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Pax Christi aderisce alla campagna contro i bambini soldato

Riempirono il modulo e mi chiesero l’età ma quando dissi che avevo 16 anni, lui mi diede uno schiaffo e disse: “Tu ne hai 18. Rispondi 18”». Così Maung Zaw Oo, birmano, racconta a Human Rights Watch come per la seconda volta fu costretto a entrare nelle milizie Tatmadaw Kyi nel 2005. La sua testimonianza, insieme a quelle di altri bambini soldato, da oggi si può leggere sul sito www.bambinisoldato.itBURMA-100491-770x516ldato, realizzato dalla Coalizione Italiana Stop all’Uso dei Bambini Soldato che raccoglie Alisei, Cocis, Coopi, Intersos, Save The Children Italia, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia e Unicef Italia. Scopo dell’iniziativa: sensibilizzare l’opinione pubblica in vista del 12 febbraio, data in cui si celebra la Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato. A oggi sono 153 gli Stati che hanno ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul coinvolgimento dei minori dei conflitti armati. I dati sono allarmanti: secondo stime (difficilmente verificabili), sarebbero oltre 250.000 i bambini e adolescenti utilizzati nelle guerre, principalmente in Siria, Sud Sudan e Repubblica Centroafricana.  Si tratta quasi sempre di minori sopravvissuti al massacro delle loro famiglie, talvolta anche di bambini sottratti ai genitori. Vengono usati come scudi umani o spie, per il trasporto dei rifornimenti ma anche per combattere. Dal dramma non sono escluse le bambine,spesso abusate come schiave sessuali. «I bambini soldato sono ideali perché non si lamentano, non si aspettano di essere pagati e se dici loro di uccidere, uccidono», testimonia a Human Rights Watch un ufficiale dell’esercito nazionale del Ciad. «Ci davano tonnellate di droga, per farci sentire forti e coraggiosi e per obbedire ai loro ordini – racconta all’Unicef Henri dalla Liberia -. Spesso prendevo oppio e valium».   Oggi sono 22 gli Stati che utilizzano minori nelle ostilità, in forma diretta o indiretta. Da anni sono documentati casi in Repubblica Centrafricana (sarebbero 6.000 i bambini soldato), Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan, Myanmar, Filippine e Yemen. E più recentemente in Costa d’Avorio, Libia e Siria

(Avvenire on line 10.2.2014)

 

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