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Israele nega ingresso a Commissione d’inchiesta Schabas su guerra a Gaza

cartina della Striscia di Gaza

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Tel Aviv aveva già boicottato la commissione d’inchiesta istituita dalle Nazioni Unite nel 2009 dopo l’offensiva “Piombo fuso”.

Restano bloccati ad Amman tre membri della Commissione guidata dal giudice canadese Schabas, incaricata dal Consiglio dell’Onu per i Diritti Umani di accertare i crimini di guerra commessi da Israele, ma anche dall’ala militare di Hamas, durante i 50 giorni dell’offensiva “Margine Protettivo” la scorsa estate a Gaza. Israele ha negato l’ingresso alla commissione e messo in chiaro che non collaborerà in alcun modo con l’inchiesta.

Israele aveva già boicottato la commissione d’inchiesta istituita dalle Nazioni Unite nel 2009 dopo l’offensiva “Piombo fuso”, sempre contro Gaza. Il rapporto, alla fine delle indagini svolte dalla Commissione guidata dal giudice sudafricano Goldstone, arrivava alla conclusione che Israele (e i gruppi palestinesi armati) erano colpevoli di “crimini di guerra” e di “crimini contro l’umanità”.

“Dal momento che la Commissione Schabas non è una commissione d’inchiesta bensì una commissione che fornisce conclusioni in anticipo, Israele non coopererà con la commissione del consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu sull’ultimo conflitto con Hamas”, ha affermato il portavoce del ministero degli esteri israeliano Emmanuel Nahshon.

Secondo il governo Netanyahu, il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu nutrirebbe una “ostilità ossessiva” nei confronti di Israele.

A Gaza tra luglio e agosto sono stati uccisi circa 2200 palestinesi, e almeno 11 mila sono stati feriti dai bombardamenti israeliani. Molti di loro erano donne e bambini. A queste perdite si aggiunge la distruzione totale o parziale di decine di migliaia di case ed edifici. I palestinesi hanno denunciato uccisioni indiscriminate. Israele replica che Hamas sarebbe responsabile della morte dei civili perchè avrebbe sparato razzi da aree densamente popolate, esponendole alle reazioni delle sue forze armate.

Intanto il Dipartimento di stato americano, attraverso la portavoce Jen Psaki, ha condannato l’annuncio giunto ieri sera da Israele dell’approvazione di un progetto per la costruzione di altre 200 case nella colonia ebraica di Ramot, nel settore arabo di Gerusalemme occupato militarmente nel 1967.

Di Gerusalemme e della tensione riesplosa tra israeliani e palestinesi in queste ultime settimane, parleranno oggi ad Amman il Segretario di stato Usa John Kerry e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen.

Gerusalemme, 13 novembre 2014, Nena News

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