/em>\u00a0Ognuno di noi non \u00e8 che parte di un tutto complesso e variegato che interagisce nel tempo: gente che lotta per un significato, per uno scopo, per vivere con dignit\u00e0, per \u201cvivere bene\u201d, dignitosamente, in questo senso. Voi, da parte dei movimenti popolari, assumete i compiti di sempre,\u00a0<strong>motivati dall\u2019amore fraterno che si ribella contro l\u2019ingiustizia sociale.<\/strong>\u00a0Quando guardiamo\u00a0<strong>il volto\u00a0<\/strong>di quelli che soffrono, il volto del contadino minacciato, del lavoratore escluso, dell\u2019indigeno oppresso, della famiglia senza casa, del migrante perseguitato, del giovane disoccupato, del bambino sfruttato, della madre che ha perso il figlio in una sparatoria perch\u00e9 il quartiere \u00e8 stato preso dal traffico di droga, del padre che ha perso la figlia perch\u00e9 \u00e8 stata sottoposta alla schiavit\u00f9; quando ricordiamo quei \u201c<strong>volti e nomi<\/strong>\u201d ci si stringono le viscere di fronte a tanto dolore e ci commuoviamo, tutti ci commuoviamo. Perch\u00e9 \u201cabbiamo visto e udito\u201d non la fredda statistica, ma le ferite dell\u2019umanit\u00e0 sofferente, le nostre ferite, la nostra carne. Questo \u00e8 molto diverso dalla teorizzazione astratta o dall\u2019indignazione elegante. Questo ci tocca, ci commuove e cerchiamo l\u2019altro per\u00a0<em>muoverci insieme.<\/em>Questa emozione fatta azione comunitaria non si comprende unicamente con la ragione: ha un \u201cpi\u00f9\u201d di senso che solo la gente capisce e che d\u00e0 la propria \u00a0particolare mistica ai veri movimenti popolari. Voi vivete ogni giorno, impregnati, nell\u2019intrico della tempesta umana. Mi avete parlato delle vostre cause, mi avete reso partecipe delle vostre lotte, gi\u00e0 da Buenos Aires, e vi ringrazio.<em>Voi, cari fratelli, lavorate molte volte nella dimensione piccola, vicina, nella realt\u00e0 ingiusta che vi \u00e8 imposta, eppure non vi rassegnate, opponendo una resistenza attiva al sistema idolatrico che esclude, degrada e uccide. Vi ho visto lavorare instancabilmente per la terra e l\u2019agricoltura contadina, per i vostri territori e comunit\u00e0, per la dignit\u00e0 dell\u2019economia popolare, per l\u2019integrazione urbana delle vostre borgate e dei vostri insediamenti, per l\u2019autocostruzione di abitazioni e lo sviluppo di infrastrutture di quartiere, e in tante attivit\u00e0 comunitarie che tendono alla riaffermazione di qualcosa di cos\u00ec fondamentale e innegabilmente necessario come il diritto alle \u201ctre t\u201d: terra, casa e lavoro.<\/em> Questo attaccamento al quartiere, alla terra, all\u2019occupazione, al sindacato, questo riconoscersi nel volto dell\u2019altro, questa vicinanza del giorno per giorno, con le sue miserie \u2013 perch\u00e9 ci sono, le abbiamo \u2013 e i suoi eroismi quotidiani, \u00e8 ci\u00f2 che permette di esercitare il mandato dell\u2019amore non partendo da idee o concetti, bens\u00ec partendo dal genuino incontro tra persone, perch\u00e9 abbiamo bisogno di instaurare questa cultura dell\u2019incontro, perch\u00e9 non si amano n\u00e9 i concetti n\u00e9 le idee, nessuno ama un concetto, un\u2019idea, si amano le persone. Il darsi, l\u2019autentico darsi viene dall\u2019amare uomini e donne, bambini e anziani e le comunit\u00e0: volti, volti e nomi che riempiono il cuore. Da quei semi di speranza piantati pazientemente nelle periferie dimenticate del pianeta, da quei germogli di tenerezza che lottano per sopravvivere nel buio dell\u2019esclusione, cresceranno alberi grandi, sorgeranno boschi fitti di speranza per ossigenare questo mondo. Vedo con gioia che lavorate nella dimensione di<em>\u00a0prossimit\u00e0,<\/em>prendendovi cura dei germogli; ma, allo stesso tempo, con una prospettiva pi\u00f9 ampia, proteggendo il bosco. Lavorate in una prospettiva che non affronta solo la realt\u00e0 settoriale che ciascuno di voi rappresenta e nella quale \u00e8 felicemente radicato, ma cercate anche di risolvere alla radice i problemi generali di povert\u00e0, disuguaglianza ed esclusione. Mi congratulo con voi per questo. E\u2019 indispensabile che, insieme alla rivendicazione dei vostri legittimi diritti, i popoli e le loro organizzazioni sociali costruiscano un\u2019alternativa umana alla globalizzazione escludente. Voi siete seminatori del cambiamento. Che Dio vi conceda coraggio, gioia, perseveranza e passione per continuare la semina! Siate certi che prima o poi vedremo i frutti.\u00a0<em>Ai dirigenti chiedo<\/em>:\u00a0<em>siate creativi e non perdete mai il vostro attaccamento alla prossimit\u00e0, perch\u00e9 il padre della menzogna sa usurpare nobili parole, promuovere mode intellettuali e adottare pose ideologiche, ma se voi costruite su basi solide, sulle esigenze reali e sull\u2019esperienza viva dei vostri fratelli, dei contadini e degli indigeni, dei lavoratori esclusi e delle famiglie emarginate, sicuramente non sbaglierete.<\/em> La Chiesa non pu\u00f2 e non deve essere aliena da questo processo nell\u2019annunciare il Vangelo. Molti sacerdoti e operatori pastorali svolgono un compito enorme accompagnando e promuovendo gli esclusi di tutto il mondo, al fianco di cooperative, sostenendo l\u2019imprenditorialit\u00e0, costruendo alloggi, lavorando con abnegazione nel campo della salute, dello sport e dell\u2019educazione. Sono convinto che la collaborazione rispettosa con i movimenti popolari pu\u00f2 potenziare questi sforzi e rafforzare i processi di cambiamento. Teniamo sempre nel cuore la Vergine Maria, umile ragazza di un piccolo villaggio sperduto nella periferia di un grande impero, una madre senza tetto che seppe trasformare una grotta per animali nella casa di Ges\u00f9 con un po\u2019 di panni e una montagna di tenerezza. Maria \u00e8 un segno di speranza per la gente che soffre le doglie del parto fino a quando germogli la giustizia. Prego la Vergine Maria, cos\u00ec venerata dal popolo boliviano, affinch\u00e9 faccia s\u00ec che questo nostro Incontro sia lievito di cambiamento. 3. Infine vorrei che pensassimo insieme\u00a0<strong><em>alcuni compiti importanti per questo momento storico<\/em>,<\/strong>\u00a0perch\u00e9 vogliamo un cambiamento positivo per il bene di tutti i nostri fratelli e sorelle, questo lo sappiamo. Vogliamo un cambiamento che si arricchisca con lo sforzo congiunto dei governi, dei movimenti popolari e delle altre forze sociali, ed anche questo lo sappiamo. Ma non \u00e8 cos\u00ec facile da definire il contenuto del cambiamento, si potrebbe dire il programma sociale che rifletta questo progetto di fraternit\u00e0 e di giustizia che ci aspettiamo. Non \u00e8 facile definirlo. In tal senso, non aspettatevi da questo Papa una ricetta. N\u00e9 il Papa n\u00e9 la Chiesa hanno il monopolio della interpretazione della realt\u00e0 sociale n\u00e9 la proposta di soluzioni ai problemi contemporanei. Oserei dire che non esiste una ricetta. La storia la costruiscono le generazioni che si succedono nel quadro di popoli che camminano cercando la propria strada e rispettando i valori che Dio ha posto nel cuore. Vorrei, tuttavia, proporre\u00a0<em>tre grandi compiti<\/em>\u00a0che richiedono l\u2019appoggio determinante dell\u2019insieme di tutti i movimenti popolari: \u00a0 3.1.\u00a0<strong><em>Il primo compito \u00e8 quello di mettere l\u2019economia al servizio dei popoli<\/em>:<\/strong>\u00a0<strong>gli esseri umani e la natura non devono essere al servizio del denaro. Diciamo\u00a0<em>NO<\/em>\u00a0a una economia di esclusione e inequit\u00e0 in cui il denaro domina invece di servire. Questa economia uccide. Questa economia \u00e8 escludente. Questa economia distrugge la Madre Terra.<\/strong> L\u2019economia non dovrebbe essere un meccanismo di accumulazione, ma la buona amministrazione della casa comune. Ci\u00f2 significa custodire gelosamente la casa e distribuire adeguatamente i beni tra tutti. Il suo scopo non \u00e8 solo assicurare il cibo o un \u201cdecoroso sostentamento\u201d. E nemmeno, anche se sarebbe comunque un grande passo avanti, garantire l\u2019accesso alle \u201ctre t\u201d per le quali voi lottate. Un&#8217;economia veramente comunitaria, direi una economia di ispirazione cristiana, deve garantire ai popoli dignit\u00e0, \u00abprosperit\u00e0 senza escludere alcun bene\u00bb (Giovanni XXIII, Lett. enc.\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/john-xxiii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater.html\"><em>Mater et Magistra<\/em><\/a>\u00a0[15 maggio 1961], 3:\u00a0<em>AAS<\/em>\u00a053 (1961), 402). Quest\u2019ultima frase la disse il Papa Giovanni XXIII cinquant\u2019anni fa. Ges\u00f9 dice nel Vangelo che a chi avr\u00e0 dato spontaneamente un bicchier d\u2019acqua a un assetato, ne sar\u00e0 tenuto conto nel Regno dei cieli. Ci\u00f2 comporta le \u201ctre t\u201d, ma anche l\u2019accesso all\u2019istruzione, alla salute, all\u2019innovazione, alle manifestazioni artistiche e culturali, alla comunicazione, allo sport e alla ricreazione. Un\u2019economia giusta deve creare le condizioni affinch\u00e9 ogni persona possa godere di un\u2019infanzia senza privazioni, sviluppare i propri talenti nella giovinezza, lavorare con pieni diritti durante gli anni di attivit\u00e0 e accedere a una pensione dignitosa nell\u2019anzianit\u00e0. Si tratta di un\u2019economia in cui l\u2019essere umano, in armonia con la natura, struttura l\u2019intero sistema di produzione e distribuzione affinch\u00e9 le capacit\u00e0 e le esigenze di ciascuno trovino espressione adeguata nella dimensione sociale. Voi, e anche altri popoli, riassumete questa aspirazione in un modo semplice e bello: \u201c<strong>vivere bene\u201d<\/strong>\u00a0\u2013 che non \u00e8 lo stesso che \u201cpassarsela bene\u201d. Questa economia \u00e8 non solo auspicabile e necessaria, ma anche possibile. Non \u00e8 un\u2019utopia o una fantasia. \u00c8 una prospettiva estremamente realistica. Possiamo farlo. Le risorse disponibili nel mondo, frutto del lavoro intergenerazionale dei popoli e dei doni della creazione, sono pi\u00f9 che sufficienti per lo sviluppo integrale di \u00abogni uomo e di tutto l\u2019uomo\u00bb (Paolo VI, Lett. enc.\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html\"><em>Populorum progressio<\/em><\/a>\u00a0[26 marzo 1967], 14:\u00a0<em>AAS<\/em>\u00a059 (1967), 264). Il problema, invece, \u00e8 un altro. Esiste un sistema con altri obiettivi. Un sistema che oltre ad accelerare in modo irresponsabile i ritmi della produzione, oltre ad incrementare nell\u2019industria e nell\u2019agricoltura metodi che danneggiano la Madre Terra in nome della \u201cproduttivit\u00e0\u201d, continua a negare a miliardi di fratelli i pi\u00f9 elementari diritti economici, sociali e culturali. Questo sistema attenta al progetto di Ges\u00f9, contro la Buona Notizia che ha portato Ges\u00f9. <em>L\u2019equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro umano\u00a0<\/em>non \u00e8 semplice filantropia. E\u2019 un dovere morale. Per i cristiani,\u00a0<em>l\u2019impegno \u00e8 ancora pi\u00f9 forte: \u00e8 un comandamento. Si tratta di restituire ai poveri e ai popoli ci\u00f2 che appartiene a loro. La destinazione universale dei beni non \u00e8 un ornamento discorsivo della dottrina sociale della Chiesa. E\u2019 una realt\u00e0 antecedente alla propriet\u00e0 privata.<\/em>\u00a0La propriet\u00e0, in modo particolare quando tocca le risorse naturali, dev\u2019essere sempre in funzione dei bisogni dei popoli. E questi bisogni non si limitano al consumo. Non basta lasciare cadere alcune gocce quando i poveri agitano questo bicchiere che mai si versa da solo. I piani di assistenza che servono a certe emergenze dovrebbero essere pensati solo come risposte transitorie, occasionali. Non potrebbero mai sostituire la vera inclusione: quella che d\u00e0 il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale. In questo cammino, i movimenti popolari hanno un ruolo essenziale, non solo nell\u2019esigere o nel reclamare, ma fondamentalmente nel creare. Voi siete\u00a0<strong><em>poeti sociali:<\/em><\/strong>\u00a0creatori di lavoro, costruttori di case, produttori di generi alimentari, soprattutto per quanti sono scartati dal mercato mondiale. Ho conosciuto da vicino diverse esperienze in cui i lavoratori riuniti in cooperative e in altre forme di organizzazione comunitaria sono riusciti a creare un lavoro dove c\u2019erano solo scarti dell\u2019economia idolatrica. E ho visto che alcuni sono qui. Le imprese recuperate, i mercatini liberi e le cooperative di raccoglitori di cartone sono esempi di questa economia popolare che emerge dall\u2019esclusione e, a poco a poco, con fatica e pazienza, assume forme solidali che le danno dignit\u00e0. Come \u00e8 diverso questo rispetto al fatto che gli scartati dal mercato formale siano sfruttati come schiavi! I governi che assumono come proprio il compito di mettere l\u2019economia al servizio della gente devono promuovere il rafforzamento, il miglioramento, il coordinamento e l\u2019espansione di queste forme di economia popolare e di produzione comunitaria. Ci\u00f2 implica migliorare i processi di lavoro, provvedere infrastrutture adeguate e garantire pieni diritti ai lavoratori di questo settore alternativo. Quando Stato e organizzazioni sociali assumono insieme la missione delle \u201ctre t\u201d si attivano i principi di solidariet\u00e0 e di sussidiariet\u00e0 che permettono la costruzione del bene comune in una democrazia piena e partecipativa. \u00a0 3.2.\u00a0<strong><em>Il secondo compito \u00e8 quello di unire i nostri popoli nel cammino della pace e della giustizia<\/em>.<\/strong> I popoli del mondo vogliono essere artefici del proprio destino. Vogliono percorrere in pace la propria marcia verso la giustizia. Non vogliono tutele o ingerenze in cui il pi\u00f9 forte sottomette il pi\u00f9 debole. Chiedono che la loro cultura, la loro lingua, i loro processi sociali e le loro tradizioni religiose siano rispettati. Nessun potere di fatto o costituito ha il diritto di privare i paesi poveri del pieno esercizio della propria sovranit\u00e0 e, quando lo fanno, vediamo nuove forme di colonialismo che compromettono seriamente le possibilit\u00e0 di pace e di giustizia, perch\u00e9 \u00abla pace si fonda non solo sul rispetto dei diritti dell\u2019uomo, ma anche su quello dei diritti dei popoli, in particolare il diritto all\u2019indipendenza\u00bb (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_councils\/justpeace\/documents\/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#d%29%20Diritti%20dei%20popoli%20e%20delle%20Nazioni\"><em>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa<\/em>, 157<\/a>). I popoli dell\u2019America Latina hanno partorito dolorosamente la propria indipendenza politica e, da allora, portano avanti quasi due secoli di una storia drammatica e piena di contraddizioni cercando di conquistare la piena indipendenza. In questi ultimi anni, dopo tante incomprensioni, molti Paesi dell\u2019America Latina hanno visto crescere la fraternit\u00e0 tra i loro popoli. I governi della regione hanno unito le forze per far rispettare la propria sovranit\u00e0, quella di ciascun Paese e quella della regione nel suo complesso, che in modo cos\u00ec bello, come i nostri antichi padri, chiamano la \u201c<em>Patria Grande<\/em>\u201d. Chiedo a voi, fratelli e sorelle dei movimenti popolari, di avere cura e di accrescere questa unit\u00e0. Mantenere l\u2019unit\u00e0 contro ogni tentativo di divisione \u00e8 necessario perch\u00e9 la regione cresca in pace e giustizia. Nonostante questi progressi, ci sono ancora fattori che minano lo sviluppo umano equo e limitano la sovranit\u00e0 dei paesi della &#8220;Patria Grande&#8221; e di altre regioni del pianeta. Il\u00a0<strong>nuovo colonialismo<\/strong>adotta facce diverse. A volte, \u00e8 il potere anonimo dell\u2019idolo denaro: corporazioni, mutuanti, alcuni trattati chiamati \u201cdi libero commercio\u201d e l\u2019imposizione di mezzi di \u201causterit\u00e0\u201d che aggiustano sempre la cinta dei lavoratori e dei poveri. Come Vescovi latino-americani lo denunciamo molto chiaramente nel Documento di Aparecida, quando affermano che \u00able istituzioni finanziarie e le imprese transnazionali si rafforzano fino al punto di subordinare le economie locali, soprattutto indebolendo gli Stati, che appaiono sempre pi\u00f9 incapaci di portare avanti progetti di sviluppo per servire le loro popolazioni\u00bb (V Conferenza Generale dell\u2019Episcopato Latinoamericano [2007],\u00a0<em>Documento conclusivo<\/em>, 66). In altre occasioni, sotto il nobile pretesto della lotta contro la corruzione, il traffico di droga e il terrorismo &#8211; gravi mali dei nostri tempi che richiedono un intervento internazionale coordinato &#8211; vediamo che si impongono agli Stati misure che hanno poco a che fare con la soluzione di queste problematiche e spesso peggiorano le cose. Allo stesso modo, la concentrazione monopolistica dei mezzi di comunicazione che cerca di imporre alienanti modelli di consumo e una certa uniformit\u00e0 culturale \u00e8 un altro modalit\u00e0 adottata dal nuovo colonialismo. Questo \u00e8 \u00a0il colonialismo ideologico. Come dicono i Vescovi dell\u2019Africa, molte volte si pretende di convertire i paesi poveri in \u00abpezzi di un meccanismo, parti di un ingranaggio gigantesco\u00bb (Giovanni Paolo II, Esort. ap.\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/apost_exhortations\/documents\/hf_jp-ii_exh_14091995_ecclesia-in-africa.html\"><em>Ecclesia in Africa<\/em><\/a>\u00a0[14 settembre 1995], 52:\u00a0<em>AAS<\/em>\u00a088 [1996], 32-33; cfr Lett. enc.<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html\"><em>Sollicitudo rei socialis<\/em><\/a>\u00a0[30 dicembre 1987], 22:\u00a0<em>AAS<\/em>\u00a080 [1988], 539). Occorre riconoscere che nessuno dei gravi problemi dell\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 essere risolto senza\u00a0<em>l\u2019interazione tra gli Stati e i popoli a livello internazionale<\/em>. Ogni atto di ampia portata compiuto in una parte del pianeta si ripercuote nel tutto in termini economici, ecologici, sociali e culturali. Persino il crimine e la violenza si sono globalizzati. Pertanto nessun governo pu\u00f2 agire al di fuori di una responsabilit\u00e0 comune. Se vogliamo davvero un cambiamento positivo, dobbiamo accettare umilmente la nostra<strong>interdipendenza,<\/strong>\u00a0cio\u00e8 la nostra sana interdipendenza. Ma interazione non \u00e8 sinonimo di imposizione, non \u00e8 subordinazione di alcuni in funzione degli interessi di altri. Il colonialismo, vecchio e nuovo, che riduce i paesi poveri a semplici fornitori di materie prime e manodopera a basso costo, genera violenza, povert\u00e0, migrazioni forzate e tutti i mali che abbiamo sotto gli occhi&#8230; proprio perch\u00e9 mettendo la periferia in funzione del centro le si nega il diritto ad uno sviluppo integrale. E questo, fratelli, \u00e8 inequit\u00e0, e l\u2019inequit\u00e0 genera violenza che nessuna polizia, militari o servizi segreti sono in grado di fermare. Diciamo NO, dunque, a vecchie e nuove forme di colonialismo. Diciamo S\u00cc all\u2019incontro tra popoli e culture.\u00a0<em>Beati coloro che lavorano per la pace.<\/em> Qui voglio soffermarmi su una questione importante. Perch\u00e9 qualcuno potr\u00e0 dire, a buon diritto, \u201cquando il Papa parla di colonialismo dimentica certe azioni della Chiesa\u201d. Vi dico, a malincuore:\u00a0<em>si sono commessi molti e gravi peccati contro i popoli originari dell\u2019America in nome di Dio.<\/em>\u00a0Lo hanno riconosciuto i miei predecessori, lo ha detto il CELAM, il Consiglio Episcopale Latinoamericano, e lo voglio dire anch\u2019io. Come san Giovanni Paolo II, chiedo che la Chiesa \u00absi inginocchi dinanzi a Dio ed implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli\u00bb (Bolla\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/docs\/documents\/hf_jp-ii_doc_30111998_bolla-jubilee_it.html\"><em>Incarnationis mysterium<\/em><\/a>\u00a0[29 novembre 1998], 11:\u00a0<em>AAS<\/em>\u00a091 [1999], 140). E desidero dirvi, vorrei essere molto chiaro, come lo era san Giovanni Paolo II:\u00a0<em>chiedo umilmente perdono, non solo per le offese della propria Chiesa, ma per i crimini contro le popolazioni indigene durante la cosiddetta conquista dell\u2019America. E insieme a questa richiesta di perdono, per essere giusti, chiedo anche che ricordiamo migliaia di sacerdoti e vescovi, che opposero fortemente alla logica della spada con la forza della Croce. Ci fu peccato, ci fu peccato e abbondante, ma non abbiamo chiesto perdono, e per questo chiediamo perdono, e chiedo perdono, per\u00f2 l\u00e0, dove ci fu il peccato, dove ci fu abbondante peccato, sovrabbond\u00f2 la grazia mediante questi uomini che difesero la giustizia dei popoli originari.<\/em> Chiedo anche a tutti voi, credenti e non credenti, di ricordarvi di tanti vescovi, sacerdoti e laici che hanno predicato e predicano la Buona Notizia di Ges\u00f9 con coraggio e mansuetudine, rispetto e in pace &#8211; ho detto vescovi, sacerdoti e laici; non mi voglio dimenticare delle suore, che anonimamente percorrono i nostri quartieri poveri portando un messaggio di pace e di bene -, che nel loro passaggio per questa vita hanno lasciato commoventi opere di promozione umana e di amore, molte volte a fianco delle popolazioni indigene o accompagnando i movimenti popolari anche fino al martirio. La Chiesa, i suoi figli e figlie, sono una parte dell\u2019identit\u00e0 dei popoli dell\u2019America Latina. Identit\u00e0 che, sia qui che in altri Paesi, alcuni poteri sono determinati a cancellare, talvolta perch\u00e9 la\u00a0<strong>nostra fede \u00e8 rivoluzionaria,<\/strong>\u00a0perch\u00e9 la nostra fede sfida la tirannia dell\u2019idolo denaro. Oggi vediamo con orrore come\u00a0<em>il Medio Oriente\u00a0<\/em>e in altre parti del mondo si perseguitano, si torturano, si assassinano molti nostri fratelli a causa della loro fede in Ges\u00f9. Dobbiamo denunciare anche questo: in questa terza guerra mondiale \u201ca rate\u201d che stiamo vivendo, c\u2019\u00e8 una sorta \u2013 forzo il termine \u2013 di genocidio in corso che deve fermarsi. Ai fratelli e alle sorelle del\u00a0<em>movimento indigeno latinoamericano,<\/em>lasciatemi esprimere il mio pi\u00f9 profondo affetto e congratularmi per la ricerca dell\u2019unione dei loro popoli e delle culture; unione che a me piace chiamare \u201cpoliedro\u201d: una forma di convivenza in cui le parti mantengono la loro identit\u00e0 costruendo insieme una pluralit\u00e0 che, non mette in pericolo, bens\u00ec rafforza l\u2019unit\u00e0. La loro ricerca di questo multiculturalismo, che combina la riaffermazione dei diritti dei popoli originari con il rispetto dell\u2019integrit\u00e0 territoriale degli Stati, ci arricchisce e ci rafforza tutti. \u00a0 3.3.\u00a0<strong><em>Il terzo compito, forse il pi\u00f9 importante che dobbiamo assumere oggi, \u00e8 quello di difendere la Madre Terra.<\/em><\/strong> La casa comune di tutti noi viene saccheggiata, devastata, umiliata impunemente. La codardia nel difenderla \u00e8 un peccato grave. Vediamo con delusione crescente che si succedono uno dopo l\u2019altro vertici internazionali senza nessun risultato importante. C\u2019\u00e8 un chiaro, preciso e improrogabile imperativo etico ad agire che non viene soddisfatto. Non si pu\u00f2 consentire che certi interessi \u2013 che sono globali, ma non universali \u2013 si impongano, sottomettano gli Stati e le organizzazioni internazionali e continuino a distruggere il creato. I popoli e i loro movimenti sono chiamati a far sentire la propria voce, a mobilitarsi, ad esigere \u2013 pacificamente ma tenacemente \u2013 l\u2019adozione urgente di misure appropriate. Vi chiedo, in nome di Dio, di difendere la Madre Terra. Su questo argomento mi sono debitamente espresso nella Lettera enciclica\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html\"><em>Laudato si&#8217;<\/em><\/a>, che credo vi sar\u00e0 consegnata alla fine.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>Per terminare, vorrei dire ancora una volta:\u00a0<em>il futuro dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u00a0non \u00e8 solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle \u00e9lite.\u00a0<em>E&#8217; soprattutto nelle mani dei popoli<\/em>; nella loro capacit\u00e0 di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umilt\u00e0 e convinzione, questo processo di cambiamento. Io vi accompagno. E ciascuno, ripetiamo insieme dal cuore:\u00a0<strong>nessuna famiglia senza casa, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessun popolo senza sovranit\u00e0, nessuna persona senza dignit\u00e0, nessun bambino senza infanzia, nessun giovane senza opportunit\u00e0, nessun anziano senza una venerabile vecchiaia.<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Proseguite nella vostra lotta e, per favore, abbiate molta cura della Madre Terra. Credetemi, sono sincero, lo dico dal cuore:\u00a0<em>prego per voi, prego con voi e desidero chiedere a Dio nostro Padre di accompagnarvi e di benedirvi, che vi colmi del suo amore e vi difenda nel cammino, dandovi abbondantemente quella forza che ci fa stare in piedi: quella forza \u00e8 la speranza.<\/em>\u00a0E una cosa importante: la speranza non delude! E, per favore, vi chiedo di pregare per me. E se qualcuno di voi non pu\u00f2 pregare, con tutto rispetto, gli chiedo che mi pensi bene e mi mandi \u201cbuona onda\u201d. Grazie!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Centro Expo Feria, Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) Gioved\u00ec, 9 luglio 2015 Sorelle e fratelli, buon pomeriggio! Qualche mese fa\u00a0ci siamo incontrati a Roma\u00a0[28.10.2014] ed ho presente quel primo nostro incontro. Durante questo periodo vi ho portato nel mio cuore e nelle mie preghiere. Sono contento di rivedervi qui, a discutere sui modi migliori per superare le gravi situazioni di ingiustizia che soffrono gli esclusi in tutto il mondo. Grazie, Signor Presidente Evo Morales, perch\u00e9 accompagna cos\u00ec risolutamente questo Incontro. Quella volta a Roma ho sentito qualcosa di molto bello: fraternit\u00e0, decisione, impegno, sete di giustizia. 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