{"id":10577,"date":"2015-06-10T10:42:16","date_gmt":"2015-06-10T10:42:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=10577"},"modified":"2020-06-22T09:18:28","modified_gmt":"2020-06-22T09:18:28","slug":"frammenti-di-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=10577","title":{"rendered":"Frammenti (di Palestina)"},"content":{"rendered":"<p>(09\/06\/2015)<\/p>\n<p>Nel 2003 usc\u00ec la traduzione italiana di un libro dal titolo \u2018Politicidio\u2019, scritto da un noto sociologo ebreo israeliano, Baruch Kimmerling.\u00a0L&#8217;autore inseriva la spirale di violenza del conflitto israelo-palestinese della seconda Intifada nel contesto della politica di Sharon, il cui obiettivo primario era l&#8217;annientamento dell&#8217;Autorit\u00e0 Palestinese e lo smantellamento degli accordi di Oslo. In poche parole egli programm\u00f2 la graduale e sistematica distruzione dei palestinesi come entit\u00e0 politica: insomma, un politicidio. L\u2019idea dell\u2019annientamento nacque in realt\u00e0 molto prima, dai tempi del fondatore Ben Gurion secondo la ben collaudata tradizione coloniale (inglese e francese in primis), tramite l\u2019uccisione mirata dei leader pi\u00f9 carismatici e competenti e la realizzazione sul terreno di condizioni tali da impedire una soluzione alternativa al dominio israeliano.<\/p>\n<p>Alcuni anni dopo, a seguito dei miei viaggi e dei miei incontri, scrissi a mia volta un pezzo che inizialmente intitolai \u2018Popolicidio\u2019 e che fu pubblicato sulla rivista Valori. In esso intendevo descrivere la distruzione della societ\u00e0 civile palestinese tramite azioni esplicite e concertate ed altre forse non intenzionali ma altrettanto negative. In questo ultimo viaggio ho potuto riscontrare segnali che indicano in modo chiaro una progressione ulteriore di questo processo di frammentazione. Segnali che mi portano sempre pi\u00f9 a pensare che anche nell\u2019auspicato caso in cui una soluzione alternativa a quella voluta dal sionismo possa prendere carne, stato federale unico o due stati separati, l\u2019autodeterminazione della popolazione palestinese non si possa mai compiutamente realizzare. Le cause di ci\u00f2 sono varie e complesse, ma provo qua brevemente ad elencarle.<\/p>\n<p>La causa primaria \u00e8 senza dubbio l\u2019occupazione Israeliana, come chiunque abbia uno sguardo sgombro da pregiudizi pu\u00f2 facilmente capire anche da una analisi sommaria. Essa determina un sostanziale isolamento economico di Cisgiordania e Gaza, oltrepassabile di fatto solo pagando mediatori israeliani, da cui consegue una dipendenza pressoch\u00e9 totale dalla potenza occupante. Essa perpetua in barba al diritto internazionale (cosiddetto anche se non riconosciuto e praticato da tutti gli stati) il furto di terre e risorse fondamentali come acqua e gas naturale. Essa si fonda sulla presenza capillare, in buona parte della Cisgiordania e su tutto il perimetro di Gaza, della forza militare e sul controllo dello sviluppo della vita civile.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/il-muro-e-la-primavera.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-10578 size-medium\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/il-muro-e-la-primavera-300x300.jpg\" alt=\"il muro e la primavera\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/il-muro-e-la-primavera-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/il-muro-e-la-primavera-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/il-muro-e-la-primavera.jpg 539w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La prima causa indiretta \u00e8 adesso da identificare nella politica dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese (AP), nata dopo i trattati di Oslo di met\u00e0 anni \u201890. Essa svolge in pratica funzioni di polizia per la potenza occupante, in un tentativo di vedersi finalmente riconoscere le proprie buone intenzioni per una convivenza pacifica. E\u2019 infatti sempre pi\u00f9 comune sentire storie che descrivono arresti di attivisti nonviolenti e persone comuni, anche semplicemente sulla base di critiche su Facebook. Tutti questi sforzi non hanno per\u00f2 dato alcun frutto e si sono create forti divisioni interne da cui deriva la attuale mancanza di un governo unitario. Infine la corruzione \u00e8 dilagante e vasti settori della societ\u00e0 civile non si sentono rappresentati dall\u2019AP.<\/p>\n<p>In questo quadro, di per s\u00e9 gi\u00e0 complesso, la comunit\u00e0 internazionale rappresenta un\u2019ulteriore causa secondaria di frammentazione. Essa, che pur ha chiesto prove di responsabilit\u00e0 all\u2019AP in cambio di future concessioni, di fatto ha poi tradito le aspettative dell\u2019AP stessa. Ultimamente a fronte di una forte attivit\u00e0 del movimento internazionale BDS, alcuni stati e settori privati hanno sostanzialmente promosso il blocco di prodotti provenienti dalle colonie. Persino il ministro degli esteri dell\u2019UE Mogherini ha minacciato di obbligare i commercianti a riportare sulle etichette la provenienza dei prodotti. Detto questo per\u00f2 il diritto internazionale tarda ad esser applicato concretamente. Addirittura Mogherini stessa chiede a Netanyahu di bloccare l\u2019espansione delle colonie (tutte illegali secondo il diritto internazionale) ma non promuove alcuna richiesta su di un loro smantellamento.<\/p>\n<p>Le innumerevoli ONG presenti nell\u2019area da decenni, compresa l\u2019agenzia ONU per i rifugiati UNRWA, sono esse stesse causa di frammentazione a prescindere dalle intenzioni con cui lavorano. Spesso, anche quando lo fanno con coscienza e professionalit\u00e0, non possono modificare la situazione di fondo perch\u00e9 devono sottostare impotenti alle richieste della potenza occupante. Inoltre sovente esportano modelli culturali e di relazione non indigeni, che prima o poi vengono espulsi come corpi estranei. Sono innumerevoli infatti gli esempi di edifici andati in rovina o di attivit\u00e0 abbandonate a s\u00e9 stesse. Infine esse appoggiandosi a personale locale di fatto creano pletore di persone e famiglie dipendenti da loro per la propria sopravvivenza. E questo non aiuta a incentivare la autodeterminazione ed un rapporto maturo e responsabile.<\/p>\n<p>Infine da non sottovalutare \u00e8 \u00a0il fenomeno della violenza di genere, conseguenza della forte rinascita di una cultura patriarcale. La societ\u00e0 palestinese non \u00e8 in primis immune dalle tendenze presenti in tutte le societ\u00e0 sviluppate, a prescindere da differenze di censo o di educazione scolastica. Essa poi vive ancor pi\u00f9 il dramma delle donne e dei minori, acuita dalla frustrazione dei maschi adulti come \u00e8 stato ben rappresentato nell\u2019encomiabile film \u201cAtash\u201d. In esso il capo famiglia dichiara esplicitamente questa frustrazione rivolgendosi in un delirio notturno ad un soldato immaginario: \u201cTutti qua mi temono. Perch\u00e9 tu no?\u201d<\/p>\n<p>Non mancano per\u00f2 alcuni segnali di speranza. Spesso sono residui di quello che la Palestina \u00e8 stata prima del periodo mandatario inglese e della nascita dello stato di Israele. Persino di poche decine di anni fa, quando le donne erano indipendenti al punto da girare liberamente in minigonna nelle citt\u00e0. Il tasso di educazione femminile \u00e8 pur sempre il pi\u00f9 alto rispetto ai paesi arabi circostanti. Esso \u00e8 addirittura superiore a quello maschile. Io personalmente conosco una famiglia musulmana di Betlemme con 11 figlie laureate su un totale di 13. Anche a Jenin conosco una famiglia del campo profughi in cui nonostante un marito con handicap grave la madre fa studiare le figlie nonostante le difficolt\u00e0 economiche. Esistono poi esempi di cooperative di donne come\u00a0a Ramallah e nell&#8217;area di Hebron, fondamentali per la loro promozione sociale nonch\u00e9 per il mantenimento economico delle famiglie da loro dipendenti.<\/p>\n<p>Ramallah, capitale di fatto al posto di Gerusalemme, \u00e8 una bolla dove le offerte culturali aumentano giorno per giorno e dove i negozi ricordano a volte gli standard europei. Forme di attivit\u00e0 teatrali continuano ad essere presenti persino a Jenin. Se il \u201cFreedom Theatre\u201d sembra perdere la propria identit\u00e0 sotto l\u2019influenza internazionale, prosegue nell\u2019ombra il lavoro di pezzi da esso fuorusciti. Di recente \u00e8 sorta una formazione dal nome \u201cFragments\u201d per l\u2019appunto. Vorrei infine sottolineare la pervicacia con cui si continua a vivere il quotidiano nelle piccole comunit\u00e0, con la atavica solidariet\u00e0 che il modello individualista occidentale tenta di seppellire. Riporto soltanto l\u2019esempio del centro medico di Betlemme \u201cAl Sadaqa\u201d (l\u2019amicizia) nato dal nulla e che sta crescendo con l\u2019intento di curare gratis vedove, orfani e indigenti in genere mentre i pi\u00f9 ricchi pagano.<\/p>\n<p>Non posso che augurare che questi frammenti formino le tessere da cui sorga un nuovo mosaico\u2026 non formato di pietre morte come negli scavi archeologici ma di pietre vive.<\/p>\n<p>(FD)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(09\/06\/2015) Nel 2003 usc\u00ec la traduzione italiana di un libro dal titolo \u2018Politicidio\u2019, scritto da un noto sociologo ebreo israeliano, Baruch Kimmerling.\u00a0L&#8217;autore inseriva la spirale di violenza del conflitto israelo-palestinese della seconda Intifada nel contesto della politica di Sharon, il cui obiettivo primario era l&#8217;annientamento dell&#8217;Autorit\u00e0 Palestinese e lo smantellamento degli accordi di Oslo. 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