Protestiamo ma davanti allo specchio

Ai credenti perché amino

Ai poveri perché sperino

Carissimi fratelli,
le ore drammatiche che stanno vivendo centinaia di nostri concittadini, sulle cui spalle grava la croce dello sfratto, non possono lasciarci indifferenti.
La Via Crucis non è mai uno spettacolo da godersi alla finestra.
Quando passa il corteo, bisogna scendere sulla strada e prendere posizione. Noi scegliamo quella del Cireneo, mettendoci dalla parte del condannato.
Per solidarietà con tanti fratelli senza casa, non ci è più lecito cantare. Ci è consentita solo la protesta. Ma non sulle piazze. Allo specchio. Non contro gli altri, ma contro noi stessi. Non con le marce o col chiasso degli slogans, ma nel silenzio della coscienza e stando in ginocchio. Dobbiamo protestare contro la durezza del nostro cuore che, dopo duemila anni di cristianesimo, non si è lasciato ancora convertire.
Non c’è solo crisi di alloggi, c’è crisi di amore.
A Molfetta le case ci sono. Potrebbero bastare per coprire l’emergenza. E basterebbero di fatto, se a una mentalità mercantilistica subentrasse una mentalità evangelica. Se al tornaconto si sostituisse l’accoglienza. Se le richieste di affitto non fossero così assurde. Se si comprendesse che i vari milioni di anticipo a fondo perduto sono un fondo veramente ‘perduto», non tanto per chi li sborsa, quanto per chi li incassa. Se si prendesse sul serio l’invito del Signore:»Introduci in casa tua chi è senza tetto!
No. Non siamo tanto sprovveduti da voler risolvere il problema servendoci di Isaia e snobbando la Bucalossi, citando i numeri dei versetti biblici e trascurando la 167, poggiando sui piani pastorali e svilendo quelli di fabbricazione, ricorrendo al decalogo di Mosè e obliterando le leggi dell’urbanizzazione primaria e secondaria.
Diciamo soltanto che in questo drammaticissimo momento il problema della casa non si risolve solo con i progetti edilizi: si risolve con i progetti di vita. Non bastano i provvedimenti amministrativi: occorre il cambio dei cuore. Non è sufficiente che certe decisioni si prendano all’interno del Consiglio Comunale: è necessario prenderle all’interno della propria anima.
Un suggerimento? Eccolo: i cristiani aprano le loro case sfitte. Le congregazioni religiose facciano spazio a chi è senza tetto. Le parrocchie si mobilitino nell’aiuto degli ultimi. Per i poveri, anche una sagrestia può bastare!

Solo allora potremo protestare anche in piazza. E lo faremo se i pubblici amministratori, con ritardi colpevoli o con logiche clientelari, penalizzeranno la povera gente. E il nostro grido avrà la forza dei profeti, la credibilità dei testimoni e la speranza degli uomini nuovi.

Solo allora potremo celebrare liturgie vere e riti credibili. E le Ostie consacrate avranno finalmente il gusto del grano e il sapore della libertà.
Solo allora potremo intonare di nuovo le nostre canzoni. Prima no! Perché anche il canto gregoriano più limpido sarebbe un sacrilegio, finché il Signore se ne va ramingo per il mondo, senza trovare una pietra dove poggiare il capo.

+ Don TONINO, Vescovo

Presbiteri, Religiosi, Caritas, Azione Cattolica,
Agesci, Masci, Unitalsi, Mcl, Samaritano,
Mov. per la Vita, Mov. Giov. Miss,, Uciiin,
Aimc, Vivere in, Cons. fam. dioc.,
Gruppi Vinc., Pax Christi, Fuci

Pubblico manifesto del 21 ottobre 1984

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