{"id":10551,"date":"2015-06-09T08:47:24","date_gmt":"2015-06-09T08:47:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=10551"},"modified":"2020-06-22T09:18:29","modified_gmt":"2020-06-22T09:18:29","slug":"assemblea-a-betlemme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=10551","title":{"rendered":"Assemblea a Betlemme"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/palumbo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-10552\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/palumbo.jpg\" alt=\"palumbo\" width=\"440\" height=\"330\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/palumbo.jpg 1280w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/palumbo-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/palumbo-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/palumbo-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con la Campagna Ponti e non Muri delegati di Pax Christi Italia si recano ogni anno in Cisgiordania compiendo dei pellegrinaggi di giustizia, ascoltando testimoni e portando spesso aiuto concreto e solidale.<\/p>\n<p>Dal 13 al 20 Maggio la nostra delegazione ha prima partecipato all\u2019Assemblea Internazionale del Movimento tenutasi a Betlemme, con oltre 160 delegati provenienti da diverse nazioni, e successivamente ha compiuto un <em>tour<\/em> in questa martoriata terra, visitando i luoghi pi\u00f9 significativi dell\u2019occupazione. Alla fine dell\u2019Assemblea i partecipanti mediante il loro comunicato hanno chiesto il riconoscimento di uno Stato palestinese e la fine degli insediamenti colonici. Il nostro gruppo di delegati italiani, ascoltando i testimoni ha potuto capire come questi due aspetti sono nevralgici nel complicato processo di pace.<\/p>\n<p>Nel villaggio di Al Masara l\u2019attivista palestinese Mahoud ci ha spiegato le modalit\u00e0 di lotta nonviolenta del proprio villaggio, attraverso il cui territorio dovrebbe passare il Muro che cinge la citt\u00e0 di Betlemme, separando il villaggio da quest\u2019ultima. Ogni venerd\u00ec una marcia silenziosa si muove verso il <em>check point<\/em> formato dai militari a guardia del tracciato. Incuranti delle minacce gli abitanti del villaggio si avvicinano ai soldati cercando un confronto con loro; confronto che li mostra per quello che sono, uomini e donne coinvolti in un conflitto in cui spesso neanche loro credono. Questa modalit\u00e0 consente ai soldati di ragionare sulla giusta causa delle loro scelte, e per gli abitanti del villaggio costituisce un recupero della loro dignit\u00e0 di uomini e donne in lotta per la propria terra. La scelta di adottare un sistema nonviolento di risoluzione del conflitto, produce una trasformazione dello stesso, dalla prevaricazione sul nemico o presun to tale si passa al confronto ed al dialogo, la creativit\u00e0 diventa sistema di lotta.<\/p>\n<p>Lo stesso tipo di lotta viene applicata per il ripristino degli uliveti, che distrutti con i bulldozer israeliani vengono ripiantati, coltivati e potati dagli abitanti del villaggio con ostinazione e speranza.<\/p>\n<p><strong>Anche Rashid,<\/strong> l\u2019attivista del Jordan Solidarity Moviment che incontriamo nella Valle del Giordano, sceglie la nonviolenza come forma di lotta. Nel villaggio di Alluja nei pressi della citt\u00e0 di Gerico, attua la propria forma di resistenza ricostruendo le case che l\u2019esercito israeliano demolisce. Tutto il villaggio \u00e8 coinvolto nella produzione di mattoni che avviene impastando il fango e per la cui produzione \u00e8 stata costruita addirittura una macchina in grado di produrne circa 500 al giorno. Ancora una volta il processo di lotta nonviolenta attua una trasformazione, degli oppressori che vedono vanificarsi i loro sforzi di prevaricazione e degli oppressi che vedono crescere come singoli e come comunit\u00e0 l\u2019autostima e la forza interiore. \u00a0Proprio di forza interiore e speranza ci parla il Dr. Nidal, coraggioso medico di Betlemme che gestisce un poliambulatorio dove tutti, anche chi non \u00e8 in grado di pagarsi le cure, vengono curati. Nidal ha conosciuto il carcere, sia lui che tutto il suo personale medico. Ha conosciuto la devastazione perpetrata dai militari israeliani che hanno fatto irruzione nel suo centro, ma nonostante tutto egli continua ogni giorno il suo lavoro, continua ogni giorno con l\u2019aiuto dei suoi collaboratori ad assistere malati e famiglie. E\u2019 proprio da questi testimoni che dobbiamo partire, Mahoud, Rashid, Nidal e tanti altri come loro rappresentano quella parte di Palestina che non si arrende, che non si piega alla disperazione ma al contrario ogni giorno lotta e spera per una terra in cui possano essere rispettati i diritti. Ma non \u00e8 solo la societ\u00e0 civile palestinese che si oppone all\u2019occupazione, voci sempre pi\u00f9 consistenti vengono da frange della societ\u00e0 civile israeliana attraverso associazioni come Zochrot e Breaking The Silence. Abbiamo incontrato un esponente di quest\u2019ultima formata da ex militari in congedo delle forze di sicurezza israeliane. Ci ha raccontato come molti di loro siano stati testimoni e perpetratori delle violenze commesse dall\u2019esercito e come sempre pi\u00f9 spesso i soldati sentano il bisogno di raccontare gli orrori commessi nella negazione dei pi\u00f9 elementari diritti.<\/p>\n<p><strong>Diritti che vengono fortemente negati<\/strong> ai palestinesi della Cisgiordania che vivono a stretto contatto con gli insediamenti colonici. Le colonie, che rappresentano con molta probabilit\u00e0 l\u2019ostacolo maggiore al processo di pace, sono di due tipi; insediamenti residenziali costruiti a ridosso delle citt\u00e0, oppure beni immobili confiscati ai palestinesi. Nel primo caso gli insediamenti occupano colline e vallate intorno alle citt\u00e0, come Betlemme e Ramallah, che sono sorte dalla confisca di terreni di propriet\u00e0 palestinese. Con la costruzione del Muro i palestinesi hanno di fatto perso l\u2019accesso a quelle terre. Nel secondo caso invece vi \u00e8 la diretta confisca dei beni immobili all\u2019interno delle citt\u00e0, come Hebron e Gerusalemme, in cui interi quartieri con case, strade, negozi diventano di propriet\u00e0 israeliana. In questo caso la vicinanza delle parti in conflitto crea un importante problema di convivenza creando presupposto per i frequenti scontri.<\/p>\n<p><strong>Ma quali sono i motivi per cui la popolazione israeliana va a\u00a0 vivere nelle colonie?<\/strong> Lo Stato di Israele effettua una forte politica di incentivazione per chi sceglie di viverci. Alla base vi \u00e8 il costo ridotto delle case, ma anche i servizi erogati come acqua, luce, trasporti, scuole sono concessi spesso in maniera gratuita. Tale politica favorisce anche l\u2019immigrazione di Ebrei provenienti da altri paesi,\u00a0 molti anche dall\u2019Europa dell\u2019Est, stranieri quindi che si ritrovano ad avere diritti maggiori dei palestinesi proprietari di quelle terre. \u00c8 un vero e proprio processo di pulizia etnica, la popolazione preesistente viene progressivamente messa in condizione di andare via rimuovendo loro e la loro cultura. Quel popolo, quel paese in qualche decennio non esister\u00e0 pi\u00f9 creando una diaspora. Compito di noi europei non \u00e8 di andare l\u00ec a dispensare consigli, ma \u00e8 quello di ascoltare le loro esperienze ed istanze, attuando ogni forma di pressione verso la nostra societ\u00e0 civile ed i nostro governi per far sentire la loro voce.<\/p>\n<p>Lino Palumbo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la Campagna Ponti e non Muri delegati di Pax Christi Italia si recano ogni anno in Cisgiordania compiendo dei pellegrinaggi di giustizia, ascoltando testimoni e portando spesso aiuto concreto e solidale. Dal 13 al 20 Maggio la nostra delegazione ha prima partecipato all\u2019Assemblea Internazionale del Movimento tenutasi a Betlemme, con oltre 160 delegati provenienti da diverse nazioni, e successivamente ha compiuto un tour in questa martoriata terra, visitando i luoghi pi\u00f9 significativi dell\u2019occupazione. 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