Sergio Paronetto al Convegno di Vicenza di fine anno: Il realismo profetico di papa Francesco

(l’ombra di Caino 7.9.2013 e 13.9.2014; l’ombra degli attuali Erode 25.12.2014; dissipare l’ombra di Caino (T. Bello))

Realismo e profezia sono realtà intrecciate nel cammino degli operatori e delle operatrici di pace. Sono una costante nel cammino quasi solitario, variamente contrastato, di papa Francesco.

Realismo: – il panorama della storia drammatica e violenta del Novecento; – l’orribile realtà delle guerre risorgenti e delle loro lunghe ineliminabili conseguenze; – la ferocia sempre più diffusa e devastante delle violenze piccole e grandi; – gli interessi in gioco in un sistema orientato alla guerra (quella armata-geopolitica e quella economica-finanziaria), l’azione dell’industria della distruzione, degli “affaristi della guerra” o dell’ “impero del denaro” che schiaccia, corrompe e uccide; – la “globalizzazione dell’indifferenza”, le nostre distrazioni, pigrizie, complicità e dello spirito di Caino che ci coinvolge – il rischio di degrado totale o di collasso per l’umanità; partire dai volti, dai piccoli

Profezia: – è passione per l’umanità, ferita ma pronta al cammino; -l’opzione per le vittime delle violenze, in particolare per i bambini-bambine, radici del futuro a rischio; la costruzione di ponti conviviali nel vivo delle tragedie, gestire-trasformare i conflitti in senso costruttivo; -fare dei problemi un’occasione di cambiamento; – l’inquietudine creativa della pace come dono e impegno: una nuova visione dei rapporti umani, uno sguardo umano sul mondo; – la testimonianza di vita nuova, l’annuncio dalla gioia del Vangelo, il potere dei gesti-segni di novità che anticipano-realizzano in qualche modo il Regno; – cogliere “la forza della resurrezione” nella storia, accendere-riconoscere l’azione permanente dello Spirito che ci guida, la “comunione delle differenze”.

Insomma il suo e il nostro è un impastare la terra coi sogni, il dolore con l’amore. E’ sogno diurno coi piedi per terra. Sogno diurno, incarnato, operativo; esperienza di un dono, indicazione di un cammino, ulteriorità…Quindi, non c’è vera profezia senza realismo (senza l’immersione nelle sofferenze della storia con proposte innovatrici-trasformatrici, lotta comune per la giustizia e la pace, altrimenti essa resta un grido solitario, impotente, disperato, condanna facile e gratificante del male). E non c’è vero realismo senza profezia (senza slancio fiducioso, coraggio, volare alto, pregare e operare con gioia, altrimenti esso diventa attivismo confuso, nervoso, autoreferenziale, esposto a rinuncia, a delusione, a sconforto). Non c’è ilqui senza il non ancora e viceversa. Non c’è vero realismo senza il sogno, il comune trascendere verso l’altro, l’oltre e l’alto. Non c’è vera profezia senza il segno, l’uscire, il camminare, incontrare, curare la carne di Cristo

L’anello di collegamento fra realismo e profezia è l’assunzione di responsabilità, il farsi carico, “curare la carne di Cristo”.

Sono frequenti in Francesco le domande della responsabilità, le domande rivolte ad Adamo, uomo dove sei? E a Caino dov’è tuo fratello?...Cosa vuol dire custodire la terra? 5.6.2013.

Le rilancia in vari modi: da Lampedusa nel luglio 2013 al viaggio in Palestina-Israele del maggio 2014; dalla grande veglia mondiale del settembre 2013 al terribile monito di Redipuglia del 13 settembre 2014 fino al Natale 2014, dal messaggio 1.1.2014 al 1.1.2015 sulla fraternità:

è possibile uscire dalla spirale delle violenze? 7.9.13/ Chi di noi ha pianto…? 25.2.14/ Chi vende armi per fare le guerre? 24.5.14. Chi di voi fabbrica armi? 11.6.14… Dalla Evangelii gaudium all’enciclica sul creato 2015.

Il linguaggio realistico-simbolico, esistenziale-profetico, di Francesco assomiglia a quello di Tonino Bello che è diventato il papa del grembiule. Alla Focsiv, il 4 dicembre 2014, parla della “Chiesa che si cinge il grembiule e si china a servire i fratelli in difficoltà”. Per dissipare l’ombra di Caino e l’ombra degli attuali Erode, occorre come Maria accogliere l’ombra dello Spirito (Lc, 1, 35 ) per generare, farla scendere, vederla operare in ogni periferia, servirla nella difesa della dignità umana

 

Papa Francesco sul Giordano

 

Qualche intervento, tra i tanti, di papa Francesco

7 settembre 2013

Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra i fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte! Dopo il caos del Diluvio, ha smesso di piovere: si vede l’arcobaleno e la colomba porta un ramo di ulivo. Penso anche oggi a quell’ulivo che rappresentanti delle diverse religioni abbiamo piantato a Buenos Aires, in Piazza de Mayo nel 2000, chiedendo che non sia più caos, chiedendo che non sia più guerra, chiedendo pace.

E a questo punto mi domando: E’ possibile percorrere un’altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana – la mia fede cristiana – mi spinge a guardare alla Croce…. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello – ma, penso ai bambini: soltanto a quelli … guarda al dolore del tuo fratello – e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!… non più la guerra, non più la guerra!» (Discorso alle Nazioni Unite, 4 ottobre 1965: AAS 57 [1965], 881). «La pace si afferma solo con la pace: la pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità» (Messaggio per Giornata Mondiale della pace 1976: AAS 67 [1975], 671).

25.2.2014

“Ogni giorno, sui giornali, troviamo guerre: “i morti sembrano far parte di una contabilità quotidiana. Siamo abituati a leggere queste cose! E se noi avessimo la pazienza di elencare tutte le guerre che in questo momento ci sono nel mondo, sicuramente avremmo parecchie carte scritte. Sembra che lo spirito della guerra si sia impadronito di noi. Si fanno atti per commemorare il centenario di quella Grande Guerra, tanti milioni di morti… E tutti scandalizzati! Ma oggi invece di una grande guerra, piccole guerre dappertutto,popoli divisi… E per conservare il proprio interesse si ammazzano, si uccidono fra di loro”.

“Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?”. “Le guerre, l’odio, l’inimicizia non si comprano al mercato: sono qui, nel cuore.” Quando da bambini, nel catechismo, “ci spiegavano la storia di Caino e Abele, tutti noi eravamo scandalizzati”, non si poteva accettare che uno uccidesse il fratelloOggi, però, “tanti milioni si uccidono tra fratelli, fradi loro. Ma siamo abituati”. La Prima Guerra Mondiale “ci scandalizza, ma questa grande guerra un po’ dappertutto”, un po’ “nascosta, non ci scandalizza! E muoiono tantiper un pezzo di terra, per una ambizione, per un odio, per una gelosia razziale”. “La passione ci porta alla guerra, allo spirito del mondo”. “Anche abitualmente davanti a un conflitto, ci troviamo in una situazione curiosa: andare avanti per risolverlo, litigando. Col linguaggio di guerra. Non viene prima il linguaggio di pace! E le conseguenze?

Pensate ai bambini affamati nei campi dei rifugiati…Pensate a questo soltanto: questo è il frutto della guerra! E, se volete, pensate ai grandi salotti, alle feste che fannoquelli che sono i padroni delle industrie delle armi, che fabbricano le armi, le armi che finiscono lì. Il bambino ammalato, affamato, in un campo di rifugiati e le grandi feste,la buona vita che fanno quelli che fabbricano le armi”. “Cosa succede nel nostro cuore?”.

24 maggio 2014 a Betania lungo il Giordano

Siamo profondamente toccati dai drammi e dalle ferite del nostro tempo, in modo speciale da quelle provocate dai conflitti ancora aperti in Medio Oriente. Penso in primo luogo all’amataSiria, lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha già mietuto innumerevoli vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi. Tuttivogliamo la pace! Ma guardando questo dramma della guerra, guardando queste ferite, guardando tanta gente che ha lasciato la sua patria, che è stata costretta adandarsene via, io mi domando: chi vende le armi a questa gente per fare la guerra? Ecco la radice del male! L’odio e la cupidigia del denaro nelle fabbriche e nelle venditedelle armi. Questo ci deve far pensare a chi è dietro, che dà a tutti coloro che sono in conflitto le armi per continuare il conflitto! Pensiamo, e dal nostro cuore diciamoanche una parola per questa povera gente criminale, perché si converta.

11.6.2014 Corruzione, schiavitù, armi

Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, per la vanità, o il potere, o l’orgoglio, allora il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Con tutto questo potere, con tutti questi soldi, con tutto il tuo orgoglio, con tutta la tua vanità, non sarai felice. Nessuno può portare con sé dall’altra parte né i soldi, né il potere, né la vanità, né l’orgoglio. Possiamo soltanto portare l’amore che Dio Padre ci dà, le carezze di Dio, accettate e ricevute da noi con amore. E possiamo portare quello che abbiamo fatto per gli altri. Attenzione a non riporre la speranza nei soldi, nell’orgoglio, nel potere, nella vanità, perché tutto ciò non puòprometterci niente di buono!

Penso per esempio alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere; voi pensate che una persona corrotta sarà felice dall’altra parte? No, tutto il frutto della sua corruzione ha corrotto il suo cuore e sarà difficile andare dal Signore.

Penso a coloro che vivono della tratta di persone e del lavoro schiavo; voi pensate che questa gente che tratta le persone, che sfrutta le persone con il lavoro schiavo ha nel cuore l’amore di Dio? No, non hanno timore di Dio e non sono felici. Non lo sono.

Penso a coloro che fabbricano armi per fomentare le guerre; ma pensate che mestiere è questo. Io sono sicuro che se faccio adesso la domanda: quanti di voi sietefabbricatori di armi? Nessuno, nessuno. Questi fabbricatori di armi non vengono a sentire la Parola di Dio! Questi fabbricano la morte, sono mercanti di morte e fannomercanzia di morte. 
Che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio. Il Salmo 34 ci fa pregare così: «Questo povero grida e il Signore lo ascolta,lo salva da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera» (vv. 7-8). Chiediamo al Signore la grazia di unire la nostra voce a quella dei poveri, per accogliere il dono del timore di Dio e poterci riconoscere, insieme a loro, rivestiti della misericordia e dell’amore di Dio, che è il nostro Padre, il nostro papà.

Angelus 27.7.2014

domani ricorre il centesimo anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, che causò milioni di vittime e immense distruzioni. Tale conflitto, che Papa Benedetto XV definì una “inutile strage”, sfociò, dopo quattro lunghi anni, in una pace risultata più fragile. Domani sarà una giornata di lutto nel ricordo di questo dramma. Mentre ricordiamo questo tragico evento, auspico che non si ripetano gli sbagli del passato, ma si tengano presenti le lezioni della storia, facendo sempre prevalere le ragioni della pace mediante un dialogo paziente e coraggioso.

8.9.2014 per il convegno interreligioso di Anversa della Comunità S. Egidio

“Questo anniversario ci insegna che la guerra non è mai un mezzo soddisfacente a riparare le ingiustizie e a raggiungere soluzioni bilanciate alle discordie politiche e sociali”. Ogni guerra “è una inutile strage”. “La guerra trascina i popoli in una spirale di violenza che poi si dimostra difficile da controllare, demolisce ciò che generazioni hanno lavorato per costruire e prepara la strada a ingiustizie e conflitti ancora peggiori”.

13.9.2014

Omelia a Redipuglia 13.9.2014 L’ombra di Caino ci ricopre

Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano…trovandomi qui, in questo luogo, vicino a questo cimitero, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia. Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. Laguerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione! La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere… sono motivi chespingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quandonon c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: “A me che importa?”. «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini,mamme, papà… “A me che importa?”.

Sopra l’ingresso di questo cimitero, aleggia il motto beffardo della guerra: “A me che importa?”. Tutte queste persone, che riposano qui, avevano i loro progetti, avevano iloro sogni…, ma le loro vite sono state spezzate. Perché? Perché l’umanità ha detto: “A me che importa?”. Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerramondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni… Ad essere onesti, la prima pagina dei giornali dovrebbe averecome titolo: “A me che importa?”. Caino direbbe: «Sono forse io il custode di mio fratello?».

Questo atteggiamento è esattamente l’opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo. Abbiamo ascoltato: Lui è nel più piccolo dei fratelli: Lui, il Re, il Giudice del mondo, Lui èl’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ammalato, il carcerato…
Chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: “A me che importa?”, rimane fuori. Qui e nell’altro cimitero ci sono tantevittime. Oggi noi le ricordiamo. C’è il pianto, c’è il lutto, c’è il dolore. E da qui ricordiamo le vittime di tutte le guerre.

Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? E’ possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e dipotere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!

E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?”.

E’ proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere. Con quel “A me che importa?” che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forseguadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere. Caino non ha pianto. Non ha potuto piangere. L’ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero.Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni.

Con cuore di figlio, di fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da “A me che importa?”, al pianto. Per tutti i caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. Il pianto. Fratelli, l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto.
28.10.2014 ai movimenti popolari

Non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta…. Tutti i popoli della terra, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutti dobbiamo alzare la voce in difesa di questi due preziosi doni: la pace e la natura. La sorella madre terra, come la chiamava san Francesco d’Assisi.

Poco fa ho detto, e lo ripeto, che stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora sifabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambiniaffamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quantadistruzione, quanto dolore! Oggi, care sorelle e cari fratelli, si leva in ogni parte della terra, in ogni popolo, in ogni cuore e nei movimenti popolari, il grido della pace: Mai più la guerra!

Un sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio…Fratelli e sorelle: il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno è una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti…

Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura? Perché in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita daun’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza! Si è globalizzata l’indifferenza: cosa importa a me di quello che succedeagli altri finché difendo ciò che è mio? Perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio.

Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione.

Al Consiglio d’Europa 25.11.2014

…Il progetto dei Padri fondatori era quello di ricostruire l’Europa in uno spirito di mutuo servizio, che ancora oggi, in un mondo più incline a rivendicare che a servire, deve costituire la chiave di volta della missione del Consiglio d’Europa, a favore della pace, della libertà e della dignità umana. D’altra parte, la via privilegiata per la pace  per evitare che quantoaccaduto nelle due guerre mondiali del secolo scorso si ripeta – è riconoscere nell’altro non un nemico da combattere, ma un fratello da accogliere. Si tratta di un processocontinuo, che non può mai essere dato per raggiunto pienamente. È proprio quanto intuirono i Padri fondatori, che compresero che la pace era un bene da conquistare continuamente e che esigeva assoluta vigilanza. Erano consapevoli che le guerre si alimentano nell’intento di prendere possesso degli spazi, cristallizzare i processi e cercare di fermarli; viceversa cercavano la pace che si può realizzare soltanto nell’atteggiamento costante di iniziare processi e portarli avanti. In tal modo affermavano la volontà di camminare maturando nel tempo, perché è proprio il tempo che governa gli spazi, li illumina e li trasforma in una catena di continua crescita, senza vie di ritorno. Perciò costruire la pace richiede di privilegiare le azioni che generano dinamismi nuovi nella società e coinvolgono altre persone e altri gruppi che li svilupperanno, fino a che portino frutto in importanti avvenimenti storici. Per questa ragione diedero vita a questo Organismo stabile. Il beato Paolo VI, alcuni anni dopo, ebbe a ricordare che «le istituzioni stesse, che nell’ordine giuridico e nel concerto internazionale hanno la funzione ed il merito di proclamare e di conservare la pace, raggiungono il loro provvido scopo se esse sono continuamente operanti, se sanno in ogni momento generare la pace, fare la pace». Occorre un costante cammino di umanizzazione, così che «non basta contenere le guerre, sospendere le lotte, (…) non basta una Paceimposta, una Pace utilitaria e provvisoria; bisogna tendere a una Pace amata, libera, fraterna, fondata cioè sulla riconciliazione degli animi» …

Per conquistare il bene della pace occorre anzitutto educare ad essa, allontanando una cultura del conflitto che mira alla paura dell’altro, all’emarginazione di chi pensa o vive in maniera differente. È vero che il conflitto non può essere ignorato o dissimulato, dev’essere assunto. Ma se rimaniamo bloccati in esso perdiamo prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa rimane frammentata. Quando ci fermiamo nella situazione conflittuale perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà , fermiamo la storia e cadiamo nei logoramenti interni di contraddizioni sterili. Purtroppo la pace è ancora troppo spesso ferita…

La pace è però anche provata da altre forme di conflitto, quali il terrorismo religioso e internazionale, che nutre profondo disprezzo per la vita umana e miete in modoindiscriminato vittime innocenti. Tale fenomeno è purtroppo foraggiato da un traffico di armi molto spesso indisturbato. La Chiesa considera che «la corsa agli armamenti èuna delle piaghe più gravi dell’umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri» . La pace è violata anche dal traffico degli esseri umani, che è la nuova schiavitù del nostrotempo e che trasforma le persone in merce di scambio, privando le vittime di ogni dignità. Non di rado notiamo poi come tali fenomeni siano legati tra loro. ..la pace non è la semplice assenza di guerre, di conflitti e di tensioni. Nella visione cristiana essa è, nello stesso tempo, dono di Dio e frutto dell’azione libera e razionale dell’uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell’amore….La strada scelta dal Consiglio d’Europa è anzitutto quella della promozione dei diritti umani, cui si lega lo sviluppo della democrazia e dello statodi diritto..

Al Parlamento Europeo 25.11.2014

…Non ci è nascosto che una concezione omologante della globalità colpisce la vitalità del sistema democratico depotenziando il ricco contrasto, fecondo e costruttivo, delleorganizzazioni e dei partiti politici tra di loro. Così si corre il rischio di vivere nel regno dell’idea, della sola parola, dell’immagine, del sofisma…e di finire per confondere la realtà dellademocrazia con un nuovo nominalismo politico. Mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare tante “maniere globalizzanti” di diluire la realtà: i purismi angelici, itotalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza. Mantenere viva la realtà delle democrazie è una sfida diquesto momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali,che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciutiQuesta è una sfida che oggi la storia vi pone.

……………………………………………………………………………………………………………………………………….

Tonino Bello “L’ombra di Caino, non dobbiamo scrollarcela di dosso, più che eliminarla occorre accettarla, accoglierla per dissipare lo spirito di Caino che è in noi, il peccato accovacciato alla nostra porta….Ogni omicidio è un fratricidio…Quando non accolgo l’altro commetto sempre un omicidio. “Dov’è tuo fratello?”. Il problema di Dio si pone come rapporto con gli altri, come problema sociale… ”La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo”. Anche la terra è sconvolta. Il sangue versato grida verso il cielo e porta il suo lamento davanti al Signore della vita…La terra ora maledice Caino perché ha bevuto il sangue fraterno…

Ma nessuno può uccidere Caino. L’ultima parola non è quella di Caino ma quella di Dio che pone la sua vita fallita sotto la sua difesa….Nessuno può uccidere. Non sirimedia a una morte aggiungendo altre morti. Dio riserva a sè il diritto alla vita…Gen 4 contiene il più antico dettato costituzionale della nonviolenza. Es 6… la terra era corrotta e piena di violenza…Es 20, tu non ucciderai! Nasce la fraternità (Scritti di pace, Mezzina-Luce e vita, Molfetta 1997, 97-110).
Evangelii gaudium

279 lo Spirito opera… nulla va perduto, riposare nella tenerezza delle braccia di Dio

183 Fede è cambiare il mondo…la terra è la nostra casa comune

85 tenerezza combattiva contro gli assalti del male

276 la sua resurrezione è forza di vita, ogni giorno rinasce la bellezza

278 regno-piccolo seme, germogli di novità, cammino della speranza viva

Il realismo profetico della pace inquieta

Il messaggio di Francesco sulla pace può risvegliare le comunità cristiane, farle uscire dal chiuso, renderle tessitrici di un nuovo pensiero operativo e di una robusta spiritualità.L’insistenza bergogliana sulla necessità di uscire in strada rilancia l’idea di pace come cammino permanente espressa da Tonino Bello nel 1988: «Non siamo molto abituati a legare iltermine “pace” a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire: “Quell’uomo si affatica in pace”, “lotta in pace”, “strappa la vita con i denti in pace”. Più consuete nel nostro linguaggiosono, invece, le espressioni: “Sta seduto in pace”, “sta leggendo in pace”, “medita in pace” e, ovviamente, “riposa in pace”. La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera,che lo zaino del viandante […] Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale “vita pacifica”. Non elide i contrasti. Espone alrischio di ingenerosi ostracismi. Postula la radicale disponibilità a “perdere la pace” per poterla raggiungere» (Alla finestra la speranza). Con un colpo d’occhio sintetico, si può dire che ilcammino bergogliano intende attraversare tre grandi realtà degradanti e distruttive: – la cultura del nemico (industria e mercato delle armi, conflitti armati, fondamentalismi e terrorismi,cioè la “terza guerra mondiale”); – la cultura dello scarto (economia di ingiustizia e di esclusione, guerre economiche contro i poveri, moderne schiavitù, distruzione dell’ambiente, cioèl’“impero del denaro”); – la cultura dell’indifferenza (incapacità di commuoversi, povertà relazionale, disumanizzazione dei rapporti, patologie sociali legate a ossessioni, ignoranze,paure, rassegnazioni, cioè “l’ombra di Caino”, evocata il 7 settembre 2013 e il 13 settembre 2014). Francesco le ha sempre presenti. Lucido, anzi spietato è il suo realismo davanti aimali che sono accovacciati alla nostra porta ma che possiamo dominare (Gen 4,7). Per questo ritiene necessario guardarli in faccia, camminarci dentro, assumerli, porsi domande,additare percorsi, risvegliare coscienze in nome della dignità umana e della profezia evangelica. Per superarli, egli cerca di mettere in connessione, rispettivamente:- il coraggio dellapace e l’arte della riconciliazione; – la lotta per la giustizia e la cura del creato; – la forza della solidarietà e la cultura dell’incontro. Cioè le buone relazioni, le sane pratiche sociali, laprassi dell’accoglienza, «il dialogo creativo», «il fiorire dell’amicizia», «la rivoluzione della tenerezza» (Evangelii gaudium 88, 288). Quest’ultima espressione non ha nulla ditranquillizzante, di minimalista o di sdolcinato. E’ parte integrante del suo realismo profetico, è intima alla lotta per trasformare la realtà, implica «un profondo desiderio di cambiare ilmondo». Per questo la definisce anche «tenerezza combattiva contro gli assalti del male» (Evangelii gaudium 183, 85) che ha bisogno di forte intensità spirituale. Una vita che vuole«scommettere su un diverso modo di risolvere i problemi» e «considerare l’amore come la vera forza per il cambiamento» (al Festival della Dottrina sociale, Verona 20.11.2014),richiede fiducia nell’azione dello Spirito. Così Francesco il 1 gennaio 2014: «Questo Spirito è la potenza dell’amore che ha fecondato il grembo della Vergine Maria; ed è lo stessoche anima i progetti e le opere di tutti i costruttori di pace. Dove è un uomo e una donna costruttore di pace, è proprio lo Spirito Santo che li aiuta, li spinge a fare la pace[che] richiede la forza della mitezza, la forza nonviolenta della verità e dell’amore». Il suo richiamo pneumatico (visibile anche nella Evangelii gaudium 279) si collega direttamentealla Lettera pastorale del 1997 del cardinale, allora arcivescovo di Milano, Carlo M. Martini, per il quale lo Spirito è presenza costante: «sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noie meglio di noi […]. A noi tocca riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. C’è e non si è mai perso d’animo rispetto al nostro tempo; al contrario sorride,danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove mai avremmo immaginato […] sta giocando, nell’invisibilità e nella piccolezza, la sua partita vittoriosa» (Tre racconti dello Spirito.Lettera pastorale alla Diocesi di Milano, 18.6.1997).

La pace dell’inquietudine

Con questo “entusiasmo” (respiro in Dio) Francesco vive la pace cristiana come una pace itinerante, scomoda ma gioiosa: «I filosofi dicono che la pace è una certa tranquillità nell’ordine…Quella non è la pace cristiana! La pace cristiana è una pace inquieta!» (15.6.2013). Agli agostiniani ricorda la triplice inquietudine di Agostino: quella della ricerca spirituale, quella dell’incontro con Dio, quella dell’amore. Insomma il cristiano è «sempre in cammino, sempre inquieto», la sua è «la pace dell’inquietudine» (28.8.2013), osserva Francesco il 3 dicembre 2013, «gioiosa nella speranza». Francesco, in ultima istanza, identifica la beatitudine della pace con la risurrezione di Cristo tra noi sempre operante: «non è cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione […]. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia» (Evangelii gaudium 276). Nonostante l’esperienza del fallimento, il piccolo seme «è presente, viene di nuovo, combatte per fiorire nuovamente. La risurrezione di Cristo produce in ogni luogo germi di questo mondo nuovo; e anche se vengono tagliati, ritornano a spuntare, perché la risurrezione del Signore ha già penetrato la trama nascosta di questa storia, perché Gesù non è risuscitato invano» (278).

 

Sergio Paronetto

Vicenza 30-31 dicembre 2014- 1 gennaio 2015

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.