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Movimento Cattolico Internazionale per la Pace

Oh freedom!

E’ una sorpresa autentica quella di stasera, per me.

Quando mi hanno detto: «Sono arrivati dei giovani che vogliono farti gli auguri e sono giù nell’atrio», io ho detto: «Ma perché non li avete fatti salire?».

Vedo con mia grande sorpresa che siete tantissimi.
Avrei voluto stringere la mano di tutti, farvi di persona il mio augurio cordiale perché voglio che l’augurio che avete fatto voi a me, questa sera, col vostro canto e con la vostra presenza, rimbalzi su di voi ed è un augurio di felicità,
Vorrei mettermi ancora — chissà se il Signore mi darà la forza e la salute — non avanti a voi come capofila, e neppure dietro di voi, ma in mezzo a voi, insieme al popolo e cantare: «Freedom, oh freedom! Libertà!».
Libertà!… Questo anelito profondo che tutti quanti sentiamo nel cuore: cantare in mezzo agli altri giovani; cantarlo insieme a quelli che sono un po’ logori dalla stanchezza; cantarlo in mezzo alla gente che non ci crede più; cantarlo in mezzo a tante persone scettiche.
Freedom! Libertà!
Libertà non soltanto per noi da tutti i condizionamenti che ci stringono, ma libertà per tutti i popoli, libertà per tutti coloro che sono distrutti dalla fame, dalla sofferenza, dalla solitudine, che sono costretti a vivere una vita a livelli disumani.
Oh freedom! Libertà!
La libertà è un dono che dobbiamo implorare dal Signore perché tutti quanti i popoli della terra siano felici. E noi dobbiamo essere protagonisti di questo rinnovamento culturale, di questo cambio di mentalità. Non dobbiamo stancarci, non dobbiamo demordere anche se le difficoltà sono tantissime.
Oh freedom! Libertà!
La libertà è questo andito che viene dalle profondità più nascoste del nostro spirito, questo andito che si rintana negli alveari più profondi dei nostri polmoni, nella nostra vita, nei pori delle nostre mani, nel nostro corpo, nell’empito delle nostre vene.
Libertà! Freedom!… sentiamo batterci nel cuore! Come vorrei cantarlo insieme con voi, in mezzo alla gente, in mezzo al vostro popolo di Molfetta, di Ruvo, di Giovinazzo, di Terlizzi, in mezzo alla gente d’Italia che sente questo bisogno.
Sapeste, ragazzi, quanti messaggi mi giungono in questi giorni da gente che ho incontrato lungo i miei percorsi per l’Italia, andando di qua e di là.
Vedete — non l’ho mai fatto pubblicamente e vorrei chiedere perdono a voi: il perdono per aver sottratto qualche volta, con le mie uscite, quando sono andato fuori all’estero oppure in altre città d’Italia. Vorrei chiedervi perdono per questo tempo che ho sottratto all’impegno pastorale immediato, concreto. Però vi dico che tutto questo sacrificio ritorna, non solo come immagine, ma anche come ricchezza per la nostra diocesi e per la nostra città.
Se io sono andato fuori a parlare di pace è perché qui mi sono sentito sollevare dal vostro entusiasmo. Se sono andato fuori a parlare di freedom.-libertà è perché qui ho visto il bisogno dei poveri, la sofferenza di coloro che si trovano in difficoltà.
Vi ringrazio tantissirno. Ho detto che vi chiedo perdono per questa sottrazione di tempo, però credo che la spesa sia stata fatta bene: non abbiamo investito inutilmente.
Vi ringrazio ancora una volta.
Vi faccio tanti auguri per la vostra vita, per i vostri sogni, per il vostro futuro.
Non abbiate mai paura di essere carichi di utopie, carichi di queste idealità purissime, soprattutto quelle che si rifanno ai grandi temi della pace, della giustizia, della solidarietà; sono temi che si stringono intorno ad un parola: freedom!
Oh freedom! Libertà!
Oh freedom! Vieni così a togliermi i ceppi di questi condizionamenti a cui la società di oggi mi sottopone.
Oh freedom’ Libertà!
Libertà! Vieni a darmi quell’ossigeno capace di raddoppiare le mie forze così che davvero il mondo possa cambiare anche con il mio impegno.
Vi faccio tanti auguri di buona salute, di prosperità.
A voi studenti per il buon esito dei vostri studi. A voi genitori e a voi gente impegnata in tante attività della vita sociale faccio gli auguri non tanto di riuscita professionale, quanto di possibilità di rapporto con la gente in modo che tutti coloro che vi incontrano siano felici di sapere di essere vostri amici.
Grazie per questa manifestazione di affetto.
Ho detto che vorrei scendere per abbracciarvi ad uno ad uno. Comunque lo faccio ora con la voce.
Vi stringo così, con tantissimo affetto e… vi voglio bene.

don Tonino Bello

Tratto da “Ti voglio bene. I giorni della Pasqua”, ed La Meridiana

18 marzo 1993
Ai giovani della diocesi, riunitisi nell’atrio dell’episcopio per cantare l vescovo gli auguri per il Suo 58° compleanno.

18 marzo 1993 Ai giovani della diocesi, riunitisi nell’atrio dell’episcopio per cantare l vescovo gli auguri per il Suo 58° compleanno.

Un commento

  1. Ho 65 anni e di questi… gli anni più belli li ho vissuti vicino a Lui anche se non sono stata capace di esprimerlo come avrei voluto.
    Come catechista ho avuto questo privilegio e quella sera nel chiostro dell’Episcopato c’ero anch’io. Leggere quelle parole che le mie orecchie hanno udito, vedere quelle immagini vissute personalmente è…. struggevole.

    “Don Tonino dammi forza per essere ciò che Dio vuole che io sia e per portare agli altri almeno un po’ di quell’amore di cui tu ci hai inondato. So che è stata la tua mano sul mio capo a permettermi di superare lo stesso male da cui tu ti sei lasciato …trafiggere … non sconfiggere e so di non averti mai ringraziato abbastanza. Permettermi di essere ancora testimone di pace e solidarietà nel tuo nome.
    Ti voglio bene.”

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